Secondo
l'università della Campania il procedimento usato da Corepla (che
paga una quota per la raccolta alle amministrazioni comunali) è
pieno di falle: "E' impossibile anche contarle precisamente".
E il sistema è "poco trasparente". Il consorzio nega
tutto. Ma intanto alcune città potrebbero aver incassato di più e
altri meno. E in proporzione i cittadini con le loro bollette
Suggerito da un lettore:
Dopo
gli errori di
calcolo della
Tari,
altri conti non tornano. Sempre nella gestione
dei rifiuti e
sempre con un impatto
diretto sulle tasche
dei cittadini.
Uno studio
universitario ha
passato ai raggi X il metodo con cui si calcolano gli importi
incassati dai Comuni
per la raccolta
differenziata
della plastica,
evidenziando più di una criticità. I contributi
valgono qualcosa come
1,5 miliardi di euro in cinque anni:
sono i soldi che coprono
parte dei costi
della raccolta, mentre il resto lo paghiamo in
bolletta (ancora
la Tari).
Per la professoressa di Statistica dell’università della Campania
Rosanna Verde,
il procedimento usato dal consorzio della plastica Corepla,
che in base a un accordo con l’Associazione
dei Comuni paga
a questi una quota per la raccolta, ha più di una falla tecnica. “È
basato su analisi campionarie su un numero di rilevazioni troppo
esiguo per un fenomeno a così alta variabilità” e risulta
“affetto da errori,
campionari e non, che si sommano gli uni agli altri, tanto che non
è possibile
neanche
quantificarli
con precisione”, spiega la docente a ilfattoquotidiano.it.
La conseguenza è che “i risultati ottenuti non sono significativi
dal punto di vista statistico. Alcuni
Comuni
potrebbero aver
incassato di più,
altri di meno”. E non sono gli unici limiti del sistema, più volte
criticato dalla stessa Anci per “mancanza
di terzietà e
trasparenza
nella gestione”. Temi su cui in passato l’associazione aveva
sollecitato anche l’attenzione dell’Anac,
che in via ufficiosa aveva confermato le criticità.
Con
questo metodo ai Comuni 280 milioni all’anno
Lo
studio, presentato a Ecomondo,
è stato commissionato da Assosele.
È l’associazione degli impianti dove, dopo lo svuotamento
dei cassonetti,
i rifiuti
plastici
arrivano per essere suddivisi
in base al tipo di materiale. E proprio qui ispettori incaricati da
Corepla
campionano e analizzano i rifiuti, quantificando la percentuale di
imballaggi
e quella di frazione
estranea,
con il metodo oggetto dello studio. Un lavoro cruciale capace di
spostare i bilanci
comunali:
per ogni tonnellata di rifiuti plastici buttati dai cittadini, nelle
casse dei Comuni
entrano circa 300
euro, che
scendono però a zero se i materiali intrusi superano il
20 per cento.
Solo nel 2016 il consorzio ha gestito più
di 960mila tonnellate
di imballaggi
dalla raccolta
urbana e erogato
circa 280 milioni
di euro ai
Comuni con questo sistema.
Formule
sbagliate e campione troppo piccolo
Per
la professoressa Rosanna Verde, “il numero
di rilevazioni
mensili è
troppo esiguo
e il campione
è troppo piccolo
per garantire la rappresentatività
statistica dei risultati”. Non è tutto: “L’uso iniziale di
formule erronee
ha un effetto a cascata: così, partendo da dati non ricavati in
maniera corretta si genera un effetto di propagazione dell’errore
anche difficile da quantificare”. Questi dati servono anche
per quantificare
gli imballaggi
in ingresso negli impianti di selezione: Corepla raffronta la stima
delle quantità entrate con quelle uscite e se ci sono differenze
sanziona
gli stabilimenti.
E casi di rifiuti in più o in meno ci sono. “I casi di
scostamento, come dimostra lo studio, derivano dai limiti
tecnici del
metodo
di calcolo,
che le società di analisi si limitano ad applicare. Il materiale
infatti non si crea né si distrugge, ma non riuscendo a
contabilizzare in maniera corretta
gli imballaggi che entrano ed escono, è
il metodo stesso a creare gli sbilanci”,
spiega a ilfatto.it il
presidente di Assosele Marco
Ravagnani. “Non
accetteremo che le cause di questi scostamenti siano attribuite a una
nostra gestione scorretta”, aggiungono da un impianto pubblico
messo sotto accusa.
Il
sistema terzo ma non troppo
Alle
criticità tecniche si aggiungono quelle gestionali.
