Di Claudio Corticelli.
Si tratta
dell’opera più impattante prevista sul territorio bolognese: se realizzata,
trasformerebbe in maniera irreversibile gli assetti ambientali, agricoli e
urbanistici, incentivando inoltre il traffico su gomma.
Nonostante i dubbi di associazioni, comitati e cittadini, proprio per l’impatto
e la reale utilità dell’opera, ma anche la sua priorità in una fase di crisi
economica come quello che sta attraversando il Paese, è ferma l’intenzione
della Regione Emilia-Romagna, della Provincia di Bologna e di alcuni Comuni a
voler procedere nella realizzazione dell’intervento. In particolare è proprio
per la sua dimensione economica (circa 1,3 miliardi di spesa) e
infrastrutturale che rende del tutto evidente come non si possa trattare di un
“adeguamento della viabilità esistente”, ma di una vera e propria nuova
infrastruttura autostradale.
Per questi motivi Legambiente ha presentato una Denuncia formale alla
Commissione europea, a cui
spetterà la decisione sulla legittimità della procedura di realizzazione
dell’opera. Già nel 2009, a seguito di un reclamo presentato dall’associazione
ambientalista, la UE aveva dato comunicazione che per assicurare la conformità
al diritto comunitario degli appalti pubblici e delle concessioni nel caso di
realizzazione del Passante Autostradale di Bologna sarebbe stata necessaria una
gara di appalto. All’epoca la procedura d’infrazione fu chiusa dopo che le
Autorità italiane si erano impegnate in tal senso. Legambiente, nel suo
esposto, ha sottolineato come dalle notizie di stampa sarebbe intenzione delle
Autorità italiana realizzare l’opera senza alcuna gara, in quanto verrebbe
considerata un adeguamento dell’autostrada esistente. La richiesta di
Legambiente alla Commissione è di intervenire per assicurare la reale
applicazione del diritto comunitario in materia di infrastrutture e appalti.
Nella nota di Legambiente, la Direzione nazionale e il Comitato regionale,
sottolineano come fin dall’inizio della discussione sulla proposta di Passante
autostradale si sia scelto un approccio costruttivo per risolvere i problemi
della mobilità di Bologna. Legambiente ha infatti proposto, assieme ai
comitati, soluzioni alternative più utili, meno impattanti e dispendiose, che
interverrebbero “sul serio” ampliando la sede attuale della tangenziale di Bologna.
Un’operazione che non consumerebbe un centimetro di territorio agricolo –
mentre il Passante Nord distruggerebbe 720 ettari di terra ed eliminerebbe 8000
ettari di colture di qualità –, e che sarebbe molto più economica, con circa
500 milioni di euro di investimenti. Oltretutto i dati di traffico sulla rete
autostradale evidenziano un calo rilevante che riguarda sia le auto che i Tir
in tutta Italia, Bologna compresa, e a maggior ragione la priorità di spesa
deve riguardare il potenziamento del trasporto ferroviario e integrato
per le persone e le merci.
