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domenica 6 febbraio 2022

Si ubriaca, perde l’orientamento e il tablet. Rinsavito simula una rapina.

 Giovane studente rimedia una denuncia per simulazione di reato.


Foto dei  CC di Bologna.

 

Il diavolo fa le pentole e non i coperchi. E a scoprire che ciò che bolliva in pentola era una bugia e non un reato lo hanno riscontrato i Carabinieri di  Bologna che hanno denunciato uno studente, maggiorenne, per simulazione di reato.

A questa conclusione i militari sono giunti dopo aver indagato per risalire all’identità di ignoti che la notte del 30 gennaio scorso avrebbero rapinato un ragazzo, asportandogli un tablet e alcuni euro, mentre stava passeggiando.

Analizzando le immagini delle videocamere della zona, i Carabinieri hanno rilevato alcuni dettagli che non combaciavano con i fatti descritti nella denuncia che il giovane aveva sporto il giorno dopo la rapina.

Sentito dai Carabinieri per chiarire alcuni particolari che non tornavano, il ragazzo ha ammesso che la sera dei fatti di aver bevuto un po’ troppo e di non ricordare esattamente cosa fosse avvenuto, per tale motivo aveva pensato di essere stato rapinato, soluzione che gli consentiva di giustificarsi più facilmente con i propri genitori di non avere più con sé il tablet.

Dal Comando Provinciale Carabinieri Bologna

mercoledì 22 luglio 2015

Trentaduenne di Grizzana Morandi denunciato dai Carabinieri per simulazione di reato.




Alza il gomito e finisce fuori strada. Abbandona poi l’auto e ne denuncia  il furto per evitare i controlli dell’alcol test e le sanzioni che ne sarebbero seguite. Non aveva fatto i conti però con la videosorveglianza le cui riprese lo hanno smascherato. Non si sa se nel frattempo aveva smaltito la sbornia.

I Carabinieri di Vergato hanno denunciato un 32enne di Grizzana Morandi per simulazione di reato. Alle 2.30 di qualche girono fa, la Centrale Operativa del 112 ha ricevuto la segnalazione di un cittadino che riferiva di essere stato derubato dell’auto della propria compagna che aveva parcheggiato nel piazzale di un’osteria di Vergato, in cui si trovava assieme ad altre persone per festeggiare il matrimonio di un amico. Alcune ore dopo, una pattuglia dell’Arma ha rinvenuto il veicolo incidentato e in stato di abbandono, contro un pilastro di un’abitazione situata in via Lucca. Ispezionando l’abitacolo, aperto e privo di segni di effrazione, gli inquirenti percepivano un forte odore di alcol e vicino al vano porta oggetti trovavano una bottiglia di birra aperta e mezza vuota. Il giorno dopo, colui che aveva allertato i Carabinieri è andato in caserma a  Vergato per formalizzare la denuncia. Non credendo alle affermazioni del denunciante, gli inquirenti hanno approfondito le indagini e, grazie alle riprese di una videocamera di sorveglianza installata nelle vicinanze dell’osteria, sono così venuti a conoscenza che lo stesso si era effettivamente allontanato con l’auto poco dopo le 2 e si era inventato la storia del furto, probabilmente per evitare di farsi trovare ubriaco insieme alla compagna sul luogo dell’incidente.


Dal Comando Provinciale Carabinieri di Bologna

lunedì 1 settembre 2014

Castel d’Aiano. 23enne denunciato dai Carabinieri per violazione di sigilli e simulazione di reato.




