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venerdì 23 settembre 2016

Il Cai invita a una escursione per onorare le vittime del Bel Poggio di Burzanella.

Di Alessandro Ori


Il Cai di Bologna propone, per domenica prossima 25 settembre, un' escursione finalizzata a rendere omaggio alle vittime di una delle tante stragi naziste che segnarono l' Appennino bolognese nel settembre del 1944 e che pareva passare in second'ordine.

Solamente grazie all'interessamento di Vito Paticchia del Club Alpino Italiano felsineo e alla tenacia dei parenti delle vittime, si è finalmente giunti nel 2015 (a 71 anni dai tragici avvenimenti)  a coinvolgere le Istituzioni locali nel ricordo dell' eccidio di Bel Poggio di Burzanella nel Comune di Camugnano,  rialacciando il rapporto con la comunità locale.

Accompagnatore, VITO PATICCHIA, cell. 349-4762067.

 

mercoledì 21 settembre 2016

Il Cai guida alla 'scoperta dei giardini e dei parchi dell'Emilia Romagna'.

di Alessandro Ori
 
Sabato prossimo, 24 settembre, il Cai Bologna, in collaborazione con IBC - Istituto Beni Culturali della Regione E-R, nell' ambito della rassegna 'Vivi il Verde. Alla scoperta dei giardini e dei parchi dell' Emilia-Romagna', organizza una semplice e facile escursione per visitare il castagneto tuttora in attività nei pressi di Trignano. Oltre al castagneto si percorrerà un tratto dei sentieri della Piccola Cassia e della Linea Gotica. 

 
L'accompagnatore sarà Vito Paticchia  (cell. 349 – 4762067), noto esperto delle tematiche storiche attinenti le vicende belliche relative alla Linea Gotica e alla Resistenza, nonché autore di numerose pubblicazioni ispirate a questi temi.

mercoledì 22 giugno 2016

Domenica con il CAI per 'assaporare' l'Appennino 'a piedi'.

Di Alessandro Ori
Cai Bologna

Domenica prossima, 26 giugno, è in programma la quinta tappa di Zeroduemila, il ciclo di escursioni "Trekking col Treno"  che ha portato i partecipanti a visitare molti dei più significativi 'tesori' che l'Appennino bolognese conserva gelosamente e che uniti a un 'bagno ambientale' rendono particolarmente affascinanti.


L'appuntamento è a Riola alle 10.15.


I particolari del programma :

Durata: 6 h ore
Km: 17 km...
Difficoltà: Media / Moderate
Dislivello: + 750 - 650 mt metri
Da Riola a Porretta: quinta tappa di un itinerario in otto parti che nel suo insieme va dagli zero metri s.l.m. di Bologna ai quasi duemila di Corno alle Scale.

Itinerario: Stazione FS di Riola – sent. CAI 167 - Savignano – Rivabella – Poggio Barone – Madonna del Ponte - Porretta Terme Stazione FS

DETTAGLI SUI TRASPORTI:
ANDATA:
Ritrovo: Bologna Stazione Centrale piazzale ovest h 8,50
Treno da Bologna Stazione Centrale h 9,04
Arrivo a Riola stazione h 10,01
Inizio escursione a piedi: Riola stazione h 10,15
RITORNO:
Fine escursione a piedi: Porretta Terme h 17,30
Treno da Porretta Terme h 18,21
Arrivo previsto: Bologna Stazione Centrale h 19,32
BIGLIETTI:
Biglietto FS Andata da Bologna a Riola € 4,60
Biglietto FS Ritorno da Porretta Terme a Bologna € 5,20

Info: Giordano Belluzzi  349 1531039.



mercoledì 16 marzo 2016

Con il Cai da Piazza Maggiore al Corno delle Scale.


Di Alessandro Ori



Il Cai ha organizzato una interessante e irrinunciabile escursione a tappe per la scoperta del ' bello e del buono' nascosto 'sotto casa' e 'lungo la valle'.

Domenica prossima 20 marzo, il primo trasferimento, da Bologna a Sasso Marconi. E' la prima tappa di un itinerario in otto parti che nel suo insieme va dagli "zero" metri s.l.m. di Bologna ai quasi duemila di Corno alle Scale. Lungo la strada gli escursionisti incontreranno la Via degli Dei.

