giovedì 29 giugno 2017

Il centro ricerca del Brasimone fa ‘l’occhiolino’ al programma di ‘fusione nucleare’.


L’Appennino si candida ad ospitare sul bacino del Brasimone un centro di ricerca internazionale per riuscire a realizzare il sogno di produrre sul nostro pianeta l’energia pulita del sole.


Riceviamo:

Il Centro ricerche del Brasimone potrebbe divenire possibile sede di un’importante infrastruttura di ricerca inserita nei programmi europei e internazionali di sviluppo della fusione nucleare: la recente proposta del Sindaco metropolitano Virginio Merola è stata accolta favorevolmente dagli amministratori di Castiglione dei Pepoli e Camugnano.

La fusione, a differenza della attuale tecnologia basata sulla fissione nucleare, rappresenta una fonte energetica inesauribile, economicamente competitiva, sostenibile e sicura, al cui sviluppo sono interessati tutti i maggiori paesi industrializzati o in via di sviluppo. Attualmente lo sviluppo di questa fonte di energia è legato alla necessità di dimostrare tecnologicamente l’esercizio di un impianto di produzione di energia elettrica. In questo contesto l’Europa ritiene essenziale la realizzazione di una macchina di ricerca che supporti lo sviluppo tecnologico del reattore a fusione.

Ed è proprio l’obiettivo che si pone il Divertor Tokamak Test facility (DTT), una macchina di ricerca destinata a sviluppare e testare materiali adatti a resistere ad alte temperature e capaci di funzionare in condizioni estreme, come sono quelle raggiunte nel processo di fusione nucleare. Lo scopo di queste ricerche è quello di riprodurre sulla Terra l’energia pulita del sole: sono ricerche che richiedono investimenti per far nascere laboratori e strutture che generano nuovi posti di lavoro nel lungo periodo (si parla di almeno trent’anni per raggiungere i primi risultati).
Non è un caso infatti che però il progetto interessi molti paesi europei e che quella dell’Emilia-Romagna sul lago Brasimone dunque non sarebbe l’unica candidatura. Di sicuro però ci sono le potenzialità per far bene, anche perché l’ENEA è uno dei pionieri in questo ambito, e a Castiglione dei Pepoli si approfondirà il tema con un convegno di portata nazionale che si svolgerà il 14 luglio e coinvolgerà esperti del mondo scientifico e rappresentanti di quello politico.


4 commenti:

Anonimo ha detto...

Sono impazziti?
Poi cosa beviamo? Il Brasimone emissario dall’omonimo lago confluisce nel Setta ed il Setta alimenta l’impianto di potabilizzazione di Sasso Marconi che disseta anche Bologna, ma non solo, il lago Brasimone è collegato da due enormi tubi con Suviana pertanto l’acqua dei due laghi si mischia, Brasimone è situato in posizione più elevata di Suviana e quando vi è energia in esubero pompano acqua da Suviana al Brasimone, acqua che viene utilizzata per produrre energia quando serve facendogli fare il percorso inverso. Sul lago di Suviana vi è un secondo impianto di potabilizzazione che preleva l’acqua direttamente dal lago. Vogliono farci bere l’atomo?
Spero che lo faccenda non vada in porto.

Anonimo ha detto...

Ecco il primo che dice NO a prescindere.
Ma tu sai già di cosa si parla ?
Fenomenale !

Anonimo ha detto...

ecco i soliti antinuclearisti mal informati e molto energivori ( il loro pc per scrivere ca....e consuma come energia elettrica e credetemi non arriva da quei quattro pannelli che vi hanno rifilato sul vostro tetto radical chic. C'è sempre piu bisogno di corrente e se si arrivasse alla fusione avremmo fatto bingo . Tantissima energia e praticamente zero scorie.

Anonimo ha detto...

La fusione nucleare, quantomeno quella calda, non è né pulita, né sicura e nemmeno illimitata.

Questo è quello che ci vogliono far credere, ma putroppo non è così.
(E sottolineo putroppo, perché la fisica nucleare fa parte del mio curriculum e sono stato un nuclearista convinto)

Non mi sembra il luogo per fare dei trattati, ma lancio qualche traccia di meditazione:
- Qual è il rapporto tra energia utilizzata ed energia prodotta? Quale sarà in un reattore di produzione? Che attrattiva avrà per dei terroristi?

- E' vero che di idrogeno e deuterio ce n'è a iosa, ma di trizio (radioattivo) ce n'è molto meno e se il reattore non va a trizio non rende.

- Ma, soprattutto, un tokamak non consuma l'idrogeno, ma i metalli con cui è rivestito l'interno e che si consumano ad una velocità piùttosto elevata (litio, berillio...):sono quelli il vero carburante dei reattori a fusione!

- E' vero che se ora il plasma va a sbattere contro le pareti si spegne come una cicca di sigaretta nel lavandino, ma sarà così anche in un reattore di produzione? Per renderlo economicamente vantaggioso, dovrà essere caricato ben oltre quelli che ora sono definiti come parametri di sicurezza. Esattamente come a Fukushima: quel tipo di reattore, per come lo si studia a scuola, sarebbe dovuto essere autoestinguente, ma non è stato così per il fattore di scala dei componenti necessari a renderlo economicamente conveniente.

Meditiamo, gente, meditiamo...