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domenica 18 marzo 2018

Il Pd archivia il "renzismo": tra i dem parlare di governo non è più un tabù

Riportiamo l'articolo di Bologna Today poiché emblematico di come in politica tutto sia quantomai precario, ricordando che il 'buon Petrarca' soleva affermare che 'le rivoluzioni servono perchè chi andava a cavallo vada a piedi e chi a piedi vada a cavallo'. Questo per sottolineare che, per il popolo, poco cambiava: c'era sempre uno a cavallo da ' servire'. In questo frangente, non siamo di fronte a una rivoluzione, ma un terremoto politico piuttosto forte le cui conseguenze si vedranno in futuro.

Il sottotitolo dell'articolo

Pezzi importanti del partito stanno iniziando a smarcarsi dalla linea dettata dall’ex segretario. Obiettivo comune: assicurare la disponibilità del Pd ad un eventuale esecutivo di scopo voluto dal Colle

L'articolo

Il Pd mette da parte il “renzismo”. Inizia a concretizzarsi lo scenario che Matteo Renzi temeva dopo l’esito del voto: pezzi importanti del partito infatti stanno iniziando a smarcarsi dalla linea dettata dall’ex segretario prima di annunciare le sue dimissioni. Per ora i dirigenti continuano a ripetere che il Pd starà all’opposizione, ma qualche segnale in senso contrario inizia ad arrivare. Il primo è stato lanciato da Dario Franceschini che sul Corriere della Sera ha invitato le altre forze politiche a partecipare tutte insieme ad una legislatura costituente. Tutti dentro in un governassimo insomma, con l’obiettivo di cambiare le regole del gioco dopo decenni di tentativi infruttuosi. E ieri l’iniziativa di Gianni Cuperlo, che ha chiamato a raccolta vari parlamentari dem, ha rappresentato un altro segnale in tal senso.

Pd al governo? Perché no

Non vedo le condizioni per un accordo con chi dice di aver vinto – ha detto Cuperlo – ma i sei milioni che ci hanno votato lo hanno fatto perché governassimo…”. E per essere ancora più chiaro: “Se dopo tentativi a vuoto l’appello fosse a un governo condiviso, io dico che non dovremmo scegliere l’Aventino”.
Perché è chiaro a tutti che il capo dello Stato arriverà probabilmente ad un tentativo del genere, se chi ha vinto politicamente le elezioni – cioè M5s da un lato e centrodestra e in particolare la Lega dall’altro – non sarà in grado di mettere insieme una maggioranza in Parlamento.

Pd, nasce un nuovo correntone?

Insomma parlare di un Pd di nuovo al governo non è più un tabù. Del resto, come sottolinea Askanews, bastava leggere l’elenco dei partecipanti per capire che aria tirava: Andrea Orlando, il neo-iscritto Pd Carlo Calenda, il neo-reggente Maurizio Martina che si è presentato nella sua nuova veste esaltando le virtù della “gestione collegiale” del partito, cioè il contrario di quello che faceva Renzi. L’embrione di un ‘correntone’ che rimescola gli assetti usciti dal congresso dello scorso aprile, mettendo insieme pezzi di minoranza, di maggioranza e new-entry come il ministro che da mesi polemizza con Renzi.


Obiettivo comune: assicurare la disponibilità del Pd ad un eventuale tentativo di Sergio Mattarella di mettere su un ‘governo di scopo’ o ‘del presidente’ per uscire dalle sabbie mobili.



lunedì 12 gennaio 2015

Crollo degli iscritti Pd. In Emilia-Romagna sono il 20% in meno, via Rivani sotto la media regionale. E i Dem pensano a una nuova tessera con sconti nei musei e nei teatri.




Un lettore segnala questa informazione giornalistica di SILVIA BIGNAMI e si chiede “ci si iscrive ad un partito per fede politica o per avere gli sconti ?”