L'iniziativa è organizzata dal Club Alpino Italiano di Bologna (C.A.I.) e fa parte del ciclo "Trekking col Treno"



Ritrovo per l'escursione di domenica a Bologna, Piazza Maggiore Fontana del Nettuno, h 8,45
Inizio escursione a piedi: Bologna Piazza Maggiore Fontana del Nettuno h 9,00
Fine escursione a piedi: Sasso Marconi
 Arrivo previsto: Bologna Stazione Centrale h 18,32
Itinerario: Bologna – Osservanza – Gaibola – Paderno - Sabbiuno – Pieve del Pino - Mugnano di sopra – Sasso MarconI



Quando: Sun 20/03/2016
Durata: 8 h ore
Km: 21 km
 Difficoltà: Media / Moderate
Dislivello: + 750 - 700 mt metri
DETTAGLI SUI TRASPORTI:
ANDATA: Ritrovo: Bologna, Fontana del Nettuno in Piazza Maggiore 8,45 Inizio escursione a piedi: Fontana del Nettuno in Piazza Maggiore 9,00 RITORNO: Fine escursione a piedi: Sasso Marconi Treno da Sasso Marconi 18,05
 Arrivo previsto: Bologna Stazione Centrale 18,32
BIGLIETTI: Biglietto FS da Sasso Marconi a Bologna € 2,15.

Info: https://www.facebook.com/Trekking-Col-Treno-1568854596663492/?fref=ts
Info: http://trekkingcoltreno.it/it/
Info: 331 918 4640  a partire da 3 giorni prima 





martedì 8 marzo 2016

Il Cai invita a passeggiata tra fossili e arenaria, sulle spiagge dell'antico mare Pliocenico, lungo il percorso della 'Traversata delle Cinque Valli'.


Di Alessandro Ori

Domenica prossima, 13 marzo, il Club Alpino Italiano di Bologna (C.A.I.) accompagnerà gli amanti del vivere la collina bolognese a visitare il Contrafforte Pliocenico. La passeggiata fa parte del programma escursionistico 'Trekking col Treno'.

Mezzo di trasporto / Transport Treno / TrainRitrovo / Meeting place Bologna Stazione Centrale (piazzale ovest) h 8,45Partenza a piedi / Hike start time Sasso Marconi Stazione h 9,30Arrivo previsto / Expected end time Bologna Stazione Centrale h 17,49
Itinerario / Itinerary Sasso Marconi – Prati di Mugnano – Poggio Dell’Oca – Mulino Nuovo – Case Benni – Colombara – Villaggio Baldisserra – Pianoro



  • Durata / Duration: 7 h
  • KM / kms: 19
  • Difficoltà / Level: Media / Moderate
  • Dislivello / Elevation gain: + 800 - 750 mt

TITOLI DI VIAGGIO:

Biglietto FS andata da Bologna a Sasso Marconi € 2,15
Biglietto FS riorno da Pianoro a Bologna € 2,15

