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lunedì 30 luglio 2018

Condominio: vietato fumare in tutti gli spazi comuni

E responsabile del rispetto della normativa negli ambienti comuni è l'amministratore

Marco invia: 
 
donna che fuma sul pianerottolo
di Lucia Izzo 

Dal 2003 in Italia vige il divieto di fumo, praticamente in tutti i locali chiusi, a eccezione di apposite aree riservate ai fumatori (debitamente segnalate) e dei luoghi privati non aperti al pubblico. È stata la legge Sirchia, n. 3/2003 a stabilirlo e la stretta rimasta anche negli anni a venire, in particolare con i nuovi divieti introdotti in Italia per recepire quanto stabilito nella direttiva 2014/40/UE (per approfondimenti: Divieto di fumo in auto: multe fino a 500 euro).

In pratica, il d.lgs. n. 6/2016 ha esteso tale divieto anche alle pertinenze esterne delle strutture universitarie, ospedaliere, presidi ospedalieri e IRCCS pediatrici e alle pertinenze esterne dei reparti di ginecologia e ostetricia, neonatologia e pediatria delle strutture universitarie ospedaliere e dei presidi ospedalieri e degli IRCCS

Ancora, il divieto di fumo è stato esteso anche al conducente di autoveicoli, in sosta o in movimento, e ai passeggeri a bordo degli stessi in presenza di minori di anni diciotto e di donne in stato di gravidanza.

Divieto di fumo: anche in condominio?

Il dubbio è sorto in relazione alle aree condominiali, in particolare in quegli ambienti (scale, giardino, garage) che sono in comunione e dunque fruibili liberamente da tutti i condomini.

L'art. 1102 del codice civile, dedicato alla comunione ma applicabile al condominio stante il richiamo dell'art. 1139 del codice civile, stabilisce che ciascun partecipante possa servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto.

Androni, pianerottoli, ascensori, scale e ambienti destinati a ospitare le riunioni condominiali, ad esempio, si ritiene non possano essere equiparati alle abitazioni private, dove fumare è consentito ai sensi delle disposizioni di legge. Infatti, tali spazi sono condivisi anche con altri soggetti, non solo gli altri condomini, ma chiunque per alcuni motivi vi si trovi a transitare o lavorare (postini, tecnici, portiere, ecc.).

Pertanto, il Ministro della salute ha precisato nella nota 1505 del 24 gennaio 2005, che le disposizioni antifumo vadano estese anche a tali ambienti, poiché ai soggetti summenzionati deve essere garantito il rispetto del diritto alla salute, fondamentale diritto indisponibile dell'individuo e interesse generale della collettività, costituzionalmente garantito nonché ispiratore della normativa antifumo, volta a tutelare dal fumo passivo i soggetti non fumatori.

Divieto di fumo: in condominio è responsabile l'amministratore

Il divieto deve essere fatto rispettare in condominio dall'amministratore, come stabilisce l'accordo Stato-Regioni del 16 Dicembre 2004, intervenuto per attuare l'articolo 51, comma 7, della legge 3/2003.

La norma stabilisce che "i dirigenti preposti alle strutture amministrative e di servizio di locali di pubbliche amministrazioni, aziende e agenzie pubbliche o di privati esercenti servizi pubblici, ovvero i responsabili di strutture private, fanno predisporre ed apporre i cartelli di divieto completi delle suddette indicazioni nei locali in cui vige il divieto".

Spetta all'amministratore, dunque, predisporre la necessaria segnaletica antifumo e vigilare sul rispetto delle norme, pena la sua responsabilità e il pagamento delle correlate sanzioni pecuniarie.

Tuttavia, anche gli altri condomini e i frequentatori dello stabile potranno effettuare richiami verbali nei confronti dei trasgressori e procedere, in caso di inottemperanza al divieto e al richiamo, segnalando le violazioni alle autorità competenti.

