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martedì 30 ottobre 2018

Portiamo 'Educazione alla Cittadinanza' a scuola.


Eugenio Salamone, Capogruppo Consiliare lista civica 'Un'Altra Sasso', scrive:


Affinché anche il comune di Sasso Marconi possa aderire all'iniziativa promossa da Anci 'Educazione alla Cittadinanza', abbiamo coinvolto con una richiesta ufficiale il Sindaco e la Giunta Comunale.
L'iniziativa dovrebbe portare entro la fine dell'anno, attraverso le firme raccolte, alla presentazione di una proposta di legge in tal senso.

Auspichiamo che la nostra richiesta non incontri ostacoli e che venga fatta adeguata informazione verso la cittadinanza per consentire ai cittadini di sottoscrivere l'importante iniziativa.

La necessità di una educazione alla cittadinanza è illustrata nella presentazione della proposta di legge da parte di Anci: “Assistiamo a un progressivo indebolirsi del senso di responsabilità e rispetto reciproco. Imparare a essere cittadini è un obiettivo raggiungibile il cui perseguimento non è più rinviabile”. 
 

giovedì 5 maggio 2016

Legge 'truffa' ? Alleva : " la Giunta regionale pur di premiare i suoi fedelissimi ha voluto approvare un emendamento foriero di futuri guai.

Di Piergiovanni Alleva
capogruppo regionale l'Altra Emilia - Romagna 

Questa mattina l'Assemblea regionale si è trovata di fronte ad una proposta di riforma legislativa proveniente dal Pd quanto mai equivoca ed opaca che suscita la più grave perplessità in ordine a possibili finalità clientelari.
Le leggi regionali consentono infatti di assumere a tempo determinato personale di fiducia per le cosiddette strutture speciali ossia per compiti di immediata collaborazione con organismi politico - istituzionali.
A questo personale viene applicato da sempre il contratto collettivo degli enti locali il quale presuppone per la fascia superiore D il possesso della laurea ovviamente richiesta anche per la categoria dirigenziale.
La proposta del Pd è finalizzata a  svincolare l'inquadramento in una certa categoria, che non può prescindere dal titolo di studio, dal trattamento economico ipotizzando che il lavoratore svolga comunque, indipendentemente dalla categoria alla quale lo destinerebbe il suo titolo di studio, mansioni più alte e pregiate.
Al limite potrebbe trattarsi anche di compensi di livello dirigenziale sui 90 mila euro annui.
La giustificazione data dal Pd e sospetta di ipocrisia è che in questo modo si potrebbe dare la giusta retribuzione a chi la merita indipendentemente dal titolo di studio. Non si comprende peraltro quale sarebbe  la scala delle mansioni e delle qualifiche quando si tratti appunto di attività di collaborazione politica che nessun contratto collettivo colloca in ordine gerarchico.
Delle due l'una allora: o la Regione riesce nell'impresa mai realizzata di ordinare tra loro mansioni di collaborazione politica su una scala di valori e di qualità oppure tutto ciò significa semplicemente la possibilità per i vertici politici di premiare con stipendi molto ricchi i loro fedelissimi, in spregio al buon senso che imporrebbe di pensare anzitutto a quelli che il capogruppo del Pd ha definito in aula  "i più deboli" e che non sono di certo quei  fedelissimi bensì i tanti sottoccupati, disoccupati, cassintegrati o lavoratori normali il cui contratto collettivo è bloccato da ormai sette anni. Vedremo l'applicazione di questa opaca decisione da parte dell'Assemblea regionale ma tutto lascia pensare che le cose non fileranno lisce.





martedì 4 agosto 2015

Rom e Sinti, l'Assemblea legislativa approva il progetto di legge:chiusura dei grandi campi, si va verso altre soluzioni abitative.