Info cell. : a partire da 3 giorni prima dell' escursione  331 918 4640


IL CONTRAFFORTE PLIOCENICO


Allineamento di pareti rocciose che si elevano trasversalmente alle valli dei torrenti Reno, Setta, Savena, Zena e Idice, formato da arenarie del Pliocene medio-superiore depositatesi in ambienti di spiaggia. Peculiari le strutture sedimentarie le morfologie. Il termine contrafforte si riferisce alla peculiare sequenza di pareti rocciose, mentre quello di pliocenico sta a indicare l'età geologica delle arenarie che formano questi rilievi. L'articolazione del contrafforte in rilievi separati da valli e vallecole consente l?individuazione di diversi settori di interesse.
Tra il fondovalle Reno e il fosso Raibano, si identifica il rilievo di Monte Mario, che rappresenta l'estremità nord occidentale del Contrafforte pliocenico, il cui fianco nord-occidentale presenta una alta parete verticale che si erge al di sopra di terreni argillosi a più debole acclività. Lungo la spettacolare parete è ben visibile la stratificazione suborizzontale, delle arenarie ed è possibile una loro ripartizione in tre complessi tabulari, la cui separazione è marcata da allineamenti continui della vegetazione. La stratificazione assume, verso nord, una giacitura diversa, che porta gli strati ad immergersi in direzione del fondovalle Reno con forti inclinazioni. Le rocce affioranti sono arenarie formatesi in ambienti di mare poco profondo, nei pressi della linea di costa, probabilmente a cavallo fra un ambiente di piana deltizia ed uno di fronte deltizia, come dimostra il ritrovamento di depositi canalizzati e di strutture legate all'azione del moto ondoso.
La valle del Fosso Raibano separa i rilievi di Monte Mario e Badolo, solcando profondamente le rocce plioceniche, la valle è stretta e profonda, chiusa tra due versanti piuttosto ripidi che mettono a nudo le arenarie interpretate come il riempimento della paleovalle del Setta. Le arenarie si presentano discretamente cementate, e questa loro qualità ha permesso il mantenimento delle forme scolpite dalle acque, come piccole gole, sezione dell'alveo simili a marmitte dei giganti, anse dovute al locale andamento meandrizzante del corso d'acqua. Queste ultime si riconoscono anche ad una certa altezza sulle pareti della vallecola e rappresentano paleoanse che indicano il precedente livello di scorrimento delle acque. Dove sono presenti salti d'acqua, cascatelle di dimensioni variabili (dal metro ai 7-8 metri di altezza), si assiste alla formazione di colate travertinose.
Lungo la parete della Rocca di Badolo sono presenti tre banconi di arenaria di forma tabulare, che possono essere visivamente ricollegai a quelli visibili a Monte Mario, a Monte dei Frati e a Monte Adone. Le arenarie che vi affiorano testimoniano l'innalzamento del livello marino, avvenuto verso la fine del Pliocene. Questo è documentabile grazie alla approfondita analisi delle strutture sedimentarie: negli strati più bassi, infatti, sono prevalenti strutture originate dall'azione di correnti fluviali: queste, passando agli strati superiori, tendono a scomparire lasciando il posto alle tipiche strutture legate al moto ondoso, a testimonianza di un graduale approfondimento del fondo del bacino con conseguente attenuazione e successiva scomparsa dell'influenza fluviale. La cengia che si osserva lungo la parete, corrisponde a un livello di materiale più fine nel quale sono assenti strutture sedimentarie poiché è avvenuta una intensa rielaborazione da parte di organismi che attraversavano il sedimento (bioturbazione). Le sottili linee arrossate che segnano questa cengia corrispondono a livelli di argilla in corrispondenza dei quali si è verificato un arricchimento in ossidi di ferro. Tra la cengia e la sommità della Rocca si ritrovano livelli lenticolari con "clay chips".
Tra Badolo e il fosso degli Aldani si snoda la lunga parete arenacea del Monte del Frate, nella quale è possibile identificare i tre spessi banconi di arenaria di forma tabulare, che possono essere visivamente ricollegai a quelli visibili a Monte Mario, alla Rocca di Badolo e a Monte Adone, al cui interno è presente una fitta trama di strutture sedimentarie. Tra l'arenaria sono presenti livelli di piccoli ciottoli formati da rocce di natura diversa (calcari, arenarie e anche diaspri), che testimoniano la vicinanza di queste aree alle foci fluviali plioceniche, presso le quali si depositava il detrito più grossolano. Gli agenti atmosferici hanno cesellato nella parete numerose morfosculture, rimarcando le linee a differente cementazione, cosicché la superficie degli affioramenti risulta disegnata con una sorta di bassorilievo che mette in risalto le strutture sedimentarie