Nel fine settimana, visite all’antica Pieve di Roffeno e al Palazzo Comelli di Camugnano.
In occasione delle giornate di Primavera del FAI (Fondo Ambiente Italiano), il 25 e 26 marzo, apriranno al pubblico due gioielli dell’Appennino bolognese: l’antica pieve romanica di San Pietro di Roffeno in comune di Vergato, risalente al 1155 e il Palazzo Comelli nel Comune di Camugnano.
L’iniziativa è stata presentata a Vergato, alla
presenza dal sindaco di Vergato, Giuseppe Argentieri e con l’introduzione dell’assessore
Patrizia Gamberi, dai volontari dell’associazione Amici dell’Antica Pieve, i quali hanno
precisato che alla apertura delle Pieve si affiancano anche quelle delle
presenze qualificanti della zona e ciò consentirà di valutare la ricchezza di
un’area che si ripresenta in tutta la sua bellezza e nella grande valenza di testimonianza
storica.
Fra le ‘chicche’ esposte, il più antico Tabernacolo ligneo della provincia di Bologna, rimasto occultato a lungo e ritrovato occasionalmente in un pertugio dello sgabuzzino delle scope della Pieve.
La visita al Palazzo Comelli di Camugnano è seguita invece
dai volontari del GruppoStudiCesareMattei. Anche in questo caso
la visita si allarga ad altre importanti testimonianze di un ricco passato. “La
peculiarità di questo edificio, che lo
rende unico nel suo genere, è la presenza di arredi originali al piano nobile”
è stato sottolineato. “Le stanze sono caratterizzate da camini in pietra
naturale locale: arenaria e rocce ofiolitiche. Vi si può ammirare la cosiddetta
“Camera dei Professori”, il grande Salone dove era conservato l’antico archivio
e una ricostruzione della cucina” . Nel Palazzo sono testimoniati quattro
secoli di storia dell’Appennino bolognese e anche qui una particolarità
interessante: un’ampia raccolta di cimeli napoleonici, raccolti da Francesco
Comelli, che meritano certamente di
essere visti, anche perché la nascita della nazione Italia ha avuto nel periodo
napoleonico una spinta determinante. Il capogruppo Fai Bolognese, Eugenio
Salamone, ha sottolineato con soddisfazione come le iniziative Fai negli ultimi quattro
anni hanno registrato sempre un incremento di interesse e ciò dimostra, ha detto,
che l’Appennino bolognese è molto attrattivo. Ha poi ricordato il fine del Fai bolognese
“ Vogliamo fare rete con tutte le testimonianze storico-ambientali dell’Appennino
e portare così a conoscenza del pubblico una realtà importante.”
Pare insomma che l’Appennino, la bella addormentata nel bosco, abbia trovato nel Fai il principe azzurro che lo possa risvegliare.
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