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martedì 6 agosto 2024

Occhio alle challenge estive, sono molto pericolose

 I consigli della Polizia Postale


In rete, soprattutto d’estate, circolano le cd. challenge o “sfide”, fenomeni pericolosi, dannosi e potenzialmente illegali che vengono presentati come “prove di coraggio”, da superare per aumentare la propria popolarità online.

Per i più giovani, complice anche la maggiore disponibilità di tempo libero da trascorrere online, il rischio di lasciarsi coinvolgere è concreto ed è bene quindi prestare la massima attenzione.

Seguite questi consigli e godetevi solo il meglio di internet: 

Per i genitori

  • Parla con tuo figlio di questi fenomeni e ricordagli che nessun livello di popolarità online merita di esporsi al rischio di agire illegalmente o di fare o farsi del male;
  • Monitora la navigazione e l’uso delle app social, anche stabilendo un tempo massimo da trascorrere connessi;
  • Se trovi in rete video o proposte di sfide pericolose o se tuo figlio dovesse ricevere inviti a prendere parte o contenuti riguardanti sfide segnala subito al portale ufficiale della polizia postale: www.commissariatodips.it

Per i ragazzi

  • Per quanto l’idea di partecipare a una sfida possa sembrarti allettante, ricorda che la vita non vale un like!
  • Non esporti a situazioni pericolose per fare selfie estremi;
  • L’uso improprio di sostanze e oggetti di uso comune, come ad esempio tab di detersivo, bicarbonato o sale è pericoloso e può essere letale;
  • Se sai che qualche tuo conoscente vuole partecipare a una challenge online, se qualcuno ti invita o ti vuole coinvolgere, parlane con un adulto di riferimento e segnala subito al portale ufficiale della polizia postale: www.commissariatodips.it

 

Per situazioni di pericolo puoi sempre chiamare il numero di emergenza 112 NUE. 

sabato 27 febbraio 2016

Il caldo dell'inverno porta il 'guaio' processionaria.

Da un articolo apparso su MSN Notizie, si apprende del proliferare sempre più preoccupante di un insetto che da alcuni anni è presente anche nel centro di Sasso Marconi: la processionaria, ben visibile grazie alle lunghe file di larve che si spostano in processione, da qui il nome, e che possono creare disagi e pericoli alla popolazione e agli animali.
Segnaliamo quindi volentieri l’articolo che un lettore ha inviato:
 
Dalla Valle d’Aosta alla Liguria, la ragnatela delle piante ora intossica gli uomini


Ormai è un assedio, che attraversa il Nord Italia e arriva al Sud della Francia. La processionaria, la larva urticante conosciuta anche come «gatta pelosa», invade case in Valle d’Aosta, stravolge giardini in Piemonte e Liguria e, a Mestre, costringe una scuola elementare a chiudere i battenti, con 7 bimbi e una maestra finiti all’ospedale a causa di piaghe e pruriti causati dall’insetto.
Il lepidottero defogliatore che, allo stadio larvale, si sposta in processione (da cui il nome) dai nidi simili a grossi gomitoli bianchi sui rami degli alberi per poi incrisalidarsi nel terreno, si sta espandendo in boschi e aree urbane creando allarme soprattutto per persone e animali: è ricoperto da peli altamente urticanti che, oltre a provocare dermatiti lunghe da curare, si spargono nell’aria causando problemi all’apparato respiratorio e ingeriti dai cani possono esser letali. Le temperature molto alte per la stagione hanno spinto la processionaria a uscire dai nidi molto prima del previsto e, in molti casi, a non rientrarci proprio.
In alcune vallate valdostane gli attacchi forti sono aumentati del 50% rispetto agli anni passati. Tra le zone più colpite ci sono quelle centrali come Sarre, Saint-Pierre e Villeneuve, ma anche La Salle, Morgex e Cervinia. «In questi boschi - racconta un abitante della frazione Conclonaz, sulla collina di Sarre - sono due anni che si registra un allarme in merito, adesso però il problema sta prendendo proporzioni bibliche. Le larve ricoprono porte e finestre e si intrufolano anche in casa: siamo pieni di bolle cutanee, prurito, bruciore alla gola e dolore nel deglutire provocato dall’ingestione dei peli che si spargono nell’aria». Oltre a una fascia di disboscamento intorno al piccolo agglomerato infestato, per le zone urbane Regione e Comuni fanno la raccolta dei nidi sui rami e a terra, per poi bruciarli, ma nessun decreto ingiuntivo è stato ancora emesso per far sì che i privati provvedano anche nei loro terreni. Al Disafa (Dipartimento di scienze agrarie, forestali e alimentari dell’Università di Torino) stanno arrivando molte segnalazioni da aree forestali e urbane della Val di Susa e della zona del Col di Tenda. 
«Il fenomeno è in crescita e in trasformazione anche in aree come il Sud della Francia - spiega Chiara Ferracini, dell’unità di Entomologia del Disafa - ed è dovuto principalmente ai recenti cambiamenti climatici: il freddo, che oggi manca, creava una pausa stagionale del ciclo di vita della processionaria, che ora, invece, prolifera e cerca cibo senza interruzione. Stiamo mettendo a punto un progetto Alcotra tra Piemonte, Liguria e Francia per il controllo della processionaria tramite la lotta biologica con un insetto antagonista, limitatore naturale». In Valle d’Aosta un centinaio di alberi sono stati trattati con iniezioni nel fusto dell’albero, mentre nel Ponente ligure, colpito dall’infestazione, «noi non ne facciamo perché sono troppo costose - dice Marcello Storace, dirigente del servizio fitosanitario Ligure - e ci affidiamo alla rimozione meccanica dei nidi con abbruciamento a terra. In alcune località si utilizzano, sotto il controllo delle autorità competenti, i cacciatori che sparano ai nidi con la doppietta. Ma ultimamente so che le pallottole con insetticida sono diventate difficili da reperire».

