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giovedì 19 febbraio 2026

La famiglia al posto della spesa. Rispunta l’ipotesi delle domeniche “senza carrello”

 


Dubbio segnala:


Torna nel dibattito pubblico l’ipotesi di chiudere i supermercati la domenica. A rilanciarla è il presidente di Ancc-Coop, Ernesto Dalle Rive, che propone una riflessione sulle liberalizzazioni introdotte nel 2011 dal governo Mario Monti, le quali hanno reso l’Italia uno dei Paesi europei con il maggior numero di esercizi aperti sette giorni su sette.

L’obiettivo, spiega Dalle Rive, non è solo economico ma sociale: «Si compra meno e si spende di più. Le liberalizzazioni puntavano ad aumentare i consumi, ma oggi il problema è il calo del potere d’acquisto. In parallelo cresce tra i lavoratori l’esigenza di una migliore conciliazione tra vita privata e lavoro».

Secondo Coop, la chiusura domenicale comporterebbe un risparmio legato al costo del lavoro festivo — in media superiore del 30-40% — con risorse stimate tra 2,3 e 2,6 miliardi l’anno (dati Ufficio studi Mediobanca). Un’indagine su 965 consumatori indica che solo il 10% vivrebbe la chiusura come un disagio, mentre il 43% cambierebbe semplicemente il giorno della spesa. Le risorse risparmiate, nelle intenzioni, potrebbero essere reinvestite in riduzioni di prezzo e promozioni.

Di segno opposto le reazioni delle associazioni di categoria. Federdistribuzione, che rappresenta 18mila punti vendita e 225mila addetti, definisce la proposta «antistorica». Il presidente Alberto Buttarelli sottolinea come la flessibilità domenicale risponda alle esigenze di molte famiglie, soprattutto monogenitoriali, e rappresenti un’opportunità occupazionale per giovani e studenti. Nei centri commerciali, inoltre, la domenica pesa mediamente per il 30-40% delle vendite.

Anche Confcommercio respinge l’ipotesi: l’apertura domenicale è una facoltà, non un obbligo, e una chiusura generalizzata rischierebbe di favorire l’e-commerce, alterando l’equilibrio raggiunto tra grande distribuzione e negozi di vicinato.

Favorevoli invece diverse associazioni familiari aderenti alla European Sunday Alliance, rete che riunisce realtà religiose, sindacali e datoriali. Per Vincenzo Bassi, presidente della Fafce, «il consumo senza limiti alimenta solitudine». L’idea è restituire alla domenica una dimensione condivisa, non solo libera dal lavoro ma anche dalla pressione dell’acquisto.

In Europa i modelli sono diversi: in Germania, Austria e Svizzera i negozi restano chiusi la domenica, con deroghe limitate; restrizioni sono previste anche in Norvegia, Belgio e Francia. Secondo Adriano Bordignon, presidente del Forum nazionale delle Associazioni familiari, una marcia indietro totale appare difficile, ma si potrebbe ragionare su una mediazione, ad esempio prevedendo un numero significativo di domeniche di chiusura, sul modello delle turnazioni farmaceutiche.

Il confronto resta aperto. Sul tavolo non c’è soltanto l’organizzazione degli orari commerciali, ma una questione più ampia: quale equilibrio tra mercato, lavoro e tempo condiviso si intende costruire.

venerdì 10 aprile 2020

Arriva e-commerce di eccellenze 'food'

Foodelizia.it, piattaforma sviluppata da Confagri Emilia Romagna

 © ANSA

Dalla campagna alla tavola grazie a consegne a domicilio: nasce una piattaforma per l'e-commerce di eccellenze agroalimentari del terriorio. Si chiama 'Foodelizia.it' ed è stata sviluppata da Confagricoltura Emilia-Romagna nell'ambito del progetto europeo Camarg che ha come obiettivo il sostegno ai piccoli produttori di eccellenze. Si tratta di un canale di distribuzione alternativo alla grande distribuzione, che può risultare utile in questo periodo di emergenza sanitaria in cui le uscite vanno ridotte al minimo.
Sulla piattaforma online si può fare la spesa per insaccati, formaggi, farine, conserve, vini, aceto e altro. Tutti prodotti del territorio sono selezionati direttamente dai produttori abbracciando la filosofia della filiera corta, per abbattere i costi ma non la qualità. In questa fase di lancio le consegne, che si appoggiano al servizio Gls, saranno possibili nelle province di Modena e Bologna.

giovedì 10 agosto 2017

Sei italiano e sei difficoltà, ci pensa Forza Italia.

Galeazzo Bignami
Forza Italia informa:


