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venerdì 2 ottobre 2026

Vergato, inaugurata a Calvenzano la Casa Famiglia “Don Elia Comini”

 Nella casa natale del beato salesiano, restaurata per l’occasione, nasce una nuova realtà dedicata all’accoglienza e al sostegno di ragazze madri e donne in situazione di fragilità. La struttura sarà gestita dalla Comunità della Missione di Don Bosco APS



È stata inaugurata ieri, a Calvenzano di Vergato, la Casa Famiglia “Don Elia Comini”, una nuova struttura destinata all’accoglienza di ragazze madri e donne in situazione di fragilità. La casa sarà gestita dalla Comunità della Missione di Don Bosco APS e trova sede proprio nell’immobile che diede i natali al beato salesiano, completamente restaurato e restituito alla comunità con una nuova funzione sociale e di accoglienza.


L’inaugurazione si è svolta in una giornata particolarmente significativa, coincidente con l’anniversario del martirio dei beati don Elia Comini, salesiano, e padre Martino Capelli, dehoniano, uccisi dalle truppe nazifasciste il 1° ottobre 1944 a Pioppe di Salvaro, insieme ad altri 44 compagni di prigionia.

La giornata celebrativa si è aperta nella chiesa di Sant’Apollinare di Calvenzano, dove è stata celebrata la Concelebrazione Eucaristica presieduta da padre Carlos Luis Suárez Codorniú, Superiore generale dei Dehoniani.



Nel corso dell’omelia, padre Suárez Codorniú ha ricordato l’eredità spirituale di don Elia Comini e il suo impegno concreto al fianco delle persone più fragili, sottolineando il significato della nuova opera di accoglienza e solidarietà. A richiamare lo spirito dell’iniziativa sono state anche le parole di don Bosco: «Questa è, certamente, un’opera di Dio».

Al termine della celebrazione, la comunità si è trasferita nella vicina chiesa della Madonna del Bosco, sempre a Calvenzano, dove si è svolta la cerimonia di inaugurazione e il taglio del nastro della Casa Famiglia.

Alla cerimonia hanno partecipato i rappresentanti degli enti e delle realtà promotrici del progetto: la Comunità della Missione di Don Bosco APS, i Salesiani Don Bosco Italia e il Comune di Vergato.



La nuova struttura si propone di trasformare un luogo profondamente legato alla memoria di don Elia Comini in uno spazio concreto di accoglienza, ascolto e accompagnamento, nel segno dell’attenzione verso chi vive condizioni di particolare vulnerabilità.

La giornata si è conclusa a Salvaro con un momento conviviale, un rinfresco e un’occasione di fraternità presso la chiesa, a chiusura di una giornata che ha unito memoria, fede e impegno sociale.

 


domenica 9 agosto 2026

Monte Sole, il 27 settembre 2026 la beatificazione di tre nuovi preti martiri

 




Le parrocchie di Sasso Marconi rendono noto che, dopo la beatificazione di don Giovanni Fornasini, celebrata il 26 settembre 2021, la Chiesa bolognese vivrà un nuovo e significativo momento di fede e di memoria.

Domenica 27 settembre 2026, alle ore 17.00, nella Basilica di San Petronio a Bologna, il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, presiederà il rito di beatificazione di altri tre sacerdoti martiri di Monte Sole: don Ubaldo Marchioni, sacerdote diocesano, don Elia Comini, salesiano, e padre Martino Capelli, religioso dehoniano.

I tre sacerdoti furono uccisi durante gli eccidi di Monte Sole per aver condiviso fino all'estremo la sorte della popolazione civile, testimoniando con il sacrificio della vita la fedeltà al Vangelo e il servizio ai più deboli.

La loro beatificazione rappresenta un importante riconoscimento ecclesiale del loro martirio e costituisce un forte richiamo ai valori della pace, della giustizia e della carità. Le comunità parrocchiali di Sasso Marconi invitano i fedeli a partecipare a questo storico evento, affidando alla testimonianza dei nuovi beati una particolare intenzione: che il loro sangue, seme di fede e di speranza, possa suscitare nuove vocazioni sacerdotali e religiose per la Chiesa bolognese e per la nostra terra. 

martedì 17 marzo 2026

Monte Sole, tre sacerdoti martiri verso la beatificazione: celebrazione a San Petronio il 27 settembre



Bologna si prepara a un appuntamento di forte valore religioso e civile. Domenica 27 settembre, alle ore 17, nella Basilica di San Petronio saranno beatificati tre sacerdoti uccisi durante gli eccidi di Monte Sole del 1944: don Ubaldo Marchioni (nella foto a destra) , don Elia Comini (Nella foto in basso) e padre Martino Capelli ( nella foto a destra). Le tre figure sono oggi riconosciute come simboli di fede e resistenza spirituale in uno dei momenti più drammatici della storia del territorio.

