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domenica 1 gennaio 2023

Gli auguri perchè il punto nascita di Porretta possa risorgere

Dopo gli auguri per il 2023, Marco, un nostro attento lettore, auspica:    

Auguri per un 2023 che lanci un segnale di speranza (con la esse minuscola per non fraintendere) affinchè ciò che fu chiuso il 14 febbraio 2014, possa riaprire.

Presso il Ministero della Salute giace un documento recante l'analisi tecnica della riapertura del punto nascita Alto Reno Terme, già da giugno 2021. 

Quel documento sarà in un incubatore o starà ammuffendo dentro un cassetto?

 

E allega l’articolo riportato da Notizie  Regione Emilia-Romagna, nel giugno del  2021

  

Punti nascita, riapertura ad Alto Reno Terme: l'Azienda Usl di Bologna presenta il Piano all'assessore Donini


"Con questo studio di fattibilità chiederemo la deroga al ministero della Salute per riaprire nella massima sicurezza e adeguatezza. Seguiremo lo stesso iter anche per gli altri Punti nascita della montagna"

Presenti all'incontro, questa mattina in Comune a Porretta, il sindaco Giuseppe Nanni, il direttore generale dell'Azienda Usl di Bologna, Paolo Bordon, e il direttore del Distretto dell'Appennino Bolognese, Sandra Mondini. Tra personale, interventi di ristrutturazione, arredi e apparecchiature, si stima un costo complessivo di quasi 4,5 milioni di euro

Bologna - Un assetto in grado di garantire l’assistenza alla gravidanza e al parto a basso rischioin rete con le altre strutture aziendali/metropolitane. Un assetto capace di assicurare continuità in tutte le fasi del percorso: dalla presa in carico della donna alla gravidanza e al puerperio, con valutazione dei fattori di rischio.

È questa, in estrema sintesi, l’idea alla base  dell’analisi tecnico-organizzativa elaborata   dall’Azienda Usl di Bologna per l’ipotesi di riapertura del Punto nascita Alto Reno Terme, con una stima complessiva dei costi (tra personale e interventi strutturali) che sfiora i 4,5 milioni di euro.

Analisi presentata ufficialmente questa mattina, in Comune a Porretta Terme, dal direttore generale dell’Azienda Usl di Bologna, Paolo Bordon, all’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini, alla presenza del sindaco, Giuseppe Nanni, e del direttore del Distretto dell’Appennino Bolognese, Sandra Mondini.

“Ringrazio l’Azienda Usl di Bologna, che ha presentato questo studio di fattibilità che ci consentirà di chiedere la deroga al ministero della Salute per la riapertura, nella massima sicurezza e adeguatezza strutturale e professionale, di questo Punto nascita- ha commentato Donini-. Punto nascita che garantirà un’assistenza alla gravidanza qualificata, operando in rete con le altre strutture dell’Azienda e della Città metropolitana. Lo stesso iter lo seguiremo anche per gli altri Punti nascita montani che vogliamo riaprire: Borgotaro, nel parmense, Castelnovo ne’ Monti, nel reggiano, e Pavullo, nel modenese”. Lo studio per Alto Reno Terme, ha spiegato Donini, è stato già consegnato lunedì al ministro Speranza nel corso della sua visita all’hub vaccinale di Silla di Gaggio Montano; ora verrà trasmesso alle strutture tecniche del ministero. “Attenderemo quindi le loro valutazioni- ha concluso l’assessore-; da parte nostra abbiamo onorato l’impegno assunto con questo territorio”.

L’ipotesi di attività del nuovo Punto nascita Alto Reno Terme

La proposta è di orientare l’offerta all’assistenza al travaglio a basso rischio, ovvero a gravidanze fisiologiche con insorgenza spontanea di travaglio dalla 37esima settimana alla 41esima più 4 giorni.

