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lunedì 16 ottobre 2023

Telemarketing, Cittadinanzattiva mette a disposizione strumenti di tutela e informazione

 Cittadinanzattiva promuove una campagna informativa e di tutela con l’obiettivo di rendere più chiare ai cittadini le regole in materia di telemarketing e sondaggi telefonici

 

Dubbio segnala:

Ti è mai capitato di ricevere telefonate promozionali, a qualsiasi ora del giorno, e di non sapere cosa fare per impedirlo?” oppure “Ricevi ancora chiamate indesiderate dopo l’iscrizione al Registro delle opposizioni?”: su questo tema Cittadinanzattiva ha promosso una campagna informativa e di tutela con l’obiettivo di rendere più chiare ai cittadini le regole in materia di telemarketing e sondaggi telefonici, di descrivere gli attori principali e le strategie di tutela e di protezione della privacy.


Accanto alle pagine di approfondimento online dedicate alle funzionalità del Registro delle opposizioni (RPO), al ruolo del Garante della Privacy e alla normativa del settore, è attivo anche il servizio telefonico gratuito di informazione e consulenza al numero 0636718040 (a cui è possibile rivolgersi il lunedì, mercoledì e venerdì dalle 14 alle 17) e l’indirizzo e-mail tutela@cittadinanzattiva.it.

Telemarketing, la campagna di Cittadinanzattiva per tutelarsi

Fra i temi trattati sul sito web e sui social di Cittadinanzattiva possiamo trovare: il Registro delle opposizioni (cos’è, come ci si iscrive o rinnova l’iscrizione), il Garante della Privacy (ruolo, azioni e procedure d’intervento) e la normativa in materia (Codice in materia di protezione dei dati personali, Codice dei Call centerCodice di condotta per le attività di telemarketing e teleselling).

Online anche i suggerimenti per tutelarsi. Ad esempio, chi continua a ricevere chiamate promozionali nonostante l’iscrizione, può verificare: che la pratica di iscrizione al RPO sia andata a buon fine chiamando il numero verde 800 957 766 dal fisso o il numero 06 42986411 dal cellulare; che siano trascorsi 15 giorni dalla data di iscrizione; di non aver dato il consenso al trattamento del proprio numero di telefono a soggetti terzi per attività di telemarketing, dopo l’iscrizione al Registro; e, infine, che le telefonate non provengano da soggetti con cui è in vigore un contratto attivo, o cessato da meno di 30 giorni, per la fornitura di utenze come gas, luce e/o telefono (per questi soggetti l’iscrizione al RPO è nulla).

Se nonostante queste verifiche le telefonate indesiderate non cessano, è necessario segnalare l’illecito al Garante della Privacy attraverso la compilazione di un apposito modulo e annotando ora e numero della telefonata e nome della società.

“Raccomandiamo ai cittadini di iscriversi al Registro pubblico delle opposizioni – dichiara Tiziana Totoresponsabile delle politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva – e di continuare a segnalare tutti i casi in cui continuino ad essere contattati nonostante l’iscrizione. Solo in questo modo, e grazie al continuo lavoro di aggiornamento e ulteriore implementazione del RPO, in sinergia con il costante lavoro delle Authority di riferimento, si potrà arginare la pratica del telemarketing selvaggio tanto invisa a noi consumatori”.

L’iniziativa si svolge nell’ambito della campagna promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) per la realizzazione di attività di diffusione e promozione del Registro pubblico delle opposizioni presso i consumatori, con l’obiettivo di favorire la piena consapevolezza dei propri diritti e delle modalità di opposizione al trattamento dei dati per finalità commerciali. 

venerdì 12 maggio 2023

Cittadinanzattiva presenta il Rapporto civico sulla salute 2023

Lunghissime liste di attesa, pronto soccorso allo stremo, medici di medicina generale assenti in molte aree: le criticità di un sistema sanitario in crisi nel Rapporto civico sulla salute di Cittadinanzattiva

 

Terminata l’emergenza pandemica, i cittadini si trovano a fare i conti più di prima con lunghissime liste di attesa, pronto soccorso allo stremo, medici di medicina generale assenti in molte aree. Aumenta, così, il ricorso alla spesa privata, se le condizioni economiche dei singoli lo permettono. Mentre per molte cittadine e molti cittadini l’attesa si è trasformata in rinuncia. Sono le tante urgenze sanità che Cittadinanzattiva fotografa nel Rapporto civico sulla salute 2023, presentato oggi a Roma presso il Ministero della Salute. (Qui il Rapporto completo)

Quest’anno il Rapporto viene diffuso all’interno di una giornata più generale, dal titolo “Urgenza sanità”, un primo momento pubblico della mobilitazione permanente promossa da Cittadinanzattiva a difesa del Servizio Sanitario Nazionale. Dopo la presentazione del Rapporto, dalle ore 14:00, gli attivisti dell’organizzazione provenienti da numerose regioni scenderanno in piazza davanti al Ministero per manifestare le urgenze sanitarie dei loro territori. Altre iniziative si svolgeranno a livello locale anche nei prossimi giorni.

