mercoledì 4 novembre 2026

Maxi truffa finanziaria da 4,7 milioni: tra i risparmiatori raggirati anche cittadini di Casalecchio, Sasso Marconi e Grizzana Morandi

Da Bologna alla Romagna, 168 persone finite nella rete di un presunto schema Ponzi. Un falso promotore finanziario avrebbe raccolto milioni di euro promettendo rendimenti elevati, per poi trasferire il denaro all’estero. Arrestato dalla Guardia di Finanza.


Riceviamo: 

Anche il territorio bolognese è coinvolto nella maxi inchiesta sulla presunta truffa finanziaria da 4,7 milioni di euro che ha colpito 168 piccoli risparmiatori. Tra le persone che avrebbero perso i propri risparmi figurano anche residenti di Casalecchio di Reno, Sasso Marconi e Grizzana Morandi.

Un investimento presentato come sicuro, la promessa di guadagni particolarmente elevati e, infine, la scomparsa del denaro. È questo il meccanismo che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe alla base di una maxi truffa finanziaria realizzata attraverso il cosiddetto schema Ponzi.

Al centro dell'inchiesta un uomo originario del Forlivese, già noto per precedenti legati a reati dello stesso tipo, arrestato dalla Guardia di Finanza al termine di un'indagine coordinata dalla Procura di Forlì. Il giro d'affari ricostruito dagli investigatori ammonterebbe a circa 4,7 milioni di euro, raccolti da 168 risparmiatori.

La vicenda non riguarda soltanto la Romagna. La rete dei risparmiatori coinvolti si estenderebbe anche al territorio metropolitano bolognese, con persone residenti a Casalecchio di Reno, Sasso Marconi e Grizzana Morandi che avrebbero affidato i propri risparmi al presunto promotore finanziario.

Un dato che evidenzia come il sistema di raccolta del denaro fosse riuscito a raggiungere persone di diversi territori, facendo leva sulla fiducia personale e sul passaparola.

L'indagine, avviata nel febbraio 2024, ha preso le mosse dall'analisi di 160 querele presentate da piccoli risparmiatori, in gran parte residenti in Romagna. Gli investigatori hanno ricostruito un sistema nel quale il principale indagato, insieme ad altri due soggetti denunciati, avrebbe raccolto denaro attraverso rapporti informali e conoscenze personali, promettendo rendimenti particolarmente vantaggiosi.

Come funzionava il presunto schema Ponzi

Il meccanismo, secondo l'ipotesi investigativa, sarebbe stato quello tipico dello schema Ponzi: i guadagni riconosciuti ai primi investitori non sarebbero derivati da reali attività finanziarie o produttive, ma sarebbero stati pagati utilizzando le somme versate dai nuovi clienti.

In questo modo, la prospettiva di ottenere rendimenti elevati avrebbe attirato progressivamente altri risparmiatori, alimentando un sistema destinato a interrompersi quando il flusso di nuovi capitali non fosse più stato sufficiente.

Secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza, gli investimenti collocati avrebbero raggiunto complessivamente 4,7 milioni di euro. Successivamente, il principale indagato si sarebbe reso irreperibile, lasciando i risparmiatori nell'impossibilità di recuperare le somme affidate.

Il denaro trasferito all'estero e investito anche in criptovalute

La vicenda avrebbe avuto anche una significativa dimensione internazionale. I flussi finanziari ricostruiti dagli investigatori sarebbero transitati attraverso società con sede a Cipro, Malta, Lussemburgo e Regno Unito, oltre che attraverso conti correnti aperti presso istituti di credito di diversi Paesi europei e in giurisdizioni considerate paradisi fiscali.

Una parte delle somme sarebbe stata successivamente reinvestita in crypto-asset, mentre un'altra sarebbe stata destinata a spese personali.

Le Fiamme Gialle hanno seguito i movimenti del denaro attraverso approfondite indagini bancarie e attività di cooperazione con le autorità di vigilanza straniere. Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato l'assenza delle necessarie autorizzazioni per operare sui mercati finanziari comunitari ed extraeuropei.

Sequestro da 5,3 milioni e arresto a Sarzana

Nei mesi scorsi era già scattato un sequestro preventivo di beni riconducibili all'indagato, per un valore di circa 5,3 milioni di euro, corrispondente al profitto illecito che gli investigatori ritengono sia stato conseguito.

L'arresto è stato eseguito a Sarzana, in provincia di La Spezia, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Forlì. Il provvedimento è diventato esecutivo il 15 settembre, dopo una pronuncia della Corte di Cassazione.

Resta ora da definire la posizione delle persone coinvolte e ricostruire nel dettaglio la destinazione delle somme sottratte. Per i risparmiatori, compresi quelli del Bolognese, la vicenda rappresenta un pesante colpo economico e personale: dietro i numeri dell'inchiesta ci sono famiglie e piccoli investitori che avrebbero affidato i propri risparmi nella convinzione di effettuare investimenti sicuri.

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