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sabato 14 ottobre 2023

Caldo record in ottobre in Emilia-Romagna

Superati i 30 °C in moltissime stazioni, un fenomeno inedito per persistenza ed estensione




Dalla fine di settembre si è andato rafforzando un promontorio anticiclonico di tipo subtropicale. Una configurazione meteorologica del tutto simile a quelle estive. Le temperature su tutto il bacino del Mediteranno centro-occidentale hanno pertanto infranto tutti i precedenti record.

Il nord-italia e l’Emilia-Romagna non hanno fatto eccezione, raggiungendo il picco del caldo fra l’8 e il 10 ottobre. In queste giornate un numero crescente di stazioni ha superato i 30 °C di temperatura massima. Il giorno 9/10 ben 139 stazioni della rete regionale su 256 attive hanno superato quella soglia, mentre in pianura la media delle massime in questo periodo dovrebbe essere 21 °C (periodo 1991-2020).

Il superamento occasionale della soglia di 30°C in una giornata di ottobre in un numero limitato di stazioni è un evento già accaduto nel passato, ma la persistenza ed estensione del fenomeno è del tutto inedita.

L’assoluta unicità di questa situazione appare chiara anche in termini di temperatura media regionale, come mostra il grafico seguente. Si osserva come dal primo di ottobre la temperatura media regionale in Emilia-Romagna, ottenuta mediando i dati dell’analisi ERG5 che usa in input tutte le stazioni del denso network osservativo regionale, sia rimasta allineata su valori prossimi o superiori ai record storici invece che nell’intervallo di normalità climatico delimitato dalla fascia verde (più o meno una deviazione standard intorno al valore medio 1991-2020). Dal giorno 8, un ulteriore riscaldamento della massa d’aria in quota, con 18 °C in libera atmosfera al livello di riferimento di 850 hPa, valore tipico del mese di luglio, ha fatto balzare la temperatura media regionale a 22 °C, superando di oltre 3 °C il precedente record storico stabilito nel 2001.



Le persistenti anomalie termiche degli ultimi mesi stanno facendo salire rapidamente anche l’anomalia annuale, che al momento attuale ha raggiunto +1 °C rispetto al periodo 1991-2020, valore molto elevato e appena dietro al precedente valore record del 2022. Il grafico in tempo reale dove poter visualizzare il dato medio regionale e la previsione per I prossimi 15 giorni è disponibile al seguente link: https://www.arpae.it/it/temi-ambientali/clima

 (Fonte Arpae)

lunedì 24 luglio 2023

Caldo record e siccità nel 2022

 Il clima in Italia nel rapporto di Snpa. Picco di anomalia termica a giugno (+3,09°C) e livelli più bassi di piovosità (-22%) dal 1961


Mentre a scala globale, sulla terraferma, il 2022 è stato il quinto anno più caldo della serie storica, in Italia con un’anomalia media di +1,23°C rispetto al valore climatologico 1991-2020, il 2022 è risultato l’anno più caldo dal 1961, superando di 0,58°C il precedente record assoluto del 2018 e di 1,0°C il valore del precedente anno 2021. Tutti i mesi dell’anno sono stati più caldi della media, a esclusione di marzo e aprile: anomalie superiori a 2°C si sono registrate a giugno (con il picco di +3,09°C) e nei mesi di luglio, ottobre e dicembre. L’anomalia più marcata in estate (+2,18°C), seguita dall’autunno (+1,38°C) e dall’inverno (+0,58°C).

Il 2022 è stato l’anno meno piovoso dal 1961, segnando un -22% rispetto alla media climatologica 1991-2020, con precipitazioni inferiori alla norma (-39%) da gennaio a luglio. Le anomalie sono state più marcate al Nord (-33%), seguite dal Centro (-15%) e dal Sud e Isole (‑13%). A scala nazionale i mesi relativamente più secchi sono stati ottobre (-62%) e gennaio (-54%), mentre il mese relativamente più piovoso è stato agosto (+69%). Le prolungate condizioni di siccità, associate alle alte temperature, hanno determinato una forte riduzione della disponibilità naturale di risorsa idrica: stimata per l’Italia una disponibilità annua di 221,7 mm (ca. 67 km3), che rappresenta il minimo storico dal 1951 a oggi, e delinea una riduzione di circa il 50% rispetto alla disponibilità annua media di risorsa idrica stimata per l’ultimo trentennio climatologico 1991-2020.

Il Rapporto “Clima in Italia nel 2022”, pubblicato dall’Ispra con cadenza annuale dal 2006, quest’anno diventa un prodotto Snpa. Grazie al coinvolgimento del Sistema nazionale per la protezione ambientale, si arricchisce di approfondimenti sul clima anche a scala regionale e locale redatti dalle Agenzie ambientali regionali, nonché su aspetti idro-meteo-climatici e meteo-marini più rilevanti dell’anno in esame. Arpae, nello specifico, ha contribuito con dati meteorologici osservati in Emilia-Romagna, la climatologa Valentina Pavan è autrice del capitolo 2 del rapporto e l'Osservatorio clima dell'Agenzia ha redatto un approfondimento sulle anomalie termiche dell'estate 2022.