In quest’ottica, l’attività del nuovo Punto nascita Alto Reno Terme, così come accade già per altri Punti nascita dell’Azienda Usl, prevederebbe un ambulatorio di presa in carico della gravidanza a terminel’assistenza 24 ore su 24 al travaglio-parto, con l’attivazione di un’ulteriore reperibilità ostetrico-ginecologica per 18 ore (14-20/20-8), al fine di garantire le necessarie competenze per affrontare le urgenze ostetriche (taglio cesareo, emorragia post partum, lacerazioni complesse); l’assistenza al puerperio.

L’attività di Alto Reno Terme verrebbe così funzionalmente collegata al consultorio familiare per l’assistenza alla gravidanza e puerperio e all’Ospedale Maggiore, per la presa in carico delle pazienti con gravidanze a rischio e indicazione all’induzione del parto o al taglio cesareo elettivo. Il modello organizzativo ripropone dunque quello già in essere presso il medesimo ospedale nel febbraio 2014, in grado di garantire l’assistenza alla gravidanza e al parto a basso rischio, in rete con le altre strutture aziendali/metropolitane. Un assetto capace di assicurare continuità dell’assistenza in tutte le fasi: dalla presa in carico alla gravidanza e al puerperio, con una valutazione dinamica dei fattori di rischio prima e durante il parto. Per garantire il mantenimento delle competenze dei professionisti coinvolti si prevede, peraltro, l’adozione di un modello organizzativo tale da consentire la rotazione di tutto il personale tra Ospedale Maggiore (HUB) e Ospedale di Alto Reno Terme.

Interventi necessari e costi: personale e struttura

Per quanto riguarda il fabbisogno complessivo di risorse professionali, si stima un investimento necessario di 2.417.000 euro per garantire la presenza complessiva di 46 professionisti sanitari, tra figure mediche e assistenziali.

A ciò si affianca la parte di intervento strutturale. Infatti, per riattivare il Punto nascita - presso il terzo piano dell’Ospedale di Alto Reno Terme - è necessario procedere alla riorganizzazione dell’intera ala C del presidio, in modo da ottenere gli spazi e gli ambienti previsti dalla normativa attuale in merito all’autorizzazione e all’accreditamento. Il piano originariamente ospitava, per una porzione, un reparto di ostetricia dismesso alcuni anni fa ma con ancora i locali attrezzati con l’impiantistica originaria; attualmente il piano in questione è occupato da una serie di servizi (trasfusionale, presidio ambulatoriale di medicina fisica e riabilitazione, due locali annessi all’attività di diagnostica terapeutica) che andranno trasferiti.

Articolazione del nuovo Punto nascita

Il nuovo Punto nascita dovrà avere un’area parto (con2 sale travaglio e parto, di cui una predisposta per il parto in acqua; 1 sala operatoria di emergenza con locale di preparazione; 1 isola neonatale; più locali di supporto) e un’area di degenza di ostetricia (2 camere di degenza; locali/spazi di supporto, per soggiorno, medicazione, lavoro medici/infermieri, allattamento). Gli spazi del punto nascita saranno completati con le attrezzature sanitarie e gli arredi. Complessivamente l’area dedicata al punto nascita sarà di circa 600 metri quadrati lordi.

Tra interventi di ristrutturazione (leggera, media e pesante), arredi e apparecchiature sanitarie, si prevede un costo di 2.082.000 euro.

La stima totale dei costi, dunque, tra personale e interventi, è di 4.499.000 euro.

La tempistica prevista per la riapertura, nell’ipotesi in cui il ministero deroghi, è fra i 18 e i 24 mesi.

martedì 19 ottobre 2021

Garantire la riapertura del punto nascita ad Alto Reno Terme

Lisei (Fdi): “Manca l’ok del ministero. Previsti 500 parti l’anno. La Regione assicuri le risorse individuate per migliorare i servizi e risolvere le carenze di personale, strutture e prestazioni”


di Gianfranco Salvatori

Il capogruppo di Fratelli d’ItaliaMarco Lisei, ha presentato un’interrogazione alla Giunta incentrata sulla deroga alla legge nazionale per riaprire il punto nascita di Alto Reno Terme, dopo la presentazione di uno studio di fattibilità da parte dell’Azienda Usl di Bologna al ministero della Salute.