Spesa “porta a porta” ai cittadini italiani che fanno fatica ad arrivare a fine mese e ad acquistare beni di prima necessità. A lanciare l’iniziativa sono stati Galeazzo Bignami e Marco Lisei (rispettivamente capogruppo regionale e comunale a Bologna per Forza Italia), il coordinatore di “Centrodestra per Bologna” Stefano Cavedagna e il presidente dell’associazione “Riprendiamoci Bologna” Luca D’Oristano. Un piccolo ma concreto aiuto per le tante persone che hanno segnalato di non riuscire nemmeno ad acquistare beni primari come il pane e la pasta.
E infatti, nel pacco consegnato a domicilio, su richiesta, ci sono pane, pasta, pomodoro, tonno, carne in scatola, olio e farina. Un regalo destinato ai cittadini italiani “perché già tante risorse pubbliche sono convogliate verso gli immigrati. E per fare del bene non è necessario occupare delle caserme”, afferma Marco Lisei, riferendosi al recente sgombero di Làbas dall’ex Caserma Masini.
Per finanziare i pacchi spesa, i volontari si sono autofinanziati ed hanno già distribuito i beni a una trentina di famiglie, cinque a Borgo Panigale, quattro alla Barca, una decina al Navile, sette al Pilastro e quattro in Cirenaica. C’è anche un punto di raccolta per chi voglia fare delle donazioni e intanto è partita anche la diffusione di volantini e mail per far conoscere l’iniziativa.
I volontari consegnano la spesa di persona, proprio per evitare che qualche “furbetto”, che non ha necessità, approfitti del servizio. Insomma, una “macchina della solidarietà” già ben rodata e che si spera possa servire ad aiutare sempre più famiglie italiane in situazione di disagio economico. “Le difficoltà dei residenti italiani si stanno acuendo – spiega Bignami -. Tante persone, prevalentemente anziane che vivono nelle case popolari, ci hanno segnalato di non essere in grado di acquistare generi di prima necessità".
"C'è sordità sui problemi di queste persone", afferma Luca D'Oristano di Riprendiamoci Bologna. E le "sacche di disagio nella nostra città sono crescenti", conclude Stefano Cavedagna del Centrodestra per Bologna. 


sabato 10 settembre 2016

Un mondo senza contanti e di spendaccioni

Segnalato

E' stato pubblicato di recente un articolo sulla progressiva scomparsa del “cash” e la sua sostituzione con carte elettroniche. I vantaggi sono svariati: dalla riduzione dei costi sostenuti dall’Unione Europea per la gestione del denaro, alla lotta contro il riciclaggio di denaro sporco. Vi sono anche una serie di studi sul comportamento umano che dimostrano come si tenda a spendere di meno in presenza di contante e ad essere invece più “spendaccioni” se si fa ricorso a carte elettroniche. Riportiamo di seguito uno studio dal blog Cognitive lode:
Tendiamo a spendere di più quando non abbiamo denaro contante tra le mani. In uno studio effettuato su due condominii negli USA, i ricercatori hanno scoperto che le persone spendono meno per la lavanderia quando le lavatrici accettano monete rispetto a quando si possono usare carte prepagate. In poche parole, pagare con la carta ha fatto sì che gli abitanti dei condominii spendessero di più per il bucato (Soman, 2003). È alquanto ovvio che spendere denaro non sia piacevole. Se ci fosse data l’opzione, non ci separeremmo mai dal nostro denaro. Tuttavia nel mondo reale ci è richiesto di farlo almeno ogni singolo giorno della nostra vita.
Ma ciò che incuriosisce di questo comportamento è che dipende esclusivamente da quanto tangibile e trasparente sia la forma di pagamento. Minore è la trasparenza e la tangibilità di un pagamento, più siamo portati a consumare il servizio o il bene legato a quella forma di pagamento. I contanti sono la forma più trasparente di pagamento; ogni volta che paghiamo con delle banconote o delle monete possiamo vederle, sentirne la consistenza e l’odore. Questo è il motivo per cui molti di noi si trovano con debiti sulla carta di credito. Infatti, pagando tramite un pezzo di plastica, come la carta di credito, si rende il pagamento meno trasparente di quando usiamo i contanti. Così siamo portati a spendere di più, cosa che dimostra come le carte di credito possano essere pericolose. In un altro esperimento simile, è stato scoperto che quando è stato chiesto di fare un’offerta per un paio di biglietti di un evento sportivo, coloro ai quali era stato detto che avrebbero pagato con carta di credito hanno offerto un prezzo largamente superiore a quelli che era stato detto che avrebbero pagato in contanti (Prelec and Simester, 2001).
Sorge spontanea la domanda: nel 2036, anno in cui si ipotizza la scomparsa del “cash”, saremo tutti più spendaccioni?


sabato 30 maggio 2015

A Castiglione dei Pepoli una badante fa la spesa con soldi falsi e finisce in manette.




 Foto CC Castiglione dei Pepoli.
Pagare con una banconota falsa e riscuotere il resto con donare ‘vero’ è un lavoro fruttifero, se riesce. Ma non sempre riesce. Se ne è accorta una 44enne rumena, di professione badante, residente in Calabria, arrestata dai Carabinieri di Castiglione dei Pepoli, con l’accasa di introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate, perché sorpresa appunto a praticare questo tipo di ‘scambio’: banconota falsa per un resto ‘buono’.
Giovedì mattina, il 112 è stato informato che una donna sulla quarantina si era recata in un negozio di frutta e verdura in via Aldo Moro di Castiglione dei Pepoli e aveva tentato di fare un acquisto pagando con una banconota presumibilmente falsa. Individuata nelle vicinanze dai militari, è stata trovata in possesso di tre banconote false da 20 euro ciascuna. Qualche minuto prima, la donna era riuscita a trarre in inganno altri commercianti della zona, tra cui un bar e un generi alimentari, a cui aveva rifilato altre banconote false da 20 euro con lo stesso numero di serie. La 44enne, tra l’altro incensurata, è stata trasferita ieri mattina nelle aule giudiziarie del Tribunale di Bologna per l’udienza di convalida dell’arresto e in sede di rito direttissimo è stata condannata all’obbligo di dimora nel comune di residenza e all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.  


Dal Comando Provinciale Carabinieri di Bologna