Nell’accordo sulla raccolta
differenziata
sottoscritto da Anci
e il sistema
Conai, cui fa
capo il consorzio
Corepla, si fa
riferimento alla “trasparenza,
l’oggettività
delle analisi e il contraddittorio”,
insieme con “la garanzia
della terzietà
dei soggetti preposti allo svolgimento dei campionamenti
e delle analisi”.
Nella realtà le analisi vengono svolte da
società scelte
e pagate
dallo stesso Corepla,
che poi deve erogare i soldi
ai Comuni in
base all’esito di quegli esami. Senza nulla togliere alla
professionalità di questi soggetti, delle imprese incaricate delle
stime non esiste
nemmeno un elenco
pubblico,
nonostante il loro lavoro incida direttamente sui conti dei Comuni.
Aspetti discussi anche nella commissione Ambiente dell’Anci e poi
oggetto di un confronto tra questa e l’Anac, nonché ipotizzati
anche nella commissione
parlamentare Ecomafie.
“C’è un minimo di conflitto
di interesse tra
chi deve valutare la qualità della plastica raccolta e voi stessi?”,
chiede durante un’audizione il deputato dei Cinquestelle
Alberto Zolezzi
al presidente di Corepla
Antonello Ciotti,
che risponde: “Sono cinque
società terze,
che cerchiamo di ruotare nel tempo e nella geografia, in modo che non
si possano formare dei legami ‘chimici’ – chiamiamoli così –
nel territorio”.
L’Anci:
“Serve più trasparenza”
“Le
analisi merceologiche che vengono affidate a delle aziende
direttamente dal Conai presentano un problema, nel senso che devono
essere fatte da
enti terzi”,
ha denunciato alla stessa commissione Ecomafie il delegato Anci ai
Rifiuti Ivan
Stomeo. “È
inaccettabile
che un sindaco debba sottostare a un sistema che vede determinare la
qualità dei propri rifiuti dallo stesso soggetto che poi gli
eroga i contributi”,
ha detto Stomeo a settembre intervenendo a Ischia
al forum organizzato da Polieco.
E partecipando alla presentazione dello studio della professoressa
Verde alla fiera
Ecomondo, ha
aggiunto: “Il tema della
terzietà delle analisi
riguarda da vicino i bilanci
dei nostri Comuni. La trasparenza sarà uno dei punti più importanti
da affrontare nelle trattative con Conai per il nuovo accordo quadro
sulla differenziata”. Il delegato Anci, in carica da marzo 2017,
oggi fa molte promesse, ma un documento per risolvere il problema era
previsto fin dal 2014 e in tre anni gli organi che monitorano
l’accordo non sono riusciti a passare ai fatti. Per questo, rivela
il presidente di Assosele Ravagnani, “ad aprile abbiamo messo in
mora sia Anci che Corepla. Anci ci ha risposto dando disponibilità,
mentre dal consorzio nessun riscontro. È inaccettabile
che gli effetti di inerzie
di altri ricadano sui nostri impianti”.
Corepla:
“Chi vuole critichi pure, ma il sistema funziona”
“Non
ho visto lo studio. In base a cosa il nostro metodo non è
rappresentativo dal punto di vista statistico? Tutti
i metodi sono criticabili,
ma noi di campionamenti ne facciamo una marea. Il nostro è previsto
dall’accordo tra Anci e Conai e non mi pare che i
Comuni si siano lamentati”,
ribatte il presidente di Corepla Antonello
Ciotti,
contattato da ilfatto.it.
Se il metodo messo in discussione dallo studio della professoressa
Verde fosse corretto, gli squilibri tra i rifiuti che entrano e
quelli che escono dai centri
di selezione
potrebbero addirittura far pensare non a errori statistici, ma
piuttosto a gestioni illecite, con risvolti anche ambientali. Ciotti
però tranquillizza: “Niente di tutto ciò, altrimenti saremo stati
i primi ad avvisare le Procure. Il
sistema funziona,
visto che il problema è limitato solo a pochi casi. In questi
impianti è successo qualcosa, stiamo ancora valutando le ragioni. Le
cause sono gestionali e non riguardano il metodo di calcolo che
usiamo”. E rispetto alle critiche sulla trasparenza e la terzietà,
il presidente di Corepla replica: “Sono estremamente sereno, poi
chi vuole criticare lo faccia. Facciamo molta attenzione alla scelta
delle società, perché queste fanno le analisi per nostro conto”.
Ma per Anci, probabilmente, il problema sta proprio in quest’ultimo
aspetto.
Da
Il FattoQuotidiano.it