Il punto nascita prevede almeno 500 parti l’anno. Il progetto, ricorda il consigliere, ha l’obiettivo “di garantire, in rete con le altre strutture aziendali/metropolitane, l’assistenza al travaglio a basso rischio, prevedendo: “un ambulatorio di presa in carico della gravidanza a termine; l’assistenza 24 ore su 24 al travaglio-parto, con l’attivazione di un’ulteriore reperibilità ostetrico-ginecologica per 18 ore (14-20/20-8), al fine di garantire le necessarie competenze per affrontare le urgenze ostetriche (taglio cesareo, emorragia post partum, lacerazioni complesse); l’assistenza al puerperio”.

Lisei scrive che “l’investimento complessivo per la realizzazione del progetto è stimato in circa 4,5 milioni di euro, di cui 2.417.000 euro a copertura del fabbisogno complessivo di risorse professionali necessarie (in totale 46 professionisti sanitari, fra figure mediche e assistenziali) e 2.082.000 euro per coprire gli interventi di ristrutturazione, arredi e apparecchiature sanitarie”. Se ci sarà l’ok del ministero della Salute, i lavori dovrebbero essere completati in un arco di 18-24 mesi.

L’auspicio, conclude Lisei, è che il progetto dell’Ausl venga approvato, perché il punto nascita è stato “già oggetto di numerose sollecitazioni e richieste di impegno concreto rivolte alla Giunta regionale da Fratelli d’Italia finalizzate a garantire alla popolazione delle aree montane la dovuta assistenza sanitaria e la fruizione di una rete efficiente di servizi socio-sanitari territoriali”.

mercoledì 23 giugno 2021

Riapre ad Alto Reno Terme il Punto Nascita .


L’Azienda Usl di Bologna presenta il Piano all’assessore Donini: “Con questo studio di fattibilità chiederemo la deroga al ministero della Salute per riaprire nella massima sicurezza e adeguatezza. Seguiremo lo stesso iter anche per gli altri Punti nascita della montagna”. Già consegnato al ministro Speranza


L’agenzia di informazione e  comunicazione della Regione informa:

 

Un assetto in grado di garantire l’assistenza alla gravidanza e al parto a basso rischioin rete con le altre strutture aziendali/metropolitane. Un assetto capace di assicurare continuità in tutte le fasi del percorso: dalla presa in carico della donna alla gravidanza e al puerperio, con valutazione dei fattori di rischio.

È questa, in estrema sintesi, l’idea alla base dell’analisi tecnico organizzativa  elaborata  dall’Azienda Usl di Bologna per l’ipotesi di riapertura del Punto nascita Alto Reno Terme,con una stima complessiva dei costi (tra personale e interventi strutturali) che sfiora i 4,5 milioni di euro.

Analisi presentata ufficialmente questa mattina, in Comune a Porretta Terme, dal direttore generale dell’Azienda Usl di Bologna, Paolo Bordon, all’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini, alla presenza del sindaco, Giuseppe Nanni, e del direttore del Distretto dell’Appennino Bolognese, Sandra Mondini.

