mercoledì 27 marzo 2013

DIECI ANNI DI VITA TRA IL ’40 E IL ’50 A SASSO E DINTORNI.


Il vice-comandante partigiano Cremonini,
morto prima della Liberazione a seguito
di una brutta ferita.



Pubblichiamo una breve sintesi del bel racconto di Manuela Righi, tratto dalle testimonianze del padre che ebbe la sorte di trovarsi, ventenne,  ad affrontare il momento più difficile della storia italiana dello scorso secolo. Quello in cui il paese, dopo l’armistizio dell’ 8 settembre del 1943, si trovò allo sbando più completo con la nascita del Governo Badoglio, la fuga del Re al sud e con la reazione fascista che portò alla nascita della Repubblica di Salò, retta dalle armi tedesche. La situazione   impose ai giovani scelte totalizzanti come il posizionamento  politico militare a volte dettato da convincimenti precisi e a volte da fatalità traumatiche,  con tutte le conseguenze che ne seguivano.  
Il racconto, di cui diamo l’indicazione per scaricarlo integralmente,  lo segnaliamo all’attenzione dei lettori molto volentieri,  anche per un omaggio ai giovani d’allora, costretti loro malgrado a convivere con il rischio quotidiano, proveniente dall’ una o dall’altra parte, cui toccò il compito con il loro sacrificio di agire per il futuro dell’Italia. Coloro che arrivarono dopo si trovarono la  ‘pappa già fatta’  con una democrazia reale anche se un po’ immatura e con le condizioni  per il boom economico. A quelli che erano ragazzi  nel 1943 il nostro grazie e un po’ anche le nostre scuse poiché non siamo stati alla loro altezza: ci siamo nutriti della ‘loro pappa’,  siamo cresciuti, ma non abbiamo assicurato la stessa tranquillità nel futuro a chi verrà dopo di noi. Cari ragazzi del 1943 siete stati grandi, tutti.

Manuela ha inviato il link dove si può trovare il racconto: http://www.montesole.eu/cms/brigata-stella-rossa/163-martino-righi-partigiano.html.

e una sintesi della sua narrazione che riportiamo:

Martino insieme ai compagni della Todt 
La sera, tornando dal lavoro in ufficio, mi fermavo a casa dei miei genitori e, con un piccolo registratore ad audiocassette, raccoglievo i racconti di mio padre, pensando che un giorno li avrei trascritti.
Ne è uscita una storia avvincente che molti anni dopo, esattamente dieci, mi avrebbe permesso, fra l’altro,  di analizzare da vicino una delle tante testimonianze della drammatica vicenda di Monte Sole, come un tassello da aggiungere al mosaico dei racconti ritrovati nelle diverse pubblicazioni sull’argomento.
Anni dopo ho raccolto la testimonianza parallela di mia madre, così ho potuto integrare quel primo racconto che è diventato un poco di storia dei miei genitori.
Tutto comincia con l’entrata in guerra, nel giugno del 1940, e con il vissuto di quel primo periodo, da parte di due ragazzini della Fontana di Sasso Marconi, Martino e Gianna, che non si conoscevano ancora, ma sarebbero diventati marito e moglie.
Martino era un contadinello di Palazzo Sanuti e Gianna una bimbetta figlia di braccianti.
Da qui cominciano le loro vicissitudini: Martino dovette andare in guerra, poi la fuga, il lavoro nella Todt, i primi contatti partigiani,  gli attacchi,  la grave ferita,  l’ospedale,  lo sfollamento,  il carcere, la liberazione e il dopoguerra con le sue difficoltà.
In parallelo la storia della Gianna, lavoratrice bambina, rifugiata nelle grotte della Rupe del Sasso, poi anche lei sfollata a Bologna.
Martino e Gianna si incontrarono, si innamorarono, ma arrivò la scomunica, con l’Avviso Sacro del Vaticano.
Riuscirono a superare anche questo.
Il racconto è integrato con mappe sui percorsi degli spostamenti di Martino e con foto dell’epoca.






2 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi sono letto tutte le 38 pagine del racconto, ne valeva la pena, io sono nato nel 49 a Riola ed in questo racconto ho riscontrato molte analogie con quello che mi raccontava mio padre. Bene ha fatto l'autrice a menzionare anche la scomunica del vaticano verso i simpatizzanti comunisti e affini, un amico del babbo ormai vedovo ed ulta ottantenne tiene ancora nel portafoglio una lettera ingiallita in cui il prete gli comunicava che si rifiutava di sposarlo in quanto socialista e che aveva dato informazione di ciò anche alle altre parrocchie affinché si rifiutassero di sposarlo. Le ingerenze della chiesa nella politica non sono tollerabili.
Condivido in tutto anche l'ottima presentazione del racconto (suppongo scritta dal proprietario del blog).

Alessandro Frazzoni ha detto...

Bellissimo!