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Nel 2022 non sono mancati eventi estremi di precipitazione, in alcuni casi eccezionali. Particolarmente rilevante è stato il tragico evento che il 15 settembre ha investito le Marche, dove un sistema temporalesco autorigenerante e stazionario ha causato fenomeni intensi e localizzati, con precipitazioni giornaliere che hanno superato localmente i 400 mm. A fine novembre 2022, l’Alto Adriatico è stato interessato da un evento meteo-marino eccezionale, connesso al fenomeno della ciclogenesi alpina, che ha fatto temporaneamente registrare valori di innalzamento del livello del mare sotto costa anche superiori a 200 cm (tra i più alti delle serie storiche esistenti), che hanno reso necessaria l’attivazione delle barriere del Mose di Venezia. Da ricordare anche l’evento drammatico del 26 novembre a Ischia, con precipitazioni intense e massimi di 176,8 mm in 24 ore,presso la stazione di Forio d’Ischia e 13,4 mm in 10 minuti, presso la stazione di Monte Epomeo, che ha innescato colate di fango e causato la perdita di vite umane e ingenti danni al territorio.

L’inverno 2022 è stato caratterizzato da una copertura nevosa esigua rispetto agli ultimi decenni e che si è fusa velocemente nei mesi primaverili ed estivi a causa delle alte temperature: nel mese di maggio è stata stimata una superficie inferiore a 5.000 km2, paragonabile a una situazione tipica di fine giugno-luglio. Il protrarsi nel corso dell’anno di questa, finora rara, combinazione di precipitazioni nevose molto scarse e temperature decisamente sopra le medie climatologiche, ha contribuito ad alimentare le condizioni di forte siccità, oltre ad avere pesanti conseguenze sui ghiacciai alpini che già a partire dai primi giorni di giugno si sono ritrovati in gran parte scoperti da neve: la fusione glaciale 2022 nel settore nord-occidentale delle Alpi è stata quattro volte più intensa rispetto alla media degli ultimi 20 anni.

Il rapporto è strutturato in due parti. La prima parte del volume descrive l’andamento del clima nel corso dell’ultimo anno e aggiorna la stima delle variazioni climatiche negli ultimi decenni in Italia sulla base di dati, statistiche, indici e indicatori climatici derivati dal Sistema nazionale per la raccolta, l’elaborazione e la diffusione di dati climatologici di interesse ambientale (Scia, www.scia.isprambiente.it). La seconda parte raccoglie contributi di approfondimento, dalla scala nazionale alla scala locale, sui principali elementi che hanno caratterizzato il 2022: la siccità e la scarsità idrica, il caldo, gli eventi idro-meteo-climatici e meteo-marini significativi.

Scarica il rapporto

(Fonte: Snpa)


venerdì 1 settembre 2017

CALDO RECORD: COLDIRETTI CHIEDE STATO DI CALAMITÀ.

 
È soprattutto l’eccesso di caldo che nell’area provinciale di Bologna ha messo in ginocchio l’agricoltura. Lo afferma Coldiretti Bologna che ha chiesto alle istituzioni di delimitare l’intero territorio per il riconoscimento di calamità naturale in modo da poter attivare tutti i provvedimenti di legge che consentano di ridurre gli ingenti danni alle aziende agricole.

Coldiretti Bologna ricorda che dalla metà di giugno le temperature sul territorio provinciale hanno raggiunto livelli mai toccati negli ultimi 20 anni collocandosi al di sopra della media fino a 1,5 gradi centigradi. Il caldo eccessivo accompagnato da un calo delle precipitazioni del 60%, ha sconvolto l’andamento produttivo delle principali colture, con forti ripercussioni sugli andamenti di mercato per il crollo dei prezzi.

L’esplosione di caldo che ha caratterizzato il periodo già dalla fine di maggio – sottolinea Coldiretti provinciale – ha determinato una concentrazione delle maturazioni della frutta estiva, con conseguente eccesso di offerta che ha portato, ad esempio, i prezzi delle pesche fino a 20 centesimi al chilo, la metà dei costi di produzione. È diminuita anche la produzione di latte, stimata da Coldiretti attorno al 15% negli ultimi due mesi, a causa dello stress degli animali per il troppo caldo. In sofferenza anche le produzioni di mais, mentre l’eccessivo caldo che ha ridotto il lavoro delle api e la concentrazione delle fioriture hanno dimezzato la produzione di miele, azzerando quasi interamente il pregiatissimo miele di acacia, a causa delle sfioritura precoce di questi alberi.

In difficoltà una delle produzioni d’eccellenza della provincia di Bologna, come i “Marroni Igp” di Castel Del Rio: le piante nelle aree di maggiore pendenza hanno perso foglie e ricci, per un danno produttivo stimato attorno al 50%, che potrebbe raggiungere anche l’80% se le temperature non torneranno più fresche in tempi brevi. Un discorso a parte – rileva Coldiretti – va fatto per il grano e la vite. Caldo e scarsità di precipitazioni hanno ridotto la produttività, con un calo del 15% per il grano duro e del 20% mediamente per la vite con punte fino al 40% nelle zone collinari dove non è possibile irrigare. Gli ottimi risultati in termini di qualità per entrambi i prodotti non riescono però a compensare il calo quantitativo.