Rapporto civico sulla salute, ancora troppe criticità

Il Rapporto civico sulla salute, alla seconda edizione, integra i dati provenienti dalle 14.272 segnalazioni dei cittadini, giunte nel corso del 2022 alle sedi locali e ai servizi PIT Salute di Cittadinanzattiva, con dati provenienti da fonti istituzionali, accademici o della ricerca.

Due anni per una mammografia di screening, tre mesi per un intervento per tumore all’utero che andava effettuato entro un mese, due mesi per una visita specialistica ginecologica urgente da fissare entro 72 ore, sempre due mesi per una visita di controllo cardiologica da effettuare entro 10 giorni: sono alcuni esempi di tempi di attesa segnalati dai cittadini, che lamentano anche disfunzioni nei servizi di accesso e prenotazione, ad esempio determinati dal mancato rispetto dei codici di priorità, difficoltà a contattare il Cup, impossibilità a prenotare per liste d’attesa bloccate.

Foto Pixabay

Accanto ai mai risolti problemi generali di liste di attesa e accesso alle prestazioni (che raccolgono quasi una segnalazione su tre, 29.6%), i cittadini denunciano carenze in tutti e tre gli ambiti dell’assistenza sanitaria, ossia quella ospedaliera (15,8%), quella territoriale (14,8) e l’area della prevenzione (15,2%).

Al quinto posto la sicurezza delle cure (8,5%).  Seguono le segnalazioni su accesso alle informazioni e documentazioni (4,5%), assistenza previdenziale (2,8%), umanizzazione e relazione con operatori sanitari (2,6%), spesa privata e ticket elevati (1,7%) e assistenza protesica e integrativa (1,4%).  A crescere rispetto al 2021, sono soprattutto le problematiche che riguardano l’accesso alle prestazioni (+5.8%) e quelle legate all’assistenza in ospedale (+4,4%).

Per quanto riguarda il Pronto Soccorso, le segnalazioni più ricorrenti riguardano: eccessiva attesa per effettuare o completare il triage (18,9%) pronto soccorso affollato (15,4%), carente informazione al paziente o al familiare (9,8%), mancanza di posti letto in reparto per il ricovero (9,2%), mancanza del personale medico (8,7%), pazienti in sedia a rotelle o in barella lungo i corridoi per ore/giorni (7,5%).

Una nuova indagine su 10mila professionisti

10mila operatori sanitari, appartenenti a venti categorie professionali, hanno partecipato alla prima indagine condotta da Cittadinanzattiva, in collaborazione con FNOPI e FNO TSRM e PSTRP, con l’obiettivo di sondare le motivazioni dei professionisti a restare o lasciare il SSN.

Oltre il 46% afferma di essere soddisfatto del proprio percorso professionale, ma non altrettanto del proprio ambiente di lavoro che stimola poco o niente la realizzazione personale (per il 42,6%) e la crescita professionale (48,5%). Oltre il 40% dichiara di avere carichi di lavoro insostenibili e uno su tre non riesce affatto a bilanciare i tempi lavorativi con quelli della vita privata.

Inoltre, il 31,6% denuncia di essere stato vittima, negli ultimi tre anni, di aggressione (verbale o fisica) da parte degli utenti, il 20,7% da parte di un proprio superiore e il 18,4% da parte di colleghi. E l’assenza nel posto di lavoro di un punto di ascolto psicologico è lamentata in particolare dal 65,9% degli intervistati.

Nonostante queste difficoltà, però, i professionisti sanitari credono fermamente nel valore del SSN e nella salute come bene pubblico: la maggioranza si sente orgogliosa di contribuire personalmente a dare risposta ai bisogni sociali e sanitari del cittadino (66,9%) e quindi di poter contribuire al benessere della comunità (71,6%). Soprattutto, la maggioranza (83,5%) crede che ogni persona debba avere diritto alle cure di cui ha bisogno indipendentemente dalla gravità delle patologie o dal costo delle cure.

Gli interpellati, però, si dividono a metà tra chi sente di essere parte di un sistema che garantisce cure sanitarie a tutti i cittadini indipendentemente dalla loro condizione economica e sociale (46,9%) e chi non ci crede (53,1%), e praticamente solo uno su due si sente parte di un’organizzazione che tutela l’interesse pubblico (52,1%) e l’equità sociale (47,9%).

sabato 16 gennaio 2016

Cittadinanzattiva risponde alla Consultazione dell'Authority trasporti


SEGNALATO:

