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martedì 1 maggio 2018

La Demm diventa tedesca.

Incontro il prossimo 4 maggio. Previsti 121 dipendenti su 195, azzerato contratto


Da ANSA
 
Finisce in mani tedesche, quelle di Certina - holding di ristrutturazioni aziendali controllata da Scv - la Demm di Porretta, azienda metalmeccanica da 3 anni in amministrazione straordinaria. Lo comunicano la Fiom-Cgil e la Fim-Cisl bolognesi secondo cui "l'offerta d'acquisto presentata prevede il passaggio attraverso una newco con il trasferimento di 125 dipendenti sui 191 attuali, nonché l'azzeramento della contrattazione aziendale, applicando agli stessi il contratto collettivo nazionale di Federmeccanica".
    Nel corso delle assemblee sindacali svolte oggi è stata illustrata l'offerta e annunciato ai lavoratori l'incontro con Certina che si terrà il prossimo 4 maggio durante il quale, verranno chiesti la "salvaguardia del più alto numero occupazionale ed il mantenimento dei diritti oggi presenti in Demm".
    Inoltre, viene sottolineato dai sindacati, si chiede "alle istituzioni tutte, a partire dal Ministero dello Sviluppo Economico l'utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali disponibili".

lunedì 22 settembre 2014

Cari giovani senza l'articolo 18 e il jobs act vi si aprono le porte dell'inferno per tutta la vita




Riceviamo e pubblichiamo:

Cari giovani, sono Carlo Soricelli, curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro. Ho 65 anni, ho lavorato per 39 anni come metalmeccanico e da quando ne ho 20 dipingo e scolpisco le problematiche sociali soprattutto quelle legate al lavoro. Conosco approfonditamente la storia e gli errori che hanno fatto i sindacati nel corso degli anni. Li ho sempre denunciati anche quando lavoravo, e per diversi anni , a causa di quegli errori non mi sono neppure più iscritto. La deriva liberista aveva contagiato anche loro e non solo i partiti di sinistra. La prima lettera contro il precariato la scrissi all'Unità nel 1987. Comprendevo che con quei contratti che chiamavano di formazione lavoro avrebbe aperto le porte alla precarietà. Ma purtroppo era anche allora si parlava con i mulini a vento. Arrivò poi la legge Treu che rese organica la precarietà, poi la legge Biagi, che io ho il coraggio di dire che è stata una porcata. La morte di Biagi è stata una catastrofe, come quella di Guido Rossa ucciso dalle Brigate Rosse il cui dipinto che feci pochi mesi dopo, è ancora presso il Comune di Casalecchio di Reno, quell'organizzazione criminale ha creato danni enormi al movimento operaio. Ma anche se Biagi è morto in modo così ignobile e tragico non si può nascondere il fatto che è stata applicata strumentalmente dalla destra per precarizzare ancora di più la vita di chi lavora, e che era comunque una pessima legge per chi lavora anche come l'aveva concepita Marco Biagi. Poi è arrivata la legge Fornero che pensionati, pensionandi ed esodati conoscono bene. Detto questo voglio dire che il sindacato è stato determinante con le lotte degli anni sessanta e settanta fino alla famosa svolta provocata dalla sconfitta alla FIAT che si rilevò una catastrofe per i lavoratori e per le implicazioni che avrebbe avuto nel futuro. In quegli anni (60/70) si conquistò lo Statuto dei lavoratori e il famoso articolo 18 che ha impedito fino ad ora il licenziamento senza Giusta Causa e Giustificato motivo. E' questo che tratta quell'articolo: d'impedire un ingiusto licenziamento. Per motivi di crisi e di riorganizzazione i licenziamenti si sono sempre fatti. Io stresso sono stato tutelato in un momento di vita molto difficile per me da quell'articolo. Mi ammalai in modo molto serio di esaurimento nervoso, a causa di una concomitanza di eventi che mi portarono anche al ricovero ospedaliero. Se non c'era quell'articolo mi avrebbero licenziato. Ma non fu per l'azienda possibile. Poi superato quel periodo per l'azienda fui un pilastro, nonostante le mie idee ‘rivoluzionarie’ perchè ho sempre pensato che sul lavoro occorre  dare il massimo e avere rispetto per l'Azienda. Se non c'era il ‘18’ cosa sarebbe stato della mia vita e della mia famiglia? Senza il Sindacato non ci sarebbe stato un ambiente più salubre, non ci sarebbero state le visite mediche obbligatorie. 