presenti. In corrispondenza delle zone a minore cementazione si sono create piccole cavità e sottili cenge, che hanno permesso la colonizzazione da parte di piante rupicole. L'area ospita una estesa stazione di "Stipa pennata", volgarmente detta lino delle fate, una bellissima graminacea che trova nelle pareti del contrafforte le uniche stazioni regionali. Una estesa macchia di bosco, formata da roverelle, lecci e ornielli, occupa una fascia a minore acclività posta al centro della parete, mentre le scure chiome dei lecci e le spighe argentee della stipa, accompagnati da ginepri, ginestre, elicrisio, eliantemo, geranio e lino, ne coronano il ciglio formando una associazione legata a questi assolati affioramenti arenacei.
Il Monte Adone è la massima elevazione del Contrafforte Pliocenico. Presso la cima si osservano due alti torrioni, numerosi affioramenti di interesse sedimentologico e alcune profonde fenditure di origine gravitativa che originano camini e grotte. Lungo l'imponente parete di Monte Adone si osserva una fitta trama di strutture sedimentarie, che comprende lamine piano parallele e cuneiformi (queste ultime tipiche strutture da battigia). Presso la cima di M. Adone una profonda e stretta vallecola (una sorta di piccolo canyon) interrompe la continuità della parete arenacea e al suo interno si alzano da due maestose torri arenacee che con una altezza di oltre 15 m, sono un esempio di selezione erosiva: acqua e vento hanno avuto una azione meno incisiva nelle zone dove sono presenti strati più duri (che si individuano bene sia sommità delle torri che lungo i fianchi), che hanno funzionato come un robusto cappello protettivo per la colonna di roccia sottostante. Ai piedi della parete rocciosa di Monte Adone si aprono due profonde fenditure verticali, in corrispondenza delle quali si è creata la Grotta (o Tana) delle Fate di Monte Adone. La grotta, al cui interno si avverte una forte corrente d'aria, è accessibile per un tratto di quasi 50 m, oltre il quale massi e detriti crollati dall'alto interrompono il passaggio. Si tratta infatti di una tipica "grotta tettonica", cioè una cavità che si è aperta per la presenza nella roccia di fratture e faglie, allargatesi poi sotto l'influenza della forza di gravità. Le faglie lungo cui si è formata la grotta delle Fate e il camino adiacente, sono le stesse che hanno originato la gola e i torrioni presso la cima del monte. La presenza di concrezioni alabastrine lungo le pareti testimonia la circolazione di acqua concrezionante. Le firme presenti nelle parti più interne della grotta attestano la sua frequentazione sin dal medioevo, un periodo durante il quale si alimentarono le leggende sulla cavità: favolosi tesori o apparizioni di dame eteree (in passato era nota anche come Grotta di Monte Donnico). La cavità venne verosimilmente già utilizzata in tempi preistorici come ricovero o abitazione; il rinvenimento nel 1900 sulla cima di M. Adone di molti frammenti di vasi di terracotta, di fattura grossolana e simili a quelli ritrovati presso la grotta del Farneto e a Castel de' Britti, testimoniano la frequentazione del contrafforte e la presenza di una via di transito durante L'?età del Bronzo. La grotta da' rifugio a una fauna molto ricca con coleotteri, ortotteri, crostacei e isopodi tra cui il raro Coleva cisteloides, assieme a numerosi pipistrelli. Il crinale di Monte Adone è un esemplare spartiacque tra due versanti caratterizzati da morfologie e microclimi contrastanti. Quello esposto a sud-ovest, che è parte del "contrafforte", si presenta molto ripido, a tratti roccioso, poiché è modellato lungo strati disposti a "reggipoggio", cioè con giacitura opposta a quella del pendio, assetto che, come dice il termine, è garanzia di una maggiore stabilità. La vegetazione che riveste le parti meno acclivi è legata alle condizioni calde e secche derivate dall'esposizione, con la presenza dominante di roverella a cui si accompagna il leccio. Il versante esposto a nord-est è invece a "franapoggio", cioè la sua inclinazione è conforme a quella degli strati, che possono funzionare anche come piani di scivolamento per movimenti franosi. In questo fianco è favorita la presenza di un bosco "mesofilo"", tipico dei versanti umidi e freschi. Lungo il sentiero, tra la primavera e l'inizio dell'estate si possono incontrare alcune rarità botaniche tra cui spiccano le belle fioriture della rara erba limonia o frassinella (Dictamnus album) e lunghe spighe a pochi fiori dell'orchidea Limodorum abortivum. La sottostante valle del rio Carbonaro solca le argille e i conglomerati del Pliocene inferiore, derivando il nome degli abbondanti resti di legno fossile carbonificato contenuti all'interno delle argille, che si rinvengono con facilità risalendo il greto.
