“
Dando
l'ultimo saluto ad Aldemo, preso da una morte inaspettata, ingiusta,
incredibile, lo guardiamo stupiti e increduli come se fosse su una
barca in mare che si allontana fino a scomparire all'orizzonte, per
raggiungere un'altra riva”. Questa l'immagine che il Cardinale
Zuppi ha dato ai tanti fedeli presenti alla Messa esequiale per don
Aldemo Mercuri, parroco di Panico, la cui recentissima scomparsa ha
lasciato un grande vuoto nelle comunità religiose da lui guidate. “e
sull'altra sponda ad attenderlo ci saranno i sui cari e la sua
mamma”, ha continuato il cardinale. “ Don Aldemo non ha vissuto
solo per se stesso, ma per Cristo e quindi per gli altri, in
particolare i poveri e i malati. Se amiamo gli altri la vita non
finisce”.
La funzione religiosa, cui hanno partecipato i sacerdoti
del vicariato, è stata seguita da moltissimi fedeli che non hanno
potuto essere tutti accolti all'interno della chiesa parrocchiale,
non solo per le limitazioni del Covid, ma per il notevole numero.
Il
saluto dell'intera comunità marzabottese è stato portato da sindaco
di Marzabotto, Valentica Cuppi ( nella foto) che, salita sul pulpito ha detto: “Don Aldemo resterà sempre con noi e troveremo sempre il modo di
ricordarlo”. Molto apprezzata anche la lettera di ricordo che l'ex
sindaco di Marzabotto Romano Franchi ha postato sui social.
Infine
don Aldemo, accompagnato dall'applauso dei presenti, ha lasciato
definitivamente la sua chiesa portato a spalla all'uscita per poi
essere trasferito a Latina dove risiede la sua famiglia e dove
troverà l'ultima dimora.
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Corredo fotografico di Marina Fortuzzi
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La
lettera di Romano Franchi
Una
gravissima perdita per la nostra comunità.
Don
Aldemo, un uomo libero, colto, altruista, inclusivo, simpatico.
Un
sacerdote che ha plasmato la sua missione ecclesiale con grande
dedizione e sacrificio ai bisogni dei più deboli, di chi soffre, di
chi è solo, di chi ha bisogno di aiuto, di affetto, di attenzione,
di umanità, senza distinzione di ceto, credo religioso,
appartenenza politica.
Un
uomo con pregi, tanti, e fragilità, come tutti noi, che lo rendono
ancora più umano.
Mi
scorrono davanti agli occhi i tanti momenti in cui ho avuto il
piacere di stare insieme, di ascoltarlo, le tante telefonate, di
seguire, a volte, le sue forbite omelie.
Non
vedevo l'ora di poterlo rincontrare.
Don
Aldemo non solo "accoglieva" i tanti poveri di oggi, di
ogni nazionalità e dava spesso loro un posto in cui dormire, un
pasto caldo, una parola di conforto, ma " raccoglieva" i
tanti invisibili ai più.
È
stato un esempio nell'impegno contro uno dei mali peggiori,
l'indifferenza.
Non
si voltava dall'altra parte, anzi, anche a costo di forzare dei
passaggi per lui, con qualche ragione, eccessivamente complessi ed
astrusi, doveva comunque trovare il modo per aiutare la persona in
difficoltà che aveva davanti.
Con
grande generosità, senza risparmiarsi.
Quella
generosità che, forse, lo ha portato a contrarre quel maledetto
virus che ha cercato fino all'ultimo di sconfiggere.
Don
Aldemo, un amico fraterno. Mi mancherà molto, ma non lo
dimenticherò, come non lo dimenticheranno tutti coloro e, sono
davvero tanti, che hanno avuto il privilegio di frequentarlo.
In
questo triste momento, un pensiero affettuoso alle sue adorate
nipotine, Elisa e Ginevra.


La veglia di venerdì sera