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mercoledì 2 agosto 2017

Strage del 2 Agosto. La ricerca dei colpevoli non è finita.


La ricerca dei responsabile della strage del 2 agosto alla stazione di Bologna non può essere conclusa.

Il Consigliere regionale prof. avv. Piergiovanni Alleva ( nella foto)  ha richiesto all'Assemblea Legislativa regionale di istituire una commissione speciale d’inchiesta sui fatti della strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980.


“A settembre 2017,” si evidenzia nella presentazione della richiesta, “è stata infatti fissata l’udienza per valutare la richiesta di archiviazione della Procura di Bologna delle indagini sui mandanti della strage, che vede l' opposizione dell’Associazione dei familiari delle vittime, sulla base di precedenti sentenze passate in giudicato. Restano però da ascoltare le rilevanti testimonianze dirette di persone informate sui fatti ed analizzare molti documenti processuali, oltre a quelli forniti dall’Associazione vittime, che derivano dal processo per la strage di Brescia in piazza della Loggia del 28 maggio 1974”. 


“Nel caso, purtroppo probabile,” precisa il professor Alleva, “ che la Procura decida per l'archiviazione, credo che le istituzioni si debbano fare carico di svelare tutta la verità su una tragedia che il presidente Pertini definì "l'impresa più criminale avvenuta in Italia".

Ecco la richiesta:

Alla Presidente dell’Assemblea Legislativa
Della Regione Emilia-Romagna
Simonetta Saliera

Richiesta di istituzione di una commissione speciale d’inchiesta, ai sensi dell’art. 60, comma 1, del Regolamento interno dell’Assemblea Legislativa e dell’art. 40, comma1, dello Statuto della Regione Emilia-Romagna.

Premesso che

Il 2 agosto 1980 una bomba, di tritolo e T4 (esplosivo militare), nella sala d’attesa della seconda classe della stazione ferroviaria di Bologna causò la morte di 85 persone ed il ferimento di oltre 200, come è noto. Questo accadimento costituisce, come lo definì l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, “l’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia”.
La vicenda delle indagini e giudiziaria purtroppo ha registrato negli anni molte difficoltà fra depistaggi, false dichiarazioni, omissioni e reticenze e ingerenze di istituzioni deviate. La strage è stata fin dai primi tempi addebitata a gruppi della destra eversiva, ma molte interferenze, avvallate da personaggi legati alla massoneria di stampo piduista con ruoli anche pubblici, hanno aperto piste false, smentite in sede giudiziaria.
Nel 1995 si è avuta la sentenza definitiva da parte della Corte Suprema di Cassazione che ha portato alla condanna di esponenti dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari) e di personaggi della massoneria, i cui nomi sono pubblicati agli atti. Nel 2007 si è aggiunta la sentenza definitiva a conclusione dell’iter giudiziario seguito dalla magistratura minorile e l’esito è coincidente al primo. Tra i condannati in via definitiva compaiono anche alti ufficiali dei servizi segreti militari e il loro entourage diretto, compreso il capo della loggia massonica P2, a cui appartengono anche i predetti ufficiali.
Ancora resta aperto un procedimento a carico di un altro membro del NAR, che sarebbe stato complice dando copertura ai già condannati. In questo caso, a ottobre 2017 è prevista l’udienza preliminare per la valutazione della richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Bologna.
Si stratta però di nomi conosciuti, su cui pendono numerose condanne, presumibilmente la parte più marginale di una ben più ampia ramificazione.
A settembre 2017 è stata invece fissata l’udienza per valutare la richiesta di archiviazione della Procura di Bologna e la relativa opposizione dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. In questo caso, il fascicolo nasce da più memoriali depositati dall’Associazione stessa per richiedere, con indicazioni circostanziate, che siano individuati i mandanti, dopo i procedimenti che hanno portato alla condanna di esecutori materiali e depistatori.
Considerato che

