mercoledì 28 ottobre 2015

Risate in dialetto a Sasso Marconi.



Apre domani, giovedì 29 ottobre, alle 21, nel teatro comunale di Sasso Marconi, la rassegna dedicata al teatro dialettale 'Un bèl Casein' con “E té chi it?”, una divertente commedia portata in scena dalla compagnia “Bruno Lanzarini”. La vita di una tranquilla famiglia bolognese viene sconvolta quando, di punto in bianco, la signora Luisa non riconosce più il marito e lo caccia di casa come se fosse un intruso… Sconcertato, il pover’uomo chiama un luminare per risolvere il caso, ma il professore si troverà coinvolto in una situazione piuttosto imbarazzante…

La rassegna, giunta alla 15ª edizione, prosegue poi a giovedì alterni fino al 4 febbraio, proponendo altri sei appuntamenti. Si tratta di spettacoli portati in scena da note compagnie dialettali (tra cui
Arrigo Lucchini, I Cumediant Bulgnis e il Teatro della Tresca), che ruotano attorno alle situazioni e alle tematiche tipiche della commedia bolognese: intrighi familiari, intrecci sentimentali ed equivoci.

Presso l’ufficio turistico 'infoSASSO' (tel. 051 6758409), è possibile abbonarsi ai 7 spettacoli del cartellone dialettale.

A novembre, gli spettacoli in dialetto saranno affiancati dalla rassegna di teatro comico brillante “
Ridere è una cosa seria”, che riunisce in un unico cartellone il filone comico e il teatro di prosa, protagonisti della programmazione teatrale degli ultimi anni. Accanto a spettacoli che proseguono il percorso di ricerca nel collaudato genere del teatro comico, nella rassegna trovano spazio monologhi e opere che basano la propria efficacia sui virtuosismi, sulle acrobazie verbali e sulla personale ‘cifra’ espressiva degli attori: in tutto sette spettacoli di qualità che affrontano temi come la satira di costume, l’impegno civile e la riflessione sull’esistenza umana.
Per tutti i dettagli sul programma delle due rassegne e per maggiori informazioni sulla stagione
teatrale 2015-16 del Teatro comunale di Sasso Marconi, consultare il sito web www.comune.sassomarconi.bologna.it


Con il Cai alla scoperte dei ' gioielli dell'Appennino bolognese'.


Di Alessandro Ori

La Scola con 'il trucco' invernale
Domenica prossima, 1 novembre, il Club Alpino Italiano di Bologna (C.A.I.), ha organizzato una passeggiata nella Valle del Reno, precisamente su Monte Montovolo, alla scoperta di alcuni dei borghi più belli dell'Appennino bolognese. Borghi che chi è bolognese non può non conoscere.

Il panorama che si gode dalla cima di Montovolo spazia sino al Corno alle Scale, al Cimone e alle cime dell'appennino pratese e offre la visione della valle Reno quasi completa, da Porretta a Casalecchio, quasi a chiudere la incantevole cartolina ambientale là in fondo il Santuario di San Luca.



Itinerario
Riola – La Scola – Campolo – Balzi di S. Caterina – Montovolo – Predolo – Cà Brunetti - Riola

Dislivello + 900 -900 metri circa
Tempo di percorrenza 7 ore circa
Lunghezza 13 km circa
Grado di difficoltà Medio
Pranzo Al sacco

DETTAGLI SUI TRASPORTI:
ANDATA:
Ritrovo: Bologna Centrale Piazzale Ovest h 6,50
Treno da Bologna Centrale Piazzale Ovest h 7,04
Arrivo a Riola h 8,01

RITORNO:
Treno da Riola h 17,33
Arrivo previsto Bologna Centrale h 18,32

BIGLIETTI:
Biglietto Andata Treno FS da Bologna a Riola € 4,60
Biglietto Ritorno Treno FS da Riola a Bologna € 4,60

