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mercoledì 7 novembre 2018

Pubblicato il rapporto sui redditi dichiarati nei comuni della città metropolitana di Bologna: bolognesi più "ricchi" del 21,5% rispetto alla media nazionale

Segnalato 

È on line il Rapporto dell’Ufficio statistica di Palazzo Malvezzi che – a partire dai dati diffusi dal Ministero dell'Economia e delle Finanze nei mesi scorsi – ha elaborato un’approfondita analisi sui redditi nei comuni della città metropolitana di Bologna (le dichiarazioni prese in esame sono quelle presentate dalle persone fisiche nel 2017 con riferimento all’anno di imposta 2016).
Nella città metropolitana di Bologna i contribuenti sono oltre 765.000 per 19,2 miliardi di euro di reddito complessivo e un reddito complessivo medio per contribuente di 25.083 euro, più alto del 10,3% rispetto a quello regionale (22.736 euro) e del 21,5% rispetto alla media nazionale (di 20.640 euro).
L’analisi dei dati per comune (evidenziata nella mappa a pag. 12 del rapporto allegato), conferma l’addensamento dei redditi medi più alti nell’ambito dell’area centrale - il capoluogo e i comuni della prima corona, in particolare collinare - che tende a rappresentare un tratto strutturale della distribuzione geografica del reddito nel tempo.
In questo ambito geografico ricadono tutti i dieci comuni in cui il reddito medio per contribuente risulta superiore alla media metropolitana, pari a 25.083 euro. Il reddito medio più alto (29.518) si registra nel 2016 nel comune di Monte San Pietro, mentre San Lazzaro di Savena (primo nel 2015) passa al secondo posto, e Bologna, con 27.127 euro, scende al terzo posto. Il reddito medio più basso (18.947 euro) si registra nel comune di Castel d’Aiano.
In 10 comuni il reddito medio per contribuente è inferiore alla media italiana, pari a 20.640 euro, come già nel 2015. In 25 comuni il reddito si colloca al di sotto della media regionale, pari a 22.736 euro.
La concentrazione dei redditi medi inferiori alla media nazionale nelle zone montane rappresenta un secondo tratto strutturale della distribuzione geografica del reddito a livello metropolitano.

Fasce di reddito. Nell’area metropolitana bolognese la maggioranza dei contribuenti dichiara tra 15.000 e 26.000 euro. Nel 2016 il reddito complessivo della città metropolitana si è infatti articolato nel modo seguente:
- 245.000 contribuenti hanno dichiarato meno di 15.000 euro (32,4%) di cui quasi 150.000 hanno dichiarato meno di 10.000 euro (19,6%). Il dato dei redditi fino a 15.000 euro è notevolmente inferiore al 45% registrato a livello nazionale, ed in leggera contrazione rispetto al 2015;
- 258.600 contribuenti hanno dichiarato tra 15.000 e 26.000 euro (34,2%);
- quasi 202.200 contribuenti ha dichiarato tra 26.000 e 55.000 (26,8%);
- le classi di reddito superiori ai 55.000 euro sono molto meno numerose (circa 49.000 contribuenti), ma ad esse sono associati importi reddituali considerevoli: Il 6,5% dei contribuenti più ricchi dichiara infatti il 26% dei redditi totali.

L’80% del reddito deriva da lavoro dipendente (50,8%) o da pensione (quasi il 30%). Il reddito da lavoro autonomo e quello di spettanza degli imprenditori pesano complessivamente per un altro 8% circa.
Il reddito da lavoro dipendente e assimilati pesa in misura rilevante – oltre il 53 ed oltre il 55% - nei comuni della pianura bolognese, in particolare nord-occidentale, e nel basso imolese. Il reddito da lavoro autonomo è presente in misura più rilevante – dal 3% ad oltre il 5% - nei comuni di Bologna, San Lazzaro di Savena, Pianoro, interessando la via Emilia Est e la prima fascia collinare fino ad Imola.


domenica 3 dicembre 2017

Grave deprivazione materiale

Da E–R Statistica
Sollecitato da Marco

Se nell’analisi della povertà il focus è posto sulla mancanza di risorse in relazione agli standard di vita della società in cui si vive, nell’analisi dell’esclusione sociale, più in generale, il focus si sposta sulla incapacità (effettiva piuttosto che potenziale) di soddisfare bisogni ritenuti essenziali per vivere una vita dignitosa, impossibilità determinata dallo stato di ristrettezze economiche in cui vive (e non da scelte, desiderata o stili di vita).