Da E-R  Sociale

Nuove soluzioni abitative per arrivare alla chiusura, “senza se e senza ma”, dei grandi campi nomadi “dove è più facile che si concentrino conflitti, tensioni sociali, condizioni igieniche non tollerabili”. Quella dell'abitare è senza dubbio una delle voci principali del progetto di legge sull'inclusione sociale di Rom e Sinti, approvato oggi dall'Assemblea legislativa. “Si è concluso finalmente l'iter di questo progetto di legge per noi molto importante – ha commentato Elisabetta Gualmini, vicepresidente della Regione e assessore alle Politiche di Welfare – , che ha abrogato una norma del 1988, ormai ampiamente superata”. La nuova legge “recepisce delle norme internazionali, sia le raccomandazioni dell'Onu su Rom e Sinti, sia la Strategia europea sull'inclusione sociale di queste comunità. Quindi – sottolinea Gualmini – ci siamo adeguati a normative già esistenti. E' un aspetto che mi preme chiarire, per sgombrare il campo da equivoci e pregiudizi”.
Le comunità Rom e Sinti rappresentano attualmente lo 0,06% della popolazione complessiva dell’Emilia-Romagna, e sono perlopiù cittadini italiani. Quattro i grandi temi considerati dalla legge: lavoro, scuola e istruzione, salute, abitare. Per quanto riguarda l'abitare, vengono indicate alternative ai grandi campi, “a rischio di ghettizzazione – ha ribadito la vicepresidente – e che quindi vanno assolutamente chiusi”: da un lato aree molto piccole, pubbliche e private, a carattere familiare, “dove ci sia un padre di famiglia che paga le proprie utenze, come succede per tutti i cittadini, in un'ottica di piena legalità e responsabilità”. Altre alternative sono gli alloggi sul mercato, oppure gli alloggi popolari, “laddove ci siano i requisiti, validi per tutti i cittadini, per accedere alle graduatorie”. Grande attenzione va al tema della scuola e della formazione, canale privilegiato per l'inclusione: la Regione favorisce, coerentemente con la normativa in materia, parità di accesso all'educazione, all'istruzione scolastica e universitaria, alla formazione professionale. Dal punto di vista della salute, la Regione garantisce l'accesso alle prestazioni sanitarie e l'assistenza a Rom e Sinti in conformità con quanto previsto dalla normativa in vigore, anche attraverso équipe multiprofessionali della rete territoriale dei servizi. 
"L'iter di questa legge è stato lungo e complesso -prosegue Elisabetta Gualmini- ma mi preme sottolineare come si sia concluso con il contributo di tutti, minoranze comprese, che voglio ringraziare per l'apporto, in alcuni casi migliorativo, che hanno saputo esprimere. Questa legge costituisce una scommessa - conclude la vicepresidente - e sono assolutamente consapevole che non sarà tutto facile né immediato, ma controlleremo seriamente che vengano raggiunti risultati efficaci"

martedì 9 giugno 2015

Perché si apre quella finestra quando entri in un sito: ecco cosa cambia con la nuova legge sui cookie.