Info cell. : 331 918 4640

Info Facebook:
www.facebook.com/Trekking-Col-Treno-1568854596663492/?fref=ts

Info Web:
trekkingcoltreno.it/it/gli-scalpellini-del-montovolo/


 
BORGO LA SCOLA


Il borgo La Scola è un ‘borgo magico’ che resiste miracolosamente al tempo. Già nel ‘200 sembra che fosse abitato, ma solo negli estimi del 1375 se ne parla e si nominano le famiglie che lo abitavano. Che radice ha il termine Scola? Per alcuni Skult dal tedesco, posto di guardia dei Longobardi di Pistoia che nel VI secolo tentarono di entrare nell’Esarcato che qui aveva fortificato i propri confini per impedire appunto l’intrusione dei Longobardi, per altri toponimo di origine greca con lo stesso significato di posto di guardia, vedetta. Luogo militare dunque e infatti di qui passava, come dice il Palmieri nella sua “Montagna bolognese nel medioevo” del 1929 , il limes che divideva l’Esarcato dalla Longobardia pistoiese. L’immagine di Scola che sopravvive oggi si è formata tra il 1300 e il 1500 in un momento di espansione e di sviluppo economico agrario, quando gli abitanti del contado si impossessarono delle terre di monasteri e di nobili che rientravano in città. Una rinnovata piccola proprietà fondiaria diede vita al sorgere di una edilizia che ebbe gli artefici nei Maestri Comacini che qui, come in tante altre parti d’Italia tra il ‘300 e il ‘500, lavorarono in gran numero: le vecchie torri si trasformarono in abitazioni civili e così case, fienili, essiccatoi si allargarono anche oltre le mura di difesa. Tanti sono i segni di quel tempo che ancora rimangono a tramandare la vita dei secoli passati. La Scola è tutta arroccata attorno alle sue torri e ai suoi due oratori, solo San Pietro vive ancora, ma anche tutto il territorio è ricco di presenze: Rio, Montione, Predolo di Vico, Ca’ Dorè di Vimignano, Riola vecchia, Montovolo, punto nodale di pellegrinaggio e di mercati ‘ da sempre’.

(da:
borgoscola.net/dettagli.htm)

 

SANTUARIO DELLA BEATA VERGINE DELLA CONSOLAZIONE DI MONTOVOLO


L’iscrizione sulla lunetta in arenaria del portale, A.D. MCCXI R.O. I. P, che Mario Fanti interpreta, incontestato, come Anno Domini 1211 Regnante Othone ImPeratore (cioè Ottone di Brunswick che regnò dal 1209 al 1218), pone una collocazione temporale precisa della Chiesa di S. Maria di Montovolo (l’intitolazione alla B.V. della Consolazione è documentata solo dal XIX secolo), la cui storia, però, è assai più antica.

Tralasciando le origini remote, che la individuano come probabile tempio pagano, ipotesi suffragata da rinvenimenti nei dintorni di reperti etruschi di varia natura, e limitandoci all’era cristiana, esse si possono far risalire al X – XI secolo, come attestato dai resti nella cosiddetta cripta, certamente di età proto-romanica.

Chiesa, questa primitiva, andata distrutta da un incendio definito “ab immissione Diabolica” sul documento con cui Ottaviano Ubaldini, arcidiacono del capitolo metropolitano di San Pietro, promosse una raccolta fondi presso tutti i parroci di città e del contado finalizzata alla sua ricostruzione. La Chiesa di Montovolo, infatti, apparteneva ai canonici della cattedrale bolognese fin dal 1054, anno in cui fu ad essi assegnata, con atto di donazione, dal vescovo Adalfredo.

Non è da escludersi, pertanto, che la ricostruzione della chiesa di Santa Maria di Montovolo si inserisca nel quadro della lotta che in quegli anni vede Bologna opporsi all’imperatore Federico II in difesa della propria autonomia comunale; lotta che vede in perfetta sintonia di intenti l’autorità cittadina e il proprio Vescovo, di cui il capitolo dei canonici è il braccio operativo. In tale ottica, pertanto, l’espressione più sopra riportata per identificare l’origine dolosa dell’incendio, assume i connotati della denuncia di un vero e proprio attacco armato della nobiltà ghibellina montana, legata all’imperatore, a un simbolo forte del comune bolognese, guelfo e anti – imperiale.

