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martedì 15 gennaio 2019

Sisma, 'siti Unesco appaiono integri'. Si inclina però la croce su un campanile a Bologna

Oggi controllo approfondito con la Soprintendenza e accertamenti dei vigili del fuoco nel centro cittadino.

Da la redazione ANSA BOLOGNA

 "Da una prima osservazione i siti Unesco della città appaiono integri e senza danni. In giornata verrà fatto un lavoro di screening più approfondito con i vigili del fuoco e la soprintendenza". Lo spiega all'ANSA il comandante della polizia municipale di Ravenna Paolo Giacomini, che sta monitorando la situazione nella città romagnola dopo la scossa di terremoto della notte. Ravenna è città famosa in tutto e meta di turisti da tutto il mondo per o monumenti e le basiliche, scrigni di mosaici dell'epoca bizantina, patrimonio mondiale dell'umanità. Tesori d'arte che da un primo controllo, dunque, non sembrerebbero aver subito danni. "Abbiamo fatto un primo controllo agli edifici scolastici e riscontriamo l'assenza danni gravi alle strutture pubbliche.
    Aspettiamo un ritorno da quelli privati". Gli unici danni segnalati riguardano alcuni edifici privati "crepe molto modeste che non mettono in pericolo abitabilità", dice Giacomini.

 © ANSA

La croce sulla sommità del campanile della chiesa di Sant'Isaia, nel centro di Bologna, si è inclinata da un lato senza staccarsi, non è chiaro se in conseguenza del terremoto di ieri sera in Romagna e avvertito anche in città. Il piccolo cedimento è stato segnalato questa mattina, verso le 7.40, ai Vigili del Fuoco, che sono intervenuti per un sopralluogo e per mettere in sicurezza la croce. La chiesa si trova fra via San'Isaia e via De Marchi, poco lontano da Piazza San Francesco.

martedì 20 gennaio 2015

LA PIZZA E’ ITALIANA DOC. COLDIRETTI LA VUOLE PATRIMONIO DELL’UNESCO. DOMANI RACCOLTA DI FIRME.



Riconosciuta ufficialmente dall’Unione europea, già dal 4 febbraio 2010, come specialità tradizionale garantita, la pizza napoletana è un emblema della ricchezza gastronomica italiana diffusa in tutto il mondo. Per questo Coldiretti ha promosso una campagna insieme alla Fondazione Univerde e all’associazione Pizzaiuoli Napoletani per il riconoscimento dell’arte della pizza come patrimonio culturale e materiale dell’umanità da parte dell’Unesco.

I giovani imprenditori di Coldiretti Giovani Impresa di Bologna si sono mobilitati per raccogliere firme sul territorio provinciale per sostenere l’iscrizione nella prestigiosa lista anche per fare definitivamente chiarezza sull’origine italiana degli ingredienti e sulle modalità di preparazione per garantire le condizioni igienico-sanitarie ottimali.
Le firme verranno raccolte domani, mercoledì 21 gennaio, dalle  14,30 alle  17, nell’ambito del mercato di Campagna Amica di Via del Gomito 30.

L’obiettivo – sottolinea Coldiretti Giovani Impresa di Bologna – è garantire pizze realizzate a regola d’arte con prodotti genuini, provenienti esclusivamente dall’agricoltura italiana, combattendo il rischio dell’agro-pirateria alimentare a livello internazionale e l’appropriazione indebita di identità. È un’occasione per fare chiarezza anche in Italia dove quasi due pizze su tre (63 per cento) sono ottenute da un mix di farina, pomodoro, mozzarelle e olio provenienti da migliaia di chilometri di distanza senza alcuna indicazione per i consumatori. Troppo spesso viene servito un prodotto preparato – spiegano i giovani di Coldiretti Bologna – con mozzarelle ottenute non dal latte, ma da semilavorati industriali, le cosiddette cagliate, provenienti dall'est Europa, pomodoro cinese o americano invece di quello nostrano, olio di oliva tunisino e spagnolo o addirittura olio di semi al posto dell'extravergine italiano e farina francese, tedesca o ucraina che sostituisce quella ottenuta dal grano nazionale.
“Il riconoscimento dell’Unesco avrebbe un valore straordinario per l'Italia che è il Paese dove più radicata è la cultura alimentare e la pizza rappresenta un simbolo dell’identità nazionale”, ha affermato il delegato di Coldiretti Giovani Impresa Bologna, Andrea Guolo, nel sottolineare che “è chiaro che garantire l’origine nazionale degli ingredienti e le modalità di lavorazione significa difendere un pezzo della nostra storia, ma anche la sua distintività nei confronti della concorrenza sleale”.