In questi anni la costituita Associazione dei familiari delle vittime della strage, nata nel 1981, è stata molto attiva e ha richiesto l’avvio di procedimenti giudiziari, ha tenuto alta l’attenzione sulla strage respingendo i molti tentativi di depistaggio, che in altri eventi analoghi accaduti in quegli anni hanno portato all’archiviazione senza la verità dei fatti.
L’Associazione è stata particolarmente impegnata sulla proposta di Legge di iniziativa popolare per “Abolizione del segreto di Stato nei delitti di strage e terrorismo” e assieme all’Istituto Storico Parri dell’Emilia-Romagna ha realizzato il Centro di documentazione storico politica sullo stragismo.
L’anniversario della strage è un appuntamento molto sentito che vede la straordinaria partecipazione dei cittadini e la presenza delle istituzioni regionali e nazionali.
Richiamata inoltre la Legge regionale n° 3 del 3/03/2016 “MEMORIA DEL NOVECENTO. PROMOZIONE E SOSTEGNO ALLE ATTIVITA’ DI VALORIZZAZIONE DELLA STORIA DEL NOVECENTO IN EMILIA-ROMAGNA”, che individua fra gli eventi che costituiscono la memoria collettiva della nostra comunità regionale anche le stragi e che definisce linee guida per promuovere la conoscenza e l’approfondimento dei fatti storici.
Valutato altresì che
La Procura di Bologna ha predisposto in 37 pagine la richiesta di archiviazione della strage, non ravvisando in città ed in Regione la presenza di organizzazioni dell'eversione stragista e di logge massoniche di stampo piduista, diversamente da come ipotizzato dall’Associazione dei familiari delle vittime della strage. Ma numerose sono le testimonianze dell’attività della destra extraparlamentare in Emilia-Romagna e della presenza di fenomeni come la loggia massonica universitaria bolognese Zamboni De Rolandis, esplicitata negli atti dell’On. Tina Anselmi, Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2. Questo convincimento della Procura a non procedere nelle indagini sulla strage è basata sulla lettura di precedenti sentenze della magistratura passate in giudicato. Rimangono però da ascoltare le rilevanti testimonianze dirette di persone informate sui fatti ed analizzare molti documenti processuali, oltre a quelli forniti dall’Associazione vittime, che derivano dal processo per la strage di Brescia in piazza della Loggia del 28 maggio 1974, terminato nelle settimane scorse con la condanna in via definitiva di un informatore dei servizi segreti e un noto esponente di Ordine Nuovo.
Esistono quindi elementi di congiunzione, in un periodo ben più ampio ed oltre i confini regionali, che vanno dagli atti criminosi di gruppi eversivi neo fascisti in regione dal 1969, alle stragi dell’Italicus del 4 agosto del 1974, alla strage del rapido 904 del 23 dicembre 1984, evento quest’ultimo che diede inizio al periodo della strategia della tensione da parte della mafia, culminato con gli eventi del 1992-1993 (lo testimonia anche la recentissima operazione “‘Ndrangheta stragista” della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, ultima di molti documenti giudiziari convergenti sul tema). Tali elementi che vanno indagati e approfonditi, utilizzando anche i materiali recentemente digitalizzati e riversati negli Archivi di Stato, consentirebbero di mettere in piena luce i tanti eventi di strage oltre che sulla strage di Bologna del 1980, individuando una volta per tutte i veri mandanti, di restituire credibilità alle istituzioni e di rendere giustizia alle numerose vittime e ai loro familiari.
Chiedo pertanto di istituire una commissione speciale d’inchiesta sui fatti della strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980, ai sensi dell’art. 60, comma 1, del Regolamento interno dell’Assemblea Legislativa e dell’art. 40, comma1, dello Statuto della Regione Emilia-Romagna.