Alla logica della chiamata a raccolta contro l’imperatore scomunicato ed eretico, risponderebbe anche la regia dell’Ubaldini nella leggenda, dai più ritenuta di origine popolare, del martirio sul Montovolo di S. Acazio insieme a 10.000 componenti della sua schiera, crocifissi agli alberi perché convertiti alla fede cristiana.

0051.JPG (114249 byte)S. Acazio, vissuto al tempo dell’imperatore romano Adriano (117 – 138 d.C.) è il fratello di Santa Caterina d’Alessandria , cui è dedicata l’altra chiesa sul Montovolo, più esattamente un Oratorio, edificato nel medesimo periodo della ricostruzione di Santa Maria, ad una quota più alta di questa (940 m.). Non è dato sapere, infatti, se la data 1211 indichi l’inizio o la fine dei lavori di ricostruzione.

Di certo l’Oratorio di Santa Caterina fu edificato quale ex voto da crociati bolognesi di ritorno dalla crociata di Damietta. Circostanza, questa, che sta alla base dell’accreditamento di Montovolo come Sinai bolognese , avanzato per primo dal Rubbiani nel 1908: il complesso ecclesiale di Montovolo, cioè, dal secolo XIII comincia a richiamare il Monte Sinai allo stesso modo in cui la Sancta Jerusalem delle basiliche bolognesi stefaniane e di S. Giovanni in Monte richiama la città di Gerusalemme e il Santo Sepolcro.

Valutazione di ordine squisitamente spirituale che, tuttavia, torna a indiretta conferma, nel contesto del clima politico ducentesco bolognese cui si accennava, di una regia strategica del capitolo della cattedrale, e quindi dell’autorità Vescovile, per assicurare a Montovolo un carattere di santuario “nazionale” bolognese; ove, certamente, il termine nazionale non deve intendersi con l’accezione odierna, di eredità ottocentesca, ma semplicemente identitaria.

Carattere peraltro sottolineata anche negli statuti bolognesi del 1249 con la indizione, esentasse, delle grandi Fiere settembrine da svolgersi dal 8 al 14 settembre, in concomitanza con le feste religiose. Fiere che si sono continuate fino all’immediato secondo dopoguerra.

Questo carattere di centro devozionale bolognese per eccellenza si manterrà fino alla edificazione del santuario di San Luca; ed è comprovato dall’esservi sempre un rettore, in taluni periodi anche senza obbligo di residenza in loco, nominato dal Capitolo dei canonici della Cattedrale; nonché dalla circostanza che la fama del Santuario è ben diffusa in città e nella intera diocesi, nonostante l’assenza di eventi miracolosi ivi avvenuti.

A tale proposito vale la pena ricordare che l’unico evento sopranaturale di cui si ha notizia in una cronaca risale al 1399 durante una delle tradizionali processioni che raggiungevano la cima del monte. In prossimità del balzo di Santa Caterina apparve una croce come di fuoco ed un giovane alla vista di essa cadde a terra e, dopo essersi rialzato, affermò che la Santa Vergine gli aveva chiesto di erigere in quel luogo una croce. Da qui l’edificazione della Edicola della Santa Croce, che ancora oggi vi si trova.

Come si diceva, l’ erezione di San Luca alle porte di Bologna, dà una spinta definitiva al passaggio in secondo piano, in epoca moderna, del Santuario di Montovolo, che diviene uno dei tanti di devozione Mariana della montagna, con un bacino di affluenza ben circoscritto.