Da Sole 24 Ore


I cookie, i ‘biscotti’ di internet che in alcuni casi servono a far funzionare i siti ma in molte altre circostanze si intrufolano subdolamente nella Rete e carpiscono molte informazioni di chi vi sta navigando, dal 2 giugno sono diventati più diligenti. Devono innanzitutto dichiarare la loro presenza e chiedere all’utente se è disposto a riceverli sul proprio computer. Il 2 giugno è infatti scaduto il termine che il Garante della privacy aveva dato agli editori digitali – dalle grandi aziende al piccolo operatore – per mettersi in regola e approntare sull’home page un’informativa semplificata che metta al corrente i visitatori sull’eventuale utilizzo dei cookie e chieda l’autorizzazione a tenerli attivi durante la navigazione sul sito. Se il navigatore risponde ‘no’,  i cookie vanno disattivati. Una possibilità che finora non esisteva.
Non è un cambiamento di poco conto, tanto per le imprese digitali che per gli utenti. Iniziamo da questi ultimi. Nonostante l’apparente innocuità del nome, i ‘biscotti’ (dall’inglese cookie) sono in grado di catturare molte informazioni sulle modalità di navigazione: quante volte nel corso di un determinato periodo si va su quel sito, quanto tempo mediamente vi si resta, che cosa si guarda, quali acquisti si fanno. Notizie in grado di costruire un profilo dell’utente, utilissimo, per esempio, a fini pubblicitari. Il problema è che tutto questo avveniva all’insaputa dell’interessato.
Ecco perché il Garante della privacy nel maggio dello scorso anno ha dettato le regole per un uso dei cookie più trasparente. Regole che valgono solo per i cookie di profilazione e che, invece, non si applicano ai cookie tecnici, necessari per poter far funzionare un sito e consentire all’utente di accedervi. Per la prima tipologia di ‘biscotti’, l’Autorità della riservatezza ha invece previsto che ciascun editore digitale metta in condizione il visitatore di conoscere immediatamente la presenza di cookie e gli chieda, prima di proseguire nella navigazione, di dare o meno il consenso alla loro installazione.
Questa prima informativa e la relativa richiesta di autorizzazione deve essere chiara e breve e contenuta nella home page del sito: il Garante ha suggerito di inserirla in un banner che crei discontinuità nella pagina. Un banner, per esempio, ben visualizzabile e che si sposti, così da richiamare l’attenzione dell’utente. Attraverso questa prima informativa, il visitatore deve poter essere messo nella condizione di accedere – se lo desidera - a una comunicazione più dettagliata, dove gli si spiega in modo più articolato l’uso dei cookie e gli si prospetta la possibilità di consensi differenziati.
La novità reca benefici anche agli editori, perché un sito trasparente offre maggiori garanzie di affidabilità e sicurezza e fidelizza il visitatore. Tutto questo, però, si traduce in un impegno economico: anche per questo il Garante ha concesso un anno perché gli operatori si mettessero al passo con le nuove regole. Nonostante questo, si è arrivati – come spesso accade in Italia – all’ultimo momento con molte realtà ancora in ritardo. Secondo una rilevazione di metà aprile, su 2.500 siti monitorati, solo l’8% risultava in regola. In prossimità della scadenza, però, qualcosa si è mosso: basta affacciarsi su internet per notare che gli avvisi sui cookie iniziano a circolare.
D’altra parte, chi continua a tenerli nell’ombra rischia grosso: sanzione da 6mila a 36mila euro per chi omette l’informativa o la fornisce incompleta; da 10mila a 120mila euro per chi continua a usare i cookie senza prima essersi procurato il consenso dell’utente.
E non è finita. L’utilizzo dei cookie deve essere notificato al Garante: nel caso non lo si faccia o la notificazione sia parziale, scatta una sanzione che da un minimo di 20mila euro può arrivare fino a 120mila. Biscotti decisamente salati.
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
“La Giunta regionale ritiene opportuno agire nelle sedi competenti affinché Enel Distribuzione s.p.a., Terna S.p.A. e il gruppo Hera comunichino i piani di investimento previsti per l’area montana capaci di rinforzare tutte le reti locali e di portarle in condizioni tali da garantire la stabilità dei servizi essenziali, superiore qualità dell’energia e tensione di esercizio ottimale per non disturbare le utenze elettroniche più sofisticate, indipendentemente dalle tolleranze concesse al distributore?” E’ una delle domande rivolta agli amministratori regionali dalla Consigliera  Giulia Gibertoni a seguito dei noti avvenimenti dovuti alla ‘grande nevicata’ dello scorso febbraio.
“ Ritiene inoltre opportuno agire affinché le imprese siano risarcite per il danno effettivo subito, ossia non secondo un meccanismo indennitario previsto dalle delibere dell’AEEG, ma con una valutazione oggettiva del pregiudizio effettivamente patito, fermo restando – in caso di mancato riscontro positivo – il diritto ad agire nelle sedi competenti per ottenere l’equo ristoro di tutti i danni subiti a causa di una così prolungata e inaccettabile interruzione nell’erogazione delle forniture, aggravata dalla più totale mancanza di assistenza nella situazione di emergenza. Infine ritiene opportuno agire affinché nei territori montani si dia garanzia alle attività produttive e si pongano in essere tutte le attività necessarie al fine di evitare il ripetersi di blocco dei servizi quali quello verificatosi nei giorni 5, 6 e 7 febbraio e vengano attivati tutti gli strumenti di programmazione e prevenzione oltreché di contenimento e rimedio dei rischi di sospensione
 

lunedì 10 novembre 2014

Convertito in legge a colpi di fiducia il decreto Sblocca Italia. C'è che ha riserve.




Dante Franchi ha chiesto la pubblicazione del comunicato di ‘ Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
. Coordinamento No Triv A SUD’, dal titolo ‘IL DECRETO “SPORCA ITALIA” E’ LEGGE CON DUE FIDUCIE PER SUPERARE IL DISSENSO NEL PAESE. Un futuro nero per il bel paese’.


La lotta continua sui territori con cittadini, regioni ed enti locali per evitare la devastazione dei mari italiani e del territorio nazionale

“La conversione in legge del Decreto Sporca Italia potrebbe rivelarsi una vittoria di Pirro per un Governo che solo grazie a due fiducie è riuscito ad imporre un provvedimento dal sapore da primo novecento, arretrato rispetto alle richieste e necessità del paese” è questo il commento della Campagna BLOCCA LO SBLOCCA ITALIA a cui hanno aderito e continuano ad aderire centinaia di comitati, associazioni e movimenti.

