I circoli di Legambiente di Bologna, Imola, Medicina,
Pianura Nord e Setta Samoggia Reno esprimono una profonda e rinnovata
preoccupazione per l’intenzione di proseguire con il progetto edificatorio che
prevede la realizzazione di circa 250 appartamenti nell’area ex Sapaba di
Casalecchio di Reno, sulla riva sinistra del fiume Reno.
Si tratta di un’area che, per le sue
caratteristiche naturali, storiche e ambientali, dovrebbe essere tutelata e
preservata, non trasformata in un nuovo comparto residenziale. Il suolo
naturale – sottolineano i circoli – non è una risorsa infinita né sacrificabile
in nome di presunti diritti edificatori acquisiti: è un bene comune e una vera
e propria infrastruttura ecologica, fondamentale per l’assorbimento delle
acque, la mitigazione delle piene, la riduzione del rischio idraulico e la
sicurezza dei cittadini.
Edificare in prossimità dei corsi
d’acqua significa ignorare le evidenze scientifiche e gli insegnamenti lasciati
dai recenti eventi alluvionali che hanno colpito l’Emilia-Romagna. Alluvioni
che non possono essere considerate eventi imprevedibili o eccezionali, ma alle
quali hanno contribuito in modo significativo decenni di impermeabilizzazione
del suolo, restringimento degli alvei ed edificazioni in aree fragili.
Secondo Legambiente è grave che si
continuino ad avallare progetti potenzialmente dannosi per la collettività,
paventando il rischio di contenziosi legali che, alla luce del mutato contesto
climatico, normativo e dei pareri tecnici qualificati, potrebbero essere
facilmente respinti. La tutela dell’interesse pubblico – ribadiscono – deve
prevalere su quella degli interessi privati, soprattutto quando sono in gioco
l’incolumità delle persone, la sicurezza del territorio e la qualità della
vita.
I circoli ricordano inoltre che anche
la Soprintendenza aveva già espresso pareri negativi sul progetto. Valutazioni
che non possono essere archiviate come meri ostacoli burocratici, ma che
rappresentano un chiaro segnale di allarme, che le istituzioni hanno il dovere
di ascoltare e rispettare.
Da qui l’appello alla Città
Metropolitana di Bologna e alla Regione Emilia-Romagna affinché esprimano un
parere negativo chiaro e netto, adottando uno sguardo sovracomunale e coerente
con quanto accaduto negli ultimi anni sul territorio regionale. La
pianificazione – conclude Legambiente – non può più essere frammentata né
subordinata a singoli interessi: è necessaria una visione lungimirante, fondata
sulla reale riduzione del consumo di suolo, sulla riqualificazione
dell’esistente e sulla salvaguardia delle aree prossime ai fiumi.
Una scelta che rappresenterebbe un
tassello importante per la tutela del futuro collettivo.
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