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venerdì 3 novembre 2017

Rifiuti, il riciclo non decolla anche per i decreti mancanti. Il ministero: “Prima dobbiamo pensare alle infrazioni Ue”

Le luci e le ombre dell'ultimo rapporto dell'Ispra secondo il quale in discarica vanno sempre meno scarti non trattati, ma nel frattempo si brucia sempre più plastica. Di certo l'impulso non arriva dalle misure (blande) del governo: "Dobbiamo occuparci dei deferimenti"

Rifiuti, il riciclo non decolla anche per i decreti mancanti. Il ministero: “Prima dobbiamo pensare alle infrazioni Ue”


Marco invia:

Troppe procedure d’infrazione dell’Unione Europea perché in alcuni settori della gestione dei rifiuti l’Italia non fa il suo dovere. E per questo il ministero dell’Ambiente non riesce a lavorare bene per alimentare e far sviluppare il sistema di riciclo. A dirlo sono gli stessi uffici del ministero, in particolare il direttore generale del settore rifiuti, Mariano Grillo. “In questa fase purtroppo dobbiamo stare appresso alle infrazioni europee – dice – che ci distolgono dal lavoro più interessante di far crescere il sistema del riciclo”. Grillo ne parla durante la presentazione del rapporto annuale sui rifiuti urbani dell’Ispra, alla quale il ministero è arrivato dopo che da mesi sono attesi vari decreti. Dal rapporto Ispra emergono aspetti anche positivi, ma il punto resta valorizzare al massimo l’industria del riciclo, che in un Paese povero di materie prime come l’Italia dovrebbe essere come la cosa più intelligente da fare. E invece il rischio è che appunto non si riesca a fare sistema, a collegare i diversi elementi virtuosi in un disegno unico.

I decreti sul cosiddetto end of waste che continuano a mancare sono almeno 4: riguardano il riciclo di pannolinipneumatici esaustifresatura delle stradepolverino di piombo. In alcuni casi il decreto è atteso da un paio d’anni. Ma tutto, dice il ministero, è reso farraginoso dalle tre procedure di infrazione sui rifiuti aperte dall’Ue. In una l’Italia è stata deferita dalla Commissione europea alla Corte di giustizia per la mancata bonifica o chiusura di 44 discariche, una seconda riguarda i Piani regionali di gestione dei rifiuti (qui c’è un parere motivato di Bruxelles), la terza riguarda il mancato rispetto degli obblighi di informazione in materia di rifiuti (qui l’Italia è stata messa in mora).
Le luci (ma si brucia sempre di più)
Sullo sfondo, appunto, i dati dell’
Ispra, che delineano uno scenario di luci e ombre: da una parte, in discarica vanno sempre meno scarti non trattati e aumenta il riciclo di alluminiolegno e acciaio; ma dall’altra parte lievita la plastica bruciata e pare già trasformato in un abbaglio il virtuoso “disaccoppiamento” tra crescita dei rifiuti e crescita del Pil. Un quadro insomma in cui gli interventi ministeriali attesi per agevolare l’economia circolare servirebbero come il pane.

I dati positivi nel rapporto Ispra, si diceva, non mancano. A partire appunto dal trattamento dei rifiuti prima del conferimento in discarica, dove continua ad andare comunque un quarto della monnezza italiana. Un passaggio che permette di non interrare la spazzatura piena di percolato, il liquido responsabile in molti casi dell’inquinamento delle falde. Secondo i dati del rapporto Ispra, infatti, nel 2016 la quota di rifiuti trattati prima dello smaltimento ha raggiunto l’89 per cento per le discariche e il 48 per cento per gli inceneritori, per un totale di circa 10 milioni di tonnellate. Sempre in tema discariche, l’altra notizia positiva è la diminuzione della immondizia interrata (meno 5 per cento), in linea con la normativa europea che punta a una progressiva riduzione dei rifiuti smaltiti. Nel 2016 sono diminuiti anche i rifiuti inceneriti (meno 3 per cento), ma il motivo, spiega l’Ispra, è legato ai diversi impianti fermi per rinnovamento: c’è da aspettarsi che nei prossimi anni le quantità bruciate nei forni vadano invece a crescere. Considerando anche quanto confermato dal dirigente del ministero, Grillo: “L’Italia ha bisogno di altri otto inceneritori, come previsto dallo Sblocca Italia.
L’altra buona notizia del rapporto 2016 è che continua ad aumentare la raccolta differenziata dei rifiuti organici, da cui si ricavano fertilizzanti naturali e biogas: dopo il più 6 per cento registrato nel 2015, infatti, l’umido e il verde valorizzati aumentano di oltre il 7 per cento, superando i 6,5 milioni di tonnellate. Mentre rimane la carenza di impianti: in Campania, per esempio, a fronte di 708mila tonnellate raccolte, solo 67mila vengono compostate in stabilimenti della regione.
Le ombre (si brucia sempre più plastica)
Le performance positive dell’organico, invece, non si replicano per gli
altri tipi di rifiuti: senza considerare l’umido, infatti, solo il 26 per cento degli scarti vengono rigenerati. Se si analizzano gli imballaggi, che rappresentano il grosso della differenziata urbana, l’aumento del riciclo di alluminio, legno e acciaio oscilla tra il +4 e il +5 per cento nel 2016, ma è sempre più evidente l’anomalia della filiera della plastica, dove a una crescita del riciclo del 2 per cento corrisponde un aumento dell’incenerimento del 6. E infatti su dieci imballaggi in plastica, solo quattro vengono avviati a nuova vita.