Il Monte Castellazzo è il tratto di Contrafforte Pliocenico posto tra Monte Adone e la Valle del Savena, dove sarebbe esposta la sezione del fianco sinistro della paleovalle del Savena. Questa struttura è visibile nella successione di strati areancei delle pareti del Monte Castellazzo, dove è possibile seguire con lo sguardo l'andamento della stratificazione e, contemporaneamente, la linea che segna il passaggio tra le arenarie e le sottostanti argille plioceniche. Questa linea, che è maggiormente inclinata rispetto agli strati sovrastanti, rappresenterebbe la fossilizzazione del versante sinistro di una paleovalle fluviale che durante il Pliocene venne scavata nelle argille, in un periodo nel quale il livello marino si abbassò in misura rilevante (regressione). In seguito, quando il livello del mare si innalzò di nuovo e le acque annegarono rapidamente le terre che in precedenza erano emerse (trasgressione), la valle venne colmata da nuovi sedimenti marini i cui strati si appoggiarono con giaciture orizzontali sul versante della valle. La stessa geometria si può leggere lungo il versante destro della valle, negli affioramenti arenacei che risalgono verso Livergnano.
Dal greto del Savena il Contrafforte Pliocenico risale sino a Livergnano culminando nel Monte Lolla, con una parete rocciosa lineare nella quale si evidenziano i lineamenti della paleo valle del Savena. Lungo il crinale è presente una peculiare forma a muraglione e la roccia è scolpita da da una serie di forme erosive modellate dal vento, simili a funghi rocciosi.
Lungo la statale delle Futa, presso il paese di Livergnano, si osserva una parete rocciosa nella quale affiorano le arenarie del contrafforte pliocenico (Formazione di Monte Adone, membro di Monte Mario e Formazione di Monte Rumici Membro di Cà Mazza), dove si osservano interessantissime strutture sedimentarie tra cui una evidente clinostratificazione rimarcata da livelletti ciottolosi.
Il tratto del contrafforte pliocenico che da Livergnano scende al fondovalle Zena culmina del Monte Rosso, dove gli affioramenti espongono arenarie nelle quali si trovano intercalati interessanti livelli di conglomerati. Tra questi è possibile focalizzare, nella parte centrale della parete, un esempio molto chiaro di strato a epsilon, nel quale i conglomerati, a cui si alternano sottili livelli di arenaria, sono organizzati secondo linee inclinate. Questa particolare geometria indica la crescita laterale di un corpo ciottoloso avvenuto lungo la sponda concava di un meandro fluviale, nel quale ogni piena poteva determinare la crescita di una fetta di sedimento: in questo modo la sponda cresceva lateralmente formando la cosiddetta "barra di meandro". Gli strati conglomeratici che si osservano verso il ciglio della parte invece sono di aspetto massivo, cioè privi di strutture, e sono caratterizzati dalla presenza di irregolari intercalazioni di arenaria, con un assetto che cambia molto su diversi transetti verticali. Questi caratteri indicano che la sedimentazione di questi materiali è avvenuta a seguito di un trasporto in massa che ha riversato rapidamente una gran quantità di ciottoli e sabbie: questo tipo di accumulo rappresenta pertanto una piena fluviale fossile.
Tra la valle dello Zena e quella dell'Idice si eleva il Monte delle Formiche. Tra le arenarie che vi affiorano sono presenti potenti livelli conglomeratici (Cà del Monte) e strutture sedimentarie di grande interesse paleogeografico. Una frana di crollo avvenuta nel 2003 ha interessato le pendici meridionali, distruggendo la grotta dell'eremita.
Il Monte delle Formiche rappresenta il rilievo più orientale del contrafforte pliocenico e la sua forma pronunciata, su cui spicca la sagoma del santuario, segna il crinale tra l'Idice e lo Zena lungo cui corre una sterrata molto panoramica sulle due vallate e sul contrafforte tra Livergnano e Sadurano. Lungo la parete del monte sono particolarmente evidenti tre banconi separati da sottili fasce di vegetazione, che rappresentano corpi di forma tabulare formati da arenarie e conglomerati. Alla base della parete, presso la località Cà del Monte, è possibile sostare per osservare da vicino un interessante banco di conglomerati dove sono presenti tracce di rielaborazione da parte del moto ondoso; una testimonianza di come durante il Pliocene questa zona fosse vicina a foci fluviali. I ciottoli che si osservano in questo affioramento sono assai simili nella composizione a quelli che formano oggi i greti dell'Idice e dello Zena, testimoniando che le valli dei fiumi pliocenici erano incise nelle stesse formazioni geologiche che si osservano lungo le valli attuali.