Bologna 1/08/2017

Il Consigliere
Prof. Avv. Piergiovanni Alleva

lunedì 23 gennaio 2017

Solidarietà espansiva: lavorare meno per lavorare tutti. Una risposta al problema della disoccupazione.

di Piergiovanni Alleva
capogruppo regionale l'Altra Emilia – Romagna

Naturalmente mi aspetto che la mia proposta di solidarietà espansiva, specialmente se non studiata approfonditamente, possa dar luogo ad una serie di fraintendimenti ed equivoci. Uno potrebbe essere la difficoltà o impossibilità di finanziamento della misura, l'altro, sul versante diverso, una critica che la intenda come proposta di decrescita anziché di maggior utilizzo degli impianti con aumento della produzione e dell'occupazione. 
In realtà, tra riduzione dell'orario settimanale da 5 a 4 giornate e possibile maggior utilizzo degli impianti in presenza di una domanda aggiuntiva non solo non c'è contraddizione, ma anzi vi è sinergia perché se la settimana lavorativa è di 4 giorni diventa agevole pensare ad un ulteriore turno di lavoratori di nuova assunzione che saturi pienamente la potenzialità degli impianti mentre con l'attuale settimana di 5 giornate la saturazione dovrebbe avvenire per la via improbabile e comunque discriminatoria delle "squadrette week end" (lavoratori a part time, in somministrazione, precari, insomma un'occupazione di serie B che non garantisce un reddito sufficiente).

Ovviamente la proposta di ridurre la settimana lavorativa a 4 giornate, aumentando in parallelo il numero dei lavoratori, non tocca affatto il monte ore lavorato e lascia pertanto intatta la produzione mentre diverso è la riflessione su come aumentarla all'occorrenza con l'istituzione di nuovi turni e per questo, come detto, è opportuno che ogni turno settimanale sia più breve e non esteso fino a 5 giorni.
Altre perplessità, in realtà infondate e generiche, possono riguardare l'esigenza in generale di definire l'organizzazione aziendale moderna prima di toccare il tema degli orari di lavoro, ma resta il fatto che una diversa distribuzione su una platea più ampia di risorse umane dell'insieme delle ore lavorative è criterio che può adattarsi a molti modelli industriali, l'importante è comprendere che un'occupazione più ampia significa anche un mercato più ampio, più ricettivo e più equilibrato. E che non è mai troppo presto per dare una risposta concreta alle troppe persone che hanno perso la speranza di trovare un lavoro anche nella nostra regione.





sabato 6 febbraio 2016

L'AER: "No allo smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale. Non definanziare, non privatizzare, ma investire!"



Il gruppo consiliare regionale di l’Altra Emilia Romagna ha inviato:


