Un'interrogazione alla Giunta regionale punta a introdurre procedure autorizzative semplificate per utilizzare quantità limitate di materiale lapideo proveniente da cave dismesse o siti idonei nelle vicinanze degli interventi. «Meno costi e trasporti, senza ridurre le tutele ambientali».
Riparare
un muretto di contenimento, sistemare una recinzione o recuperare una
pavimentazione in pietra di un vecchio casolare sulle colline e sulle montagne
dell'Emilia-Romagna può richiedere soltanto pochi materiali. Eppure, per
reperire pietre compatibili con quelle originarie, spesso è necessario
rivolgersi a fornitori lontani, con conseguenti aumenti dei costi, dei tempi di
realizzazione e dell'impatto ambientale legato ai trasporti.
È il problema
sollevato dal consigliere regionale Marco Mastacchi (Rete Civica), che ha
presentato un'interrogazione a risposta scritta alla Giunta regionale per
chiedere una disciplina più semplice per i prelievi di piccole quantità di
materiale lapideo in prossimità dei cantieri.
Nelle aree
collinari e montane della regione sono numerosi gli edifici rurali, i
fabbricati privati, i muri di contenimento, le recinzioni e le pavimentazioni
realizzati con pietra locale. Intervenire sulla loro manutenzione e sul loro
recupero richiede materiali simili a quelli impiegati originariamente, così da
preservare la continuità costruttiva, architettonica e paesaggistica dei
manufatti.
Le
difficoltà emergono soprattutto nei lavori di modesta entità, per i quali
sarebbero sufficienti quantitativi limitati di pietra, reperibili anche in aree
vicine al cantiere senza dover avviare vere e proprie attività estrattive. In
assenza di procedure specifiche per regolamentare questi piccoli prelievi,
tuttavia, il materiale deve spesso essere acquistato sul mercato e trasportato
da località anche molto distanti.
«Non ha
senso far viaggiare per chilometri un camion di pietra per riparare qualche
metro di muro», osserva Mastacchi. «Prendersi cura degli edifici esistenti
significa difendere il paesaggio e l'identità dei nostri territori, soprattutto
in montagna e in collina. Dobbiamo rendere questi interventi più semplici e
meno costosi, senza abbassare di un millimetro le tutele».
Con
l'interrogazione, il consigliere chiede quindi alla Giunta se intenda
promuovere, nell'ambito delle competenze regionali e nel pieno rispetto delle
normative ambientali, paesaggistiche e idrogeologiche, una disciplina specifica
o procedure autorizzative semplificate per consentire il prelievo di quantità
limitate di pietra da cave dismesse o da altri siti idonei situati nelle
vicinanze degli interventi.
La proposta
riguarda esclusivamente lavori di modesta entità destinati alla manutenzione,
al recupero e al restauro del patrimonio edilizio esistente. I prelievi dovrebbero
avvenire sotto il controllo degli enti competenti e nel rispetto di tutte le
prescrizioni previste dalla normativa vigente.
L'obiettivo
è duplice: favorire l'impiego di materiali coerenti con le caratteristiche del
territorio e ridurre i costi, i tempi di intervento e le emissioni legate al
trasporto di pietre provenienti da località lontane.
«Utilizzare una pietra che viene dal posto, anziché farla arrivare da molto lontano, fa bene al paesaggio, all'ambiente e anche al portafoglio di chi vuole recuperare una casa o un muro di famiglia», conclude Mastacchi. «Chiediamo alla Giunta di valutare una soluzione di buon senso, con regole chiare e controlli certi».