domenica 7 febbraio 2016

La formaldeide è un pericolo. Monitoriamolo.

Di Enrico Lavini,
professionista in valutazioni del rischio fisico e chimico.

Vorrei porre all'attenzione dei cittadini un argomento importante: dal 1° gennaio 2016, la formaldeide è stata inserita, ufficialmente anche per l'Italia, nell'elenco degli agenti chimici riconosciuti come cancerogeni per l'uomo.
A differenza di altre sostanze chimiche pericolose che si ritrovano in cicli produttivi specifici , la molecola dell'aldeide formica è estremamente diffusa e utilizzata in molteplici comparti, dalle plastiche, alla lavorazione della carta, del legname, nelle colle, negli oli ecc... I limiti espositivi professionali sono molto bassi e generalmente i limiti professionali sono ben più alti dei limiti a cui la popolazione può essere esposta per legge. La formaldeide è molto tossica e deve essere tenuta sotto controllo; quando possibile va eliminata con sostanze alternative.

Purtroppo temo che manchi questa sostanza nell'elenco degli agenti chimici aerodispersi e tenuti sotto controllo dagli Enti che hanno l'obiettivo di salvaguardare la salute della popolazione. Di conseguenza, sarebbe opportuno sollecitare gli stessi Enti di controllo a compiere una campagna di indagine specifica, in prossimità delle varie zone industriali confinanti con aree residenziali in modo particolare.

Spero che questo argomento susciti interesse e ci siano ulteriori sviluppi.


venerdì 28 agosto 2015

Cosa succede a Pian di Setta ? Sindaci fatecelo sapere!




L’immagine di un ‘palombaro terrestre’, che ieri si aggirava sui materiali di riporto delle gallerie della Variante di Valico, ha molto preoccupato i residenti della zona. Uno di loro ha fotografato l’uomo in tuta e mostrando l’insolita immagine,  chiede di essere tranquillizzato dagli amministratori locali. “ Sarà certamente tutto regolare e le nostre preoccupazioni saranno infondate, ma fatecelo sapere” , dice il residente che scrive:

In località Pian di Setta - Rioveggio, nella valle del Setta, nell'Appennino bolognese, è presente un grande sito di sversamento del materiale estratto dalle gallerie della Variante di Valico. A lavori di scavo in atto, circa due o tre anni fa, venne riscontrata in alcuni prelievi la presenza di amianto in dosaggi importanti. Seguirono articolate smentite e rassicurazioni da parte di Società. Autostrade, tendenti a riportare la presenza di questo materiale altamente cancerogeno in una normalità priva di sostanziale pericolo. Oggi pomeriggio, in prossimità della statale di valle, erano in atto operazioni di movimento terra con un escavatore e un camion che, caricato, si avviava ad allocare altrove il materiale di provenienza dalle gallerie. In prossimità dell’escavatore si notava la presenza di un uomo nella tenuta che le fotografie documentano. L’uomo , nonostante la temperatura ambientale fosse di 33 gradi, appare vestito in completa tenuta di sicurezza con tuta occhiali, maschera con respiratore autonomo e guanti. Il vestiario è quello idoneo al lavoro in ambiente altamente pericoloso per la salute. L’immagine data da quella anomala presenza è decisamente incoerente con le rassicurazioni che a suo tempo sono state fornite alla popolazione. C’è da chiedersi  se un normale movimento di terra richiede una simile precauzione, cosa può il vento trasportare per la valle e sui vicini centri abitati. Un supplemento di indagine per avere le necessarie spiegazioni e informazioni sembra quantomeno indispensabile. A Pian di Setta e a Rioveggio  ci auguriamo che le istituzioni, sindaci in testa, si attivino per verificare, in ragione di questa preoccupante evidenza, affinchè  la salute dei cittadini sia opportunamente garantita.

