domenica 19 dicembre 2021
La razzia della pandemia per comune dall'origine ad oggi
giovedì 8 aprile 2021
"Telefono poetico e narrativo" per addolcire l'epidemia
Dal 15 aprile fino al 30 giugno APUN propone il “TELEFONO poetico e narrativo”, in cui chi telefona potrà ascoltare poesie e piccoli brani gentili, per contrastare i silenzi derivati dal Coronavirus, superare pensieri amari e i momenti di vita destabilizzanti.
Il servizio è gratuito.
APUN (Associazione Psicologia Umanistica e delle Narrazioni), che collabora con la sanità bolognese, mette a disposizione il “TELEFONO poetico e narrativo”, con il patrocinio di Unibo e dell’AUSL Bologna.
sabato 27 febbraio 2021
Piccata critica di Erika Seta al sindaco Bosso: preferisce i social al confronto istituzionale
Il capogruppo di centrodestra a Casalecchio scrive:
Il nostro Sindaco Bosso ha deciso di prediligere i social ai luoghi istituzionali per informare i cittadini che la situazione pandemia COVID a Casalecchio sta precipitando. Anzi, è già precipitata.
Fa un' ordinanza rosso arancio e comunica che siamo sull'orlo del rosso vermiglio con un numero di contagi più alto del doppio rispetto a la soglia di attenzione che è di 250 casi per 100.000 abitanti, Casalecchio segna 544 casi per 100.000 abitanti. Il dato più preoccupante della Provincia.
I focolai nelle scuole sono stati affrontati, da quanto scrivono i genitori, con il metodo caotico a cui la ASL ormai ci ha tristemente abituati e non sono evidentemente stati presi in carico, politicamente e sanitariamente, con la giusta serietà che richiedevano. La città fino ad oggi non ha avuto la minima percezione di una situazione così preoccupante.
Abbiamo per un anno offerto al Sindaco la collaborazione di tutte le forze politiche per il supremo bene della comunità, oggi arriva la sua ennesima risposta di implicito rifiuto, invece di informare i capigruppo, come il dovere istituzionale gli imporrebbe, scrive su Facebook.
E bravo Sindaco, tutta la responsabilità di una città come Casalecchio dove la pandemia è ampiamente già scappata di mano è sua.
La situazione della pandemia a Casalecchio di Reno è allarmante. Il sindaco Bosso firma un'ordinanza con disposizioni più restrittive in vigore dal 1° al 14 marzo
Ulteriori misure al fine di contenere qualunque fenomeno di assembramento di persone e di tutelare la popolazione di Casalecchio di Reno, ferme restando le misure statali e regionali già vigenti di contenimento del rischio di diffusione del virus COVID-19.
Il sindaco Massimo Bosso scrive: “La situazione dei contagi anche a Casalecchio ha toccato il picco più alto da inizio pandemia. La soglia di attenzione è fissata a 250 casi/100.000 abitanti, Casalecchio segna ora un dato di 544 casi/100.000 abitanti. Il dato più alto in provincia dopo San Benedetto Val di Sambro. Per questa ragione abbiamo condiviso la scelta della Regione di un rafforzamento della zona arancione e abbiamo anche ritenuto necessario emanare un’ordinanza per il nostro Comune, perchè sia chiaro a tutti che bisogna evitare tutti gli spostamenti non necessari, con l'obiettivo di limitare i contatti e quindi i possibili contagi”.
