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sabato 14 dicembre 2019

Rapporto Rifiuti Urbani di Ispra - Edizione 2019

Dubbio invia:

Cresce il costo della differenziata: +3,46 euro l'anno per abitante e al Centro si paga di più: 208,05 euro per abitante l'anno. Lo rileva il Rapporto Rifiuti Urbani 2019 presentato da Ispra.
Tra i dati evidenziati il fatto che gli impianti non sono al passo con le esigenze della differenziata, pochi e mal distribuiti. Il rifiuto organico è il più raccolto, ma alcune regioni sono senza impianti per trattarlo e vengono esportate all’estero 500 mila tonnellate di rifiuti.
Sono 7 le regioni italiane che superano l’obiettivo del 65% di differenziata fissato, al 2012, dalla normativa: Veneto (73,8%), Trentino Alto Adige (72,5%), Lombardia (70,7%), Marche (68,6%), Emilia Romagna (67,3%), Sardegna (67%) e Friuli Venezia Giulia (66,6%). Tra queste regioni, quelle che fanno registrare i maggiori incrementi delle percentuali di raccolta sono, nell’ordine le Marche, la Sardegna e l’Emilia Romagna.
I valori più alti di produzione pro capite si osservano per il Centro, con 548 chilogrammi per abitante, Rifiuti: rapporto Ispra 2019con un aumento di oltre 10 kg per abitante rispetto al 2017. Il valore medio del nord Italia si attesta a circa ai 517 chilogrammi per abitante, in crescita di 14 kg per abitante rispetto al 2017, mentre il dato del Sud si attesta a 449 chilogrammi per abitante, con un aumento di 7 kg. La produzione pro capite di questa macroarea risulta inferiore di quasi 51 chilogrammi per abitante rispetto al dato nazionale e di quasi 100 chilogrammi in raffronto al valore medio del Centro.
Ad eccezione di Marche, Molise e Sicilia, tutte le regioni italiane fanno rilevare, tra il 2017 e il 2018, una crescita della produzione dei rifiuti urbani. I maggiori incrementi si osservano per il Piemonte (+5,1%), il Trentino Alto Adige (+4,5%) e la Sardegna (+3,7%).
La produzione pro capite più elevata, con 660 chilogrammi per abitante per anno, si rileva per l’Emilia Romagna, il cui dato risulta in crescita del 2,8% rispetto al 2017. Segue la Toscana, il cui pro capite si attesta a 612 chilogrammi per abitante, che fa rilevare una crescita dell’1,8%. “In tali contesti – spèiega l’Istat - il valore è influenzato dalla tendenza all’assimilazione, che porta a computare nei rifiuti urbani anche quelli da attività artigianali, commerciali e di servizio”.
Un salto significativo si rileva al Sud con un aumento della percentuale di raccolta di 4,2 punti nel 2018, in particolare in Sicilia (+7,8 punti) e in Molise (+7,7 punti), seguite dalla Calabria (+ 5,6) e dalla Puglia (+5).
I flussi di rifiuti organici avviati fuori regione, i maggiori quantitativi derivano dalla Campania (circa 487 mila tonnellate) e dal Lazio (oltre 270 mila tonnellate), entrambe caratterizzate da una dotazione impiantistica non adeguata a quanto prodotto. Nel caso della Campania è il Veneto a ricevere la quota più considerevole dell’organico (49,7% del totale). Per quanto riguarda il Lazio, è invece il Friuli Venezia Giulia la regione cui sono conferiti i quantitativi maggiori (pari al 48,7%), a seguire il Veneto (23,4%).
L’esportazione dei rifiuti interessa l’1,5% dei rifiuti urbani prodotti e aumentata del 31% rispetto al 2017, mentre calano dell’8% le importazioni.
Abbiamo portato fuori dai confini nazionali soprattutto combustibile solido secondario (45%) e rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti (18%). Austria e Portogallo i Paesi cui vengono destinate le maggiori quantità di rifiuti urbani. A inviarle sono soprattutto due regioni: il Friuli Venezia Giulia e la Campania, rispettivamente 27% e 22% del totale esportato.
Abbiamo, invece, importato plastica (29%), vetro (25%) e abbigliamento (22%). Soprattutto dalla Svizzera, con il 33% del totale importato: si tratta soprattutto di rifiuti di imballaggio in vetro, destinati ad impianti di recupero e lavorazione situati perlopiù in Lombardia.
L’abbigliamento, invece, è destinato in massima parte alla Campania, presso aziende che ne effettuano il recupero.
"Dal rapporto Ispra – rileva Nicola Zingaretti, presidente della regione Lazio - emerge che la raccolta differenziata nel Lazio (esclusa Roma capitale ferma al 42,9%) sale dal 35,9% del 2015 al 53,2% del 2018. Un risultato importante. Grazie ai Sindaci e ai cittadini per il loro impegno che ha reso possibile questo risultato”.
I dati forniti da Ispra premiano il lavoro del governo Musumeci sul fronte dei rifiuti. Tanto c’è ancora da fare, ma il balzo in avanti della Sicilia indica che siamo sulla strada giusta”, afferma l’assessore regionale all’Energia e servizi di pubblica utilità, Alberto Pierobon, commentando il rapporto Ispra. 
 “Un miglioramento importante – spiega Pierobon – che si riferisce comunque al 2018. Secondo i dati forniti dal dipartimento, l’incremento è ancora più marcato nel 2019 che dovrebbe chiudersi prossimo al 40 per cento. Più che guardare ai numeri e alle classifiche, che scontano anni di ritardi, stiamo concentrando gli sforzi sulla pianificazione e sulla programmazione – prosegue l’assessore – in questo modo stiamo ponendo le basi per consentire all’Isola di raggiungere finalmente l’obiettivo di una gestione ordinaria e virtuosa nel settore dei rifiuti”.

