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sabato 17 novembre 2018

La bandiera più grande del mondo è l'italiana

A Cioccoshow bandiera da Guinness: mosaico tricolore in 11.664 tessere, 54,38 mq e 922 kg di peso

Record da Guinnes al Cioccoshow di Bologna. Alla kermesse, in programma fino a domani, domenica 18 novembre, è stato prodotto il mosaico di cioccolato più grande del mondo raffigurante la bandiera italiana: 54,38 metri quadrati, 922 chili di peso per 11.664 tessere, realizzato in 120 ore di lavoro.
    Dopo la proclamazione del primato da parte del giudice del Guinness, Lucia Sinigagliesi il cioccolato prodotto dalla società IChoco di Gorizia è stato messo in vendita al pubblico della rassegna. I gusti: limone, vaniglia e fragola a riprendere le tinte del tricolore.
    Si tratta del terzo record da Guinness realizzato al Cioccoshow: negli anni passati è stata realizzata la tavoletta di cioccolato e l'euro di cioccolato da record del mondo.

sabato 2 giugno 2012

Bologna e' stata la prima a decretare il Tricolore come Bandiera Nazionale.

gonfalone storico


Elio Antonucci  (Cell  +39 3474158530) festeggia oggi la ‘nascita’ della Repubblica italiana ricordardando che Bologna è la ‘madre’ del tricolore e scrive:
La storia del comune di Bologna, il sito istituzionale  www.comune.bologna.it , presenta alcune carenze ed imprecisioni che richiedono  pronte correzioni.



A titolo di esempio le chiedo di  guardare l'unica immagine del Gonfalone del nostro Comune: essa
viene  presentata tagliata a metà...

http://informa.comune.bologna.it/storiaamministrativa/stories/detail/39833


Le segnalo poi lo stemma araldico, se uno clicca appare tutto sgranato...

http://informa.comune.bologna.it/storiaamministrativa/stories/detail/141230


gonfalone

Le carenze più gravi riguardano la storia di Bologna, sulla quale sembra che  nessuno tra i responsabili del sito si sia un minimo impegnato ad  approfondirla.

Il 1° gennaio 1948 con l’entrata in vigore della Costituzione Italiana, l’Italia divenne una Repubblica :

« L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. »

Ma prima di giungere a questa Costituzione ci sono volute ben 52  Costituzioni che hanno comportato lotte, sacrifici, speranze.

La prima costituzione Repubblicana fu quella di Bologna... anche il primo documento ufficiale che definisce il vessillo Nazionale  italiano, precisandone chiaramente i colori con cui doveva essere formato,  e' del Senato di Bologna


Durante le celebrazioni per i "150 anni dell'Unità d'Italia" non si è mai  fatto cenno che il Tricolore e' nato a Bologna.
Eppure la città di Bologna è stata la prima a decretare il Tricolore come  Bandiera Nazionale. Avvenne il 28 ottobre 1796. Questo importante documento per la storia Patria e l'epopea del Risorgimento è conservato
all'Archivio  di Stato di Bologna, situato in Piazza dei Celestini 4.
Tramite questo sito http://www.radiomarconi.com/marconi/carducci/documenti.html è possibile consultare l'intero verbale diramato e firmato dal Senato di  Bologna.