Ecco le disposizioni:
1. sospensione di tutte le attività sportive e delle attività motorie svolte nelle palestre, nelle piscine e nei centri sportivi, pubblici e privati, anche all’aperto, incluse quelle di cui all’art 1 comma 10 lettera e) del DPCM 14 gennaio 2021. Eventuali deroghe potranno essere concesse esclusivamente per lo svolgimento da parte di atleti agonisti di attività riconducibili a eventi e/o competizioni di preminente interesse nazionale riconosciuti dal CONI, previa istanza da inoltrare al Comune, Servizio Casalecchio delle culture - Cultura Sport e Comunità, in tempo utile per consentirne il rilascio e per consentire anche all’Ausl i controlli sui protocolli sanitari adottati;
2. sospensione delle attività didattiche extrascolastiche (doposcuola, assistenza ai compiti, corsi di lingua, attività musicali ecc.), ludiche, ricreative;
3. le attività delle scuole di musica sono consentite esclusivamente con modalità a distanza;
4. i servizi di biblioteca sono offerti solo su prenotazione; sono garantiti il prestito e la restituzione in sede; è sospeso l’accesso libero agli scaffali e ai posti lettura e studio;
5. ferme restando tutte le disposizioni per la prevenzione del contagio vigenti in materia, nei centri commerciali e nelle medie e grandi strutture di vendita situati al loro interno ed anche nelle grandi strutture di vendita è consentito l’accesso a condizione che venga garantito il controllo da parte di personale dedicato al contingentamento e al divieto di assembramento;
6. per il commercio su aree pubbliche e la vendita diretta di prodotti agricoli si rimanda agli specifici atti già adottati in materia, nei mercati del Centro e della Croce resta consentito l’accesso a condizione che venga garantito il controllo da parte di personale dedicato al contingentamento e al divieto di assembramento;
7. divieto di utilizzo di strutture, giochi per bambini e aree sportive libere presenti all’interno di parchi e giardini pubblici;
8. chiusura delle attività in presenza dei centri giovanili, oratori, catechismo e attività ricreative e di aggregazione giovanili similari.
mercoledì 24 febbraio 2021
I medici di medicina generale protagonisti nella lotta alla Pandemia
Sottoscritto protocollo d’intesa per le vaccinazioni
“Abbiamo sottoscritto oggi un importante protocollo d’intesa con i medici di medicina generale per le vaccinazioni da Covid-19 che ci permette di guardare al futuro organizzativo della campagna vaccinale con maggiore ottimismo”, dichiara Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni. "Con la sottoscrizione di questo nuovo accordo potremo infatti organizzare in modo più efficace e capillare sul territorio le vaccinazioni e implementarle, dando così respiro a tutti gli altri comparti sanitari in prima linea.
Ringrazio sia il ministro Speranza che le organizzazioni di rappresentanza dei medici di medicina generale per il positivo lavoro svolto.
Si tratta di una cornice nazionale che vede il coinvolgimento diretto dei medici di medicina generale e che poi dovrà essere coniugata a livello regionale sia in base alle fasce della popolazione da vaccinare che alla definita logistica di conservazione dei vaccini.
Ogni medico avrà un approvvigionamento certo che gli garantirà di rispettare i tempi organizzativi verso i propri assistiti e l’aggiornamento dell’anagrafe vaccinale. In tal senso sarà utilizzata un’apposita piattaforma di registrazione delle vaccinazioni effettuate a livello regionale da trasferire nei dati nazionali.
Sono disciplinate anche le modalità della prestazione e l’obbligo di dotazione specifica dello studio medico, come già previsto per la somministrazione dei vaccini nell’ambito dei programmi di vaccinazione antinfluenzale. E’ possibile inoltre l’intervento professionale dei medici di medicina generale presso i locali delle aziende sanitarie (centri vaccinali) a supporto o presso il domicilio del paziente, a seconda di quanto prevedono gli accordi regionali. Ci sarà un finanziamento aggiuntivo ad integrazione del Fondo sanitario e c’è l’impegno del Governo ad adottare uno o più provvedimenti di urgenza per lo stanziamento delle risorse necessarie.
Siamo sulla buona strada, - conclude Bonaccini - che è quella della concertazione e del coinvolgimento di tutti gli attori del nostro sistema sanitario per rispondere con forza alla pandemia”.
giovedì 19 novembre 2020
BIAGIONI(FDI): “La Caccia e una attività attuata in grandi spazi. Il rischio Covid è nullo. Limitrla è un errore. ”
Riportiamo le considerazioni del presidente del Circolo Fratelli d'Italia Sasso Marconi, Lorenzo Biagioni, in merito alla caccia, attività soggetta alle limitazioni 'pandemia'.
