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lunedì 17 marzo 2025

Linea Diretta EnergiaClima: un servizio per risparmiare e ridurre gli sprechi


 


Sensibilizzare i cittadini sul valore delle scelte energetiche e fornire strumenti concreti per migliorare l'efficienza e ridurre i consumi: è questo l'obiettivo di Linea Diretta EnergiaClima, il nuovo servizio promosso dall’Unione dei Comuni Valli Reno Lavino Samoggia in collaborazione con AESS - Agenzia per l'Energia e lo Sviluppo Sostenibile.

L'energia come bene comune

L’energia è una risorsa preziosa e un suo utilizzo consapevole rappresenta il primo passo verso il risparmio. Piccole accortezze quotidiane possono fare la differenza, trasformandosi in investimenti a costo zero o quasi.

Ma quali strategie adottare per evitare sprechi e ridurre la bolletta?

Consigli pratici per un consumo efficiente

1. Conoscere i propri consumi
Monitorare l’energia utilizzata aiuta a ottimizzare i sistemi di riscaldamento e raffrescamento. Strumenti come centraline di regolazione automatica della temperatura o valvole termostatiche permettono di mantenere il clima ideale in casa, evitando inutili dispersioni.

2. Ridurre sprechi e consumi
Sfruttare la luce naturale, spegnere gli apparecchi in stand-by e limitare l’uso di acqua calda – ad esempio, facendo docce più brevi – sono azioni semplici ma efficaci per abbattere i consumi e i costi energetici.

3. Acquisti consapevoli
Gli elettrodomestici rappresentano il 58% dei consumi elettrici domestici. Scegliere modelli efficienti e utilizzarli in modo ottimale può portare a un notevole risparmio. L’etichetta energetica, presente su ogni apparecchio, fornisce informazioni chiave per orientare l’acquisto verso soluzioni più sostenibili ed economiche.

4. Un ambiente sicuro ed efficiente
La manutenzione regolare degli impianti, il controllo dei consumi e un’attenta valutazione delle offerte energetiche contribuiscono alla sicurezza degli edifici e alla riduzione delle emissioni di gas serra. Un’azione che tutela non solo il portafoglio, ma anche l’ambiente.

Linea Diretta EnergiaClima si pone quindi come un punto di riferimento per chi desidera adottare soluzioni più sostenibili e migliorare la propria efficienza energetica, con benefici concreti per la comunità e per il pianeta.

sabato 16 gennaio 2016

MOVIMENTO 5 STELLE: “L'ACCOGLIENZA e la GESTIONE dei PROFUGHI PASSI AI COMUNI, SOLO COSÌ SI POTRANNO EVITARE SPRECHI E SCANDALI.”

Riceviamo e pubblichiamo: 
 
L’accoglienza delle famiglie di profughi che richiedono asilo politico deve essere gestita dai Comuni e non da soggetti terzi. Solo così si potrebbero evitare sprechi e utilizzi impropri delle risorse destinate all’accoglienza di queste persone, come purtroppo è accaduto anche nella nostra regione, e in più si garantirebbe un percorso sicuro di istruzione e formazione professionale per bambini e adulti”. È questa la proposta di Gianluca Sassi, consigliere regionale del M5S, contenuta in una risoluzione che verrà discussa nelle prossime sedute dell’Assemblea Legislativa che chiede alla Giunta di attivarsi per richiedere a Governo e Parlamento che siano proprio le amministrazioni pubbliche, senza oneri aggiuntivi, a gestire l’accoglienza dei rifugiati che richiedono asilo politico, con particolare attenzione alle famiglie. “Oggi tutto è affidato ad associazioni, onlus e cooperative che gestiscono le risorse stabilite a livello nazionale, poco più di 34 euro al giorno per ogni rifugiato – spiega Gianluca Sassi – Purtroppo non sono mancate le criticità, tra sprechi e utilizzi impropri, per non parlare di ruoli ambigui e collusioni dei gestori anche con la criminalità organizzata. Ecco perché, a nostro avviso, sarebbe più utile che ad occuparsi direttamente dell’accoglienza di queste persone siano i Comuni, senza nessun soggetto terzo a fare da intermediario”. Per il consigliere regionale del M5S i vantaggi di un coinvolgimento diretto dell’accoglienza delle famiglie richiedenti asilo non si esaurirebbero solo in una appropriata e controllata gestione delle risorse, ma potrebbero toccare altri aspetti. “Ci sarebbe sicuramente un miglioramento della gestione dell’accoglienza evitando sovraffollamenti, promiscuità e tensioni spingendo così verso una integrazione più immediata – aggiunge Gianluca Sassi – In più si darebbe l’opportunità alle famiglie inserite nei programmi di accoglienza di sostenere la permanenza presso immobili sfitti, oppure di farsi carico degli oneri relativi all’iscrizione di bambini e ragazzi alla scuola pubblica, così che possa essere garantita l'istruzione e l'apprendimento della lingua italiana e l'integrazione sociale di cui necessitano. In più si potrebbe agevolare l’opportunità per i genitori di partecipare ad attività di volontariato a favore di tutta la comunità, oppure entrare in un percorso di tirocinio presso aziende locali per acquisire competenze professionali o frequentare attività formazione professionale, così da favorire in tal modo l'integrazione, ed in un futuro l'autonomia economica”. Ecco perché la risoluzione presentata dal consigliere regionale del M5S chiede alla Giunta a “costituire tavoli tecnici fra Regione, Comuni, Prefetture ed altre Istituzioni competenti per accompagnare sotto i profili tecnico, giuridico e, sociale ed economico le operazioni di accoglienza diretta di richiedenti asilo realizzate direttamente dai Comuni”.

venerdì 2 gennaio 2015

Puglia: duemila euro per un litro di disinfettante.