 Calano gli iscritti al Pd, a Bologna più ancora che in regione. E se la federazione regionale registra un calo dei tesserati del 20% rispetto al 2013, via Rivani è sotto di quasi il 25%, raggiungendo appena il 76% dei 19mila tesserati dell’anno precedente. In numeri assoluti, si parla di circa 14.400 iscritti totali nel 2014, anche se dalla federazione precisano che la campagna iscrizioni, partita a maggio, non è ancora terminata e si intensifica ora, in vista dell’apertura del congresso per l’elezione del successore di Raffaele Donini, tra poche settimane. Ma il dato preoccupa i dirigenti, messo insieme pure a quello sul crollo dell’affluenza alle regionali (ferma al 37%). E più di tutti inquieta l’ex segretario Pierluigi Bersani, che ieri commentava amaramente il calo d’iscritti nella sua regione: "Quello dell’Emilia Romagna è un dato che non soddisfa, nonostante qui vada meglio che altrove".

In via Rivani si prova a lanciare lo sprint finale per risalire la china. "Non c’è alcuna volontà di non dare i dati della federazione bolognese - spiega il responsabile organizzazione Raffaele Persiano -. Il fatto è che non sono definitivi, perché il tesseramento continua fino alla convocazione del congresso". All’assise mancano però poche settimane, e raggiungere quota 19mila (per pareggiare il 2013) non sarà semplice. Senza considerare che gli iscritti sono in flessione da anni. Dati alla mano, la federazione di Bologna ne contava nel 2010, quando fu eletto per il suo primo mandato Raffaele Donini, circa 25mila. Da allora calano progressivamente. Nel 2012, 23mila. Nel 2013, anno nero con la “non-vittoria” alle politiche e i 101 franchi tiratori del Quirinale, 19mila, con un’impennata a fine anno coincisa col congresso nazionale che elegge Renzi segretario. Poi il tonfo, con questa stasi allarmante, nel 2014, intorno ai soli 14.400 iscritti del Pd bolognese, a poche settimane dalla chiusura della campagna.

In alto si minimizza, ma sono dati da terremoto politico, ancor più preoccupanti se confrontati coi 65mila iscritti dell’era Pds, o coi 120mila del Pci. E dati che, oltretutto, vedono Bologna sotto la media regionale: il Pd emiliano romagnolo raggiunge l’80% dei tesserati 2013 (60mila) mentre il Pd bolognese arriva a stento al 76%. "C’è un problema che si chiama partito - commenta Bersani -, perché senza grandi forze collettive non c’è democrazia. Il Pd è stato ed è una scommessa che si fonda su iscritti ed elettori. Entrambi. Da questo punto di vista il dato dell’Emilia Romagna non è soddisfacente".

Via Rivani prova del resto a correre ai ripari incentivando l’iscrizione. Ad esempio, con la proposta della responsabile cultura Isabella Angiuli, che lancia sconti in cinema, teatri e musei ai tesserati dem, come fanno già da anni le cooperative. Il responsabile regionale dell’organizzazione Giorgio Sagrini va oltre, auspicando, in vista del congresso regionale alle porte, "nuove modalità di adesione che considerino e valorizzino il ruolo, accanto a quello degli iscritti, anche delle decine di migliaia di persone registrate nell’albo degli elettori delle primarie Pd".

Intanto si prova a tirare la volata al tesseramento grazie ai congressi. Non solo quello regionale, ancora in alto mare dopo il ritiro di Paolo Calvano dalla corsa. Ma soprattutto quello provinciale, che vedrà confrontarsi il cuperliano capogruppo in Comune Francesco Critelli con il renziano Marco Lombardo, vice di Donini. A sostegno di Critelli si è espressa venerdì

sera la totalità della mozione Cuperlo  compresa l’area legata a Simonetta Saliera  in una riunione di oltre 200 persone che punta molto a coinvolgere i tesserati in una discussione, anche precedente all’assise, su forma partito e finanziamento pubblico. Poi la voce passerà agli iscritti per il congresso, con l’obiettivo di arrivare almeno ai 6.400 votanti dell’assise del 2013 ed evitare un nuovo flop della partecipazione sotto le Torri.