La celebrazione si terrà nel cuore della città e sarà presieduta dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi. Concelebrerà l’arcivescovo di Bologna, cardinale Matteo Zuppi, insieme ai rappresentanti delle congregazioni religiose di appartenenza dei nuovi beati.

L’annuncio è stato diffuso dai vicari generali dell’Arcidiocesi di Bologna, che hanno espresso la gioia della Chiesa bolognese per un riconoscimento atteso e profondamente sentito dalla comunità.

In preparazione alla beatificazione prenderà il via un percorso spirituale che coinvolgerà l’intera diocesi. Dal 1° aprile, in occasione della Messa crismale in Cattedrale, inizierà il pellegrinaggio della Pisside di Monte Sole, ritrovata tra le macerie della chiesa di Santa Maria Assunta di Casaglia. L’oggetto liturgico, trafitto dai proiettili durante gli eccidi nazisti, è diventato nel tempo un potente simbolo di fede e martirio: la sua peregrinazione nelle comunità sarà occasione di preghiera e riflessione, oltre che di invocazione per la pace.

La beatificazione arriva dopo il riconoscimento ufficiale del martirio “in odio alla fede”, sancito attraverso i decreti autorizzati tra il 2024 e il 2025. I tre sacerdoti si aggiungono così a don Giovanni Fornasini, già beatificato nel 2021, anch’egli vittima delle stragi di Monte Sole.

Don Ubaldo Marchioni, nato nel 1918 sull’Appennino bolognese, era parroco a San Martino di Caprara e Casaglia. Durante l’eccidio del 29 settembre 1944 rimase accanto ai suoi fedeli fino alla morte, avvenuta sui gradini dell’altare.

Padre Martino Capelli, originario della provincia di Bergamo e appartenente ai Dehoniani, era stato ordinato sacerdote nel 1938. Don Elia Comini, salesiano, nato nel 1910 nel Bolognese, svolse il suo ministero in un contesto segnato dalla guerra. Entrambi furono arrestati dai nazisti mentre cercavano di soccorrere le vittime e vennero fucilati il 1° ottobre 1944 insieme ad altri civili.

La beatificazione rappresenta non solo un riconoscimento storico, ma anche un messaggio attuale. «Guardare alla Pisside trafitta – spiegano i vicari generali – aiuta a entrare in comunione con le ferite del Signore e con quelle di tanti innocenti che ancora oggi subiscono la violenza». Un evento che unisce memoria, fede e impegno civile, riportando al centro una pagina dolorosa della storia locale e trasformandola in un segno di speranza.

giovedì 19 dicembre 2024

De Maria (PD): "Molto importante il processo di beatificazione di Don Comini"

 


"La notizia di oggi, che riguarda il processo di beatificazione di Don Elia Comini, uno dei sacerdoti barbaramente assassinati dai nazisti durante l'eccidio di Marzabotto, è di grande rilevanza", afferma Andrea De Maria, deputato del Partito Democratico ed ex sindaco di Marzabotto. "Il processo non è solo significativo sul piano religioso, ma rappresenta anche un'importante occasione di omaggio a chi ha sacrificato la propria vita accanto alla comunità, colpita dalla brutalità del regime nazifascista. In questo modo, si contribuisce in maniera fondamentale a mantenere viva la memoria di uno dei capitoli più oscuri della nostra storia, quello dell'eccidio di Monte Sole."

De Maria sottolinea l'importanza di ricordare figure come Don Comini, che, insieme ad altri martiri, ha pagato con la vita la sua dedizione alla fede e alla propria gente, in un momento in cui il terrore nazista seminava morte e distruzione. Il riconoscimento della sua figura non solo onora la memoria del sacerdote, ma anche quella delle vittime innocenti dell'eccidio, un atto di barbarie che ha segnato indelebilmente la storia di Marzabotto e dell'Italia.