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venerdì 8 novembre 2024

Quando è finita la civiltà contadina?

 



di Marcello Veneziani

 

“Abbiamo lasciata, in poco più di una generazione, una millenaria civiltà di contadini e di pescatori. Per questa civiltà che è ancora la civiltà presente nel Mezzogiorno, l’illuminazione di Dio era reale e importante; la famiglia, gli amici, i parenti, i vicini erano importanti; gli alberi, la terra, il sole, il mare, le stelle erano importanti”. Queste parole non provengono da un nostalgico sudista ma da un imprenditore del nord proiettato nell’avvenire: le pronunciò Adriano Olivetti a Pozzuoli nel 1959. Poco dopo, quella millenaria civiltà sarebbe sparita. Ma in quel tempo i contadini erano ancora la maggioranza della popolazione al sud. Chi è nato negli anni cinquanta ancora ricorda, come il sogno di un bambino, quel mondo popolato di contadini, di traini, di braccianti che vanno in piazza per essere ingaggiati; ricorda le loro case, i loro corpi piegati dalla fatica, le loro mani segnate dal duro lavoro. E poi il loro modo ruvido di essere, di parlare, di tacere, di camminare. Che fine ha fatto la civiltà contadina, ci sono ancora tracce, qualcosa riaffiora col declino della modernità industriale che ne aveva preso il posto? No, siamo passati dalla preistoria contadina alla poststoria tecno-globale; di quel mondo ora è scomparsa pure l’impronta mentale e culturale.

“Un mondo serrato nel dolore e negli usi, negato alla Storia e allo Stato, eternamente paziente; quella terra senza conforto e dolcezza, dove il contadino vive nella sua miseria e nella sua lontananza, la sua immobile civiltà su un suolo arido, alla presenza della morte”. Così scriveva un altro piemontese costretto a sud, Carlo Levi, in Cristo si è fermato a Eboli. Un ritratto tutt’altro che idilliaco di quel mondo, di cui veniva evocata la miseria. Forse i suoi occhi di confinato rendevano più triste quel mondo; ma la nostalgia a volte edulcora ricordi di una vita aspra, intrisa di amarezza e rassegnazione.

Eppure, evocando agli inizi del novecento la fine della civiltà contadina, Charles Péguy la definì “il più grande avvenimento della storia dopo la nascita di Cristo”. Una rivoluzione copernicana, dove la terra non era il pianeta ma il suolo, i suoi frutti, la sua coltivazione e i suoi abitanti col loro modo di vivere. Quel vivere comunitario in sintonia con la natura, le stagioni, i suoi ritmi, le sue benedizioni e le sue sciagure, che a volte sono assai simili, differiscono solo per quantità o per tempismo… La pioggia e il sole, benedetti e maledetti…

Nel pieno della modernità industriale ci fu chi confessò di preferire quel mondo antico che precedeva la mutazione antropologica degli anni sessanta e settanta. “È questo illimitato mondo contadino prenazionale e preindustriale sopravvissuto fino a solo pochi anni fa, che io rimpiango” -scriveva PierPaolo Pasolini a Italo Calvino – “Gli uomini di questo universo non vivevano un’età dell’oro, come non erano coinvolti, se non formalmente con l’Italietta. Essi vivevano quella che Chilanti ha chiamato l’età del pane. Erano cioè consumatori di beni primari, necessari alla loro povera e precaria vita. Mentre è chiaro che i beni superflui rendono superflua la vita…”. Resta però da spiegare perché la rimpianta civiltà contadina sia stata così velocemente e così facilmente cancellata e i suoi stessi abitatori si siano così docilmente e avidamente consegnati alla società dei consumi.

L’età del pane è una bellissima espressione che si riferisce all’infanzia ma anche a quel mondo antico, ancora fermo all’età della fame. Il pane indica il bisogno elementare di una società povera e semplice, com’era quella fiorita intorno alla civiltà contadina. Chi è nato negli anni cinquanta al sud ricorda i bambini per strada, a volte scalzi, che stringevano in mano un tozzo di pane, con la mollica inumidita dalla loro saliva. Quel nutrimento basilare, quella dotazione delle madri ai loro piccoli raccontava una condizione di miseria appena sedata dai morsi più urgenti.