Su sollecitazione di un lettore riportiamo la notizia di un incredibile ‘spreco’ ( il termine è molto benevolo) della sanità pugliese. L’articolista  non risparmia ovviamente critiche alla dirigenza politica della regione Puglia e a chi legge, che aggiunge  questa notizia alle tante altre sulla male gestione della casa pubblica riportate delle cronache di questi ultimi mesi,  rimane l’amarezza di ritrovarsi suo malgrado ‘ cittadino’ di un paese governato dal ‘malaffare’.  

Il velo sugli sprechi della sanità pugliese l'ha sollevato la Guardia di finanza di Foggia. Dopo mesi di controlli ha scoperto che l'Azienda sanitaria cittadina per tre anni aveva pagato 1.600 euro più Iva al litro (in totale quasi 2.000 euro) il disinfettante per sale operatorie che ne costava 60.
Un ricarico pazzesco. Le Fiamme gialle hanno indagato una decina di persone tra dipendenti dell'Asl e imprenditori del settore sanitario, ne hanno messe due ai domiciliari, hanno sequestrato beni per 1,6 milioni di euro e hanno accertato un giro di mazzette.
Ma la domanda vera è un'altra: possibile che a nessuno sia sembrato strano sborsare 2.000 euro per un litro di disinfettante? Né a Foggia né a Bari, negli uffici della regione governata da Nichi Vendola, sono suonati campanelli di allarme. Tutto normale, paga Pantalone mentre Vendola sbandiera i risultati della sanità pugliese: macché sprechi, nel 2012 e nel 2013 la gestione si è chiusa in attivo. In realtà la sanità modello Vendola è a sua immagine e somiglianza: chiacchiere senza fine per coprire le inefficienze di un sistema tenuto in piedi dalle spremute fiscali.
Per il leader di Sinistra ecologia e libertà il ticket sanitario era un «balzello medievale». Evidentemente si è sentito un feudatario quando ha imposto un tributo di un euro per ogni ricetta farmaceutica e di 10 euro per prenotare ogni visita specialistica. La stangata dei ticket si è aggiunta alla spremuta fiscale dell'addizionale regionale Irpef e Irap che Vendola introdusse perché doveva ripianare il deficit sanitario. Ora i conti non sono più in rosso, ticket e addizionali dovrebbero sparire, come ha osservato l'opposizione di Forza Italia in consiglio regionale. Invece rimangono. Bravo Vendola, a governare così sono capaci tutti.
La sanità targata Sel è roba da ricchi. Lo conferma la Regione stessa. Pochi giorni fa l'assessore Donato Pentassuglia ha ammesso, in un convegno a Lecce, che l'11 per cento dei malati pugliesi rinuncia a curarsi perché non ha soldi. Davanti all'alternativa se comprarsi da mangiare o pagare il ticket, la gente sceglie (ovviamente) il cibo.
È sulla pelle e sulla carne di questa gente che si realizzano i risparmi sanitari sventolati ai giornali: più tasse, meno prestazioni, allungamento dei tempi d'attesa per gli esami medici. Nei reparti ospedalieri mancano gli operatori sanitari e quelli che ci sono vengono sottoposti a turni massacranti. Ma di lotta agli sprechi nemmeno a parlarne, come dimostra il caso di Foggia.
Eppure ci sarebbe soltanto l'imbarazzo della scelta su dove affondare il bisturi dei tagli e dei risparmi. Basta scorrere i dati dell'Agenas, l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Per uno stent coronarico medicato (a rilascio di farmaco) le Asl pugliesi sborsano in media 1.410,75 euro contro un costo standard di 448,95: più del triplo. Un ago a farfalla, dispositivo monouso di larghissimo consumo utilizzato per prelievi e infusioni, costa alla regione Puglia 0,054 euro contro una media nazionale di 0,028: il doppio. La spesa per una siringa è superiore di 16 centesimi al prezzo di riferimento elaborato dall'Osservatorio dei contratti pubblici.
Lo scorso luglio la procura regionale della Corte dei conti ha aperto un fascicolo sulle spese fuori controllo della Asl di Bari svelate da una verifica ordinata dal ministero della Sanità. Gli ispettori hanno elencato 62 contestazioni, dalla gestione del personale ai rapporti con le cliniche private, dai ritardi nei pagamenti fino all'erogazione di compensi extra ai medici per prestazioni non effettuate. È stato ipotizzato un danno sui 50 milioni di euro. Il governatore che fu rifondatore non ha trovato modo migliore per difendersi che scaricare le colpe sui dirigenti sanitari che la sua giunta aveva nominato.
La «narrazione» di Vendola se la prende con i tagli del governo ma non si sogna di tagliare i propri sprechi. La centrale unica d'acquisto, Empulia, non è ancora a regime. Da Foggia a Lecce, ogni azienda sanitaria si regola come crede, cioè sborsa almeno il doppio rispetto al resto d'Italia. In Campania la centrale unica Soresa (società regionale per la sanità) ha ottenuto risparmi per 85 milioni di euro in due anni e mezzo. In Puglia, invece, la spesa non è stata ridotta e il deficit relativo non è stato colmato con i risparmi, che sarebbero doverosi, ma con aggravi fiscali. La grande novità della «fabbrica di Nichi» è quella di applicare gli stessi metodi di Monti, Letta e Renzi, i suoi nemici dichiarati. E cioè tasse, tasse, tasse.