In particolare, l’indicatore sintetico di grave deprivazione materiale, concordato in sede europea, si basa sulla valutazione di una pluralità di sintomi di disagio che rilevano la mancanza di possesso di specifici beni durevoli, l’impossibilità di svolgere alcune attività essenziali o di rispettare le scadenze di pagamenti ricorrenti, a causa di problemi economici.

 

Definizione



L’indicatore di grave deprivazione materiale è dato dalla percentuale di persone che vivono in famiglie che sperimentano almeno quattro tra i seguenti nove sintomi di disagio:
1. non poter riscaldare adeguatamente l’abitazione;
2. non poter sostenere una spesa imprevista (il cui importo, in un dato anno, è pari a 1/12 del valore della soglia di povertà rilevata nei due anni precedenti);
3. non potersi permettere un pasto proteico (carne, pesce o equivalente vegetariano) almeno una volta ogni due giorni;
4. non potersi permettere una settimana di ferie all’anno lontano da casa;
5. non potersi permettere un televisore a colori;
6. non potersi permettere una lavatrice;
7. non potersi permettere un’automobile;
8. non potersi permettere un telefono;
9. essere in arretrato nel pagamento di bollette, affitto, mutuo o altro tipo di prestito.


L'Emilia-Romagna nel contesto europeo



Nord-VestItaliaToscanaCataluñaPiemonteLombardiaEmilia-RomagnaPaís VascoVenetoStockholm0,02,55,07,510,012,515,0Lombardia: 6,4
 
 

Comparabilità



L'indagine sul Reddito e le Condizioni di vita delle famiglie nasce all'interno di un più ampio progetto denominato "Statistics on Income and Living conditions" (Eu-Silc) deliberato dal Parlamento europeo e coordinato da Eurostat. Tale progetto risponde alla sempre più ampia e dettagliata richiesta di informazione statistica su argomenti come redditi, povertà, esclusione sociale, deprivazione, qualità della vita.
A partire dal 2004, Eurostat e gli istituti nazionali di statistica europei mettono a disposizione degli studiosi e delle autorità di politica economica una serie di microdati sulle condizioni di vita delle famiglie, cioè informazioni a livello familiare ed individuale sui redditi e su altre variabili che determinano il benessere materiale e, più in generale, la qualità della vita. L'indagine produce una serie di dati con riferimenti temporali diversi. Tutte le spese sostenute dalle famiglie relative all'abitazione si riferiscono agli ultimi 12 mesi rispetto alla data di rilevazione; gli indicatori di deprivazione e di benessere alla data di rilevazione e tutti i dati inerenti il reddito all'anno solare precedente quello di rilevazione. L'indagine ha cadenza annuale e consta in una componente trasversale ed una longitudinale. La struttura di campionamento, basata su un panel ruotato con 4 gruppi rotazionali, consente l'osservazione di ciascun gruppo per 4 anni consecutivi.
Il livello di copertura dell’indagine, scelto dagli Stati membri, varia da Paese a Paese. Le stime di Grecia, Olanda e Polonia sono significative a livello di NUTS1; Germania, Francia, Croazia, Portogallo e Romania producono stime sono al livello nazionale. Di conseguenza il Factbook mapperà solo i restanti Paesi che hanno stime a livello di NUTS2.