18ottobre
Che la nascita della Bandiera Nazionale Italiana sia avvenuta a Bologna, è  suffragata da indiscutibili documenti conservati all'Archivio di Stato  della "Città delle due Torri". Difatti nell'attestato
varato dal Senato  Provvisorio "Atti dell'Assunteria di Magistrati, 28 ottobre 1796, foglio  542" viene precisato quanto segue. Titolo: "Bandiera coi colori  Nazionali". Testo: "Richiesto quali siano i colori Nazionali per formarne  una Bandiera, si è risposto il Verde il Bianco ed il Rosso".
Il ricercatore si renderà conto che in questo paragrafo, disinvoltamente  dimenticato, si parla di formazione, ossia creazione di una Bandiera  Nazionale Italiana. Si tenga presente che il 18 ottobre 1796 a Modena
si  decreta "...ART.VIII Ogni Coorte avrà la sua bandiera a Tre Colori  Nazionali Italiani, distinte per numero, e adorne degli emblemi della  Libertà. I numeri delle Coorti saranno estratti a sorte fra quelle formate
dalle quattro Provincie. Sembra impossibile che nella storia del nostro Tricolore un decreto di tale importanza sia passato inosservato, tanto da essere "dimenticato" dagli  stessi depositari della Storia del Risorgimento, che tanto interesse ha  suscitato in questo 2011 nella popolazione italiana, giustamente
orgogliosa  delle proprie origini, della nazione e del senso di patriottismo che è  indiscusso collante della partecipata "italianità". Come mai questo  "oblio"?
Papa Gregorio XIII.
 Una dimenticanza imperdonabile, una leggerezza della burocrazia  continuamente distratta dall'applicazione delle 275 mila leggi che  dovrebbero disciplinare la giustizia, l'uguaglianza e la libertà,
costituzionali? Come mai i libri scolastici, censiti dall'autorevole dicastero della Pubblica Istruzione, severo nei giudizi e nelle considerazioni, ed un po’ meno sulla precarietà, è scivolato su uno strafalcione del genere?
Si tratta  solo di una "dimenticanza" come sperano gli esegeti? Od anche nella genesi  patriottica c'è il rischio di imbattersi nelle "cammellate"?
"Nel documento di Reggio Emilia datato 7 gennaio 1797 si legge: "... Sempre  Compagnoni fa mozione che lo stemma della Repubblica sia innalzato in tutti quei luoghi nei quali è solito che si tenga lo Stemma della Sovranità.  Decretato. Fa pure mozione che si renda Universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di tre colori, Verde, Bianco e Rosso e che questi tre colori si  usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti.  Viene decretato". E' indubbio che in questo testo la mozione "che si renda
universale lo  Stendardo o Bandiera", non si fa cenno alla creazione di una Bandiera, poiché la stessa esisteva già, e garriva sulla Cispadania da più di tre  mesi. Cosa confermata dal Congresso della Repubblica Cispadana convocato a  Modena il 21 gennaio del 1797 (quattordici giorni dopo Reggio Emilia,
quando lo stesso segretario don Compagnoni scrive: "confermando le  deliberazioni di precedenti adunanze decretò Vessillo di Stato il Tricolore per virtù d'uomini e di tempi fatto simbolo dell'Unità indissolubile della
Nazione." Bologna è quindi la Patria del Tricolore. Ed ecco gli altri documenti che lo attestano:
http://www.radiomarconi.com/marconi/carducci/documento_modena.html

A Reggio Emilia non nacque il Tricolore. In un grido di gioia si urlò: "Che  questo vessillo sia universale" Che questa nostra felicità coinvolga  l'intero universo!" Come interpretò l'italianista Camillo Prampolini, nato
a Reggio Emilia nella metà dell'800 da genitori emiliani, direttore del  giornale "Lotta di Classe". E la stessa cosa oggi l'afferma l'autorevole  storico Aldo A. Mola.
Costituzione della Repubblica di Bologna

http://www.radiomarconi.com/marconi/carducci/autorevole.html
In questo sito possono essere consultati i seguenti rari testi, scritti  mentre raggrumava l'Unità Italiana.: Felice Venosta, LUIGI ZAMBONI IL  PRIMO MARTIRE DELLA LIBERTÀ ITALIANA, stampato a Milano nel 1864;
Augusto  Aglebert, I PRIMI MARTIRI DELLA LIBERTÀ ITALIANA E L'ORIGINE DELLA BANDIERA TRICOLORE, CONGIURA E MORTE DI LUIGI ZAMBONI E G.B. DE ROLANDIS IN BOLOGNA  TRATTA DA DOCUMENTI AUTENTICI stampato a Bologna nel 1862 e ristampato nel  1880; Giovanni Montersino, G. B. De Rolandis Martire Astigiano (1774-1796),  Asti - Tip. Paglieri e Raspi, 1926

http://www.radiomarconi.com/marconi/carducci/giovanni1.html

Ed a questo indirizzo il lettore troverà la cronologia degli avvenimenti  che furono alle origini della Bandiera Nazionale Italiana
http://www.radiomarconi.com/marconi/carducci/cronologia_del_tricolore.html