Diverse regioni hanno già annunciato ricorso alla Corte Costituzionale per gli articoli che nei fatti escludono la partecipazione dei cittadini alle scelte che riguardano il territorio in cui vivono. Lo stesso Renzi ha annullato la visita a Bagnoli, prima “cavia” del provvedimento sulle bonifiche che prevede commissariamenti e “sistema MOSE”, grazie alla mobilitazione che si terrà domattina organizzata dai comitati. E’ un Governo che fa diventare tutto di interesse strategico nazionale perchè non sa o, forse, non vuole spiegare ai cittadini la bontà delle sue ricette.

Le lobby del cemento e delle bonifiche, degli inceneritori e del petrolio, assieme ai privatizzatori del servizio idrico integrato non avranno vita facile a far applicare questa legge per i loro profitti. Tantissimi cittadini si stanno mobilitando e continueranno a lottare contro questa attacco finale alla salute, alla qualità dell’ambiente e all’economia diffusa basata su turismo, accoglienza ed enogastronomia.

Oltre ai ricorsi di tipo legale ci sono diversi punti della legge su cui i cittadini potranno decidere di intervenire. Tra questi, rispetto alla deriva petrolifera che il Governo vorrebbe imporre a diverse regioni come Lombardia, Campania, Emilia Romagna, Abruzzo, Marche e Basilicata e ai mari Adriatico, Ionio, e canale di Sicilia, il Piano che dovrà essere redatto dal Ministero dello Sviluppo Economico che dovrà identificare le aree effettivamente strategiche. E’ una norma introdotta nell’art.38 nel passaggio alla camera dopo le prime avvisaglie di mobilitazione, anch’essa fortemente criticabile perché accentra nel MISE ogni decisione. In realtà potrebbe essere un varco che può dare spazio alle lotte perché costringerà il Governo a selezionare caso per caso e mettere nero su bianco i territori su cui vorrà imporre il colore nero petrolio, magari sulle regione dello stesso colore del Governo che si sono già dette contrarie. Nella stesura del Decreto tutto il comparto diventava di interesse strategico e, quindi, non vi era alcun onere di cercare di dimostrare la strategicità effettiva dell’intervento.

In ogni caso si tratta di un provvedimento che cerca di scavare oltre il fondo del barile per svendere quello che rimane dell’ormai ex Belpaese.
 


lunedì 4 agosto 2014

La Regione ha 'legiferato' per disciplinare le attività escursionistiche.



Di Giuseppe Bonantini

Ha preso vita ed è stata disegnata, con la legge regionale n. 14 del 26-07-2013, la rete escursionistica dell'Emilia Romagna che disciplina tutte le attività escursionistiche territoriali.
 Si tratta di uno strumento volto a valorizzare tutte le attività escursionistiche :  a piedi, in  mountain bike , a cavallo, in moto enduro o trial in regola,in quad in regola e in fuoristrada 4x4 in regola, nelle loro potenzialità economiche e ambientali.
 L’obbiettivo del progetto è quello di  promuovere la conoscenza, la valorizzazione, la custodia e la salvaguardia del patrimonio escursionistico regionale oltre ad incentivare, lo sviluppo sostenibile dei territori interessati :  le antiche trattorie e gli agriturismi.
La regione provvederà al  censimento e disciplinerà il recupero, la manutenzione e le modalità di fruizione della rete, composta da  strade carrarecce,  strade mulattiera,  strade tratturi, strade sentieri ,  piste di esbosco  e tratti di viabilità minore e rurale come le strade vicinali di uso pubblico, poderali o interpoderali, strade extraurbane, locali che saranno tutti segnalati e mantenuti.

La commissione Territorio Ambiente Mobilità  ha approvato uno stanziamento di 50mila euro per i sentieri escursionistici reer in attuazione della legge poc'anzi citata e pensata per preservare il territorio.
Presso il servizio geologico della Regione inoltre verrà istituito il catasto della rete reer,in cui sarà archiviato, classificato e pianificato il sistema di percorsi che forma la rete, con specifiche informazioni su  servizi,  difficoltà,  percorribilità, accessibilità, lunghezza e dislivello, tempi di percorrenza oltre alla fruizione ( se pedonale, ciclistica o ippica).

Si prevede, per la prima volta in Italia, la possibilità di percorrere una parte di viabilità rurale ad uso pubblico, compresi alcuni sentieri, con mezzi motorizzati, in attuazione della normativa statale vigente in materia e cioè  il nuovo codice della strada ( d.lgs. n.285/1992 )