giovedì 11 aprile 2019

Dal Dna nuovi indizi sull'evoluzione dei lupi

Analisi sui reperti effettuata da team Università Bologna e Ispra



La popolazione di lupi che oggi vive in Italia ha caratteristiche uniche al mondo grazie a una lunga e complessa storia evolutiva fatta di migrazioni e incontri ma anche di isolamento e persecuzioni da parte dell'uomo. A darne i primi indizi è uno studio italiano che per la prima volta ha analizzato in modo sistematico il Dna di reperti biologici appartenenti a lupi rinvenuti nella penisola italiana datati tra 25.000 e mille anni fa.
    Pubblicata sulla rivista PeerJ, la ricerca nasce dalla collaborazione tra scienziati dell'Università di Bologna e dell'Ispra. Dall'analisi dei resti più antichi, tra 25.000 e 17.000 anni fa, sono emerse corrispondenze con altri resti dello stesso periodo rinvenuti in Nord America e in Eurasia, ma anche somiglianze con i lupi italiani contemporanei. Nei reperti più recenti, invece, datati tra 3.000 e 1.000 anni fa, scompaiono le corrispondenze con gli esemplari americani ed europei. (ANSA)

domenica 1 aprile 2018

Firmato Accordo tra ISPRA/FMI su mitigazione dell’impatto ambientale legato alle attività motociclistiche