Inoltre segnalo l'indirizzo di una pagina web in cui viene descritta la  Costituzione della Repubblica di Bologna approvata il 4 dicembre 1796:
http://www.radiomarconi.com/marconi/carducci/costituzione.html


Mi chiedo anche, con quale atto o regio decreto e' stato autorizzato il  comune di Bologna ad utilizzare il gonfalone... con quale atto o decreto  e' stato autorizzata la modifica e l'uso del nuovo gonfalone
della citta' di  Bologna e Con quale atto o decreto il Comune di Bologna e' stato  autorizzato ad utilizzare una propria Bandiera ??






martedì 17 aprile 2012

La bandiera italiana è nata a Bologna, lo si vuole capire o no. Sindaco intervieni!


Riceviamo da Elio Antonucci (elio@antonucci.it) e pubblichiamo.

La lettera allegata è stata inviata dall'avvocato Bruno Barbieri al sindaco di Bologna.

La documentazione presente nel sito è stata da me rintracciata. Non esiste altra documentazione oltre a questa:

"Il Tricolore è nato a Bologna".
Nessun dubbio per gli storici. Ecco i documenti che lo attestano

Clicca per visionare il primo documento ufficiale che definisce il vessillo
Nazionale italiano, precisandone chiaramente i colori con cui doveva essere formato, è del Senato di Bologna
http://www.radiomarconi.com/marconi/carducci/documento_modena.html


Bologna, 28 ottobre 1796: Nascita della Bandiera Nazionale Italiana
http://www.radiomarconi.com/marconi/carducci/documenti.html


La città di Bologna è stata la prima a decretare il Tricolore come Bandiera Nazionale
http://www.radiomarconi.com/marconi/carducci/bandiera_nazionale.html



lunedì 4 aprile 2011

Quello di Reggio era uno stendardo militare.

Riceviamo e Pubblichiamo.

"A Reggio Emilia non nacque il Tricolore" , lo afferma l'autorevole storico Aldo A. Mola.

"Nessuno deve aversela a male, ma quello era un vessillo militare" "La vera bandiera Italiana deriva dalla coccarda della sommossa di Bologna del 1794"
- Troppa confusione per questo centenario. Feste luminarie e banchetti ma storia distorta - "E' doveroso attenersi ai documenti conservati all'archivio di Stato di Bologna " -La rivelazione nel quarto volume di Storia del Risorgimento ed. Capricorno distribuito in questi giorni dai più
importanti quotidiani italiani.

Ecco le pagine dell'analisi storica


Nel primo decennio postunitario fu attuato un immenso sforzo di pedagogia patriottica per avvicinare gli italiani: forze armate, sistema scolastico, vita civica giorno dopo giorno adottarono e diffusero i simboli dell'Unità.
L'educazione dello spirito si completò con la cura dei corpi: igiene sociale e sport per l'Italia che trasferì la capitale da Torino a Firenze, un passaggio drammatico ma necessario.

Genesi e funzione della bandiera dello Stato

L'Italia nacque ed è tricolore. Dall'instaurazione della repubblica non ha più lo scudo sabaudo nel bianco, ma la bandiera dello Stato è quella adottata da Carlo Alberto il 23 marzo 1848 per la prima guerra d'Indipendenza. Quando il 14 marzo 1861 assunse per sé e i successori il titolo di re d'Italia, Vittorio Emanuele II non ebbe nulla da aggiungervi né da togliervi. Anche i sovrani debellati avevano capito che il tricolore era simbolo di unità. Cercarono d'inalberarlo e vi disegnarono il loro stemma, ma tardi e male, come fecero con le costituzioni, concesse e revocate a capriccio.

Come gli altri stati da più tempo esistenti, dalla nascita, il regno d'Italia ebbe dunque la bandiera e una musica, la Marcia reale. Questa era forse povera cosa, ma vivace, allegra. C'era e continuò a essere suonata, nei giorni della vittoria e in quelli del dolore. Come la bandiera, che fu alzata sul pennone o calata a mezz'asta, ma sempre significò Italia.