giovedì 28 gennaio 2016

Domenica speciale con il CAI.

Di Alessandro Ori
Per domenica prossima, 31 gennaio, il C.A.I. Di Bologna organizza un itinerario di scoperta tra le valli del Setta e del Brasimone, lungo sentieri e mulattiere dove attendono crinali e panorami, racconti e personaggi di un Appennino che continua a stupire e a meravigliare... Nel comune di Castiglione dei Pepoli, dove recentemente è stato inaugurato un monumento in memoria della furiosa battaglia che contrappose inglesi e un reggimento della 16a divisione SS tra settembre-ottobre 1944, un itinerario di scoperta tra le valli del Setta e del Brasimone con uno sguardo su Monte Vigese, un territorio ricco di acque e punteggiato di numerosi borghi dove la memoria delle tradizioni e delle antiche attività non ha cancellato le tracce e il ricordo degli eventi che hanno segnato il Novecento.
Info: ASE Vito Paticchia 349-4762067.
Munirsi di biglietto ferroviario A/R - Bologna-S. Benedetto Val di Sambro-Bologna – Costo totale: € 9,20
PROGRAMMA
Ritrovo: atrio della stazione FS Bologna centrale Piazzale Est h. 9,00
Andata: Treno per Prato-Firenze h. 9,07 - Arrivo stazione di S. Benedetto Val di Sambro h. 9,57
Ritorno: Stazione S. Benedetto Val di Sambro h. 17,06 Arrivo a Bologna centrale h. 17,49
Munirsi di biglietto A/R - Bologna-S. Benedetto Val di Sambro-Bologna – Costo totale: € 9,20
Difficoltà: Escursione tipo E – Km 18,00 - Dislivelli +550-550 – Durata 6h circa
Abbigliamento: adeguato al tipo di escursione – Pranzo: al sacco

Percorso: Stazione S. Benedetto Val di Sambro (316m.) -Mulino d’Onofrio-Casoni-Monte Catarelto (707m.)-Creda (507m.)-Oratorio di S. Rocco-Collina-Lame-Stazione S. B. Val di Sambro (316m)

Costo gita: 2 € soci CAI, 5 € per i NON soci, comprensiva di quota Assicurativa CAI
Iscrizioni: presso segreteria sede CAI di Bologna- Orari: martedì h. 9-13; mercoledì-giovedìvenerdì h. 16-19 oppure
Direttamente all’accompagnatore domenica 31 gennaio
Accompagnatore: ASE Vito Paticchia 349-4762067
Un testimone





mercoledì 25 novembre 2015

Domenica prossima ' trekking con il treno' e con il Cai.

Di Alessandro Ori


Per domenica 29 novembre il Club Alpino Italiano di Bologna (C.A.I.), nell'ambito del ciclo 'Trekking col Treno', organizza una facile escursione alla scoperta delle bellezze naturalistiche e del patrimonio storico racchiusi nella Valle del Reno. Si potranno ammirare i magnifici calanchi di Pieve del Pino, il Borgo di Colle Ameno, il Palazzo Dè Rossi e molto altro ancora.


Domenica 29 Novembre 2015
Al dente del calanco
Nei tronchi dei cipressi attorno alla Pieve si possono ancora vedere i seg...ni delle accette dei soldati tedeschi (Marina Girardi, Appennino)

ITINERARIO:
I Borghetti – Colle Ameno – Palazzo Dè Rossi – Vizzano – Pieve del Pino – Musiano di Pian di Macina

Dislivello mt.: + 400 - 400 circa
Tempo di percorrenza: ore: 5 circa
Lunghezza Km. 13
Grado di difficoltà: Facile
Pranzo: Al sacco

DETTAGLI SUI TRASPORTI:
ANDATA:
Ritrovo: Autostazione di Bologna h 8,30
Bus da Bologna linea 826 h 8,50
Arrivo a Borgonuovo loc. Borghetti h 9,20

RITORNO:
Fine escursione a piedi: Musiano di Pian di Macina
Treno da Pian di Macina h 17,30
Arrivo previsto: Bologna Centrale h 17,49

BIGLIETTI:
Biglietto Andata Tper da Bologna a Borgonuovo 2 zone € 2,10
Biglietto Ritorno Treno FS da Pian di Macina a Bologna € 2,15




Info Facebook: https://www.facebook.com/Trekking-Col-Treno-1568854596663492/?fref=ts
Info cell. : 331 918 4640  a partire da tre giorni prima
Info Web: http://trekkingcoltreno.it/it/



Geosito di rilevanza regionale

Calanchi di Pieve del Pino

Monte Samorrè




Tra le valli del F. Reno e del T. Savena si trova un'area interessata da estesi affioramenti calanchivi bordati da rupi ampie, in corrispondenza delle quali si ha l'opportunità di osservare un interessate spaccato geologico dei terreni del Pliocene intrappenninico.
All'altezza di Pieve del Pino si osservano due fronti calanchivi (Monte Sammoré e valle del rio dei Prati, valli del rio Sammorè e del rio Pugneda), sormontati da pareti arenacee lungo le quali è ben delineato il passaggio stratigrafico, dal basso verso l'alto, tra le argille grigio-azzurre del Pliocene inferiore, e le arenarie dal colore giallo dorato. Questa variazione nella litologia corrisponde al passaggio, avvenuto nel corso del Pliocene mediosuperiore, tra ambienti di mare profondo ad ambienti costieri, di spiaggia distale.
Dalla sovrapposizione di queste rocce a diversa litologia si sono create le condizioni per lo sviluppo di particolari morfologie di erosione selettiva: le pareti abrupte, i sottili spartiacque, le creste, ed i pinnacoli isolati, come quello che si erge nel mezzo dell'affioramento, sono dovuti all'azione protettiva che i più' resistenti strati arenacei svolgono sulle sottostanti argille.
(da: http://geo.regione.emilia-romagna.it/schede/geositi/scheda.jsp?id=15)



