domenica 22 febbraio 2026

Ictus ischemico, nuovo farmaco sperimentale: ridotte del 26% le recidive



L' Ausl Bologna informa: 


Una riduzione del 26% delle recidive di ictus ischemico, senza aumento dei sanguinamenti maggiori. Sono i risultati del trial internazionale OCEANIC-STROKE, che ha valutato una nuova classe di farmaci antitrombotici – in particolare l’Asundexian – in aggiunta alla terapia antiaggregante standard per la prevenzione secondaria dell’ictus ischemico non cardioembolico.

Lo studio ha coinvolto oltre 12.300 pazienti nel mondo colpiti da ictus ischemico non cardioembolico o da attacco ischemico transitorio (TIA). In Italia hanno partecipato 22 centri clinici, coordinati dall’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, che ha arruolato quasi 400 pazienti, di cui circa 50 presso l’Ospedale Maggiore di Bologna.

I risultati del trial di fase III, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, sono stati presentati all’International Stroke Congress di New Orleans e pubblicati in contemporanea sul The New England Journal of Medicine. Lo studio è stato sponsorizzato da Bayer e coordinato a livello internazionale dal Population Health Research Institute (PHRI) e dalla McMaster University.

Principal investigator per il centro bolognese e autore principale della pubblicazione è Andrea Zini, direttore della Neurologia e della Rete Stroke Metropolitana dell’IRCCS. «I risultati del trial rappresentano una novità di grande rilievo – commenta Zini –. Segnano l’ingresso di una nuova categoria di farmaci nel panorama terapeutico contro l’ictus ischemico, accanto agli antiaggreganti e agli anticoagulanti tradizionali. L’efficacia osservata è tra le più significative mai dimostrate nella prevenzione delle recidive».

L’ictus è la seconda causa di morte nel mondo e colpisce ogni anno circa 12 milioni di persone. In almeno un caso su cinque si tratta di una recidiva; più in generale, un sopravvissuto su cinque può andare incontro a un secondo episodio entro cinque anni, spesso con esiti più gravi rispetto al primo.

«Per i pazienti con ictus ischemico non cardioembolico – cioè non causato da emboli di origine cardiaca – le opzioni terapeutiche per la prevenzione delle recidive non hanno registrato innovazioni sostanziali negli ultimi anni», sottolinea Zini.

A livello locale, la Neurologia dell’Istituto bolognese ricovera ogni anno oltre 1.000 pazienti, circa 600 dei quali per ictus (500 ischemici e 100 emorragici), confermandosi un centro di riferimento per l’area metropolitana.

Asundexian appartiene alla nuova classe degli inibitori del Fattore XIa, sviluppata per ridurre la formazione di trombi responsabili di stenosi o occlusione dei vasi sanguigni, limitando al contempo il rischio di sanguinamenti maggiori – uno dei principali problemi delle terapie anticoagulanti tradizionali.

Nel trial, il farmaco è stato somministrato alla dose di 50 mg una volta al giorno, iniziando entro 72 ore dall’esordio dei sintomi. «L’efficacia dimostrata – con una riduzione del 26% degli ictus ischemici – si accompagna a un ottimo profilo di sicurezza», evidenzia Zini.

Va tuttavia precisato che Asundexian è ancora un farmaco sperimentale e dovrà essere sottoposto all’iter autorizzativo dell’Agenzia Italiana del Farmaco prima di un’eventuale commercializzazione.

Lo studio condotto presso l’Unità operativa di Neurologia e Rete Stroke Metropolitana dell’Istituto bolognese ha visto il coinvolgimento di numerosi ricercatori e sperimentatori, oltre al supporto del Laboratorio Unico Metropolitano e della Neuroradiologia dell’Ospedale Maggiore.

Un risultato che rafforza il ruolo della sanità bolognese nella ricerca clinica internazionale e apre nuove prospettive nella prevenzione secondaria dell’ictus, con l’obiettivo di ridurre in modo significativo il rischio di recidive e migliorare la qualità di vita dei pazienti.

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