GUARDATE ALCUNI DI QUESTI DIPINTI ALLEGATI CHE FECI IN QUEGLI ANNI. Ambienti fumosi, si mangiava in quello che chiamavamo tegamino e che ci portavamo da casa (gavetta) come si vede nella copertina del libro ‘scrivano Ingannamorte’. Ricordo ricatti sessuali, di un capo reparto che quando il Bologna perdeva il lunedì mattina tornava incazzatissimo e se la prendeva con offese gravi con i sottoposto. Potrei continuare a lungo su quello che aspetta i lavoratori senza una tutela come l'articolo 18, che andrebbe esteso a tutti quelli che lavorano. 
Come curatore dell'osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro ho constatato, documenti alla mano, che in questi sei anni i morti sul lavoro sono calati per gli assicurati INAIL ma che sono aumentati tra i precari, le partite iva individuali che coprono speso lavori dipendenti. E posso affermare, senza temere smentite, che le morti sul lavoro dove sono presenti i sindacati sono quasi inesistenti, e quei pochi che muoiono nelle grandi aziende sono spesso lavoratori di aziende appaltatrici artigianali che non sono coperti dall'articolo 18 e dove i diritti anche per opporsi in lavori pericolosi non esistono. Ma lo  scopo vero dell'eliminazione di questo articolo, che protegge nella sua integrità e dignità chi lavora, è quella di distruggere il sindacato così come lo conosciamo, per far crescere sindacati di comodo, per avere mano libera in tutti i processi aziendali e pagare i lavoratori una manciata di denaro, come  del resto sta già avvenendo tra i precari. 
E' QUESTA LA VERA POSTA IN GIOCO, DISTRUGGERE OGNI VOCE CRITICA IN TUTTI I LUOGHI DI LAVORO PER AVERE MANO LIBERA SU TUTTO. CARI GIOVANI, IO SONO VECCHIO E NON HO PIU' NULLA DA PERDERE, PENSATE BENE AL VOSTRO FUTURO E A QUELLO CHE STANNO CERCANDO DI COMBINARVI, ESIGETE UN FUTURO DIGNITOSO PER VOI E I VOSTRI CARI. NON FATEVI POI INGANNARE DA QUESTI  CONTRATTI A TEMPO INDETERMINATO A TUTELE CRESCENTI: ANDATE A VEDERE DI COSA SI TRATTA. DI UN LAVORO A TEMPO DETERMINATO DI 3 ANNI DOVE UN LAVORATORE PERO' POI PUO' ESSERE LICENZIATO OGNI 4 MESI. UNA PRESA IN GIRO PER I NUOVI ASSUNTI, ANCHE PERCHE' DOPO 3 ANNI NON C'E' NESSUNA SICUREZZA DI ESSERE ASSUNTO A TEMPO INDETERMINATO. Spero tanto che la sinistra PD questa volta faccia sul serio. Sa che c'è in gioco il futuro dei nostri giovani e che Renzi sta portando il paese in un liberismo selvaggio che penalizza la parte più debole.
 Carlo Soricelli curatore dell'osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro- metalmeccanico in pensione e artista.

giovedì 14 marzo 2013

SASSO MARCONI: la Fiom a confronto con le RSU.




Incontro a Sasso Marconi degli ‘stati generali’ della Fiom Bolognese per un confronto con le rappresentanze sindacali (RSU) delle aziende metalmeccaniche della provincia sullo stato dell’applicazione del contratto che Fiom, a differenza degli altri della categoria metalmeccanici,  non ha firmato.

Il confronto, è stato spiegato, è stimolato da quanto sta accadendo alla Ima, azienda del numero uno di Unindustria Bologna, dove è stato annunciato che ai dipendenti saranno garantiti gli aumenti salariali dell'ultimo contratto, ma la parte normativa (ferie, orari, permessi, eccetera) resta quella del 2008. Si sono già tenute 365  assemblee svolte nelle fabbriche, per un totale di 31.574 lavoratori coinvolti e il risultato è che il 66.5% ha risposto all'invito della Fiom a esprimersi sul nuovo contratto e il 96,1% , di coloro che hanno votato, lo ha bocciato.