“Ringrazio l’Azienda Usl di Bologna, che ha presentato questo studio di fattibilità che ci consentirà di chiedere la deroga al ministero della Salute per la riapertura, nella massima sicurezza e adeguatezza strutturale e professionale, di questo Punto nascita- ha commentato Donini-. Punto nascita che garantirà un’assistenza alla gravidanza qualificata, operando in rete con le altre strutture dell’Azienda e della Città metropolitana. Lo stesso iter lo seguiremo anche per gli altri Punti nascita montani che vogliamo riaprire: Borgotaro, nel parmense, Castelnovo ne’ Monti, nel reggiano, e Pavullo, nel modenese”. Lo studio per Alto Reno Terme, ha spiegato Donini, è stato già consegnato lunedì al ministro Speranza nel corso della sua visita all’hub vaccinale di Silla di Gaggio Montano; ora verrà trasmesso alle strutture tecniche del ministero. “Attenderemo quindi le loro valutazioni- ha concluso l’assessore-; da parte nostra abbiamo onorato l’impegno assunto con questo territorio”.

L’ipotesi di attività del nuovo Punto nascita Alto Reno Terme

La proposta è di orientare l’offerta all’assistenza al travaglio a basso rischio, ovvero a gravidanze fisiologiche con insorgenza spontanea di travaglio dalla 37esima settimana alla 41esima più 4 giorni.

In quest’ottica, l’attività del nuovo Punto nascita Alto Reno Terme, così come accade già per altri Punti nascita dell’Azienda Usl, prevederebbe un ambulatorio di presa in carico della gravidanza a terminel’assistenza 24 ore su 24 al travaglio-parto, con l’attivazione di un’ulteriore reperibilità ostetrico-ginecologica per 18 ore (14-20/20-8), al fine di garantire le necessarie competenze per affrontare le urgenze ostetriche (taglio cesareo, emorragia post partum, lacerazioni complesse); l’assistenza al puerperio.

L’attività di Alto Reno Terme verrebbe così funzionalmente collegata al consultorio familiare per l’assistenza alla gravidanza e puerperio e all’Ospedale Maggiore, per la presa in carico delle pazienti con gravidanze a rischio e indicazione all’induzione del parto o al taglio cesareo elettivo. Il modello organizzativo ripropone dunque quello già in essere presso il medesimo ospedale nel febbraio 2014, in grado di garantire l’assistenza alla gravidanza e al parto a basso rischio, in rete con le altre strutture aziendali/metropolitane. Un assetto capace di assicurare continuità dell’assistenza in tutte le fasi: dalla presa in carico alla gravidanza e al puerperio, con una valutazione dinamica dei fattori di rischio prima e durante il parto. Per garantire il mantenimento delle competenze dei professionisti coinvolti si prevede, peraltro, l’adozione di un modello organizzativo tale da consentire la rotazione di tutto il personale tra Ospedale Maggiore (HUB) e Ospedale di Alto Reno Terme.

Interventi necessari e costi: personale e struttura

Per quanto riguarda il fabbisogno complessivo di risorse professionali, si stima un investimento necessario di 2.417.000 euro per garantire la presenza complessiva di 46 professionisti sanitari, tra figure mediche e assistenziali.

A ciò si affianca la parte di intervento strutturale. Infatti, per riattivare il Punto nascita - presso il terzo piano dell’Ospedale di Alto Reno Terme - è necessario procedere alla riorganizzazione dell’intera ala C del presidio, in modo da ottenere gli spazi e gli ambienti previsti dalla normativa attuale in merito all’autorizzazione e all’accreditamento. Il piano originariamente ospitava, per una porzione, un reparto di ostetricia dismesso alcuni anni fa ma con ancora i locali attrezzati con l’impiantistica originaria; attualmente il piano in questione è occupato da una serie di servizi (trasfusionale, presidio ambulatoriale di medicina fisica e riabilitazione, due locali annessi all’attività di diagnostica terapeutica) che andranno trasferiti.

Articolazione del nuovo Punto nascita

Il nuovo Punto nascita dovrà avere un’area parto (con2 sale travaglio e parto, di cui una predisposta per il parto in acqua; 1 sala operatoria di emergenza con locale di preparazione; 1 isola neonatale; più locali di supporto) e un’area di degenza di ostetricia (2 camere di degenza; locali/spazi di supporto, per soggiorno, medicazione, lavoro medici/infermieri, allattamento). Gli spazi del punto nascita saranno completati con le attrezzature sanitarie e gli arredi. Complessivamente l’area dedicata al punto nascita sarà di circa 600 metri quadrati lordi.

