Da Bologna alla Romagna, 168 persone finite nella rete di un presunto schema Ponzi. Un falso promotore finanziario avrebbe raccolto milioni di euro promettendo rendimenti elevati, per poi trasferire il denaro all’estero. Arrestato dalla Guardia di Finanza.
Anche
il territorio bolognese è coinvolto nella maxi inchiesta sulla presunta truffa
finanziaria da 4,7 milioni di euro che ha colpito 168 piccoli risparmiatori.
Tra le persone che avrebbero perso i propri risparmi figurano anche residenti
di Casalecchio di Reno, Sasso Marconi e Grizzana Morandi.
Un investimento presentato come
sicuro, la promessa di guadagni particolarmente elevati e, infine, la scomparsa
del denaro. È questo il meccanismo che, secondo quanto ricostruito dagli
investigatori, sarebbe alla base di una maxi truffa finanziaria realizzata
attraverso il cosiddetto schema Ponzi.
Al centro dell'inchiesta un uomo originario del Forlivese, già noto per precedenti legati a reati dello stesso tipo, arrestato dalla Guardia di Finanza al termine di un'indagine coordinata dalla Procura di Forlì. Il giro d'affari ricostruito dagli investigatori ammonterebbe a circa 4,7 milioni di euro, raccolti da 168 risparmiatori.
La vicenda non riguarda soltanto la
Romagna. La rete dei risparmiatori coinvolti si estenderebbe anche al
territorio metropolitano bolognese, con persone residenti a Casalecchio di
Reno, Sasso Marconi e Grizzana Morandi che avrebbero affidato i propri risparmi
al presunto promotore finanziario.
Un dato che evidenzia come il sistema
di raccolta del denaro fosse riuscito a raggiungere persone di diversi
territori, facendo leva sulla fiducia personale e sul passaparola.
L'indagine, avviata nel febbraio 2024,
ha preso le mosse dall'analisi di 160 querele presentate da piccoli
risparmiatori, in gran parte residenti in Romagna. Gli investigatori hanno
ricostruito un sistema nel quale il principale indagato, insieme ad altri due
soggetti denunciati, avrebbe raccolto denaro attraverso rapporti informali e
conoscenze personali, promettendo rendimenti particolarmente vantaggiosi.
Come funzionava il presunto schema
Ponzi
Il meccanismo, secondo l'ipotesi
investigativa, sarebbe stato quello tipico dello schema Ponzi: i guadagni
riconosciuti ai primi investitori non sarebbero derivati da reali attività
finanziarie o produttive, ma sarebbero stati pagati utilizzando le somme
versate dai nuovi clienti.
In questo modo, la prospettiva di
ottenere rendimenti elevati avrebbe attirato progressivamente altri
risparmiatori, alimentando un sistema destinato a interrompersi quando il flusso
di nuovi capitali non fosse più stato sufficiente.
Secondo la ricostruzione della Guardia
di Finanza, gli investimenti collocati avrebbero raggiunto complessivamente 4,7
milioni di euro. Successivamente, il principale indagato si sarebbe reso
irreperibile, lasciando i risparmiatori nell'impossibilità di recuperare le
somme affidate.
Il denaro trasferito all'estero e
investito anche in criptovalute
La vicenda avrebbe avuto anche una
significativa dimensione internazionale. I flussi finanziari ricostruiti dagli
investigatori sarebbero transitati attraverso società con sede a Cipro, Malta,
Lussemburgo e Regno Unito, oltre che attraverso conti correnti aperti presso
istituti di credito di diversi Paesi europei e in giurisdizioni considerate
paradisi fiscali.
Una parte delle somme sarebbe stata
successivamente reinvestita in crypto-asset, mentre un'altra sarebbe stata
destinata a spese personali.
Le Fiamme Gialle hanno seguito i
movimenti del denaro attraverso approfondite indagini bancarie e attività di
cooperazione con le autorità di vigilanza straniere. Gli accertamenti avrebbero
inoltre evidenziato l'assenza delle necessarie autorizzazioni per operare sui
mercati finanziari comunitari ed extraeuropei.
Sequestro da 5,3 milioni e arresto a
Sarzana
Nei mesi scorsi era già scattato un
sequestro preventivo di beni riconducibili all'indagato, per un valore di circa
5,3 milioni di euro, corrispondente al profitto illecito che gli investigatori
ritengono sia stato conseguito.
L'arresto è stato eseguito a Sarzana,
in provincia di La Spezia, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare
emessa dal Gip del Tribunale di Forlì. Il provvedimento è diventato esecutivo
il 15 settembre, dopo una pronuncia della Corte di Cassazione.
Resta ora da definire la posizione delle
persone coinvolte e ricostruire nel dettaglio la destinazione delle somme
sottratte. Per i risparmiatori, compresi quelli del Bolognese, la vicenda
rappresenta un pesante colpo economico e personale: dietro i numeri
dell'inchiesta ci sono famiglie e piccoli investitori che avrebbero affidato i
propri risparmi nella convinzione di effettuare investimenti sicuri.

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