Alterne, in questi secoli, sono le vicende di gestione e manutenzione del complesso ecclesiale che, ad esempio, lo vedranno anche completamente intonacato all’interno e verniciato a strisce alternate coi colori calce chiaro e scuro per imitare i marmi bicromi delle chiese romaniche toscane. In questo lasso di tempo il Santuario di Montovolo potrà anche annoverare come amministratore il Conte Cesare Mattei, eclettico edificatore della Rocchetta in quel di Riola,. A lui per primo si deve l’individuazione del ripristino della primitiva pseudo cripta come obiettivo prioritario da raggiungere. Cosa che avvenne nel 1925, essendo rettore Don Vito Pedrini,, parroco di Grizzana.

In quello stesso anno giubilare l’arcivescovo cardinale Nasalli Rocca elevò la chiesa alla dignità di Santuario arcivescovile.

Non è dato sapere se con tale titolo il Cardinale intendesse recuperare l’antico legame medievale di Santa Maria di Montovolo con la cattedrale di San Pietro in Bologna e il suo Vescovo.

Ci pare tuttavia di non andare oltre ciò che la prudenza suggerisce nell’auspicare che le celebrazioni per l’ VIII centenario del 2011 abbiano rinverdito, rinnovandolo secondo modalità contemporanee, quell’antico stretto vincolo del Santuario di Montovolo con il Capitolo Metropolitano di S. Pietro di Bologna.

Concludendo questa estrema sintesi storica, non si può non ricordare la premurosa, indomita e spesso solitaria sollecitudine di Don Annibale Sandri, rettore del Santuario dal 1943 al 2001, cui si deve non solo la salvaguardia dalle distruzioni belliche della statua della Madonna, ma anche la realizzazione della carreggiabile che negli anni cinquanta ha sostituito la vecchia mulattiera e che ha contribuito in maniera determinante a preservare il santuario di Montovolo da un completo oblio.

(da:
www.santuariomontovolo.it/pagine/notizie_storiche.htm)


Un'Altra Sasso, 'CONTRO OGNI BARRIERA'.

Riceviamo e pubblichiamo
La "libertà di movimento" e più in generale l'accesso a tutti quei servizi che sono messi a disposizioni della cittadinanza, fanno parte di quei diritti fondamentali del cittadino che ogni buon amministratore deve essere in grado di garantire e di tutelare.
UN'ALTRA SASSO, fin dalla sua nascita, ha messo il suo impegno nella lotta alle
barriere architettoniche di Sasso Marconi, spinto in questo da alcuni cittadini diversamente abili che chiedono che i loro diritti vengano finalmente riconosciuti.
Pensiamo che un territorio come il nostro, nel quale la qualità della vita è così elevata, debba impegnarsi e munirsi di tutti gli strumenti utili a provvedere che questo diritto venga difeso.
Per questo, in stretta collaborazione con chi vive queste situazioni sulla propria persona, abbiamo redatto un piano operativo e un elenco di situazioni che, attraverso un percorso pluriennale (non ci facciamo illusioni, sappiamo che i costi per questi interventi sono molti e alti e che questo richiederà tempo) ci permetta realmente di cancellare tutti quegli ostacoli che limitano la libertà dei nostri concittadini, rendendo Sasso Marconi una cittadina: SENZA PIÙ BARRIERE!
Siamo convinti che l'Amministrazione comunale sia sensibile a questo tema e sia disposta ad ascoltare il nostro invito, per questo, siamo disposti a mettere da parte ogni questione e a collaborare al fine di ottenere il risultato sperato.
Un ringraziamento infine dovuto, a Erika Muratori, una nostra giovane concittadina con un grande spirito d'iniziativa e una grande forza d'animo, per averci permesso, giorno dopo giorno, di renderci conto sul serio delle enormi difficoltà e degli enormi (a volte purtroppo insormontabili) ostacoli che si trova di fronte una persona inabile o diversamente abile.
A breve renderemo noto alla città il nostro piano e le nostre idee in modo che si apra una discussione, speriamo franca e costruttiva, sulla questione.



martedì 27 ottobre 2015

Vergato. Con la salute non si scherza.