L'Emilia Romagna da domenica è divenuta zona arancione. E cosi a pagarne le conseguenze saranno anche i cacciatori, una categoria, una porzione di popolazione che continuamente viene tartassata e ora si vede anche doversi limitare. Ricordiamo però che questa attività si svolge all'aperto, tra infinite pianure, campagne sperdute e montagne dove la popolazione è assente. La caccia, lo sport più antico del mondo, un mondo che crea ancora oggi un indotto a dir poco importante, che dà lavoro a migliaia di persone. Siamo quindi a ricordare che la regolamentazione della caccia prevede la divisione delle province in ambiti territoriali di caccia ( i famosi Atc), quindi ci chiediamo come nella creazione dei vari dpcm non sia stata calcolata la possibilità di muoversi all'interno del proprio Atc ( peraltro concessione che ogni cacciatore ha già provveduto a pagare) e non limitato al comune. Non crediamo che un cacciatore che prende il suo cane e si sposta dal proprio comune per svolgere quest'attività all'interno dell' Atc d'appartenenza possa rappresentare una fonte di contagio. Sottolineiamo inoltre che la caccia è un'attività di svago che si fa all'aperto e può aiutare tutte quelle persone che si trovano costrette a rimanere in casa per tutto il resto del tempo. Capiamo purtroppo che la situazione è di emergenza, ma rimaniamo convinti che ogni situazione che possa limitare la libertà del cittadino andava analizzata in modo preciso. La caccia, la pesca, la raccolta dei funghi e tartufi per alcuni è una passione ma per altri è un lavoro, direttamente e indirettamente. Come si fa a non vedere che ognuna di queste attività andava incentivata e non limitata, permettendo di portare il cittadino lontano da possibili situazioni di assembramento. I cacciatori sono prima di tutto persone, che in seguito al conferimento di un corso e di svariati esami, praticano uno sport con l'uso dell'arma da fuoco, detengono quindi un porto d'armi, ne consegue perciò una comunità di persone responsabili e diligenti. Tutto questo porta a pensare che, se giustamente e responsabilmente regolamentata, la caccia in questo momento non doveva in nessun modo subire limitazioni, ma solo accorgimenti.
domenica 25 ottobre 2020
Erika Seta: “ Non Si può ridurre l'assistenza sanitaria”
Lettera aperta della consigliera di FI al governatore Emiliano Romagnolo, Stefano Bonaccini. “ Affrontiamo insieme questo lungo periodo di difficoltà”
di Erika Seta
Consigliere Città Metropolitana di Bologna
Sono stupita dalla lettera a firma di Bonaccini indirizzata a Conte, Speranza e Boccia dove, al punto 2 delle sue osservazioni al DPCM, scrive
“ Al fine di rendere sostenibile il lavoro delle Ausl e Regioni in tempo di emergenza, riducendo il carico di lavoro dovuto alle difficoltà nel contact tracing, si dovrebbe destinare i tamponi (molecolari o antigenici) solo ai sintomatici e ai contatti stretti (familiari e conviventi) su valutazione dei Dipartimenti di prevenzione e si dovrebbe riservare la telefonata giornaliera per i soggetti in isolamento o quarantena a specifici casi su valutazione dell’operatore di sanità pubblica.“
Questo spazza via tutte le belle parole sul contact tracing, l’utilità della già fallita ma pagata App Immuni, cerca di abbassare, in modo manipolatorio, il numero dei soggetti tracciati e non garantire assistenza a tutti i pazienti in modo omogeneo, anche sotto il profilo Territoriale.
Se l’intento è stato quello di raccogliere richieste provenienti da regioni in cui il sistema è in affanno si è comunque commesso un gravissimo errore sanitario e politico perché invece di stimolare un sistema in emergenza e costringerlo a fare fronte alla più grande emergenza della storia moderna, si abbassa l’asticella.
Non si può ammettere una richiesta del genere, significa ridurre l’assistenza sociosanitaria.
I Governatori non sono piccoli re medievali in un sistema di feudi. Davanti a questa emergenza il governo abbia la modestia di ammettere di essere oltre l’affanno e dia spazio alle opposizioni per affrontare insieme quella che è solo l’inizio di un lungo periodo difficile.
Bonaccini chiarisca le sue parole alla gente, a tutti i malati e ai parenti di coloro che sono già morti.
Restiamo in estatica attesa di capire cosa voleva dire.
lunedì 6 aprile 2020
Pandemia e crisi: un altro mondo è necessario
Siamo convinti che questa emergenza sanitaria rappresenti uno vero e proprio spartiacque per l'impatto che avrà sulla vita delle persone, sulla società e sull'economia.