Forza i sigilli della sua auto sottoposta a sequestro e fa un bel giretto distensivo. Il diavolo però ci mette la coda e rimane coinvolto in un incidente e i Carabinieri ci mettono quindi ‘l’arresto’. Decisamente ‘sfortunato’ il nostro pilota a tutti i costi.
A scoprite l’abuso sono stati i Carabinieri di Castel d’Aiano che hanno denunciato un 23enne del luogo, con precedenti di polizia, per violazione di sigilli e simulazione di reato. Il giovane è  stato identificato nel corso di un’indagine avviata a maggio, dopo che un’Opel Corsa, sottoposta a sequestro da febbraio e di cui il 23enne ne era stato nominato custode, era rimasta coinvolta in un incidente stradale a Castel d’Aiano e il conducente era inspiegabilmente scomparso. Qualche ora dopo il sinistro, il 23enne, essendo il proprietario dell’auto, si era recato in caserma per denunciare il furto dell’auto, sicuramente con l’intento di farla franca. Gli accertamenti hanno però rilevato che il giovane, sprovvisto di patente di guida poiché sospesa, aveva in realtà simulato il reato per depistare le indagini poiché al momento dell’incidente era proprio lui che si trovava al volante del veicolo che, tra l’altro, era privo di copertura assicurativa e aveva il conta chilometri manomesso.   


Dal Comando Provinciale Carabinieri di Bologna

mercoledì 2 gennaio 2013

RAPIMENTO DI EROS ERCOLESSI: TUTTA UNA MONTATURA ORGANIZZATA CON LA COMPLICITA’ DELLA SORELLA.




Panorama a Monteveglio
Tutta una montatura il rapimento di Eros Ercolessi, il commerciante bolognese sparito il 27 dicembre scorso e riapparso improvvisamente a Monteveglio il 31.
L’uomo aveva denunciato di aver dovuto sborsare 45.000 euro, ma la somma, avuta da un conoscente, gli è servita per ripianare i debiti per un fallimento.   
Nella tarda serata del primo dell’anno , di fronte alle richieste di chiarimento degli inquirenti, Eros Ercolessi ha confessato di aver inventato tutto perché aveva bisogno di soldi. Si è chiuso così il cerchio su una vicenda che, sin dal primo momento, aveva fatto sorgere grossi dubbi ai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bologna, del NOR della Compagnia di Bologna Borgo Panigale e alla Procura di Bologna.
L’uomo aveva fornito numerosissimi dettagli della sua ‘prigionia’, forse troppi, tanto da non riuscirne più a dare una versione coerente. Ha insospettito  l’auto ritrovata ordinatamente parcheggiata e chiusa a chiave in una piazzola di Torre Verde di Castel Maggiore, la prigionia in un casolare di Monteveglio di cui non riusciva a fornire alcuna indicazione per la localizzazione, il digiuno (per sete avrebbe bevuto la sua stessa urina) e i maltrattamenti subiti da parte dei rapitori. Di fatto, a parte alcuni tagli superficiali (poi risultati autoinferti con una lametta), il suo buono stato di salute è apparso assolutamente incompatibile con quanto aveva raccontato. Così lentamente la sua iniziale sicurezza ha iniziato a vacillare, sino a crollare definitivamente con una confessione di quanto era realmente accaduto.
Il piano era stato ideato e realizzato con la complicità della sorella che, dal luogo in cui è stata rinvenuta l’autovettura, lo avrebbe accompagnato ed ospitato in un appartamento di sua proprietà ubicato in  zona ‘Barca’. La sorella, infatti, nei tre giorni del dichiarato rapimento (dopo la denuncia di scomparsa da lei stessa effettuata in Questura insieme alla cognata, estranea ai fatti), gli avrebbe portato regolarmente i pasti e lo avrebbe riaccompagnato la mattina del 31 dicembre scorso nelle campagne di Monteveglio, dove l’Ercolessi ha simulato la sua liberazione. Tutto questo per poter disporre della somma di denaro (circa 47.000 euro, ricevuti da un commerciante conoscente per versarli in una banca di Funo di Argelato) necessaria a ripianare alcuni dei debiti che l’Ercolessi aveva accumulato negli anni scorsi a seguito di una sua attività commerciale poi fallita. Il resto lo avrebbe poi diviso con la sorella, che invece svolge una regolare attività impiegatizia.
Su questi dettagli sono in corso indagini da parte dell’Arma per ricostruire il quadro completo della situazione finanziaria che avrebbe indotto l’Ercolessi a simulare un così grave reato. Per il momento l’accusa nei suoi confronti è di simulazione di reato in concorso.         

Dal Comando Provinciale Carabinieri di Bologna