di Marco Leoni
SENOFANE
e la nascita della scuola
di Elea
( lezione di Matteo Saudino fantastico prof. di filosofia )
La scuola di Elea :
Oggi introduciamo la scuola eleatica, fondata da Parmenide ad Elea nella Magna Grecia, dunque in Campania tra Napoli e Paestum.
In queste località nel sud Italia, la Magna Grecia, la scuola di Elea fu una scuola importantissima all’interno della storia della filosofia perché è di fatto la scuola dell’immutabilità dell’essere ed è quella che più di tutte ha esaltato proprio l’essere in quanto unico, immutabile, eterno, dunque una scuola che elaborerà una teoria agli antipodi di quella di Eraclito.
Tanto Eraclito è il sostenitore del divenire dell’essere, del mutamento
dell’essere quanto Parmenide è il teorico e sostenitore dell’unicità, della
staticità e immobilità dell’essere.
Dunque nel mondo antico furono due le scuole filosofiche molto importanti, antitetiche che entreranno in conflitto più volte, un conflitto durissimo: da un lato Eraclito e i suoi seguaci per i quali l’essere è in eterno divenire ( panta rei ), l’archè l’eterno scontro tra opposti, dall’altro lato la scuola di Elea con Parmenide, massimo esponente sostenitore che l’essere È e non può non essere, il non essere non è e non può mai essere.
Spieghiamo meglio. Parmenide e gli eleatici sono i sostenitori dell’essere immutabile, eterno, unico, immobile, Eraclito e i suoi pongono mutamento versus immobilità, divenire versus staticità.
Questo è lo scontro in atto filosofico ideologico nell’antica Grecia: Eraclito contro Parmenide.
La scuola di Elea fu fondata forse dal più antico Senofane, ma certamente i documenti che abbiamo e le varie fonti ci dicono che è Parmenide con certezza a fondarla e ad esserne il primo maestro, il primo grande insegnante probabilmente seguendo l'eco degli insegnamenti dell'antico maestro del luogo, Senofane che lo ha influenzato.
La scuola di Elea dunque fu fondata nella Magna Grecia nel sesto secolo, siamo nel 550 a.c. anno probabilmente di nascita di Parmenide; la morte di Parmenide è a metà del 400 a.c. dunque stiamo parlando di un autore che vive proprio a cavallo tra la metà del 500 a.c. e la metà del 400 a.c.

Parmenide
In
questo periodo in cui è vissuto Parmenide, la scuola di Elea ha
toccato il suo apice, la sua più grande elevatezza il suo massimo
splendore. E' una scuola antidemocratica, Pitagora, Eraclito e
Parmenide furono degli antidemocratici, avevano una netta sfiducia
nei confronti della democrazia dei mutamenti, dei cambiamenti, delle
aperture anche dinamiche e partecipative, dunque difendevano una
comunità la più chiusa, retta dalle persone più colte, dalle
persone migliori, dai Filosofi, dai sapienti, Eraclito
ci parlava degli svegli, Parmenide ci parlerà dei meno.
Dunque la scuola di Elea fu una scuola aristocratica, erano nobili gli uomini che appartenevano a questa scuola e erano anche depositari un po’ delle tradizioni dei valori della comunità di Elea. Erano avversari delle spinte di cambiamento che c'erano ad Elea, le spinte di giovani che volevano entrare nella stanza del potere, nei luoghi della cultura. C'era una spinta democratica di giovani, di commercianti, di uomini che anelavano a diventare cittadini verso cui la comunità di Elea si era chiusa quasi a difendere una comunità valoriale che doveva essere appunto protetta.
Parmenide come Pitagora si presenta come un illuminato.
Pitagora è un illuminato da Apollo, la scienza matematica era infusa da Apollo a Pitagora che era il sacerdote del sapere, della filosofia.
E così Parmenide, in un poema che scrisse sulla natura e che a noi è giunto in grandi parti ma incompleto, fa trasparire che il suo sapere, il sapere del filosofo Parmenide è legato al sapere degli antichi savi che è quello della poetica, della poesia, il poema è nelle corde di Parmenide, poeta filosofo, filosofo poeta, come Pitagora è un filosofo sacerdote; invece i milesi cioè Talete, Anassimene, Anassimandro non si pongono come sacerdoti, si pongono come gli uomini naturalistici, più uomini di scienza o di protoscienza che portano avanti un Sapere che è di per sé aperto perché il sapere protoscientifico è un sapere che si mette in circolo per la discussione. Mileto si pone come palestra di un sapere democratico mentre la scuola di Pitagora e quella di Elea come quelle di un sapere più chiuso, anche comunitario e identitario.
Gli eleatici avevano una fortissima identità: non fu una scuola setta come quella di Pitagora però entrare a farne parte non era immediato e scontato, serviva il nulla osta dei vecchi detentori del sapere, in primis ovviamente Parmenide.
E’ chiaro dunque che fu una scuola gerarchica, piramidale, di una aristocrazia colta. Parmenide era un po' il detentore del sapere ad Elea e lo difendeva da chi volesse portare dei cambiamenti, dei mutamenti.
Vi dicevo che prima di arrivare a Parmenide forse ci fu un predecessore, un filosofo che ha influenzato gli eleatici, è appunto Senofane .