Con l'unità, la Nuova Italia compì uno sforzo enorme per collegare gli italiani attraverso complesse reti di comunicazioni, ma ne compì un altro, anche maggiore, per radicare le due istituzioni nazionali affratellanti, la scuola e le forze armate, diverse per funzioni e scopi, ma
complementari: due facce di una stessa medaglia, lo Stato nazionale.

Il tricolore divenne sinonimo di Patria. Riassumeva decenni di sacrifìci, patiboli, speranze. Altrettanto fecero la scuola elementare e il servizio militare. L'Italia li volle come già erano nel regno di Sardegna: obbligatori.
Dal 1859 la legge Casati aveva proclamato l'obbligo dell'istruzione. Con l'unificazione i governi cercarono di realizzarla. Incontrarono immense difficoltà, perché nella maggior parte degli stati preunitari la scuola era del tutto trascurata. Nel Mezzogiorno l'analfabetismo superava
ovunque il 60-70%, con picchi superiori all'80%. Lo stesso valeva per molte piaghe dell'Italia centrale e del Veneto. Quando decise di organizzare l'istruzione elementare, anche Bologna
«la dotta» dovette importare maestri da altre province. Giosuè Carducci, che insegnava «eloquenza italiana» all'università, osservò che gli insegnanti elementari avrebbero dovuto conoscere la parlata (o dialetto) degli scolari per capirli ed essere capiti. L'Italia fece molto, ma non potè compiere miracoli. Era assillata dall'altra urgenza: la difesa. Nata tra ostiità e supponenza degli stati esteri, aveva un confine debolissimo con l'impero d'Austria, coste vulnerabili, un esercito da plasmare e servizi d'ordine pubblico e di sicurezza da impiantare.
Persino il territorio era da scoprire. Lo fece, ma de cenni dopo, l'Istituto Geografico Militare di Firenze. L'Italia non nacque contro alcun altro Stato, ma ebbe motivo di temerne. Perciò organizzò coscrizioni mobilitazione e leva: un impianto militare che presupponeva l'allestimento dell'anagrafe nei comuni, il censimento della popolazione, la ricognizione di Paese unito in pochi mesi, quella modernità che in Italia ancora era da conquistare e faticò molto ad impiantarsi.
L'istruzione elementare venne concepita come primo gradino per la formazione del cittadino. Il servizio militare fu invece una sorta di «ultimo appello» dello Stato per quanti venivano chiamati a prestarlo. Vi era però poi la moltitudine degli abitanti, maschi e femmine, non scolarizzati e
militesenti. La bandiera nazionale fu il richiamo quotidiano lanciato dall'Italia ai suoi cittadini, come il suono delle campane, i canti campestri o del lavoro, i segni d'identità che legavano le persone. Anche le provincie ed i comuni ebbero i loro stemmi, simboli, stendardi con i colori e i segni della tradizione. L'Italia Nuova si affermò per somme, non per esclusioni e seppe
conciliare il particolare con l'universale, il locale con il nazionale. Allo scopo il tricolore svolse un ruolo di prim'ordine.



Ma come ebbe origine il Tricolore?