Si è chiusa il 10 gennaio la consultazione avviata dall'Autorità di Regolazione dei Trasporti, a cui Cittadinanzattiva ha partecipato inviando le proprie osservazioni in tema di contenuto minimo degli specifici diritti, anche di natura risarcitoria, che i passegger,i in possesso di titoli di viaggio prepagati per spostamenti ripetuti tra determinate città e con validità temporalmente definita, ivi compresi gli abbonamenti, possono esigere nei confronti dei gestori dei servizi ferroviari ad Alta Velocità. 
La posizione di Cittadinanzattiva in tema di mobilità
Cittadinanzattiva parte dal presupposto che lo sviluppo di servizi di trasporto efficienti è fondamentale non solo per l’economia ma anche e principalmente per la coesione territoriale e sociale del nostro Paese.
Come si legge nel libro verde “Verso una nuova cultura della mobilità urbana” la città costituisce l’habitat della maggior parte dei cittadini ed essi hanno diritto alla migliore qualità della vita possibile.
È profonda convinzione di Cittadinanzattiva che il sistema dei trasporti e della mobilità vada reso sostenibile da un punto di vista:

  • sociale, contemplando modalità di spostamento che si dimostrano accessibili e praticabili da parte delle persone diversamente abili o a mobilità ridotta, prevedendo scelte alternative per la mobilità e contribuendo a risolvere la congestione del traffico, nonché a migliorare la tutela di chi viaggia;
  • ambientale, riducendo emissioni inquinanti e rumore. In proposito ricorda l’obiettivo fissato dalla Commissione europea di ridurre per il 2050 i livelli di emissione di CO2 del 60% rispetto al 1990 solo per il comparto dei trasporti;
  • economico, in termini di costi e tariffe da dover sostenere da parte dei cittadini.
Entrando nel merito della “questione” dell’alta velocità, a partire da giugno 2015, in questo segmento “a libero mercato” dei trasporti si è acceso un faro sulla necessità di una riflessione circa i confini del diritto al profitto, da parte di un’ azienda che opera seguendo logiche di libero mercato, e il diritto alla mobilità di cittadini che grazie al progresso della tecnica, reso possibile (almeno per la dotazione infrastrutturale) dal contributo pubblico, possono imprimere una direzione diversa alla propria vita.
Dalla sua introduzione l’alta velocità ha contribuito notevolmente alla crescita del Paese, facilitando la circolazione delle persone e, aspetto principale, aiutando la conciliazione della vita lavorativa con quella familiare. Ogni giorno numerosi lavoratori si riversano da una città all’altra contribuendo alla creazione di una unica comunità territoriale lavorativa, con enormi benefici per l’economia del Paese.
Da tempo ormai si registra un trend positivo nella predilezione dell’utilizzo del treno rispetto al mezzo privato, come emerge anche dall’analisi di mercato fornita dalla stessa Autorità, nei percorsi quotidiani per i quali, grazie alla linea dell’alta velocità, è stata creata un’alternativa praticabile.
Si sottolinea come ciò sia importante e in linea con gli obiettivi di riduzione delle emissioni che l’Italia e l’Europa hanno nel percorso “verso un’economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050”   –   COM(2011)112 (-60% rispetto il 1990 entro il 2050).
Di recente, a seguito di un richiamo da parte dell’Agenzia per la sicurezza, seguito a diverse denunce da parte di pendolari e associazioni, è stata proibita la possibilità di viaggiare in piedi sui treni Alta velocità, per evitare che situazioni di sovraffollamento cronico potessero mettere a rischio la sicurezza dei passeggeri. Da qui, la decisione di introdurre la prenotazione obbligatoria del posto con la conseguente riduzione della capienza di ciascun vagone. Due i risultati di ciò, dal punto di visto del consumatore:

  • l’impossibilità di utilizzare il servizio di trasporto da parte di migliaia di pendolari (le tratte più a rischio sono quelle che collegano Torino e Milano, Bologna e Milano, Firenze e Bologna e anche Napoli e Roma) nel momento in cui termineranno le proroghe fino ad ora concesse circa la comminazione della sanzione in caso di mancata prenotazione;
  • l’innesco di quelle dinamiche di mercato che ad una domanda eccedente contrappongono un aumento del prezzo dell’offerta.
D’altro canto, le motivazioni più frequenti addotte dai gestori sono state: nessuna disponibilità di tracce per inserire nuove coppie di treni, scarsa convenienza economica riscontrata nell’incremento del servizio, servizio confuso dai passeggeri con il trasporto regionale (sottoposto a obbligo di servizio pubblico e tra l’altro, da anni sottoposto a tagli e soppressioni di treni).
Sul fronte opposto si collocano i cittadini ai quali per anni è stato consentito di usufruire di questo servizio, anche se in condizioni di preoccupante sovraffollamento, e che adesso rischiano di veder sacrificato sull’altare del libero mercato il loro diritto alla mobilità.


Ci preme sottolineare che la situazione rischia di avere un impatto non solo sui pendolari che ne sono protagonisti ma, in un’ottica di multi modalità e interoperabilità dei mezzi di trasporto, questi disagi impattano anche sul livello di congestione delle città, nel momento in cui si dovesse ritornare all’utilizzo di un mezzo privato, ipotesi paventata in più casi. Quindi più cittadini ad intasare le strade non solo di collegamento, ma anche dei centri urbani, con notevoli conseguenze sulla qualità della vita, e in totale controtendenza con quanto richiesto dai cittadini stessi, ovvero multi modalità e possibilità di scegliere come comporre il proprio viaggio.