“E' in corso una strisciante privatizzazione del sistema sanitario, senza che nessuno ne discuta". “Chi ha i soldi e un buon reddito va ormai dal privato, tanto non perde tempo; chi non ha i soldi in tasca tende a non poter accedere alle prestazioni del servizio sanitario" per le carenze provocate dai tagli che creano file di attesa lunghissime. Non è un pericoloso bolscevico ad aver lanciato stamattina questo allarme sulla sanità pubblica, ma Pier Luigi Bersani del Partito Democratico cioè lo stesso partito che tramite il premier Matteo Renzi sta dando il colpo finale ad un sistema universalistico e di ottima qualità un tempo orgoglio degli italiani. Bersani ha anche osservato che si stanno sviluppando “meccanismi di natura contrattuale dove sostanzialmente si chiama integrativo quello che via via diventa sostitutivo o che è comunque concorrenziale alle strutture pubbliche che andranno comunque mantenute e quindi noi avremo un incremento nella composizione pubblico-privato e nella spesa sanitaria micidiale" aggiungendo come chiosa finale che davanti a questo disastro “i presidenti delle Regioni non aprono bocca". In effetti il renziano di ferro Stefano Bonaccini ha già fatto capire che per lui la strada da intraprendere è quella di una progressiva privatizzazione, anche se non lo dice chiaramente per non perdere consensi elettorali. In un’intervista recente al Sole 24 Ore ha infatti dichiarato: “Dovremmo (noi Governatori ndr) costituire una regia pubblica e contribuire, anche finanziariamente, a fondi misti: penso a tutto il socio-sanitario, alla non autosufficienza, dove la spesa privata è in forte crescita e spesso affidata al fai-da-te. Penso al “badantato” e al privato sociale. Possiamo continuare a non occuparcene? In Emilia-Romagna, questo tema c’è. Credo che discuterne nella Conferenza possa portare spunti di riflessione e poi operativi di grande portata. Con il pubblico che governa i processi e i cambiamenti”, e il privato che si arricchisce alle spalle dei cittadini, aggiungiamo noi.
Il convegno “Contro lo smantellamento del SSn non definanziare, non privatizzare, ma investire!” organizzato dal gruppo assembleare regionale de l’Altra Emilia – Romagna in collaborazione con il M5S ha visto nella giornata di oggi alternarsi esperti e lavoratori della sanità che hanno illustrato il modo in cui il Governo con la silenziosa complicità dei presidenti di Regione sta operando per distruggere un sistema basato sull’universalismo per soppiantarlo con un sistema alla statunitense basato sulle assicurazioni private. Bonaccini ha il coraggio di sostenere che il mancato finanziamento del Fondo sanitario nazionale non è un taglio, ma solo “un mancato incremento” fingendo di non sapere che se le risorse non sono adeguate ai bisogni espressi dalla popolazione bisogna necessariamente tagliare i servizi per far tornare i conti. Nella tabella seguente si evidenzia come la crescita della spesa sanitaria non sia pari alla crescita della popolazione in regione.




La tabella seguente mostra invece come il Fondo sanitario non abbia neanche coperto l’aumento dell’inflazione in questi ultimi otto anni.



In sostanza in questi ultimi anni, mancando le risorse, sono mancati del tutto gli investimenti:





I costi per i servizi appaltati ai privati sono in costante aumento:


Ma forse non ancora abbastanza per il presidente Bonaccini che non perde occasione per ricordare che intende promuovere l’istituzione di un fondo regionale per la sanità integrativa per l’erogazione di prestazioni, per adesso solo quelle extra LEA.






“Questo convegno nasce dall’urgenza di mettere in guardia i cittadini emiliano – romagnoli dalla strisciante privatizzazione della sanità che Renzi e Bonaccini stanno portando avanti in modo subdolo, ognuno per quel che gli compete, in modo che abbiano le conoscenze per opporsi a questo sciagurato disegno”. Così Piergiovanni Alleva ( nella foto) capogruppo regionale de l’Altra Emilia Romagna apre i lavori del convegno “Contro lo smantellamento del SSn non definanziare, non privatizzare, ma investire!” svoltosi venerdì 5 febbraio 2016 all’Auditorium della Regione.
“Se la sanità non sarà più assicurata a tutti come prescrive l’ art. 32 della Costituzione perché nel concreto fasce crescenti della popolazione ne sono escluse, per le lunghissime file d’attesa o perché non possono permettersi di pagare i ticket – osserva Alleva - la soluzione sarà di tipo privatistico in particolare assicurativo. Questa purtroppo è già la realtà, non una critica o un sospetto. Nonostante, a differenza di quello che dice la propaganda, l’Italia è in linea con il resto d’Europa sulla spesa sanitaria, e anzi spende di meno di altri Paesi che hanno una sanità di qualità peggiore”. Quello che è emerso dal convegno è l’enorme discrepanza tra quello che afferma la Regione e quello che riportano gli operatori che lavorano giornalmente nei reparti ospedalieri e nelle strutture territoriali. Fabio Maria Vesta della FIMMG ha lanciato il grido d’allarme dei medici di base che segnalano alla Regione l’inadeguatezza del decreto sul taglio delle prescrizioni specialistiche e chiedono che si ritorni alla condivisione delle scelte. “Per evitare le sanzioni – ha affermato Vespa – i medici saranno costretti a prescrivere esami che ritengono necessari sul foglio bianco invece che tramite ricetta rossa e dunque i cittadini dovranno sostenere l’intero costo della prestazione di tasca loro privatamente”. Anche la “razionalizzazione” che la Giunta ha promosso tramite l’assessore Venturi lascia molto a desiderare gli operatori della sanità, sempre perché non si è voluto ascoltare i diretti interessati. Secondo Sandro Macchia dell’ANAAO Assomed ad esempio il taglio di reparti ed ospedali ha colpito anche realtà dove quei servizi erano invece necessari, ad esempio a Faenza dove il taglio del reparto di Pediatria farà sì che i bambini verranno ricoverati con gli adulti nonostante abbiano esigenze e problematiche molto diverse. “Non capisco neanche perché la Regione insiste con il blocco del turn over che è imposto solo alle regioni sottoposte ai piani di rientro e non assume” conclude Macchia.
I sindacati confederali, consapevoli del pericolo di una privatizzazione massiccia, hanno mostrato di non essere disposti a cadere nella trappola del governo che appoggia le associazioni datoriali che vogliono sostituire gli aumenti salariali contrattuali con il welfare aziendale. “I fondi integrativi – ha detto Marco Blanzieri della Fp Cgil devono essere integrativi e non sostitutivi della sanita pubblica” mentre Enrico Bassani della Cisl ha lamentato che il Governo e la Regione rifiutano il confronto con le parti sociali riguardo il riordino del sistema sanitario che sta tagliando i posti di lavoro”
Insomma, conclude Alleva, se si ascolta la Giunta in Commissione sanità pare che tutto vada bene e sia tutto perfetto mentre la realtà è un’altra e la Giunta e il Consiglio farebbero bene a prenderne atto.