Numeri che quest’anno arrivano in un clima schizofrenico. Dove non solo il ministero dell’Ambiente si dice prima di tutto impegnato a fronteggiare le procedure di infrazione europee, ma dall’altro lato gli ambientalisti lamentano il ritardo delle misure che servirebbero a dare impulso al riciclo e le imprese che paventano una nuova emergenza rifiuti, dopo gli allarmi già lanciati quest’estate da Anci e nelle scorse settimane da Regione Lombardia e Assorecuperi e poi anche dall’Unione Nazionale Imprese Recupero e riciclo maceri cartari (Unirima).
L’economia circolare che non circola
L’
economia circolare, quella cioè che dovrebbe trasformare i rifiuti in nuove risorse reimmesse nel ciclo produttivo, in Italia appare insomma frenata dalla mancanza di misure ad hoc. Stretta nell’immobilismo di chi dovrebbe occuparsi di facilitare il riciclo e prevenire la produzione di imballaggio difficili da riciclare e non sempre riesce a farlo. Il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani denuncia “i molti ostacoli che ancora oggi persistono sul percorso dell’economia circolare. Un esempio è la mancanza dei decreti cosiddetti end of waste per facilitare il riciclo di molti materiali o la mancanza del decreto ministeriale sul biometano. Tutti provvedimenti che aspettiamo da tempo e sui quali il ministero ancora latita”. E al dicastero di Gian Luca Galletti, preso dalle emergenze, lanciano l’allarme anche le imprese di servizi ambientali. “Potremmo essere alla vigilia di un’emergenza rifiuti nazionale, perché il mercato delle materie prime seconde non cresce quanto la raccolta differenziata”, lamenta il presidente di Fise Assoambiente Roberto Sancinelli. Giorgio Quagliuolo, a capo del Conai, Consorzio nazionale degli imballaggi, propone sanzioni per i Comuni che non si impegnano abbastanza per la raccolta differenziata e continuano a mandare in discarica materiali preziosi.

L’imballaggio imballa parecchio
Se è vero che gli sforzi dei Comuni non bastano mai e che le dinamiche economiche di questi tempi non incoraggiano l’uso di materiali riciclati da parte dell’industria, a intasare gli
stabilimenti di scarti della raccolta – come denunciato da più parti negli ultimi mesi – è soprattutto il proliferare di imballaggi sempre più difficili da riciclare. Che vanno nella differenziata, ma poi nelle discariche o negli inceneritori rientrano dalla finestra perché al momento non se ne può fare altro. Le aziende che li producono, raccolte nella struttura di consorzi che fa capo a Conai, potrebbero cercare di ridurre l’impatto ambientale dei contenitori, ma ad oggi gli investimenti per questo obiettivo rimangono limitati. E così l’economia circolare italiana a volte corre e a volte invece arranca.

giovedì 26 maggio 2016

A Pontecchio si gioca per ricordare 'Alfredo Finelli' e si donano le 'scarpe usate' per un 'riciclo' utilissimo.

Di Cesare Salomoni

In occasione del 4° MEMORIAL FINELLI, che si tiene nei campi sportivi parrocchiali di Pontecchio Marconi il prossimo fine settimana, verrà festeggiata anche la fine della stagione calcistica del CSP Pontecchio. Una stagione che ha confermato il successo degli anni passati, coinvolgendo oltre 130 atleti e 15 dirigenti.
Il torneo di calcio giovanile, diventato oramai appuntamento fisso per il calcio bimbi del CSP Pontecchio, si svolgerà nelle giornate di SABATO 28 MAGGIO dalle 9 alle 21 e DOMENICA 29 MAGGIO dalle 9 alle 14 e vedrà partecipare oltre 350 ragazzi provenienti perlopiù da realtà locali.
Sarà presente, durante tutto l'arco della giornata, un punto ristoro.