BORGO DI COLLE AMENO
Un imponente complesso di edifici rossi: così si presenta il Borgo di Colle Ameno, fulcro di un progetto illuministico di Filippo Carlo Ghisilieri, senatore della città di Bologna, nel '700.
L’idea era quella di realizzare un moderno nucleo urbanistico autonomo, che comprendesse, oltre alla villa padronale, tutte le strutture necessarie per la quotidianità: le botteghe, un teatro, un ospedale, una fabbrica di maioliche, una stamperia, una chiesa e altri fabbricati di servizio come stalle, fienili, scuderie, depositi e magazzini.
Annesso al borgo si trova un oratorio barocco, unico nel suo genere, risalente al XVIII secolo e dedicato a Sant’Antonio da Padova: a pianta cruciforme, la facciata esterna, inglobata nell’edificio che comprendeva l’ospedale, è caratterizzata da due portali d’ingresso e da un alto campanile a vela sotto il quale è dipinto un orologio.
All’interno della struttura si possono osservare dipinti, affreschi, altari in legno e sculture realizzate dai maestri Angelo Gabriello Piò e Mauro Aldrovandini.
Il Borgo di Colle Ameno è tuttora abitato, gli spazi destinati alle botteghe artigiane sono stati recuperati. Si può ancora vedere una delle attività originarie del Borgo: la realizzazione delle antiche ceramiche di Colle Ameno bianche e azzurre con decorazioni naturalistiche.
Durante la seconda Guerra Mondiale, Colle Ameno fu utilizzato dai tedeschi come centro di smistamento delle persone catturate durante le operazioni di rastrellamento (V. Aula della Memoria).