venerdì 27 novembre 2015

Crisi Saeco - Alleva AER: il problema è a monte: manca totalmente una responsabilità sociale di impresa imposta per legge.


Di Piergiovanni Alleva
consigliere regionale di l'Altra Emilia - Romagna

I 243 licenziamenti alla Saeco di proprietà della Philips sono l'ennesima mazzata su un territorio devastato da anni di crisi economica e che rischia la desertificazione industriale.
Per provare a risolvere la questione dobbiamo capire innanzitutto i motivi veri alla base degli esuberi: se cioè si tratta di una crisi di domanda o di un tentativo speculativo.
Se è una crisi di domanda non capisco perché non si ricorra alla cassa integrazione, nel secondo caso invece si è di fronte al solito problema di tutte le delocalizzazioni. Oramai infatti il disegno è chiaro: le multinazionali vengono qui, acquistano, spesso a prezzo di saldo, i gioielli industriali creati in decenni con l'ingegno e il duro lavoro, fanno i comodi loro finché vogliono e poi, appena si palesa un'opportunità speculativa migliore, fanno armi e bagagli lasciando sul territorio macerie e disperazione sociale che toccherà agli enti locali provare a gestire.
Questi enti locali però si trovano le mani legate visto che la legislazione estremamente liberista non consente di porre molti argini a queste spregiudicate speculazioni.
L'unica scappatoia quindi, per il caso Saeco e per altri simili, è provare ad offrire alla proprietà qualcosa, una riduzione di costi, a fronte dell'impegno a rimanere sul territorio per un certo periodo. Ad esempio si potrebbe proporre uno sconto contributivo. Si tratta con tutta evidenza di un ricatto per taglieggiare risorse pubbliche, ma la legislazione non offre molte altre soluzioni.
Da notare che il jobs act non offre alcuna risposta a questi scenari speculativi, anzi peggiora ancora di più le cose per i lavoratori visto che impedisce la reintegra anche qualora il licenziamento dovesse essere giudicato illegittimo dal giudice (per gli assunti dopo marzo 2015).
A mio parere dunque bisogna arrivare ad un accordo territoriale che non si limiti a far revocare adesso i licenziamenti in tutto o in parte ma chieda degli impegni occupazionali per tempi lunghi. Dobbiamo trovare una clausola anti - delocalizzazione da mettere al principio quando cioè avviene il passaggio di proprietà tra le due società, anche se con una legislazione attuale tutta improntata al liberismo e finalizzata a lasciare mano libera all'impresa a scapito della responsabilità sociale non appare un compito facile. E' quindi un problema che va affrontato in sede europea dove queste politiche liberiste sono decise.



venerdì 13 marzo 2015

L'invito di L'Altra Emilia Romagna.



