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venerdì 23 maggio 2025

Incontro con la Preistoria: un tuffo nel passato nel cuore dell’Appennino bolognese

 Oggi, 23 maggio, a Santa Maria Villiana, Gaggio Montano


 

Nel suggestivo scenario del Parco dei Castagni di Santa Maria Villiana, a pochi passi dal campo sportivo, il Comune di Gaggio Montano ospita un evento culturale di eccezionale valore didattico e storico: “Incontro con la preistoria”, un appuntamento rivolto a grandi e piccini per riscoprire le radici più antiche dell’umanità attraverso la lente dell’archeologia sperimentale.

L’iniziativa, in programma per oggi, venerdì 23 maggio, dalle 18.00 alle 19.30, vedrà protagonisti gli archeologi dell’Università di Bologna e il gruppo di archeologia sperimentale “Il Tre di Spade”, impegnati in una dimostrazione dal vivo delle tecniche di fusione del bronzo. Durante l’evento, il pubblico potrà osservare in tempo reale alcune operazioni di lavorazione dei metalli, finalizzate alla creazione di repliche di oggetti risalenti all’età del Bronzo.

La dimostrazione trae ispirazione dal sito archeologico di Monte della Croce, attualmente oggetto di studio da parte dell’équipe bolognese, e punta a ricostruire fedelmente le tecniche impiegate in epoca preistorica. Un’occasione unica per vedere con i propri occhi come, millenni fa, l’uomo riuscisse a trasformare minerali in utensili e armi, grazie a conoscenze empiriche tramandate di generazione in generazione.

A guidare il pubblico in questo viaggio nel tempo sarà il Professor Claudio Cavazzuti, docente presso il Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna, affiancato dal suo team di ricercatori e collaboratori.

L’evento è aperto al pubblico e pensato per coinvolgere le famiglie, le scuole e gli appassionati di storia e archeologia. Si raccomanda, tuttavia, di prestare attenzione al meteo: in caso di maltempo, infatti, l’incontro sarà annullato.

Un ringraziamento particolare va alla Pro Loco di Santa Maria Villiana e all’Associazione Tutela dei Beni Villianesi, che hanno collaborato alla realizzazione dell’evento mettendo a disposizione spazi, attrezzature e supporto logistico.

Con “Incontro con la preistoria”, Gaggio Montano si conferma ancora una volta un crocevia di cultura, tradizione e divulgazione scientifica, in un territorio dove passato e presente dialogano tra natura e storia.

lunedì 12 agosto 2024

Al Parco Regionale del Corno alle Scale si fa ‘ un salto nella preistoria’



Domani, martedì 13 agosto, dalle 10 alle 13, il  Parco Regionale del Corno alle Scale ha organizzato una escursione alla ricerca delle tracce preistoriche che l’area protetta conserva: capanne, pitture rupestri, argille e tante piccole curiosità che hanno caratterizzato la vita dei nostri antenati.

Attività dedicate ai bambini dai 4 ai 12 anni

Ritrovo alle 10 presso Budiara - Vidiciatico

Termine previsto per le 13

Note: necessari merenda, scarponcini da trekking, acqua, vestiti comodi e cappellino

Informazioni e prenotazione (obbligatoria) entro il giorno precedente: Cell. 333 2660329 oppure Tel. 051 6254821 -  eventi@enteparchi.bo.it 

sabato 16 giugno 2018

Il Parco dei Gessi riserva ancora sorprese: trovato un cranio umano del IV millennio a.C.


E’ stato presentato in Comune di San Lazzaro di Savena, il ritrovamento di
un cranio umano risalente all'Età del Rame,avvenuto nella Grotta Marcel Loubens di San Lazzaro di Savena, tra i più antichi mai rinvenuti nell’area bolognese.
Il cranio umano, datato tra il 3.300 e il 3.600 a.C. e probabilmente di sesso femminile, recuperato in un camino carsico con strapiombo di 11 metri d’altezza, costituisce
uno dei più antichi resti antropici dell'area bolognese e si inserisce nel complesso quadro paleodemografico al cui centro si pone il sito preistorico della Grotta del Farneto ed il vicino sepolcreto eneolitico del Sottoroccia.


“Vedere le immagini del recupero di questo importantissimo reperto – ha detto
il sindaco di San Lazzaro Isabella Conti, in apertura della presentazione -, è la più grande testimonianza della passione e della tradizione che da Fantini a Orsoni ha segnato la nostra terra. Come istituzioni dobbiamo fare il possibile per diffondere questo amore
per il territorio, la conoscenza e la scoperta, soprattutto tra i più giovani. Siamo onorati di aver potuto prendere parte a questo momento importantissimo, per il quale ringraziamo il Gruppo Speleologico Bolognese, la Soprintendenza, l’Ente Parco dei Gessi e tutte le realtà e le persone che hanno reso possibile questa scoperta”.

La nuova Soprintendente Cristina Ambrosini, alla sua prima uscita ufficiale ha sottolineato “l’importanza di questa scoperta, non solo dal punto di vista scientifico, ma anche per l’intera comunità. L’evento straordinario è la testimonianza di ciò che come enti siamo chiamati a fare, ovvero la salvaguardia del patrimonio culturale, anche grazie alla conoscenza, la passione e la competenza di tante persone e realtà che
hanno al loro centro l’amore per il paesaggio, sia ambientale che culturale e storico”.

Un paesaggio, il Parco dei Gessi Bolognesi, che “sta lavorando per arrivare alla candidatura come patrimonio dell’Unesco”, come ha spiegato il presidente dell’Ente Parchi Sandro Ceccoli: “Questo ritrovamento testimonia l’enorme ricchezza del nostro parco, anche nel sottosuolo. Si tratta di un luogo unico che ogni giorno cerchiamo di comunicare e far scoprire a tutto il mondo, a partire dalla stessa comunità locale e dai
più giovani”.
A illustrare le suggestive fasi della scoperta, del recupero e del valore scientifico-culturale del reperto, sono state Monica Miari (archeologa) della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Bologna eMaria Giovanna Belcastro
(antropologa) del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali
dell’Università di Bologna, accompagnate da Nevio Preti, segretario generale G.S.B.-U.S.B.
“Da diversi anni facciamo esplorazioni nell’area dei Gessi Bolognesi – ha spiegato
Nevio Preti-. La scoperta è stata emozionante, nonostante le molte difficoltà del recupero. Abbiamo infatti a che fare con una grotta molto stretta, nella dolina dell’Inferno, con un camino complesso, tanto che il recupero del cranio ha
richiesto ben 11 ore di lavoro. Ma vedere emergere dalla grotta questo reperto straordinario dopo 5mila anni, alle 10 di sera, tra il buio e le lucciole, è stata un’emozione indescrivibile”.