Una assemblea molto partecipata si è riunita ieri sera al teatro comunale di Vergato nella speranza, ma anche nel timore, di sapere il futuro dell'ospedale di Vergato, viste le continue allarmate voci sulla possibilità di trasferire altrove, probabilmente all'ospedale di Porretta, il reparto di Ortopedia. E che non sia un argomento poco sentito lo testimoniano anche le presenze tra il pubblico di diversi amministratori e cittadini di comuni vicini. Infatti il trasferimento si teme vada ad incidere pesantemente sul futuro della sanità in montagna.
Dai relatori, tra i quali amministratori regionali di vari schieramenti politici coinvolti nella gestione della materia, sono arrivate rassicurazioni poiché la decisione non può essere presa senza il coinvolgimento degli enti locali e territoriali. Quello che però è sembrato il protagonista della serata era il 'fantasma' del Piano di Riorganizzazione e Riordino della Sanità Regionale del quale da mesi viene annunciata l'imminenza della presentazione, ma che ancora è una misteriosa entità. Solo da questo piano, quindi dalle decisioni nero su bianco, si potrà capire concretamente che fine faranno i due presidi sanitari di Porretta e Vergato e quindi quale potrà essere il futuro della sanità in montagna.
Dopo avere chiarito che i due ospedali sono in realtà un unico ospedale su due presidi e quindi vanno superati i campanilismi che portano solo danni, il presidente del distretto socio sanitario di Porretta Terme Marco Mastacchi, sindaco di Monzuno, ha aggiunto : “Negli ultimi mesi siamo stati di nuovo rassicurati sul mantenimento di ortopedia a Vergato. Se a sorpresa venisse comunicato il trasferimento senza aver prima coinvolto le realtà locali, si romperebbe un 'patto' che cambierebbe le modalità di rapporto con l'Azienda Sanitaria”. Il sindaco di Vergato, Gnudi, ha detto che l'ospedale di Vergato è una realtà importante, fornendo anche le cifre di visite e interventi e ponendo l'accento sul fatto che la Tac, fondamentale aiuto diagnostico, sta avviandosi al pieno utilizzo.
Il timore di un impoverimento dei servizi sanitari in montagna è emerso comunque da tutti gli interventi. “ Il pericolo è quello di un continuo depauperamento dei servizi fino a declassare gli ospedali a semplici hospice”.
Anche il pubblico, piuttosto preoccupato, è intervenuto dando un contributo al confronto. C'è chi ha attribuito l'eccessiva spesa per la sanità non al personale sanitario, ma alla presenza sempre più numerosa di figure organizzative ricoperte da politici, “Che poi non ci sono mai quando vengono fuori i problemi. Mentre quando questo ruolo era affidato ai primari l'intervento risolutivo era immediato”.
Questa accusa della incostante presenza dei politici è parsa trovare conferma anche nella sottolineatura fatta da Raffaella Sensoli, vicepresidente della commissione regionale per la Sanità, che ha denunciato l'assenza agli incontri della commissione dell'assessore regionale competente.


Incisivo anche l'intervento del vicepresidente del 'comitato ospedale di Porretta', Brunetti: “La sanità purtroppo ragiona con la logica di mercato che ha portato ad esempio alla chiusura del punto nascita a Porretta. Questo non poteva essere chiuso poiché faceva parte di un esperimento voluto dall'ASL e quindi fuori dalla logica dei 500 parti minimi all'anno. C'è un ricorso in atto”.


Fra i partecipanti c'è stato chi ha inviato una considerazione ( amara) che riportiamo:

In relazione all'assemblea tenutasi questa sera è venuto fuori da un Consigliere Regionale che il progetto dello spostamento di Ortopedia esiste ma che è congelato.