Le ragioni sono diverse: non era mai successo che interi popoli, anche molto distanti tra loro, fossero sottoposti a misure così restrittive delle libertà personali; la pandemia acutizza la crisi del sistema economico-sociale dominante iniziata nel 2007-2008 e mai terminata; le caratteristiche di questa nuova fase sono profondamente diverse e con effetti molto più pesanti rispetto a quelle conosciute finora; le trasformazioni del mondo del lavoro, dei servizi, del welfare imposte dall'ideologia neoliberista e dalle politiche di austerità dimostrano il loro fallimento; la pandemia e la gestione della crisi minacciano fortemente il godimento di alcuni diritti fondamentali; oggi il conflitto diventa anche tra il profitto e la vita, tra il capitale e il vivente; la “nuova disciplina” imposta a tutte e tutti al fine di contrastare il diffondersi del contagio rischia di sedimentarsi e lasciare incrostazioni molto complicate da sciogliere.
A nostro avviso è fondamentale misurarsi con queste seppur parziali considerazioni per giungere ad una reale consapevolezza dell'attuale fase e soprattutto per acquisire una consapevolezza tale da elaborare una narrazione in grado di impedire che la cura sia peggiore della malattia.
L'emergenza sanitaria e la gestione della crisi hanno molto a che fare con la democrazia e s'inseriscono nel progressivo svuotamento dei poteri delle istituzioni democratiche e nella trasformazione della propria funzione da garante dei diritti e dell’interesse generale a facilitatrice dell’espansione della sfera d’influenza dei grandi interessi finanziari sulla società.
Tutto ciò dovrebbe indurre a riprendere una riflessione sulla democrazia, sulla necessità di una sua espansione e sulle modalità mediante cui attuarla anche nella gestione dei beni comuni.
Altrimenti questa emergenza rischia di diventare un laboratorio in cui si sperimentano pratiche di eccezionalità giuridica e dispositivi di controllo “per il bene collettivo” che potrebbero divenire in futuro strumenti capaci di agire trasformazioni irreversibili della democrazia formale.
La crisi economica che si sta aprendo presenta certamente caratteristiche inedite pur innestandosi sulle conseguenze di quella avviata nel 2007-2008. Quest'ultima, infatti, si è originata da una crisi del sistema bancario a cui si è posto rimedio mediante un possente stanziamento di fondi (comunque nettamente inferiori rispetto alle cifre adombrate attualmente) da cui, nella più classica spirale neoliberista, ha preso forma la crisi del debito. Da qui si è avuta una precipitazione sull'economia reale, seppur solo parziale. Certamente ha dato modo di mettere in campo politiche d'austerità e di attacco allo Stato sociale, oltre ad intensificare la spinta alle privatizzazione dei servizi pubblici.
L'approfondimento della crisi che si sta delineando a seguito della pandemia, invece, ha la sua genesi da un crollo dell'economia reale derivante dalla chiusura forzata di fabbriche, aziende e uffici in molteplici settori, da un ridimensionamento dei servizi pubblici e privati, dal sostanziale blocco degli spostamenti delle persone, con un inevitabile impatto sia sull'offerta che sulla domanda.
Per tali ragioni si stanno mettendo in campo importanti risorse economiche, facendo ricorso ad un consistente aumento del debito pubblico, togliendo “incredibilmente” e temporaneamente di mezzo vincoli e parametri del passato, ma spostando la questione sul costo di tale nuovo debito e su chi lo pagherà alla fine.
Occorre, dunque, lavorare per mettere a punto un progetto alternativo di modello produttivo e sociale per affrontare questa crisi e uscirne in avanti.
L'emergenza sanitaria dimostra il totale fallimento del modello neoliberista che ha anteposto gli interessi delle lobby finanziarie e delle banche ai diritti delle persone, ossessionato dal pareggio di bilancio, fondato sulla priorità dei profitti d’impresa, sulla preminenza dell’iniziativa privata e su una forte spinta alle privatizzazioni oltre che su un'errata allocazione delle poche risorse disponibili riducendo quelle a sostegno dei servizi essenziali, aumentando per contro quelli per le spese militari e per le grandi opere inutili e devastanti.
Il Servizio Sanitario Nazionale è stato particolarmente attaccato nell'ultimo decennio mediante tagli e privatizzazioni.