La vera storia del tricolore italiano rimane da scrivere. Un fondamentale contributo è offerto da Ito De Rolandis, Orgoglio tricolore. L'avventurosa nascita del la nostra bandiera, per i tipi Lorenzo Fornaca -L'Artistica Editrice, Savigliano 2008, prefazione di Mercedes Bresso presidente della Regione Piemonte, dei sindaci di Asti, Giorgio Galvagno, e e di Castell'Alfero, Angelo Marengo. Il volume raccoglie scritti di vari autori (Amedeo d'Aosta, duca di Savoia e di Aosta, Marco Bortolotti, Fausto Carpani, Sabina Fornaca, Corrado Testa...) e ricorda che Carla Bruni Tedeschi (poi Sarkozy) recò trionfalmente il tricolore italiano nella cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Torino (2006). Dunque quello innalzato a Reggio Emilia il 7 gennaio 1796 fu solo uno dei tricolori ideati per la Nuova Italia. Il primo fu, nel 1794, quello di Giambattista De Rolandis, studente all'università di Bologna, cospiratore per la libertà.
Nessuno deve aversela a male. Anzi. Vuol dire ch'esso esprime un sentimento diffuso dei cittadini italiani di ieri e di oggi: di varie confessioni religiose ed etnie, accomunati dall'orgoglio dei propri diritti e dal senso dei doveri verso lo Stato. Dunque, secondo una tradizione, la bandiera verde, bianca e rossa nacque a Reggio Emilia il 7 gennaio 1796. Essa era a bande orizzontali, con cifre e
simboli bellici, perché era uno stendardo reggimentale, non la bandiera di uno Stato, dei suoi abitanti. Solo nel corso degli anni si affermò il tricolore a bande verticali con il verde all'asta, sull'esempio di quello francese, nato nel giugno 1789 dall'unione del bianco Borbone ai colori
della città di Parigi (rosso e blu). A proporlo (a Reggio) fu Giuseppe Compagnoni, un personaggio complesso e discusso. Ecclesiastico e letterato, aveva avuto parte nel processo a carico di Giuseppe Balsamo, sedicente conte Alessandro di Cagliostro, arrestato e indagato per magia, stregoneria e organizzazione della massoneria di rito egizio condannato al carcere a
vita, da scontare nella fortezza di San Leo, dove morì poco prima dell'arrivo i francesi.
Compagnoni apprese che nel rito egizio Cagliostro usava nastri verdi, bianchi e rossi. Nessuno sa dire perché lo facesse, né perché, deposto l'abito talare e passato nelle file dei rivoluzionari, abbia
proposto quei colori per lo stendardo della Repubblica padana. Sappiamo però per certo che né lui né Cagliostro furono i primi ad adottare quei tre colori. Lo ricordò il " Messaggiere Torinese" del 19 febbraio 1848 ch'ebbe per editoriale il necrologio del medico Giuseppe De Rolandis, zio di
Giambattista. L'invenzione del tricolore non è però dovuto né a Cagiostro né allo spretato
Compagnoni, né esso vide luce a Reggio Emilia. I documenti dicono che nel settembre 1794, nella casa bolognese dello studente universitario Luigi Zamboni, ebbe luogo una riunione di giovani che
decise di adottare i tre colori verde, bianco e rosso come segno distintivo di una loro cospirazione contro il governo papale. Il 13-14 novembre Zamboni e lo studente universitario Giovan Battista De Rolandis, nativo Castell'Alfero, presso Asti, distribuirono coccarde tricolori e accennarono
a un moto. A confezionare le coccarde erano state la madre (Brigida Borghi) e la zia (Barbara Borghi) di Zamboni. Unirono i colori di Bologna e di Asti con fodere verdi a portata di mano. Interrogato dal Tribunale dell' Inquisizione, De Rolandis dichiarò che «era stato sostituito il
turchino col verde per non far da scimmia alla Francia». Il Tricolore nacque quindi come
segno d'indipendenza. La cospirazione fallì. Arrestati il 16 novembre a Covigliaio, già nel
granducato di Toscana, i due furono tra dotti a Bologna, arrestati, processati, più volte torturati. Il 18 agosto 1795 Zamboni venne trovato impiccato in una celletta dove non poteva neppure stare in piedi. De Rolandis subì orrende sevizie. Dopo la condanna a morte, gli vennero
«recise le forze», cioè fu evirato. Poi venne condotto alla Montagnola di Bologna e impiccato. Il boia gli salì sulle spalle per affrettarne la morte. Un'incisione dell'epoca ricorda quel dramma.