Parlando della civiltà contadina, ci siamo riferiti al sud ma abbiamo citato solo autori settentrionali. Bisogna leggere Corrado Alvaro, Elio Vittorini, Rocco Scotellaro, Tommaso Fiore e altri, per farsi raccontare da uomini del sud cos’era la civiltà contadina. Il calabrese Alvaro, per esempio, così commenta la fine della civiltà contadina: ”Non avrei mai pensato che ci sarebbe toccato vivere al tramonto di un mondo. Proprio ti chiedo scusa. Certo, é ridicolo che io ti chieda scusa del tempo, del secolo, dell’epoca, del mondo come va. Ma ognuno è responsabile del suo tempo”. Ma per Vittorini quella cultura contadina Sopravviveva sotto traccia. Scotellaro narrava lo strano impasto di schiavitù e libertà nella vita dei campi: “Ho perduto la schiavitù contadina,/ non mi farò più un bicchiere contento,/ ho perduto la mia libertà”. Per Scotellaro la cultura ufficiale “sconosce la storia autonoma dei contadini, il loro più intimo comportamento culturale e religioso” nel suo formarsi e modificarsi. Egli paragona i contadini all’uva puttanella che ha acini maturi ma piccoli che devono lottare con l’altra uva dagli acini più grandi per sopravvivere. Dove è finito quel “popolo di formiche” e di “cafoni all’inferno”, per dirla con Fiore? È come svanito, si è rifugiato nei ricordi. “Dopo l’imbrunire ci sediamo a cena, scodella tra le gambe, intorno al rosso focolare. Appena, poco prima, qualche lieve campano di vacche…gli operai si godono in silenzio il fuoco. Subito m’addormento come un bambino, per svegliarmi il domani, fra lo stesso suono di campani, come una carezza”. Il sogno della civiltà contadina.

sabato 8 giugno 2019

La civiltà contadina in una mostra

Adriano Simoncini, precisando che ' è una bellissima mostra sulla civiltà contadina della nostra montagna. Le foto sono del monzunese Frediano Salomoni, scattate 40 anni fa quando ancora i superstiti la vivevano come da tradizione secolare', invita all'inaugurazione di lunedì 10 giugno, alle 18 e precisa ' ai presenti verrà donato il catalogo che comprende tutte le foto della mostra'.





mercoledì 22 novembre 2017

Riola di Vergato ha una nuova mostra sulla Linea Gotica e sulla civiltà contadina

L'Unione dei Comuni dell'Appennino bolognese invia:

È stata inaugurata a Riola di Vergato presso le ex scuole “Giuseppe Bontà” la mostra “Reperti della Linea Gotica e strumenti della civiltà contadina” che sarà visitabile, ad ingresso gratuito, sino al 4 aprile 2018.
Organizzata dall’Unione Comuni Appennino bolognese e dal Comune di Vergato in collaborazione con Bologna Welcome, Comune di Grizzana Morandi, Pro Loco di Riola e ANA Alpini di Vergato, l’esposizione, curata da Silvano Monti, si articoli in due settori. 

Il settore “Linea Gotica” presenta reperti della seconda guerra mondiale, in maggior parte oggetti di scavo nel territorio dell’Unione comuni Appennino bolognese, parte della collezione di Giovanni Palmieri, curatore del settore. E reperti degli eserciti tedesco ed americano, rinvenuti sui campi di battaglia della linea Gotica: materiale di equipaggiamento, documentazione, giornali d’epoca e mappe, decorazioni, libri fotografie ed altro.








L’area invece “Civiltà contadina” contiene oggetti di vita quotidiana della casa e del lavoro esposti mediante ricostruzioni degli ambienti. La cucina, la camera da letto, il calzolaio, il falegname, il norcino. Piccoli e grandi oggetti, dal biroccio lavorato con fregi e bassorilievi scolpiti nel legno, al rasoio a serramanico del barbiere di una volta, dei quali la mostra si propone di valorizzare, oltre alla funzionalità specifica, anche l’aspetto artistico culturale.
Marco Tamarri, responsabile cultura e turismo dell’Unione dell’Appennino bolognese, commenta “La nostra idea è che i turisti possano visitare la Rocchetta Mattei, ammirare la chiesa di Alvar Aalto e passare a vedere questa mostra in un unico giro. Si tratta di una mostra importante perché rappresenta l’anticamera di quel centro di documentazione che andremo a inaugurare il prossimo anno e che consentirà a Vergato di diventare la porta di accesso della Linea Gotica”.
Grazie infatti ad un progetto finanziato con i fondi del “Patto per Bologna” - pari a 500.000 € - sarà aperto a Vergato un centro di documentazione interattivo all’interno di locali comunali: un centro di nuova concezione, che non si limiti alle consuete mostre di reperti, ma che punti a far conoscere al più largo numero di persone possibile una delle pagine maggiormente impregnanti della storia italiana.

