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venerdì 7 novembre 2025

“Disarma la Finanziaria”: nasce la campagna nazionale contro riarmo e austerità

 Promossa da Disarma per denunciare le scelte della Legge di Bilancio del governo Meloni. “Più soldi alle armi, meno a sanità, scuola e diritti sociali”.


da Dante Franchi

Nasce oggi “Disarma la Finanziaria”, la nuova campagna nazionale promossa dalla rete Disarma per denunciare la “deriva di riarmo e austerità” contenuta nella Legge di Bilancio varata dal governo Meloni.
Secondo i promotori, la manovra “sceglie di investire sempre più in armi e sempre meno in diritti, welfare, scuola, cultura e sanità, mentre precarietà e disuguaglianze aumentano nel Paese”.

“È una manovra che tradisce i bisogni reali della società – spiegano in una nota Claudio Grassi e Linda Santilli, portavoce della campagna –. Il governo va nella direzione opposta a ciò di cui c’è più bisogno: più pace, meno diseguaglianze, più futuro”.

La campagna, che prenderà forma nei prossimi giorni con iniziative sui territori, punta a coinvolgere associazioni, reti sociali, cittadine e cittadini in una mobilitazione diffusa.
“Non possiamo restare immobili – scrivono i promotori –. Vogliamo costruire momenti di conoscenza, confronto e denuncia politica in ogni città. Già 30 territori hanno aderito, e il numero è destinato a crescere.”

Chi desidera organizzare un’iniziativa locale può scrivere a ilcoraggiodellapacedisarma@gmail.com.
La campagna è sostenuta da personalità del mondo della cultura, della ricerca, dell’attivismo e dell’informazione, da anni impegnate contro la guerra e la militarizzazione dell’economia.


La denuncia: “Una Legge di Bilancio ingiusta e militarista”

Nel documento che accompagna l’iniziativa, Disarma definisce la manovra 2025 “un manifesto di ingiustizia sociale”.

“Dietro la retorica della responsabilità e della crescita – si legge – si nasconde una realtà evidente: più soldi per le armi, meno per le persone.”

Spese militari record

Secondo i dati diffusi dal movimento, la spesa per il riarmo supera i 32 miliardi di euro, con un incremento di oltre il 20% rispetto alle ultime due leggi di bilancio. Nel 2026 arriverà a 32,4 miliardi, mentre in dieci anni l’aumento complessivo sarà stato di 12,5 miliardi (+63,8%).
Inoltre, il governo prevede di attingere al fondo europeo SAFE per altri 14,9 miliardi nel triennio 2026-2028, sempre destinati al riarmo.

Austerità e tagli

La manovra vale 18,5 miliardi ma genera un deficit inferiore agli 800 milioni: “una delle più restrittive della storia repubblicana”, sostengono gli attivisti. Nove miliardi arrivano da tagli diretti alla spesa pubblica, “mentre sanità, scuola e lavoro continuano a essere impoveriti”.

Banche e imprese favorite

Il comunicato sottolinea che nessun contributo straordinario è richiesto a banche e assicurazioni, i cui profitti nel 2024 hanno superato i 50 miliardi di euro. Gli istituti di credito beneficiano anzi di un’aliquota ridotta al 27,5% sugli extraprofitti.
Alle imprese vanno 8 miliardi in tre anni, mentre “non è previsto alcun adeguamento dei salari all’inflazione”.

Pressione fiscale in aumento

La pressione fiscale salirà dal 41,4% al 42,6% del PIL nel 2025, con un aggravio stimato in 50 miliardi di euro. A pagarne il prezzo, sottolinea Disarma, “sono lavoratori, lavoratrici e pensionati”.

Tagli a sanità, pensioni e investimenti

La spesa sanitaria pubblica scende al 6,3% del PIL, contro il 7,5% del 2021, portando l’Italia sotto la soglia minima raccomandata dall’OMS.
Gli investimenti pubblici restano fermi al 3,4% del PIL, mentre la legge spinge i nuovi assunti verso fondi pensione privati, favorendo la finanziarizzazione del sistema previdenziale.


“Restituire centralità alla pace e ai diritti”

La campagna Disarma la Finanziaria invita cittadini e associazioni a unirsi per “contrastare la militarizzazione dell’economia e respingere le politiche di austerità”.

“La guerra non devasta solo i territori bombardati, ma anche le società europee che ne pagano le conseguenze economiche – si legge nel documento –. L’ombra delle bombe ricade su di noi.”

I promotori chiedono al governo un cambio di rotta:

·         meno armi, più sanità, scuola e cultura;

·         meno austerità, più diritti e lavoro;

·         meno profitti per pochi, più futuro per tutti e tutte.

“Restituiamo valore alla pace e al futuro delle persone – concludono Grassi e Santilli –. Serve l’impegno di tutte e tutti, con determinazione e speranza.”