Abbiamo incontrato il delegato sindacale Claudio Magnani, a Sasso Marconi al confronto della Fiom, per un parere  sulla situazione attuale e  per capirci di più gli abbiamo chiesto se stiamo per entrare in una ‘primavera calda’.

“Non dobbiamo dimenticare che siamo in una crisi mondiale e l’Italia vi è molto coinvolta. Persino il noto e risaputo ‘saper fare’ degli emiliano romagnoli è messo in crisi e le ‘caviglie’ di tutti cominciano a tremare. Un terzo dei 51’000 metalmeccanici bolognesi è toccato dalla crisi”.

In una situazione di questo genere in cui è messo in dubbio il posto di lavoro, voi vi battete per un miglioramento della situazione degli occupati. Non è un obiettivo sbagliato?

"Siamo fermi al 2008, dall’inizio della crisi. Abbiamo tenuto botta per ovvie ragioni, ma la china ha ormai raggiunto il fondo. Dobbiamo difendere il minimo per la sopravvivenza. Aggiungo anche, come chiarito molto bene dal nostro segretario generale Landini, che il lavoro senza diritto, non è lavoro. Si avvicinerebbe a un qualcosa che potrebbe essere la ‘sudditanza’.”

Siete soli però. Cosa vi divide dagli altri sindacati ?

“Non siamo soli come non sono peregrine le nostre proposte. La piattaforma Fiom ha avuto il 96.1% dei consensi espressi dai lavoratori. Di fronte a una proposta della controparte in cui venivano messi in discussione diritti già acquisiti con la conseguente distruzione del contratto nazionale, che qualcuno ha siglato, noi no. Questa è la differenza. Ciò che ci ha più di ogni altra cosa fermati è stata la pretesa di abolire la vita democratica della fabbrica. Un esempio per tutti. Pur essendo noi il sindacato con la maggiore rappresentanza sono state prese decisioni con le quali non eravamo d’accordo senza neppure averci resi partecipi al tavolo decisionale. A ruota i lavoratori non sono pure loro stati interpellati se non da noi che ci opponiamo”.

Se si va avanti così si arriverà allo scontro di protesta?

“Siamo fedeli al volere della base che trova concretezza nella piattaforma votata  dai due terzi  degli aventi diritto al voto e dalla sostanziale totalità di coloro che hanno votato. Quello quindi è il nostro viatico. Faremo  il possibile per la sua applicazione e per una inversione di tendenza delle normative comprese nel contratto nazionale”.

A cosa è servito l’incontro di oggi?

 “Si sono riunite  le Rsu di tutte le aziende metalmeccaniche bolognesi interessate dal contratto di lavoro Federmeccanica. Lo scopo era fare il punto dopo le assemblee di fabbrica dove i lavoratori hanno dato o meno il consenso alla piattaforma Fiom. Il confronto ha rivelato come nelle 11 aziende bolognesi in cui è aperta la trattativa  si deve puntare a una soluzione positiva con l’applicazione della piattaforma Fiom. Inoltre si è deciso di inviare la lettera con le nostre rivendicazioni alle altre aziende metalmeccaniche della provincia di Bologna quindi a circa altre 200”.

Quali sono i punti rivendicativi ?

"La riconferma dei diritti e delle agibilità sindacali compresa la totale proporzionalità rappresentativa dei diversi sindacati all’interno della rappresentanza aziendale. Poi l’affermazione del diritto al voto dei lavoratori per la validazione dei contratti;  gli aumenti salariali certi e non derogabili in conformità  con il contratto; il recupero della perdita di potere d’acquisto del salario valutato in 800 euro all’anno (60  euro il mese); la conferma della disciplina vigente  dell’orario di lavoro (mediamente 40 ore settimanali). Inoltre chiediamo che la distribuzione dell’impegno di lavoro debba essere concordata con la RSU; che a parità di lavoro vada affermata la parità di trattamento economico e normativo indipendentemente dal tipo di contratto con cui il singolo è stato assunto. Infine, i primi tre giorni di malattia debbono essere messi  a carico dell’azienda, l’Inps paga dal quarto giorno in poi. Anche questo è il recupero di un diritto acquisito e poi negato”.