Da parte sua il sindaco di Vergato Massimo Gnudi ( nella foto in alto taglia il nastro) sottolinea come “Questa mostra rappresenta una testimonianza significativa della seconda guerra mondiale, visto che la Linea Gotica si soffermò a Vergato per un lungo periodo. Si tratta di materiali che permettono di ricostruire un patrimonio della memoria di questa zona e della sua identità culturale. Speriamo nella presenza di studenti e giovani che possano così venire a conoscenza delle vicende di quel periodo”.

giovedì 16 novembre 2017

Sasso Marconi festeggia il decimo compleanno dell'Aula della Memoria, Riola inaugura la mostra di reperti della Linea Gotica e strumenti della civiltà contadina.

ANPI Sasso Marconi informa:


L’Aula della Memoria di Colle Ameno a Pontecchio Marconi festeggia domani, venerdì 17 novembre alle 19, il decimo compleanno con una serata di incontro musica a dibattiti nel Salone delle Decorazioni del Borgo.

La serata sarà aperta da un buffet di ringraziamento ai volontari che hanno permesso la Pastasciutta Antifascista 2017, lo scorso 25 Luglio. 

Dopo l’intrattenimento musicale il “Duo Jakova Sindona”, alle 20.30, si passerà a discutere di Memoria attiva e Cittadinanza: verranno trattati i temi dello Ius soli temperato e dello Ius culture con una rappresentante di #ItalianiSenzaCittadinanza.

Con Luigi Fadiga, ex magistrato ed ex garante per l’infanzia dell’Emilia Romagna, verrà spiegato come si diventa Tutor volontario per minori stranieri non accompagnati.

Parteciperanno all'incontro alcuni dei protagonisti che hanno permesso la realizzazione dell’Aula della Memoria, fra cui Marilena Fabbri, Massimo Masetti, Sandra FedericiLavinia de Bonis e per ANPI, l’allora Segretaria di Sezione, Carmela Gardini.

Al termine del dibattito sarà festeggiato il decennale del museo e dell'aula didattica con il taglio delle torte.

L'Aula della Memoria, voluta per ricordare quanto avvenne nel 1944, quando l'ampia struttura fu utilizzata dall'esercito tedesco come campo di concentramento e di smistamento, è gestita dalla Sezione ANPI di Sasso Marconi e accoglie ogni anno numerose scolaresche e visitatori.
L'Unione dei Comuni dell'Appennino bolognese ricorda:

Sarà inaugurata sabato prossimo, 18 novembre presso le ex scuole Giuseppe Bontà a Riola di Vergato, la mostra “Reperti della Linea Gotica e strumenti della civiltà contadina” che sarà visitabile, ad ingresso gratuito, sino al 4 aprile, con i seguenti orari: sabato, domenica e festivi, dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19. Su prenotazione nelle altre giornate contattando: Marco Tamarri: mob. 340 1841931, e-mail: marco.tamarri@unioneappennino.bo.it.

Organizzata dall’Unione Comuni Appennino bolognese e il Comune di Vergato in collaborazione con Bologna Welcome, Comune di Grizzana Morandi, Pro Loco di Riola e ANA Alpini di Vergato, l’esposizione, curata da Silvano Monti, si articola in due settori.

Linea Gotica: reperti della seconda guerra mondiale, in maggior parte oggetti di scavo nel territorio dell’Unione comuni Appennino bolognese, parte della collezione di Giovanni Palmieri, curatore del settore. E reperti degli eserciti Tedesco ed Americano, rinvenuti sui campi di battaglia della linea Gotica: materiale di equipaggiamento, documentazione, giornali d’epoca e mappe, decorazioni, libri fotografie ed altro.

Civiltà contadina: oggetti di vita quotidiana della casa e del lavoro esposti mediante ricostruzioni degli ambienti. La cucina, la camera da letto, il calzolaio, il falegname, il norcino. Piccoli e grandi oggetti, dal biroccio lavorato con fregi e bassorilievi scolpiti nel legno, al rasoio a serramanico del barbiere di una volta, dei quali la mostra si propone di valorizzare, oltre alla funzionalità specifica, anche l’aspetto artistico culturale.