L'Altra Emilia Romagna ha inviato:

Domani, sabato 14 marzo a Bologna, nel salone delle Scuderie di piazza Verdi, dalle  9.30 alle  19, si svolgerà il  seminario dei comitati territoriali organizzato dall'Altra Emilia Romagna per affrontare le più importanti questioni sociali, economiche e ambientali legate ai territori. Interverranno rappresentanti di comitati e movimenti in lotta, associazioni, lavoratori ed esponenti di organizzazioni sindacali, docenti ed esperti in diverse tematiche di rilievo, che forniranno contributi di analisi e metteranno in comune pratiche di lotta su cui fare rete e su cui definire una piattaforma condivisa di iniziative politiche e di lotte.
Il seminario è aperto a tutti i cittadini interessati ad un nuovo approccio, orizzontale e democratico, ai problemi pressanti che stanno interessando il popolo italiano sotto ricatto dei poteri forti che sponsorizzano Renzi e il suo governo affinchè cancelli completamente quel poco di welfare scampato alla furia liberista e svenda ai miglior offerenti il patrimonio di tutti i cittadini.
Un incontro per dire NO alla guerra, NO all'austerità della Troika, NO al Jobs act e alla precarizzazione dei rapporti di lavoro, NO alla privatizzazione dei servizi pubblici, NO al consumo di suolo e alla cementificazione del territorio, NO alle trivellazioni e alla devastazione dell'ambiente, NO alla deindustrializzazione
E ribadire il
SI' alla Costituzione, SI' alla difesa dei diritti sociali e di libertà,  SI' alla tutela dei beni comuni, SI' all'uguaglianza per la riappropriazione sociale della ricchezza che produciamo, per la democrazia di prossimità, per il rafforzamento dei poteri pubblici
Il territorio è il luogo in cui costruire l'alternativa alle politiche neoliberiste che seminano povertà, disoccupazione, precarietà.
Contro la crisi costruiamo una forte unità dal basso, a partire dai bisogni delle persone, sosteniamo e rafforziamo il protagonismo politico dei movimenti, delle associazioni, dei comitati.
Costruiamo una forte sinistra inclusiva unita sulle grandi vertenze territoriali

Programma della giornata:
·         relazione introduttiva di Cristina Quintavalla, portavoce dell'Altra Emilia-Romagna

Interventi di:
·         Piergiovanni Alleva, Guido Viale, Lidia Menapace, Andrea Viani, GAP di Lodi, Giovanni Incorvati, Associazione giuristi democratici, Sandro Mezzadra, Collettivo euronomade, Ivano Marescotti, Ivan Cicconi, Monica Donini, Corrado Oddi, Stefano Galieni (Corriere dell'immigrazione), Marco Bersani (Forum dell'acqua), Stefania Ghedini ( Articolo 33), Unione Inquilini, Bruno Papignani (Fiom), Lanfranco Turci, (Network per il Socialismo Europeo), Laboratorio per lo sciopero sociale, Coordinamento No Cispadana, Rete diritti in casa, un rappresentante di ACT, Stefania Pisani (Filcams, Bologna), Comitato No people mover, lavoratrice della Alcott , Comitato NO passante nord, Alessandra Filippi (Legambiente, Modena), Comitato Sisma 12, Campi aperti, Comitato No Matrix ,
·         interventi dei comitati territoriali dell'Altra Europa
·         Contributi scritti dei lavoratori occupanti della Ri-maflow e della campagna Dichiariamo Illegale la povertà
·         intervento conclusivo di Roberta Fantozzi sulle campagne politiche e sociali dell' Altra Europa

Dalle  19,  concerto “UN BUS PER FRANCOFORTE CON LA GRANDE ORCHESTRA ROSICHINO”.


venerdì 6 febbraio 2015

Vergato. Rinviato il convegno 'L'Appennino vive con la Ferrovia Porrettana'.


