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lunedì 21 settembre 2020

Stipati in un camion frigo per raggiungere l'Italia stavano per morire assiderati.

Provvidenziale l'arrivo dei Carabinieri per ispezionare il mezzo

Malati di scabbia e assiderati, è il prezzo che sei profughi afghani hanno dovuto pagare per entrare in Italia, viaggiando di nascosto nel cassone frigorifero di un TIR proveniente dal Porto di Salonicco (Grecia) e diretto al Porto di Ancona.

Sono stati i Carabinieri della Stazione di Castel San Pietro Terme a fare la sconcertante scoperta, aprendo il portellone di carico di un autocarro destinato al trasporto refrigerato di formaggio tradizionale greco (feta) che si era fermato in un’area di servizio situata sui Stradelli Guelfi.

Alla vista dei militari che stavano ispezionando il cassone frigo del veicolo, i profughi, magri, malati e in evidente stato di shock provocato dall’ipotermia, hanno iniziato a urlare, chiedendo aiuto. Soccorsi dai sanitari del 118, i malcapitati sono stati trasportati d’urgenza al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Imola per ricevere le prime cure.

Dopo molte ore, assistiti dall’Arma di Imola , dai sanitari del Pronto Soccorso di Imola e con l’interessamento del personale dell’AUSL - UOC Igiene e Sanità Pubblica di Imola e della Prefettura di Bologna, cinque profughi sono stati trasferiti in un “Centro Accoglienza Straordinaria”, mentre il sesto, positivo al COVID-19, è stato sottoposto alla sorveglianza sanitaria, con isolamento fiduciario in un albergo di Imola . L’autista del TIR che si era fermato all’area di servizio per fare rifornimento di gasolio al suo autocarro, 62enne serbo, dipendente di un’azienda ungherese di trasporti su gomma, è risultato estraneo alla vicenda. L’Autorità giudiziaria è stata informata dai Carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile di Imola che hanno avviato le indagini per far luce sulla vicenda.

Foto dei Carabinieri di Bologna.

 

mercoledì 29 gennaio 2020

OPERAZIONE “BOLOGNA SOMMERSA”

Eseguite da Carabinieri e Polizia di Stato di Bologna misure cautelari personali e reali, nei confronti di 5 persone e 2 società.

Conferenza stampa

Il Comando Provinciale Carabinieri Bologna informa:

L’articolata e complessa indagine, condotta dalla Stazione Carabinieri di Anzola dell’Emilia  e dalla 4^ Sezione dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Bologna (con il supporto della Direzione Provinciale dell’INPS di Bologna, dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Bologna e del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Bologna) da agosto 2017 - coordinata dal Procuratore Capo di Bologna dott. Giuseppe AMATO e dal Sostituto Procuratore dott. Flavio LAZZARINI, condivisa dal G.I.P. del Tribunale di Bologna dott. Alberto GAMBERINI, che ha emesso l’Ordinanza applicativa delle misure cautelari – ha permesso di appurare l’esistenza di una stabile e consolidata associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, alla truffa ai danni dello Stato e all’induzione alla falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale.
Le indagini sono state avviate dai Carabinieri della 

Stazione di Anzola Emilia, che, nel corso dei controlli di rito richiesti dall’Ufficio Immigrazione della Questura in ordine all’istanza di una cittadina extracomunitaria di rinnovo del permesso di soggiorno, concessole sulla base di un “normale e regolare” rapporto di lavoro subordinato, avevano invece constatato che la stessa esercitava il meretricio lungo la via Emilia.
Insospettiti per l’evidente incompatibilità di un normale contratto di lavoro con l’attività di meretricio, i Carabinieri hanno effettuato degli approfonditi accertamenti che hanno permesso di appurare che il contratto di lavoro in argomento fosse fittizio e strumentale al rinnovo del permesso di soggiorno e all’emissione di indennità da parte dell’INPS.

Le successive complesse attività investigative, svolte con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e servizi di osservazione controllo e pedinamento, consentivano di acquisire gravi elementi indiziari circa l’esistenza di una stabile organizzazione nella quale i partecipanti, a seconda del proprio ruolo, instauravano rapporti di lavoro fittizi, sulla base dei quali i beneficiari ottenevano il rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno, nonché indebite erogazioni di indennità da parte dell’INPS (disoccupazione, maternità) a fronte di contributi previdenziali mai versati.
Dalle indagini effettuate congiuntamente da Carabinieri e Polizia di Stato, anche mediante analisi di copiosa documentazione, è emerso che due cittadini italiani, un cinquantanovenne e una cinquantatreenne, residenti in un popoloso comune dell’hinterland bolognese, rispettivamente procuratore generale e amministratore unico di due società “fantasma”, registrate alla Camera di Commercio di Bologna e rivelatesi strumentali all’esercizio delle attività illecite, grazie alla complicità di stimati professionisti del settore operanti nel capoluogo felsineo (2 consulenti del lavoro, un sessantacinquenne e un sessantaduenne, e un commercialista cinquantaquattrenne), avevano instaurato almeno 200 rapporti di lavoro fittizi a favore di altrettanti cittadini stranieri extracomunitari e talvolta italiani, i quali poi avevano ottenuto (o tentato di ottenere) il rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno, ovvero incassato indebitamente dall’INPS varie indennità.
L’attività investigativa ha permesso di accertare che:
-        le due società erano, in realtà, delle “scatole vuote” totalmente prive di mezzi, organizzazione, addirittura delle sedi sociali, di qualsivoglia rapporto di conto corrente bancario o postale e sconosciute al fisco;
-        non avrebbero mai potuto assumere, a tempo indeterminato, 200 lavoratori, anche in considerazione dell’attuale assetto del mondo del lavoro, caratterizzato – specialmente per i nuovi assunti – da contratti a termine;
-        alcuni dei falsi contratti di lavoro sono stati usati da 10 soggetti sottoposti a pene detentive o misure cautelari per ottenere la concessione del beneficio di misure alternative alla detenzione, ovvero l’autorizzazione ad allontanarsi dal luogo degli arresti domiciliari;
-        i due proprietari delle società e la madre di uno di questi sono risultati datori di lavoro domestico di oltre 60 dipendenti.
Il danno per lo Stato è stimato in circa 500.000 euro.
Sulla base degli accertamenti eseguiti, sono state effettuate le procedure di rigetto delle istanze volte ad ottenere i permessi di soggiorno ottenuti sulla base di presupposti fraudolenti, nonché quelle di recupero delle somme indebitamente percepite.

venerdì 25 maggio 2018

Un bliz dei Carabinieri smaschera 'lavoro nero e immigrazione clandestina'

Ancora lavoro nero e immigrazione clandestina alle porte di Bologna.

I Carabinieri, il NAS di Bologna e il personale dell’Ispettorato del Lavoro, sono stati impegnati nello svolgimento di un servizio coordinato di tutela della salute e della sicurezza dei locali commerciali della “Bolognina” e in particolare del rispetto della normativa sanitaria e dei contratti di lavoro.
Tra gli esercizi controllati, due centri per massaggi, uno gestito da una 52enne cinese, residente a Bologna, denunciata per utilizzo di manodopera irregolare e impiego di stranieri irregolari e per violazioni sanitarie ed amministrative e uno gestito da una 44enne cinese, residente a Bologna, denunciata per utilizzo di manodopera irregolare e impiego di stranieri irregolari e violazioni sanitarie ed amministrative.



Dal Comando Provinciale Carabinieri Bologna