Nessun problema, ovviamente, per coloro che fumano all'interno delle proprie abitazioni e sulla loro proprietà, ad esempio balconi, giardini, terrazze. Tuttavia, la Corte di Cassazione, sentenza n. 7875/2009, ha riconosciuto come immissioni moleste di fumo di sigaretta gli effetti, fastidiosi e insalubri del fumo passivo provocati da un gruppo di individui, seppur limitato.

Nel caso di specie le immissioni ritenute moleste erano quelle provenienti dal bar posto al piano terra che aveva danneggiato il residente al primo piano del condominio. La Suprema Corte ha confermato il risarcimento di 10mila euro al condomino danneggiato.

Inoltre, è bene rammentare che i mozziconi di sigaretta devono essere smaltiti in sicurezza, senza lanciarli dal balcone, poiché tale comportamento rischia di essere configurato quale "getto pericoloso di cose" (per approfondimenti: Buttare sigarette dal balcone è reato) punito con l'arresto fino a un mese o l'ammenda fino a 206 euro.


venerdì 29 dicembre 2017

Termosifoni, scattano le sanzioni per chi non ha messo i contacalorie

Multe fino a 2.500 euro da gennaio se gli impianti non sono aggiornati


Un lettore invia:

Un termosifone con la valvola
termostatica e il ripartitore di calore
Termosifoni e valvole termostatiche: è arrivato il momento delle sanzioni. Da gennaio chi non è riuscito ad adeguarsi in tempo, rispetto all’obbligo di installare un dispositivo per la contabilizzazione del calore negli appartamenti a riscaldamento centralizzato, rischia dai 500 ai 2.500 euro di multa. Dopo un ritardo di oltre cinque anni rispetto alla direttiva europea per l’efficienza energetica, recepita in Italia solo nel 2014 con il decreto legislativo 102/2014, e a un anno dalla deadline fissata per l’Emilia-Romagna al 31 dicembre 2016, la Regione ha deciso di procedere alla fase di ispezione e sanzione.
La decisione di mantenere la prima scadenza e di non posticiparla (con il decreto Milleproroghe) al 30 giugno 2017 risale allo scorso gennaio. Da allora però nessuna sanzione è stata elevata: da giugno infatti è stato attivato un sistema di verifica periodica, ma solo a campione, degli impianti termici, che prevede anche il controllo dei sistemi di termoregolazione se imposti per legge. «Una modalità di verifica — spiegano dalla Regione — realizzata dagli stessi manutentori, che sono tenuti a segnalarne l’avvenuta installazione. Ad oggi nessuna sanzione è stata pertanto finora irrogata».
Fra qualche giorno, oltre alle attività di accertamento compiute a campione dalle imprese di manutenzione, si aggiungeranno anche le operazioni di ispezione mirata, che saranno attuate da tecnici certificati dalla Regione, come previsto dal nuovo regolamento approvato lo scorso aprile. Secondo l’articolo 18 del regolamento: «Entro il 30 dicembre di ogni anno, l’Organismo di accreditamento e ispezione definisce un programma delle ispezioni da effettuare nel corso dell’anno successivo (quindi nel 2018, ndr) sugli impianti termici registrati nel Catasto regionale degli impianti termici dell’Emilia-Romagna (Criter)». Il tempo per adeguarsi, però, considerando che la scadenza era fissata a fine 2016, c’è stato. Per tutto il 2017, quando l’estate scorsa solo su Bologna mancavano all’appello più della metà dei condomini da mettere in regola, le aziende hanno lavorato a pieno ritmo, sperando in una proroga che non è mai arrivata, così come non sono mai arrivate le sanzioni.
«Era impossibile riuscire ad adeguare tutti per fine 2016: ci volevano dei tempi tecnici — spiega Gabriele Roberto, titolare di Contabilizzazione Bologna — e i fornitori faticavano a trovare i pezzi che ci servivano. Ora però stiamo esaurendo gli ultimi ordini». Giusto in tempo per le sanzioni amministrative previste dalle legge regionale n.26 del 2004 che gli ispettori potranno applicare fra qualche giorno a ciascun proprietario dell’immobile che non è riuscito, o non ha voluto, mettersi in regola.