L’Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e la Federazione Motociclistica Italiana (FMI) hanno firmato in data odierna un protocollo d’intesa, della durata di tre anni, che prevede la collaborazione sulla promozione e diffusione della cultura della tutela del patrimonio ambientale nazionale, con specifico riferimento alla salvaguardia delle aree protette, sulla realizzazione di linee di indirizzo per lo svolgimento delle attività motociclistiche amatoriali e agonistiche nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità.
In particolare, l’ISPRA renderà disponibili i propri esperti per sensibilizzare e formare il personale afferente alla FMI sulle varie forme di impatto ambientale derivante dalle manifestazioni sportive e sulle possibili mitigazioni degli impatti.
FMI, che riunisce le società e le associazioni sportive del settore motociclistico dilettantistico, ha istituito nel proprio ambito il Dipartimento per le politiche istituzionali, sociale e attività di protezione civile, proprio per una maggiore collaborazione con Enti e Istituzioni dello Stato preposte a garantire la tutela dell’ambiente, la sicurezza e il soccorso pubblico. Nell’ambito dell’Accordo, FMI garantirà la disponibilità  delle proprie strutture per le sperimentazione di metodiche e procedure finalizzate al raggiungimento degli obiettivi di miglioramento ambientale delle attività motociclistiche.
ISPRA e FMI metteranno a disposizione propri esperti, all’interno di gruppi di lavoro ad hoc, per la definizione di Linee Guida utili ad una gestione sostenibile degli impianti, delle strutture e delle manifestazioni.
Il protocollo firmato oggi rappresenta un ulteriore passo avanti nel percorso del nostro Paese verso una cultura sostenibile dell’ambiente e del territorio”- ha dichiarato il Direttore generale dell’ISPRA Alessandro Bratti; “anche un’attività come quella motociclistica che punti al rispetto dell’ambiente circostante contribuisce ad accrescere questa cultura. La collaborazione tra ISPRA e la Federazione contribuirà allo sviluppo di metodi e procedure per il contenimento dell’impatto ambientale e conferisce un valore aggiunto alle attività di questa pratica sportiva”.

martedì 10 maggio 2016

Pesticidi nelle acque, cresce percentuale di punti contaminati: +20% nelle acque superficiali, +10% in quelle sotterranee. Rinvenute 224 sostanze diverse. Nelle acque superficiali, il glifosate tra le sostanze che superano più spesso i limiti.

Marco ha inviato questo comunicato di ISPRA. 
 