Altra iniziativa di questa edizione, sarà la collaborazione con la neonata società podistica Passo Capponi ASD, per la raccolta di scarpe da ginnastica usate, che saranno trasformate dalla ditta Esosport in mattonelle morbide per realizzare un parco giochi nel comune di Bologna. L'iniziativa terminerà in concomitanza con la Run Tune Up, la mezza maratona di Bologna, l'11 settembre 2016.

L'ennesima occasione a Pontecchio, per dire che il calcio è gioco, condivisione e divertimento.



domenica 17 gennaio 2016

Meno rifiuti, più riciclo e recupero di energia: ecco il Piano regionale che colloca l'Emilia Romagna tra le realtà più avanzate in Europa.

Da 'ER Il Portale della Regione Emilia Romagna'.


La Giunta ha approvato il Piano regionale per la gestione dei rifiuti. Tra gli obiettivi, entro il 2020, il riciclo almeno del 70% di carta, metalli, plastica, legno, vetro e organico e la riduzione al 5% dello smaltimento a partire dal conferimento in discarica.
Il piano introduce una moderna filiera del rifiuto basata su prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, recupero di energia e, infine, smaltimento.
Premiati i comportamenti virtuosi attraverso l'adozione della "tariffa puntuale", secondo il principio "paghi quanto butti".
Il presidente Bonaccini: "Un piano di gestione che ci colloca tra le realtà più avanzate in Europa".
foto di Andrea Samaritani, Meridiana immaginiRiciclare entro il 2020 almeno il 70% di carta, metalli, plastica, legno, vetro e organico e ridurre al 5% lo smaltimento a partire dal conferimento in discarica. Questi, in sintesi, gli obiettivi che la Regione si dà con il nuovo Piano per la gestione dei rifiuti.
Obiettivi ambiziosi se confrontati con quelli indicati dall'Europa, di gran lunga inferiori: 60% di raccolta differenziata al 2025 (65% al 2030) e, per quanto riguarda lo smaltimento e il conferimento in discarica, il 10% entro il 2030. Da sottolineare come oggi questa percentuale in Italia sia prossima al 40%.
Un nuovo approccio, dunque, nella gestione dei rifiuti, per produrne di meno, per differenziare e riciclare di più, e per consegnare alle generazioni future un territorio più pulito, sano e stabile dal punto di vista economico.
Il Piano delinea un modello di gestione che si fonda su prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, recupero di energia e, infine, smaltimento in linea con la cosiddetta "gerarchia dei rifiuti" europea. L'attenzione si sposta quindi sulla parte a monte della filiera del rifiuto e non più su quella terminale coincidente con lo smaltimento, affrontando i temi della riduzione del rifiuto, della raccolta e dell'industrializzazione del riciclo. Quest'ultimo aspetto sarà affrontato anche attraverso la promozione di Accordi volontari che consentiranno la valorizzazione delle frazioni di rifiuti differenziati nell'ambito di cicli produttivi locali, favorendo quindi la crescita e lo sviluppo delle aziende locali operanti nel settore della Green Economy.
Già promosso a pieni voti dall'Europa, il Piano stabilisce un nuovo approccio nella gestione dei rifiuti, in continuità con quanto previsto nella legge regionale 16/2015. Uno strumento operativo per arrivare entro il 2020 al raggiungimento degli obiettivi già citati, a cui si aggiungono la riduzione della produzione pro-capite di rifiuti compresa tra il 20% e il 25%, il 73% di raccolta differenziata e l'autosufficienza per lo smaltimento nell'ambito regionale, mediante l'utilizzo ottimale degli impianti esistenti.
Il Piano assegna alla "tariffa puntuale" un ruolo determinante per il raggiungimento degli obiettivi: il principio è "paghi quanto butti", che punta a premiare i comportamenti virtuosi.
Le azioni concrete che consentiranno di raggiungere gli obiettivi del Piano sono quindi la tariffazione puntuale, gli Accordi di filiera previsti e in parte già sottoscritti, il fondo incentivante previsto dalla legge regionale 16/2015. A ciò si aggiungono le azioni specifiche sul Comune di Bologna e la Provincia di Reggio Emilia, già co-finanziate dalla Regione attraverso il Piano di azione ambientale. Sono previsti solo tre impianti di discarica in Emilia-Romagna, in via prioritaria per i rifiuti speciali, e la cessazione dei conferimenti di rifiuti urbani indifferenziati in due degli otto impianti di incenerimento.

Chi ha segnalato l'articolo ha aggiunto: "DA CONSERVARE AGLI ATTI PER VEDERE COSA SUCCEDERA' IN APPENNINO RISPETTO AGLI SCARSI RISULTATI FIN QUI RAGGIUNTI".