Il sindaco di Monzuno Marco Mastacchi, dopo aver precisato che chiederà spiegazioni sull’accaduto, ha detto: “Posso già tranquillizzare la cittadinanza poiché è certo che i materiali di risulta accumulati nello svaso di Pian di Setta non hanno presenze pericolose. Periodicamente, come convenuto, ricevo i risultati delle analisi di società Autostrada e degli organismi preposti al controllo ambientale e non rilevano la presenza di sostanze pericolose. Se questa presenza dovesse essere riscontrata  sarei il primo ad agire e ad avvertire la popolazione. Probabilmente la copertura protettiva dell’operatore faceva parte delle precauzioni procedurali previste dai protocolli per chi  effettua interventi di analisi”. 

L'immagine lunare che preoccupa


lunedì 12 maggio 2014

Sasso Marconi. Quelle fioriere sono un pericolo.



Il geometra Claudio Palmerini denuncia la pericolosità delle fioriere poste perpendicolarmente all’asse di percorrenza sulla via Porrettana nel tratto prospiciente il porticato del palazzo comunale e dice di aver già segnalato la ‘cosa’ agli uffici comunali di competenza.

Il geometra scrive:

Anche lo scorso sabato di mattina, un'automobile, che proveniva da via del Mercato,  ha urtato la prima fioriera posta sotto l'edificio comunale, riportando danni rilevanti.

Un paio di settimane fa un anziano in bicicletta ha urtato la prima fioriera, sempre provenendo da via Del Mercato,  e si è fatto male ad un ginocchio. Sono intervenuti anche i vigili per soccorrerlo.

Un mese fa un'altra automobile ha sbattuto contro la prima fioriera, con inevitabili danni, certamente onerosi. Prontamente gli operai del Comune hanno riposizionato la fioriera che si era spostata.

Ieri mattina in piazza davanti al  municipio la gente si chiedeva per quale motivo il Comune di Sasso Marconi non segnala con opportuni catarifrangenti, come previsto dal Codice della Strada, le fioriere poste sotto l'edificio Comunale.

Correttamente, ad esempio,  i fittoni metallici posti all'inizio di via Stazione , davanti alla profumeria Piselli, sono  segnalati con catarifrangenti gialli.

E’ auspicabile ormai un intervento adeguato per le fioriere. Ora sono un problema.


venerdì 6 dicembre 2013

Lupi alle porte di casa. Quale pericolo per l’uomo? Presentazione dei dati di distribuzione del lupo in Regione.



L’Unione Regionale Cacciatori Dell’Appennino ( Urca) ha inviato:

Domani, sabato 7 dicembre, alle 10, nella sede WWF Emilia Romagna di via S. Serlio  è in programma una conferenza stampa, aperta al pubblico,  sulla presenza del lupo in Appennino.

“Alla luce dei recenti casi di avvistamenti di lupi a ridosso dei centri urbani e del taglio a volte allarmistico di molti mezzi d'informazione,” si legge nell’invito, “ la Sezione regionale del WWF Italia ha organizzato un incontro con la stampa per illustrare i più recenti dati sull’espansione della specie nel nostro Appennino e discutere i vari problemi legati alla comunicazione della sua presenza”.

Ricercatori,  amministratori pubblici, esperti di comunicazione, cacciatori e allevatori presenteranno le complesse dinamiche connesse alla presenza del lupo  e risponderanno alle domande dei giornalisti, allo scopo di favorire il più possibile la diffusione di una corretta divulgazione sul tema.
La conferenza stampa è  pubblica.
Introduce e modera, Marco Galaverni, Presidente WWF Emilia Romagna.
Intervengono, Maria Luisa Zanni, responsabile Progetto Lupo dell’ Assessorato Agricoltura Regione Emilia Romagna; Davide Palumbo, biologo; Willy Reggioni del  Wolf Apennine Center; Elisa Berti  del  Centro Recupero Fauna Selvatica Monte Adone; Virgilio Donati di URCA e Sara Branchini del Centro Antartide.
Saranno a disposizione per domande e approfondimenti, David Bianco del Servizio Parchi Macroarea Emilia Orientale; Antonio Iannibelli   Fotografo Naturalista e Scrittore, Renato Magliulo, Etologo; Gianmaria Pisani,  Veterinario fauna selvatica e Jimmy Barrottu, allevatore.
Dalle 11.30 alle 12, gli esperti saranno a disposizione del pubblico anche via skype (marco.galaverni) e telefono (051522087) per rispondere a domande e curiosità.