Sono circa 130.000 le tonnellate di prodotti fitosanitari utilizzate ogni anno in Italia. Ad essi, si aggiungono i biocidi, impiegati in tanti settori di attività, di cui non si hanno informazioni sulle quantità e sulla distribuzione geografica delle sorgenti di rilascio. I risultati del monitoraggio di queste sostanze sono contenuti nell’edizione 2016 del Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque dell’ISPRA, disponibile sul sito web http://www.isprambiente.gov.it/. La contaminazione da pesticidi è un fenomeno complesso e difficile da prevedere, sia per il grande numero di sostanze impiegate, sia per la molteplicità dei percorsi che possono seguire nell’ambiente. Il rapporto viene costruito sulla base dei dati forniti dalle Regioni e dalle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente, ma la copertura del territorio non è completa né omogenea soprattutto per quanto riguarda le regioni centro – meridionali: non si dispone di informazioni relative a Molise e Calabria e mancano i dati relativi a cinque Regioni per quanto riguarda le acque sotterranee.
Nel biennio 2013-2014 sono stati analizzati 29.220 campioni per un totale di 1.351.718 misure analitiche, con un sensibile aumento rispetto al biennio precedente. Nel 2014, in particolare, le indagini hanno riguardato 3.747 punti di campionamento e 14.718 campioni e sono state cercate complessivamente 365 sostanze (nel 2012 erano 335). Sono state trovate 224 sostanze diverse, un numero sensibilmente più elevato degli anni precedenti (erano 175 nel 2012): questo dato indica una maggiore efficacia delle indagini condotte. Gli erbicidi sono ancora le sostanze più rinvenute, soprattutto a causa dell’utilizzo diretto sul suolo, spesso concomitante con i periodi di maggiore piovosità di inizio primavera, che ne determinano un trasporto più rapido nei corpi idrici superficiali e sotterranei. Rispetto al passato, è aumentata notevolmente la presenza di fungicidi e insetticidi, soprattutto perché è aumentato il numero di sostanze cercate e la loro scelta è più mirata agli usi su territorio. Le acque superficiali “ospitano” pesticidi nel 63,9% dei 1.284 punti di monitoraggio controllati (nel 2012 la percentuale era 56,9); nelle acque sotterranee, sono risultati contaminati il 31,7% dei 2.463 punti (31% nel 2012). Il risultato complessivo indica un’ampia diffusione della contaminazione, maggiore nelle acque di superficie, ma elevata anche in quelle sotterranee, con pesticidi presenti anche nelle falde profonde naturalmente protette da strati geologici poco permeabili. Nelle acque superficiali, 274 punti di monitoraggio (21,3% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali. Le sostanze che più spesso hanno determinato il superamento sono: glifosate e il suo metabolita AMPA (acido aminometilfosforico), metolaclor, triciclazolo, oxadiazon, terbutilazina e il suo principale metabolita, desetil-terbutilazina. Per quanto riguarda il glifosate e il metabolita AMPA, presenti rispettivamente nel 39,7% e nel 70,9% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali, va chiarito che sono cercati solo in Lombardia e Toscana, dove sono tra i principali responsabili del superamento dei limiti di qualità ambientali. Nelle acque sotterranee, 170 punti (6,9% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientale. Le sostanze più frequentemente rinvenute sopra il limite sono: bentazone, metalaxil,
terbutilazina e desetil-terbutilazina, atrazina e atrazina-desetil, oxadixil, imidacloprid, oxadiazon, bromacile, 2,6-diclorobenzammide, metolaclor. Diffusa è la presenza dei neonicotinoidi sia nelle acque superficiali, sia in quelle sotterranee. Tra questi, in particolare, l’imidacloprid e il tiametoxan, che hanno anche determinato il superamento dei limiti di qualità. I neonicotinoidi sono la classe di insetticidi più utilizzata a livello mondiale e largamente impiegata anche in Italia. Uno studio condotto a livello mondiale (Task Force sui Pesticidi Sistemici – 2015) evidenzia come l’uso di queste sostanze sia uno dei principali responsabili della perdita di biodiversità e della moria di api. Nel complesso la contaminazione è più ampia nella pianura padano-veneta dove, come già segnalato in passato, le indagini sono generalmente più efficaci. Nelle cinque regioni dell’area, infatti, si concentra poco meno del 60% dei punti di monitoraggio dell’intera rete nazionale. In alcune Regioni la contaminazione è molto più diffusa del dato nazionale, arrivando a interessare oltre il 70% dei punti delle acque superficiali in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, con punte del 90% in Toscana e del 95% in Umbria. Nelle acque sotterranee la diffusione della contaminazione è particolarmente elevata in Lombardia 50% dei punti, in Friuli 68,6%, in Sicilia 76%. Più che in passato, sono state trovate miscele di sostanze nelle acque, contenenti anche decine di componenti diversi. Ne sono state trovate fino a 48 sostanze in un singolo campione. La tossicità di una miscela è sempre più alta di quella dei singoli componenti. Si deve, pertanto, tenere conto che l’uomo e gli altri organismi sono spesso esposti a “cocktail” di sostanze chimiche, di cui a priori non si conosce la composizione. È necessario prendere atto di queste evidenze, confermate a livello mondiale, e del fatto che le metodologie utilizzate in fase di autorizzazione, che valutano le singole sostanze e non tengono conto degli effetti cumulativi, debbono essere analizzate criticamente al fine di migliorare la stima del rischio.
C’è stata una sensibile diminuzione delle vendite di prodotti fitosanitari scesi nel 2014 a circa 130.000 tonnellate, con un calo del 12% rispetto al 2001. Nello stesso periodo si è ridotta del 30,9% la quantità di prodotti più pericolosi (molto tossici e tossici). Indubbiamente c’è un più cauto impiego delle sostanze chimiche in agricoltura, come richiesto dalle norme in materia, che prevedono l’adozione di tecniche di difesa fitosanitaria a minore impatto, in cui il ricorso alle sostanze chimiche va visto come l’ultima risorsa.
L’analisi dei dati di monitoraggio, peraltro, non evidenzia una diminuzione della contaminazione. Nel periodo 2003 – 2014, infatti, la percentuale di punti contaminati nelle acque superficiali è aumentata di circa il 20%, in quelle sotterranee di circa il 10%. Il fenomeno si spiega in parte col fatto che in vaste aree del centro – sud, solo con ritardo, emerge una contaminazione prima non rilevata. La risposta dell’ambiente, inoltre, risente della persistenza delle sostanze e delle dinamiche idrologiche spesso molto lente, specialmente nelle acque sotterranee, che possono determinare un accumulo di inquinanti, e un difficile ripristino delle condizioni naturali.