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sabato 20 luglio 2019

Confagricoltura, clima pesa su cereali

Calo del 25% per frumento duro e del 15% per tenero, bene l'orzo

Da ANSA
 
Gli effetti dei cambiamenti climatici si fanno sentire sulla resa dei cereali in Emilia-Romagna. E' quanto emerge, a trebbiatura quasi ultimata, dai rilievi della Confagricoltura regionale, secondo cui la stagione cerealicola vede un calo del 25% per quanto riguarda il frumento duro, del 15% del frumento tenero e una perdita di Produzione Lorda Vendibile fino al 90% per il grano biologico.
    In controtendenza, invece, l'orzo, con un incremento compreso tra il 10% e il 15%.
    In regione, spiega l'associazione degli agricoltori, la superficie complessiva coltivata è pari a 260.000 ettari: 176.000 ettari a frumento tenero (+7% rispetto al 2018); 60.500 ettari a frumento duro e 23.500 ettari a orzo. A livello provinciale 67.500 ettari nel Ferrarese, 58.000 ettari nel Bolognese 31.500 ettari nel Ravennate, 26.500 ettari nel Piacentina, 25.500 ettari nel Modenese, 20.000 ettari Nel Forlivese e Cesenate e nel Riminese, 17.000 ettari nel Parmense e 14.000 ettari nel Reggiano.

lunedì 4 luglio 2016

CIA Bologna: “Cerealicoltura in ginocchio servono misure di emergenza”.


Dalla CIA Bologna

La situazione dei prezzi del grano pagati agli agricoltori è molto critica. Le quotazioni della borsa di Bologna il 30 giugno u.s. hanno segnato € 15,8 – 16,2 al quintale per il grano tenero e € 19,8 – 20,3 per il grano duro.
Così non si sostengono neppure i costi di produzione, per la CIA bisogna intervenire subito, anche in assenza di un Piano nazionale di settore.

La cerealicoltura è in ginocchio i prezzi sono dimezzati negli anni, parlare di crisi è un eufemismo, solo per pagare i contributi INPS che scadono il 16 luglio prossimo ci vorrebbero 40 ettari di coltivazione a grano con una media di 100 euro ad ettaro di guadagno, oggi impossibile. La situazione è diventata paradossale, non solo perché i grani nazionali sono di qualità sempre più eccellente, ma perché al porto di Bari ogni giorno si scarica grano proveniente dall’estero, negli ultimi giorni è arrivato persino grano australiano. “Altro che difesa del Made in Italy” , osserva Pietro Sabbioni della direzione provinciale Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) di Bologna, siamo di fronte all’ennesimo e gravissimo attacco ad un prodotto simbolo. La pasta italiana, vanto della nostra tradizione, tra qualche anno sarà solo un bel ricordo se i pastifici continueranno a lavorare grano estero” .
Da qualche anno cresce la tendenza degli Imprenditori agricoli a non seminare: una scelta che dipende da quotazioni basse del grano e dal fattore costi, soprattutto visto che i prezzi di mercato, non riescono a compensare gli oneri da fronteggiare. I costi produttivi in costante aumento (+6,4% solo del carburante), hanno portato gli agricoltori del settore ad un netto rialzo dei terreni lasciati a riposo più 19%. Tanto più nell’ambito dei cereali, dove il prezzo del grano tenero e duro pagato ai produttori italiani resta tra i più bassi del mondo. Per la CIA il settore necessita di una diversa organizzazione di filiera, attraverso il sostegno della qualità, della ricerca applicata al settore agroalimentare, tutti elementi che possono aumentare il potere contrattuale della produzione rispetto alle industrie di trasformazione. Senza provvedimenti, per rientrare almeno dei costi di produzione, gli agricoltori investiranno sempre meno a discapito della qualità. “ Se non si cambia rotta a perderne sarà tutto il sistema agricolo italiano basato sulla qualità, salubrità e genuinità”, conclude Sabbioni con evidente preoccupazione .