Una società basata su tale pensiero unico non può garantire protezione alcuna ed entra in piena contraddizione con la salvaguardia della vita stessa.
Proprio per questo si apre, almeno potenzialmente, uno spazio di iniziativa importante per rilanciare la centralità dei beni comuni e dei diritti fondamentali ad essi collegati, a partire da quelli essenziali per la vita.
Tutto ciò è esattamente in continuità con il percorso del movimento per l'acqua e, dunque, vorremmo connetterci con gli altri soggetti e movimenti, su basi nuove, facendo vivere e rafforzando un pensiero e un’iniziativa che rimetta al centro l’irriducibilità e la non negoziabilità dei beni comuni rispetto alle logiche del profitto e del mercato.
Si tratta di una battaglia decisiva per avviare un percorso esattamente sul terreno del conflitto reale oggi in atto tra profitto e vita e accrescere la consapevolezza che tutto quello che sta succedendo è esattamente il frutto di “come era prima”.
Nello specifico del tema dell'acqua avanziamo da subito le seguenti richieste:
- la tariffa di quarantena, ossia l'applicazione della tariffa agevolata alle utenze domestiche fino al termine della crisi, evitando quindi che le famiglie si trovino a dover pagare adesso bollette più elevate a causa della forzata permanenza a casa, o domani salati conguagli;
- l'obbligo ai gestori di riallacciare tutte le utenze domestiche disalimentate e ancora oggi senza accesso alla fornitura d’acqua;
- l’esenzione del pagamento per gli utenti che abbiano perso reddito da lavoro con un ampliamento dei criteri già previsti nella disciplina del Bonus idrico.
La pandemia e la crisi economico-sociale, inoltre, s'innestano in quella che è chiamata “ crisi ecologica” ossia lo stress di un ecosistema, quello dell'intero pianeta, rispetto alla logica estrattivista e consumista a cui è sottoposto da oltre due secoli a partire dalla rivoluzione industriale.
Una delle conseguenze è la crescente vulnerabilità della nostra società rispetto ad eventi naturali catastrofici, al ripetersi sempre più frequentemente della diffusione di epidemie come quella del COVID-19, all'approvvigionamento delle risorse essenziali alla vita
Le cause sono evidenti: il dilagare della deforestazione, la drastica diminuzione di biodiversità, l’agricoltura chimicizzata, gli allevamenti intensivi, l’industrializzazione, l’urbanizzazione, l’inquinamento di acqua, aria e terra.
Inoltre, una delle manifestazione più evidenti dell'impatto dell'attuale modello economico sull'ecosistema Terra è il surriscaldamento globale e i relativi cambiamenti climatici. Un'altra crisi con cui fare i conti e su cui di recente le straordinarie mobilitazioni, in particolare dei giovani, hanno posto l'accento richiedendo politiche efficaci e immediate di mitigazione degli effetti.
Occorre pretendere che le ingenti risorse economiche messe in campo per superare l’attuale pandemia e la profondissima crisi economica che seguirà siano esclusivamente indirizzate alla costruzione di un altro modello ecologicamente orientato.
Rifiutiamo la metafora della guerra a cui molt* sono ricorsi per descrivere l'emergenza sanitaria e ancor più la crisi che ne sta emergendo perché ci consegna alla sconfitta certa la rappresentazione dell'intera società come un esercito che combatte un nemico invisibile e che deve “obbedir tacendo” a una catena di comando, perché non vogliamo vivere in un ordine sociale militarizzato e controllato, perché dietro si cela il tentativo di cementare un’unità nazionale dentro la quale saranno sempre gli stessi a comandare proponendo le ricette del passato che sono causa dei mali attuali.
In generale, riteniamo sia necessaria una sorta di elaborazione collettiva del lutto che consenta di superare la drammaticità dell'attualità, la perdita di una quotidianità e della convivialità, e soprattutto di evitare la rimozione delle cause profonde che hanno provocato l'attuale crisi. Tutti passaggi utili a render possibile l'adozione di un approccio completamente nuovo al fine di intraprendere cammini inediti e realmente alternativi.
Se vogliamo stare in campo rispetto a quello che succederà, diventa necessario, quindi, che ci dotiamo di una nuova visione, di una narrazione generale, per un altro mondo possibile e che aggredisca i nodi di fondo che ci propone questa nuova fase di crisi sistemica.