(da: http://www.infosasso.it/ita/blog/521877)
Agli inizi del mese di ottobre del 1944 nella Villa Ghisilieri nel Borgo di Colle Ameno si insediò un reparto della Feldgendarmerie, il reparto di polizia militare della Wermacht comandato dal sergente maggiore Friedrich Brotschy (Fritz). In precedenza la villa aveva ospitato anche un ospedale da campo tedesco. Dal 6 ottobre al 23 dicembre 1944 Colle Ameno venne utilizzato come campo di concentramento-smistamento per prigionieri civili di sesso maschile di età compresa tra i 18 e i 55 anni. Colle Ameno era un punto strategico nel retro del fronte, in cui le truppe naziste potevano operare nell'attività di rastrellamento sul territorio con relativa tranquillità. La cattura dei prigionieri civili avveniva anche grazie ai posti di blocco dislocati sulla via Porrettana sulla quale transitarono, tra l'altro, tutte le persone che nel 1944 vennero sottoposte a sfollamento obbligatorio. Anche molti degli uomini che scendevano verso Bologna da Marzabotto, compresi alcuni fra i pochi superstiti della strage di Monte Sole, furono catturati in questi posti di blocco. Gli uomini venivano imprigionati indipendentemente dal loro stato sociale, dal loro credo politico o dalla loro militanza, essi venivano catturati in quanto forza lavoro da poter utilizzare in loco o nelle imprese tedesche. Una volta internati i prigionieri erano oggetto di episodi di violenza sistematica: dalle testimonianze raccolte riemerge il tetro ricordo del graduato "Fritz", che si distinse per ferocia e sadismo nell'infliggere minacce, torture e violenze. I prigionieri catturati venivano sottoposti ad una selezione in base allo stato di salute e di efficienza lavorativa così da essere poi suddivisi in tre categorie: i più giovani e fisicamente validi venivano selezionati come forza lavoro da inviare nei campi di lavoro in Germania, questi erano poi raccolti in gruppi e con-dotti alla stazione di Casalecchio di Reno da dove venivano tra-sportati a Bologna alle Caserme Rosse per essere successivamente trasferiti in Germania. I meno giovani ma ancora abili al lavoro erano aggregati alla organizzazione Todt ed utilizzati coattivamente dall'esercito tedesco per la costruzione di fortificazioni e trincee lungo la Linea Gotica. Gli invalidi e le persone malate venivano fucilate. Nel piccolo campo, in alcuni momenti, si raggiunse un tale affollamento che non c'era più nemmeno lo spazio per stendersi a dormire e gli uomini prigionieri erano costretti a tentare di farlo in piedi, schiena contro schiena. Non è possibile determinare né il tempo di permanenza dei prigionieri, che era sempre molto breve e non superava i tre-quattro giorni, né è possibile stabilire quanti uomini siano transitati nel campo di Colle Ameno, anche se non pare infondato ipotizzare un numero nell'ordine di tre-quattro mila. Difficile è ricostruire con certezza il numero degli uomini che trovarono la morte qui o, dopo il trasferimento, in qualche campo in Germania: successivamente alla Liberazione vennero rinvenuti nel grande parco e nei campi a sud del Borgo 19 corpi sepolti in diverse fosse comuni. Visita il sito dell'Aula della Memoria di Colle Ameno, Sasso Marconi. -
(da: http://www.storiaememoriadibologna.it/borgo-di-colle-ameno-386-luogo)
PALAZZO DE' ROSSI
Bartolomeo de' Rossi scelse con molta cura il luogo dove avrebbe fatto sorgere la sua sontuosa dimora, ove dame, paggi e cavalieri avessero la possibilità di passare ore di piacere e di riposo, godendosi la deliziosa vita in campagna, lontani dagli affanni della guerra.
La volle
alle porte di Bologna, vicino al fiume Reno, circondata da una ricca tenuta agricola, nella valle sotto le ultime colline dell'Appennino ed il bel calanco, tante volte dipinto dai pittori bolognesi.Il Castello fu costruito su due livelli in modo da avere una parte più soleggiata ed una parte ombrosa e fresca, vicino al canale del Reno che garantiva l'acqua per tutte le necessità del Castello e del Borgo, che nacque lì vicino.Il Castello ed il Borgo erano autonomi, avevano tutto quello che serviva: bellissimi raccolti, peschiere, scuderie, stalle, frutteti, mulini e segherie. Gli abitanti, curavano l'agricoltura e tutto ciò che era necessario alla sua conduzione. Le loro case - botteghe si affacciano ancora sulla piazza del Borgo dominata dalla dimora padronale e dalla Torre Colombaia.
E' difficile dimenticare il Castello così unito alla natura circostante con i caldi colori della pietra e del cotto, con le sue leggere volte a vela ed il suo grandioso e armonioso cortile d'onore.
Le corti, le sale, i loggiati ariosi e le grandi finestre aperte sulla campagna circostante e sul meraviglioso giardino all'italiana asimmetrico, ci portano lontano nel tempo e ci offrono una stupenda scenografia di spazi ampi ed eleganti che si inseguono disegnando scorci suggestivi su questa atmosfera magica.

L'elegante
costruzione tardo-gotica fu terminata dai figli di Bartolomeo, Nestore e Mino, nel 1500. Personaggi famosi che vi hanno soggiornato a lungo: Giovanni II Bentivoglio e la sua famiglia furono ospiti di gran riguardo, poi nell'inverno 1506-1507 il Pontefice Giulio II venne accolto con tutto il suo seguito tra suntuosi pranzi e festeggiamenti.
Altre furono le
visite papali: Leone X nell'inverno 1515-1516, Paolo III Farnese Pontefice del Concilio di Trento, fu ospite nel 1543 del Conte Ludovico de' Rossi.Ludovico de' Rossi va ricordato per la gran cura con cui ripristinò il Castello nelle parti danneggiate o distrutte nel 1527 dal passaggio dai famosi Lanzichenecchi che anche qui devastarono, uccisero e saccheggiarono.
Il figlio di Ludovico, il coltissimo
Gian Galeazzo, fu grande amico e benefattore di Torquato Tasso e lo volle suo ospite nel 1586.

Alla
fine del settecento Camillo Turrini de' Rossi, eliminò l'antica Torre che era posizionata sul lato del Castello e cambiò il giardino che era adornato da rose, da piante di limoni ed aranci, trasformandolo in un giardino all'italiana come era di moda in quel periodo.Da Castello fortificato divenne il "Palazzo de' Rossi" tramandato agli eredi fino ai nostri giorni.
(da: http://www.palazzoderossi.it/ilPalazzo.htm)