Il 28 aprile 1796 a palazzo Salmatoris di Cherasco i plenipotenziari del re di Sardegna sottoscrissero un armistizio umiliante. Nell'occasione Cristoforo Saliceti informò Bonaparte della vicenda di Bologna. Il 29 aprile Napoleone riconobbe la coccarda tricolore verde, bianca e rossa come «consorella» della francese e ne autorizzò l'uso. Furono i colori dello stendardo della Guardia Nazionale di Milano (18 maggio 1796). Il 19 giugno, all'arrivo in Bologna, Bonaparte fece onorare la memoria di Zamboni e De Rolandis ed elogiò l'avvocato Antonio Aldini che li aveva
difesi dinnanzi al Tribunale dell'Inquisizione. Il 9 ottobre consegnò le bandiere tricolori alle coorti della Legione Lombarda. Il 17 ottobre Aldini venne acclamato alla presidenza della Confederazione cispadana. L'indomani, 18 ottobre, la congregazione dei magistrati e deputati aggiunti deliberò: «Bandiera coi colori nazionali - Richiesto quali siano i colori Nazionali
per formarne una bandiera, si è risposto il Verde, il Bianco e il Rosso» (Archivio di Stato di Bologna, Fondo Napoleonico 1/5. Senato provvisorio. Atti Assunteria Magistrati, 10 maggio 1796-30 ottobre 1796, foglio 542). Lo stesso giorno a Modena si stabilì e decretò: «Art. VII. Ogni coorte avrà la sua bandiera a tre colori Nazionali italiani, distinte per numero, ed adorne degli emblemi della Libertà». La decisione di Reggio Emilia seguì dunque quella di Modena e veri originari ideatori del tricolore vanno considerati Zamboni e De Rolandis, non Compagnoni, che alla Restaurazione riassunse l'abito talare.

Zii di Giovanni Battista De Rolandis furono Giuseppe e Secondo De Rolandis. Il primo fu medico di fiducia di Carlo Alberto; l'altro si occupò di egittologia, inclusa la stele di Rosetta. Il patriota e deputato Angelo Brofferio affermò nel Messaggiere Torinese (19 febbraio 1848) che in
punto di morte Giuseppe De Rolandis «voleva un'ultima volta rallegrarsi colla vista dell'italiana coccarda che, agonizzando, salutava ancora». Il Tricolore era dappertutto nei primi mesi del Quarantotto, era il simbolo dell'Italia nascente: libera, indipendente e unita. Perciò venne
adottato da Carlo Alberto, forse per suggerimento anche del medico De Rolandis. Nell'ode Piemonte Giosuè Carducci ricorda che il morente Carlo Alberto si volse al tricolore come De Rolandis nel racconto di Brofferio. Certo la decisione fu importante per imprimere carattere nazionale all'impresa del re di Sardegna. In tutte le città vennero organizzate feste per lo scambio
del tricolore, a conferma della fratellanza tra gli italiani. Con l'avvento della Repubblica, dal tricolore venne tolto lo scudo sabaudo, che vi aveva campeggiato per un secolo. Venne anche accantonata la Marcia reale, ma non furono mai decretati un inno o una musica dello Stato. Il Canto nazionale, musicato da Michele Nòvaro, venne adottato in via provvisoria dal consiglio dei ministri il 12 ottobre 1946 come musica militare per il festeggiamento del IV novembre
seguente. La scelta dell'inno venne demandata all'Assemblea Costituente e questa, mentre
stabilì la bandiera (art. 12 della Costituzione) rinviò l'arduo compito al legislativo, che dal 1948 al 17 marzo 2011 non ha deciso nulla.

Alberto Volpe

giovedì 21 ottobre 2010

La bandiera per la solidarietà


Sono stati mobilitati anche i boy scout per raggiungere la quota di 100.000 euro del fondo di solidarietà istituito dall’amministrazione comunale per dare un aiuto a coloro che si trovano in difficoltà per la crisi. Venderanno la bandiera italiana porta a porta e nelle occasioni di incontro come la tartufesta e inviteranno ad esporla alle finestre delle abitazioni il prossimo 4 novembre, giornata dedicata alle Forze Armate e che ricorda la vittoria italiana della prima guerra mondiale. Nella stessa giornata sarà avviata una gara fotografica, incentrata ovviamente nelle immagini offerte dal paese vestito con le bandiere italiane della solidarietà. Gli introiti saranno interamente destinati al fondo. Continua inoltre la vendita dei biglietti della lotteria che ha in palio interessantissimi premi fra cui una vacanza per due a scelta del vincitore fra le offerte comprese in un ricco catalogo consultabile in Comune. Anche in questo caso gli introiti saranno destinati al raggiungimento dei 100.000 euro del fondo.