Essa, a nostro avviso, dovrà necessariamente fondarsi su alcuni filoni tematici:
- il primato della vita e dei diritti fondamentali rispetto al mercato e alle sue logiche;
- il riconoscimento dei beni comuni - naturali, sociali, emergenti e ad uso civico - come elementi fondanti della coesione territoriale e di una società ecologicamente e socialmente orientata;
- la tutela e la ripubblicizzazione dei servizi pubblici come strumenti che garantiscono l'accesso e la fruibilità dei beni comuni e dei diritti;
- l’espansione della democrazia e della partecipazione, oltre alla necessità di vigilare che non si cristallizzi in nessun modo la compressione delle libertà individuali e sociali imposte in tempi di pandemia per straordinaria necessità;
- la valorizzazione del lavoro e la creazione diretta di un’occupazione di qualità, prevedendo il superamento di tutte le condizioni di precarietà e intraprendendo da subito la strada del reddito di cittadinanza universale;
- la necessità di superare le forti disuguaglianze sociali, che si sono accresciute ancor più nella crisi e che, oltre ad essere inaccettabili, costituiscono un potente fattore del suo avvitamento;
- la consapevolezza che la crisi climatica e ambientale si combatte mediante la conversione ecologica dell’economia e una transizione energetica partecipata che metta in campo politiche adeguate per mitigare gli effetti del surriscaldamento globale a partire dalla fuoriuscita dall'uso dei combustibili fossili;
- l'urgenza di convertire il lavoro della terra secondo criteri ecocompatibili che pongano fine alla sua devastazione, operando per far uscire la chimica dall'agricoltura;
- la necessità della riappropriazione della ricchezza sociale espropriata dalla libertà incondizionata dei movimenti di capitale, dalla finanziarizzazione dell’economia e della società, dalla privatizzazione dei sistemi bancari, finanziari e dei servizi pubblici, dall’usura degli interessi sul debito.
In questo momento crediamo sia dirimente, uno snodo fondamentale, l'esito della discussione a livello europeo sulle scelte di fondo e sugli strumenti con cui reperire le risorse per combattere la crisi. E' evidente che, da questo punto di vista, al di là di ciò che sarà messo in campo, punto assolutamente non indifferente, rimane però il dato di fondo di un’Europa incapace di una visione progettuale all’altezza delle vicende in corso, inadeguata rispetto al superamento delle logiche nazionalistiche e persino di evitare le derive antidemocratiche e dittatoriali in atto in alcuni Paesi, a partire dall’Ungheria, che andrebbe semplicemente espulsa dall’Unione Europea stessa. Ciò pone anche la questione di un ruolo necessariamente più marcato del nostro Paese, magari in sintonia con altri che più soffriranno della crisi, per produrre una svolta nella definizione di un modello produttivo e sociale alternativo che metta in campo la necessità un ruolo pubblico della Banca Centrale Europea come garante del debito pubblico degli Stati. A partire dal tema decisivo del reperimento delle risorse per avviarlo e sostenerlo, che dovrà poggiare, se si vuole evitare un vero e proprio massacro sociale, su un forte impianto fiscale redistributivo (tassazione dei grandi patrimoni e delle rendite finanziarie), un riorientamento delle finalità delle risorse disponibili (vedi Cassa Depositi e Prestiti) e anche su uno spostamento in ambito nazionale e verso le famiglie dei detentori del nostro debito pubblico, a discapito dei grandi investitori privati esteri.
Sentiamo forte l'esigenza di avviare un confronto largo e ampio con il fine di provare a elaborare, insieme ad altre realtà, una narrazione generale intellegibile che metta a nudo le contraddizioni della crisi, consenta la costruzioni di adeguati rapporti di forza e indichi alcuni temi programmatici in grado di invertire la rotta e realizzare un modello sociale alternativo.
In conclusione, a nostro avviso, è imprescindibile compiere una salto di qualità a partire da un approccio per cui i temi specifici di ciascun soggetto o realtà sociale possono vivere solo dentro questa cornice più larga.
Viviamo tempi straordinari e si tratta di attrezzarci di conseguenza per “ liberare il presente e riappropriarci del futuro, consapevoli che il tempo è ora”.









