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sabato 23 maggio 2015

Ilario Rossi ancora ispiratore del ‘maggio monzunese ’.


Riceviamo e pubblichiamo:

A maggio ritorna il concorso artistico ‘Ilario Rossi’. Giunto alla IV edizione vede anche quest'anno la partecipazione attiva di oltre 50 pittori provenienti da tutte le parti d'Italia. Da oggi, sabato 23 maggio, fino al 7 giugno sarà possibile vedere le opere degli artisti esposte nelle sale ‘Mario Marri’ e ‘Ivo Teglia’ nel capoluogo di Monzuno.

 
Oltre alle opere del concorso sarà possibile visitare, sempre a Monzuno,  la mostra di Icone di Antonio Calandriello.



Antonio Calandriello si è avvicinato al mondo delle icone nel 1997, prima alla scuola dei maestri Pellegrini e Raffa e in seguito con il maestro Alexander Stalnov di San Pietroburgo, dove ha appreso la tecnica per la pittura delle icone. Dal 2002 tiene il corso di iconografia alla Casa Circondariale della Dozza. Lavora nel laboratorio di iconografia di Marzabotto con don Gianluca Busi.

Le icone in mostra sono esposte nella parrocchia di San Domenico Savio a Bologna, scandendo i momenti dell’anno liturgico.

lunedì 8 aprile 2013

Monzuno: invito a 'dipingere' per Ilario Rossi.



Il comune di Monzuno informa:

Si può già aderire alla 4° edizione del concorso di pittura ‘Premio Ilario Rossi’ che si svolgerà dal 26 maggio al 9 giugno 2013 a cura del circolo artistico ‘Ilario Rossi’,  con il patrocinio del Comune di Monzuno e con la collaborazione di Confcommercio Ascom Bologna, Emilbanca, Proloco Monzuno, Centro Studi Savena Setta Sambro. In allegato il comunicato relativo alla manifestazione.

È inoltre possibile scaricare le foto in alta risoluzione della cerimonia di chiusura del Premio Ilario Rossi 2012 e il regolamento completo della manifestazione.

Per informazioni tel. 051/6773343 - Fax 051/6770144 (Comune di Monzuno) 


venerdì 6 luglio 2012

Una mostra per i grandi artisti monzunesi


Si inaugura a Monzuno, domani (sabato7 luglio) alle 17, la mostra: "Il paesaggio nel tempo: Il territorio nell'arte di Mario Nanni, Nino Bertocchi e Ilario Rossi".

La mostra sarà aperta dal 7 luglio al 5 agosto. Gli orari: martedì e giovedì dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18; il sabato e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19.

Il professor Gian Luigi Zucchini che ha curato la presentazione nel catagolo ha scritto:

Il tempo modifica le cose, i comportamenti, i pensieri. Anche il paesaggio muta, a volte profondamente. Ma alcuni elementi strutturali restano, e dovrebbero apparire, se perlustrati con attenzione, sempre gli stessi. Non mutano i cieli, gli alberi nella loro forma, i monti, il mare, le lontananze, l’infinito. Eppure gli artisti hanno colto e rappresentato questi aspetti in modi assai diversi. Giotto, ad esempio, vede i monti come scheletrici calanchi, in opaca solitudine, con pochi alberi ossuti, neri. Nel Rinascimento esplode la luce serena di un azzurro esultante: ma diverso ancora, da luogo a luogo, da cultura a cultura. L’azzurro dei Bellini a Venezia, è diverso da quello dolcissimo di Firenze, i caldi crepuscoli di Tiziano diversissimi dagli stessi crepuscoli romani dipinti da Annibale Carracci. E i paesaggi del Seicento, pieni di riscontri agresti e fluviali, ancora diversamente interpretati e riletti secondo l’ideale classico della bellezza: una bellezza costruita nella serenità razionale della mente, che idealizza le cose e il mondo nell’ordinata suggestione della classicità. Poi, dopo le descrizioni sempre più dettagliate del paesaggio, lo stesso visto dagli impressionisti: impressioni appunto, vampate di luce e di colore, fremiti, vento che smuove l’aria, squilibria le ombre, le invade di movimento, ed evoca i suoni. In seguito, dissoluzione delle forme, già iniziata con Turner, luci soltanto, colori; l’ossessione del movimento nei futuristi, gli ultimi naturalisti e l’informale, le avanguardie dove il paesaggio scompare per lasciare posto all'invenzione, al creatività talvolta aggressiva, o impertinente o addirittura distruttiva. Paesaggio del dramma, atterrito da oscure previsioni, annullate nell’oscurità di un futuro senza speranza. O un ritorno della natura freddo e quasi atterrito, raggelato nella perfezione talvolta addirittura metafisica dell’iperrealismo. Oppure l’occulta interpretazione del paesaggio immerso nel silenzio del tempo che scorre senza traccia e senza rumori, eppure lascia segni, ricordi, larve di emozioni, fantasie della mente: osserviamo i paesaggi di Morandi, e troviamo l’astoricità dell’infinito, il senso misterioso delle stagioni che passano.
Dunque, il paesaggio nel tempo non è il paesaggio in sé, ma quello che l’artista vede, quello che pensa, che cerca di esprimere con la tensione della fantasia: il massimo dell’estensione spaziale: la metafisica, o della rappresentazione impossibile. Oppure il minimo infinitesimale, la micronatura (tele di ragno raccolte e composte nel quadro, ghiaccio ai vetri riportato sulla tela , frammenti di foglie sminuzzate e composte quasi a mosaico, ecc.). In mezzo a questi estremi, la ricerca costante, il paesaggio che si presenta apparentemente sempre uguale nella sua struttura di base, ma che incessantemente muta nella mente dell’uomo che lo indaga, lo esplora, lo interpreta e cerca di esprimerlo secondo modalità di visione e di emozione sempre diverse, dettate dalle situazioni esistenziali, ma anche economiche, storiche, sociali, infine affettive e spirituali: un insieme di atteggiamenti intellettuali e inventivi che Maritain chiamava “intuizione creativa”.
Così sarebbe bello che il nostro paesaggio appenninico fosse visto, riletto e rappresentato nel tempo  secondo il tempo, e le espressioni che ciascuno, nel tempo appunto, sente e vive, con l’originalità che non vuol dire sciatteria o pressapochismo, ma interpretazione che unisca sia la spinta e l’urgenza della comunicazione espressiva, sia la bellezza dell’invenzione e l’autenticità del linguaggio. Una forma d’arte che avanza seguendo il tempo, e cogliendo le trasformazioni che il tempo stesso provoca nella visione dell’uomo, come un motore che promuove ogni cosa stando immobile e immutabile. La ‘divina indifferenza’ di Montale, o il ‘motore immobile’ di S. Tommaso? Comunque, una costante rilettura di ciò che la natura ci propone attraverso la sua struttura e la sua essenza, sempre diversa e sempre la stessa, nell’inquieta e spesso dissonante armonia delle cose.