Che l'Assessore alla Sanità latita

Che il Patto per la salute deve essere ancora sfornato

che il terzo piano dell'ospedale di Vergato è vuoto

che nello stesso si potrebbe creare un reparto di fisioterapia e riabilitazione in costanza di presenza del Reparto di Ortopedia

Che alla domanda del Signor Gamberi di esporre il nome del Responsabile di questa situazione sarebbe opportuno che venga fatto ma che alla fine dell'assemblea questo nome non è uscito.

che qui in montagna potrebbe esserci un Hospice

quello che dovrebbe venire fuori dovrebbe essere quando la casa della salute sarà operativa nelle 24 ore con la turnazione dei medici di famiglia.

l'Hospice, per esempio, lo si potrebbe realizzare nella palazzina che sta cadendo a pezzi posta di fronte alla casa della salute di Vergato.

Mi ha colpito ma non sorpreso l'arroganza del vergatese Venturi visionando il trailer andato in onda prima del dibattito.

Vedremo a fine mese cosa risponderà il Venturi all'interrogazione presentata dal consigliere Bignami

http://demetra.regione.emilia-romagna.it/al/monitor.php?vi=all&st=doc&dl=f38143a5-a622-b713-2016-560a9debf9bb&dl_t=html&dl_a=y&dl_id=2&ul=1&ev=1&bk=1

da paura immettere la parola ortopedia nel motore di ricerca e scoprire che florilegio sta accadendo in giro per la Regione

http://demetra.regione.emilia-romagna.it/al/monitor.php?vi=all&st=query&xq=q18





Sasso Marconi. Il mondo della 'Porziola' è pulito.



Anche Sasso Marconi ha fatto la sua parte per ‘pulire il mondo’ dai rifiuti. E' stato setacciato e ripulito il Reno nel tratto di San Lorenzo.

C'era anche il sindaco Stefano Mazzetti a pulire i laghetti della Porziola dalla grande quantità di rifiuti lasciati da ignoti 'delinquenti ambientali'. A fargli compagnia anche il consigliere di opposizione Eugenio Salamone: la tutela dell'ambiente non ha colore politico.


Sasso Marconi ha aderito infatti alla bella iniziativa di Legambiente 'Puliamo il Mondo e sabato scorso 24 ottobre ha organizzato una mattinata ecologica per ripulire gli argini del fiume Reno dai rifiuti abbandonati.

Alle operazioni hanno partecipato volontari di Legambiente (Circolo SettaSamoggiaReno), dell’Associazione Nazionale Alpini (sezione Sasso/Casalecchio) e del Gruppo escursionismo CSI Sasso Marconi, gli operatori dell’Ufficio Ambiente del Comune di Sasso Marconi, alcuni volenterosi cittadini e quattro studenti dell’Istituto Professionale per l’Agricoltura e l’Ambiente “B. Ferrarini”, impegnati in uno stage formativo presso il Comune di Sasso Marconi: in tutto, una quarantina di persone.

Le operazioni si sono concentrate sul lungofiume nella zona di via Gamberi: i partecipanti si sono dati appuntamento di buon mattino e, attrezzati di sacchi e pinze, hanno ripulito un’area di 1,5 Km, raccogliendo un centinaio di sacchi di rifiuti (circa 700 kg.) e alcuni quintali di ingombranti (pneumatici, poltrone, materassi, pezzi metallici ecc.).


Rimane sempre inspiegabile l'azione insensata di chi abbandona rifiuti di ogni genere lungo le strade o i corsi d'acqua. Ogni comune ha ormai un sito, un'oasi o una stazione ecologica che accoglie rifiuti anche ingombranti, se non quelli pericolosi.
Non si capisce quindi perchè preferire strade appartate o sponde di fiumi. Qualcuno spiega queste azioni inaccettabili imputandole agli 'irregolari': essendo gli autori degli scarichi dei 'clandestini' non possono essere accreditati alle consegne nelle isole ecologiche. Se così fosse di irregolari a Sasso Marconi ce ne sarebbero migliaia. E' da credere invece che si tratti di semplice maleducazione che andrebbe perseguita severamente.