 


domenica 26 novembre 2017

Reddito di Inclusione: disciplina e modalità di accesso al beneficio


Suggerito da un lettore

Il Reddito di Inclusione (REI) è una misura di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale introdotta dal decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147, emanato in attuazione della legge-delega 15 marzo 2017 con decorrenza dal 1° gennaio 2018.
Tale misura prevede un beneficio economico erogato attraverso l’attribuzione di una carta prepagata emessa da Poste Italiane SpA ed è subordinata alla valutazione della situazione economica e all’adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa.
Il beneficio economico sarà erogato per un
massimo di 18 mesi, dai quali saranno sottratte le eventuali mensilità di Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA) percepite.
Il nucleo richiedente dovrà soddisfare specifici requisiti di residenza e anagrafici, economici, di composizione del nucleo familiare e di compatibilità, specificamente dettagliati nella circolare.
L’ammontare dell’importo è correlato al numero dei componenti del nucleo familiare e tiene conto di eventuali trattamenti assistenziali e redditi in capo al nucleo stesso. In ogni caso, l’importo complessivo annuo non può superare quello dell’assegno sociale.
Coloro che, alla data del 1° dicembre 2017, stanno ancora percependo il SIA potranno presentare immediatamente domanda di REI o decidere di presentarla al termine della percezione del SIA, senza che dalla scelta derivi alcun pregiudizio di carattere economico.
La circolare INPS 22 novembre, n. 172 fornisce le prime istruzioni amministrative, illustra il riordino delle prestazioni assistenziali finalizzate al contrasto alla povertà, in particolare del Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA) e dell’ASDI (Assegno Sociale di Disoccupazione) e la conseguente rideterminazione del fondo povertà a decorrere dal 2018.
La domanda di accesso alla prestazione potrà essere presentata dal
1° dicembre 2017, presso i comuni o altri punti di accesso identificati dagli stessi, utilizzando il modello (pdf 718KB) allegato alla circolare. Al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata del beneficio, il richiedente deve essere in possesso di un’attestazione ISEE in corso di validità.

domenica 19 febbraio 2017

Sviluppo e disuguaglianze, “il Nord-Est doppia il Sud per equità socio-economica. Ascensore sociale non funziona più.”

Sollecitato:


Sviluppo e disuguaglianze, “il Nord-Est doppia il Sud per equità socio-economica. Ascensore sociale non funziona più”


Stando al rapporto della Fondazione Di Vittorio e di Tecnè l'indicatore che misura l'equilibrio della distribuzione di redditi e ricchezza lo scorso anno è salito da 141 a 143 punti nell'area che comprende Trentino, Friuli e Veneto mentre per il Mezzogiorno è sceso da 72 a 71. Crolla inoltre la fiducia nella crescita futura: solo il 31% pensa che la situazione migliorerà nei prossimi 12 mesi, contro il 44% nel 2015


Siamo “un Paese in deficit di fiducia e di futuro“. In cui “gli ascensori sociali hanno smesso di funzionare e la povertà ha sempre più i sintomi di una malattia cronica, dalla quale è quasi impossibile uscire”. È la fotografia dell’Italia che emerge dal Rapporto 2016 sulla qualità dello sviluppo realizzato dalla Fondazione Giuseppe Di Vittorio e da Tecnè. Crescono, sia nella percezione sia nei dati, le disuguaglianze economiche e la concentrazione della ricchezza. Specialmente nel Mezzogiorno, dove l’indice di equità socio-economica è la metà rispetto a quello che si registra nel Nord-Est. In generale si è diffuso “un sentimento di pessimismo verso il futuro” e “una crescente sfiducia economica”. I dati del 2016, secondo il rapporto, confermano “la relazione tra crescita del disagio e crescita delle disuguaglianze”. Che a sua volta “si specchia in un Paese che ha perso fiducia nel futuro prossimo”: solo il 31% degli italiani pensa che la situazione migliorerà nei prossimi 12 mesi, contro il 44% del 2015. E se si guarda alla situazione personale appena l’11% si attende un miglioramento.

