domenica 8 febbraio 2026

Area ex Sapaba, Legambiente: “Difendere il suolo naturale lungo il Reno significa tutelare sicurezza e qualità della vita”

 



I circoli di Legambiente di Bologna, Imola, Medicina, Pianura Nord e Setta Samoggia Reno esprimono una profonda e rinnovata preoccupazione per l’intenzione di proseguire con il progetto edificatorio che prevede la realizzazione di circa 250 appartamenti nell’area ex Sapaba di Casalecchio di Reno, sulla riva sinistra del fiume Reno.

Si tratta di un’area che, per le sue caratteristiche naturali, storiche e ambientali, dovrebbe essere tutelata e preservata, non trasformata in un nuovo comparto residenziale. Il suolo naturale – sottolineano i circoli – non è una risorsa infinita né sacrificabile in nome di presunti diritti edificatori acquisiti: è un bene comune e una vera e propria infrastruttura ecologica, fondamentale per l’assorbimento delle acque, la mitigazione delle piene, la riduzione del rischio idraulico e la sicurezza dei cittadini.

Edificare in prossimità dei corsi d’acqua significa ignorare le evidenze scientifiche e gli insegnamenti lasciati dai recenti eventi alluvionali che hanno colpito l’Emilia-Romagna. Alluvioni che non possono essere considerate eventi imprevedibili o eccezionali, ma alle quali hanno contribuito in modo significativo decenni di impermeabilizzazione del suolo, restringimento degli alvei ed edificazioni in aree fragili.

Secondo Legambiente è grave che si continuino ad avallare progetti potenzialmente dannosi per la collettività, paventando il rischio di contenziosi legali che, alla luce del mutato contesto climatico, normativo e dei pareri tecnici qualificati, potrebbero essere facilmente respinti. La tutela dell’interesse pubblico – ribadiscono – deve prevalere su quella degli interessi privati, soprattutto quando sono in gioco l’incolumità delle persone, la sicurezza del territorio e la qualità della vita.

I circoli ricordano inoltre che anche la Soprintendenza aveva già espresso pareri negativi sul progetto. Valutazioni che non possono essere archiviate come meri ostacoli burocratici, ma che rappresentano un chiaro segnale di allarme, che le istituzioni hanno il dovere di ascoltare e rispettare.

Da qui l’appello alla Città Metropolitana di Bologna e alla Regione Emilia-Romagna affinché esprimano un parere negativo chiaro e netto, adottando uno sguardo sovracomunale e coerente con quanto accaduto negli ultimi anni sul territorio regionale. La pianificazione – conclude Legambiente – non può più essere frammentata né subordinata a singoli interessi: è necessaria una visione lungimirante, fondata sulla reale riduzione del consumo di suolo, sulla riqualificazione dell’esistente e sulla salvaguardia delle aree prossime ai fiumi.

Una scelta che rappresenterebbe un tassello importante per la tutela del futuro collettivo.

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