Senofane
Senofane
era probabilmente un poeta, uno scrittore che ha vissuto girovagando
nomade tra i vari luoghi e paesi della Magna Grecia ed è stato uno
dei primi pensatori che ha mosso una critica all'ANTROPOMORFISMO
RELIGIOSO.
Sapete che le religioni hanno antropormofizzato il divino, gli Dei o
Dio .
L’Islam, l’islamismo è una anomalia rispetto a questa tradizione perché Allah non è rappresentabile non è raffigurabile.
Invece il cristianesimo ha fatto un uso abbondante di Antropormifizzazione divina tant’è che lo ha rappresentato di sesso maschile in tutti i dipinti.
Quando appare, Dio appare così : uomo saggio anziano con la barba bianca, maschio bianco, è chiaro che ha una connotazione quasi razziale perché il mondo culturale è rappresentato un po’ a sua immagine e somiglianza, gli Dei sono immagine e somiglianza degli uomini, non è l’uomo immagine e somiglianza degli Dei.
Cosa ci dice Senofane, egli ci dice : gli uomini credono che gli Dei abbiano avuto nascita, voce e corpo simile al loro, perciò gli Etiopi quando immaginano i loro Dei li immaginano col naso camuso e neri. I Traci, Spartaco è un trace, forti vigorosi combattivi, Dio e gli Dei se li immaginano con gli occhi azzurri e capelli rossi; perfino i buoi, e qua l’ironia anche sferzante, i cavalli e i leoni se potessero immaginerebbero la divinità a loro somiglianza, i buoi immaginerebbero Dio come un bue, potentissimo, i cavalli a forma di cavallo e i leoni a forma di leone.
In questa critica all’antropomorfismo c’è la genialità, ci sta dicendo che il divino, e lui crede nel divino, non è rappresentabile e quando l’uomo pretende di rappresentare il divino gli dà sembianze umane perché noi diamo a Dio le sembianze o le caratteristiche di ciò che conosciamo e possediamo.
Ma perché gli Dei piacciono? Perché si arrabbiano, sono gelosi, litigano tra loro, vogliono essere uno più forte dell’altro, e così siamo noi. Loro sono esattamente degli uomini potenziati: noi ci arrabbiamo, litighiamo ci mandiamo a spendere, ci tradiamo, siamo a volte fedeli, ci innamoriamo.
Gli Dei olimpici sono una grande fiction. I grandi scrittori antichi hanno costruito una grandissima sceneggiatura a cui si sono appassionati milioni, miliardi di uomini, ma Senofane ci dice che il divino non può essere reso con il volto umano. Il divino non è l’umano.
Dunque il Dio è il TUTTO il Dio sarà la realtà, ciò che è reale è divino, ma ciò che è reale, divino non sarà umanizzabile, questo ci dice Senofane e le ricadute in ambito sociologico antropologico sono evidenti.
Se si studia un po' la storia delle religioni, ci si rende conto che ogni religione tendenzialmente ha le caratteristiche dei popoli che l'hanno creata, sono diverse perché sono nate in posti diversi e gli dei hanno risposto a delle esigenze diverse. Poi sono molto simili perché sono sempre dettate dagli uomini: gli uomini hanno paura della morte e spesso gli Dei vincono la morte, gli uomini hanno paura della natura e gli Dei governano la natura, a volte gli Dei ti ridanno la vita.
Parmenide parte da qua, accetta questa critica dell’antropomorfismo ed è attratto dal fatto che il divino sia unico, è l’alfiere dell’unicità.
Parmenide ama pensare che l’essere sia uno, sia unico e arriva a formulare quella che è la sua celebre affermazione sull’essere: l’uomo filosofo deve vivere per la verità, è la verità il fine del filosofo. In Parmenide c’è già il tema della aleteia ( verità ): la filosofia è propensione alla verità e l’umanità si divide in due, come per Eraclito, ci sono gli uomini che percorrono il sentiero dell’aleteia, della verità, e sono i meno perché il sentiero della verità è faticoso e ci sono tutti gli altri.
Parmenide dunque lo si può applicare a tutte quelle filosofie, quelle culture che sostengono che la via della forza, della durezza della verità è talmente ardua che sono in pochi a portarla fino in fondo. Dunque gli uomini si dividono nei meno che percorrono l’arduo sentiero che porta alla verità, e nei più che sono pigri, indolenti, paurosi della fatica. Lui ha visto questo sentiero perché gli Dei lo hanno rapito e così ha potuto vederlo e ce lo racconta. I più si accontentano della Doxa, cioè dell’opinione. Un sondaggio doxa sente la tua opinione, chiamandoti a casa e chiede per esempio alle prossime elezioni chi intendi votare. E' un’opinione perché non stai dicendo che al 100% voterai così in quanto nel momento in cui arrivi nell’urna, puoi cambiare idea o comunque fare quello che vuoi. Sono sondaggi, una opinione. I più la Doxa i meno l’Aleteia. Opinione e Verità.
Qual è la verità allora? I meno capiscono la verità che è la seguente :
L’ESSERE E’ E, IN QUANTO E’, NON PUO’ NON ESSERE. IL NON
ESSERE, POICHE’ NON E’, NON POTRA’ MAI ESSERE .



1 commento:
Se si parla di tutti gli uomini che hanno vissuto su questo mondo non si puo solo parlare di filosofia e di cultura occidentale.
Quella che è stata definita Mitologia è comune a tutti i popoli ma non si cerca mai di valorizzarla o prendere spunto per uno studio serio e per un "cammino" verso la verità, perchè "solo di credenza popolare" e si potrebbe cadere nel pentolone del "ridicolo".
Molto meglio affidarsi ai "guru" del passato che hanno tramandato i loro scritti.
L'Essere è il presupposto per il monoteismo in un mondo che è stato sempre ricchissimo di figure Divine e non, in tutte le culture.
Negando che siano esistite come si può ammettere l'esistenza dell'Essere?
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