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L’indice generale della qualità dello sviluppo, dal 2015 al 2016, è sceso da 100 a 99, con un peggioramento, in particolare, nel nord e nel centro. Ma preoccupa di più il Sud, che non riesce a ridurre lo storico divario rispetto al resto del Paese. Non a caso nel complesso le tre regioni migliori, secondo i dati di Tecnè e Istat, sono il Trentino Alto Adige (136), il Friuli Venezia Giulia (113) e il Veneto (112), mentre restano fanalini di coda, nell’ordine, Campania, Sicilia e Calabria. Il divario però non riguarda solo il reddito pro capite, aspetto ben noto, ma anche la disuguaglianza nella distribuzione di reddito e ricchezza. L’indice di equità socio-economica, infatti, nell’ultimo anno è salito da 141 a 143 punti per il Nord-Est mentre è sceso da 72 a 71 per il Sud, ormai doppiato. Il Nord Ovest flette di 3 punti e passa da 142 a 129, il centro da 123 a 120. Trentino (167 punti), Lombardia (152) ed Emilia Romagna (148) sono le regioni di testa nella graduatoria dei territori più virtuosi.
Per capire a che livello sia la differenza di possibilità economiche tra chi vive al Nord e i residenti del Sud basta guardare alcuni numeri: il reddito equivalente corrispondente al 40% delle famiglie con i redditi più bassi va al 24% delle famiglie del nord-ovest, al 25% di quelle del nord-est e al 34% di quelle del centro mentre nel Mezzogiorno se lo deve spartire il 67% dei nuclei. “Un dato drammatico – chiosano gli autori del Rapporto –  che mette in chiaro quanto sia ampia e in crescita la forbice economica”.

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Sullo sfondo, infine, c’è un crollo generalizzato della fiducia riposta dagli italiani nel futuro e nella crescita economica. Solo il 31% degli intervistati pensa che la situazione migliorerà nei prossimi 12 mesi (era il 44% nel 2015) e se si guarda alla situazione personale appena l’11% si attende un miglioramento (era il 13% l’anno prima). Anche il lavoro è percepito come instabile e solo il 24% pensa che l’occupazione crescerà. Nel complesso l’indice scende da 100 a 76. La fiducia, sottolinea il rapporto, “è uno dei motori più importanti della crescita economica, senza la quale non solo diventa difficile fare progetti di vita, ma anche i consumi e gli investimenti tendono a comprimersi o a dilatarsi in attesa di tempi migliori”.

venerdì 14 giugno 2013

Gli Over 70 di Giancarlo Maini sui pedali fino al Santuario della Madonna del Ghisello con Mauro Talini a fianco e nel cuore.



Di Marta Graziani, 
dell’ Associazione Internazionale Padre Kolbe A.I.P.K. Onlus

Martedì  scorso 11 giugno, al Santuario della Madonna del Ghisallo, di Magreglio, in provincia di Como, si è svolta una singolare manifestazione. Una carovana di 70 ciclisti over 70 ha raggiunto l’impegnativa cima che ospita la Madonna del Ghisallo,  protettrice di tutti i ciclisti.
Il gruppo di ciclisti dai capelli bianchi ha voluto onorare con la propria fatica la protettrice dei ciclisti di tutte le età e ricordare il  carissimo amico ciclista, diabetico insulino dipendente MAURO TALINI, deceduto lo scorso 13 maggio a seguito di un incidente stradale in Messico, durante una delle sue pedalate per esaltare i messaggi di Speranza (diabetes no limits) ai milioni di diabetici sparsi in tutto il mondo, e di Solidarietà (povertà no limts) ai bambini dell’America Latina laddove l’Associazione Internazionale Padre Kolbe AIPK Onlus (Mauro era socio dal 2008) opera con  le missionarie e i volontari dell’Immacolata di Padre Kolbe per dare un’istruzione ed un futuro migliore a chi vive nella piena povertà.

E’ stata celebrata la S. Messa dal rettore del Santuario e concelebrata da don Giuseppe Ghiduzzi sacerdote ciclista della Parrocchia di Vado (BO) appartenente al gruppo degli over. Emozionante è stato il momento in cui è stato donato al Santuario, in ricordo di Mauro, un quadro contenente una maglia del suo ultimo viaggio e su una targhetta riportava queste parole:   
Mauro pedala dal cielo e noi abbiamo ricevuto il “suo testimone”:  continuare a “pedalare” per portare nel mondo  messaggi di speranza, “senza mollare mai”.
Grazie Mauro!