RINVIATO

Gli organizzatori informano che , a causa del maltempo e dei disservizi che ne conseguono, il convegno ‘L'Appennino vive con la Ferrovia Porrettana’ in programma per domani sabato 7 febbraio a Vergato, è stato rinviato a data da destinarsi.  

Gli organizzatori si scusano


martedì 6 gennaio 2015

L'Altra Emilia Romagna interviene sulle vicende di San Lazzaro.



Dante Franchi ha inviato il comunicato di ‘L'Altra Emilia-Romagna’ in merito alla vicende di San Lazzaro in questi giorni al centro della cronaca locale. Vicende che hanno per protagonista la sindaca ( nella foto) della cittadina  minacciata di morte per aver posto il veto a un ‘mega progetto ’ immobiliare.
                                                     Il comunicato: 
La vicenda delle minacce al sindaco di San Lazzaro ha suscitato una comprensibile emozione ed anche sdegno nell'opinione pubblica e ben meritate manifestazioni di solidarietà ma non può far dimenticare che il problema sta ben a monte dell'ultima puntata della vicenda nata in realtà su una mera casualità e cioè sul fatto che siano venute meno delle fideiussioni.
Ci domandiamo: senza questo incidente di percorso il progetto sarebbe andato avanti? E il Pd, suo principale sponsor, avrebbe avuto qualcosa da obiettare a quella che oramai è definita la colata di Idice?
Il Pd in realtà a suo tempo fu totalmente sordo alle reazioni e obiezioni dei cittadini di San Lazzaro ed ebbe invece ottime orecchie per le aspettative delle società costruttrici che in soli cinque mesi dall'acquisto dei terreni riuscirono ad ottenere il permesso per lottizzare. La solidarietà che il Pd sta manifestando con enfasi al sindaco minacciato ricorda le lacrime di coccodrillo visto che lo stesso Pd aveva autorizzato in tempo record la mega speculazione che sta sicuramente a cuore a chi ha minacciato il primo cittadino.
Lo stesso Pd che a San Lazzaro finge di stracciarsi le vesti, a Bologna, su impulso del sindaco Merola, intende resuscitare l’inutile People Mover, già oggetto delle attenzioni della magistratura, mentre i cittadini ancora pagano la colpevole inettitudine della vicenda Civis - Crealis con disagi al traffico e soprattutto con milioni di soldi pubblici sprecati.
Non possiamo non notare che in tutte queste vicende i protagonisti sono sempre gli stessi: il Partito democratico e le solite cooperative di costruzioni che vediamo implicate in altri scandali nel resto di Italia (Mose, Expo, Mafia Capitale e, dell’altro ieri, il crollo del viadotto in Sicilia). Un malaffare nel quale sembrano implicati indifferentemente esponenti del centrodestra e del centrosinistra senza distinzione alcuna.
L’Altra Emilia – Romagna chiede, alla luce di tutto ciò, che siano bloccati i 27 milioni di euro (di cui 8 già spesi per consulenze varie) previsti dalla Regione per il People Mover e invita a dirottare quei soldi che provengono dai fondi FAS (Fondi Aree Svantaggiate) a chi ne ha davvero titolo e diritto, ad esempio i terremotati e gli alluvionati, e non a regalarli al CCC, principale protagonista di queste vicende.

Piergiovanni Alleva consigliere regionale L’Altra Emilia – Romagna
Coordinamento regionale L’Altra Emilia – Romagna