Tra interventi di ristrutturazione (leggera, media e pesante), arredi e apparecchiature sanitarie, si prevede un costo di 2.082.000 euro.

La stima totale dei costi, dunque, tra personale e interventi, è di 4.499.000 euro.

La tempistica prevista per la riapertura, nell’ipotesi in cui il ministero deroghi, è fra i 18 e i 24 mesi. /CV

 

mercoledì 12 agosto 2020

Chiarezza su riapertura punto nascita a Porretta e su pronto soccorso H24 all'ospedale di Vergato

Il Consigliere della Città metropolitana e di Alto Reno Terme, Marta Evangelisti, dichiara:

Ho appreso con favore le comunicazioni dell’Assessore regionale alla Sanità in visita, nei giorni scorsi, ai presidi ospedalieri di Porretta e Vergato. 
L’Assessore  ha colto infatti questa occasione per esternare gli impegni che verranno assunti dalla Regione riguardo i due nosocomi e che pare si sostanzieranno nell’inserimento del Pronto soccorso di Porretta Terme nel Dipartimento di Emergenza, in modo da consentire la presenza di un secondo medico nella fascia notturna, pare poi sarà previsto un  progetto di fattibilità di ristrutturazione di un piano, sempre dell'ospedale di Porretta Terme,  al fine di consentire la riapertura del punto nascita, valutando quindi  il trasferimento degli uffici del distretto nell’immobile dell’ex ospedale Costa, infine verrà prevista la riapertura h24 del Pronto soccorso di Vergato. 
Non si è ben compreso però,  se le enunciazioni fatte dall’Assessore in merito agli impegni, rientrino  fra le azioni a suo tempo previste nel  Piano di riordino dei Servizi territoriali ed ospedalieri dell’Appennino Bolognese approvato e condiviso a livello istituzionale e cioè se via sia, quindi, un chiaro riconoscimento di responsabilità circa l’adozione di scelte regionali precedentemente sbagliate. 
È noto a tutti infatti  come, la soppressione del punto nascita di Porretta Terme sia stata operata adducendo ragioni di economicità e di efficienza. Sulla apertura  del pronto soccorso di Vergato  invece, la risposta all’interpellanza presentata dalla scrivente  ha lasciato purtroppo spazio a molte perplessità, in quanto appunto alla apertura h 24 del pronto soccorso e alla conseguente riapertura dell’attività di ricovero e degenza per acuti della Medicina Interna, è stato affermato “non risulta tuttavia possibile definire, ad oggi, tale data con precisione”.
Alla luce di tutto ciò, pur apprezzando ovviamente se la Regione avesse cambiato e/o accelerato i propri piani in tale senso, ritengo però che i cittadini abbiano bisogno di certezze e che sia terminato il tempo delle promesse. Auspico infatti che l’Assessore non si lasci prendere dalla propaganda politica in forza di cui “ogni giorno parte un treno” e che non applichi neppure il paradigma già visto di “mettere il binario, smantellare il binario” applicato appunto quando era ai trasporti, perché sulla sanità non si scherza. 
Da considerare anche come, rispetto le annose vicissitudini ospedaliere del nostro territorio,  è  stato proprio grazie all’impegno di tanti  volontari  ed alla generosità dei cittadini  che sono state acquistate e donate nel corso degli anni all’AUSL costosi ed indispensabili strumenti di diagnosi. Oggi vorremmo che anche tutto ciò non passasse in secondo piano. 
Per tutti questi motivi ho già depositato un’interpellanza, al fine di domandare chiarezza in merito a quali interventi saranno veramente realizzati, in quali tempistiche e con quali soldi”. 

mercoledì 6 maggio 2020

Parto in ambulanza a Vergato. il neonato è in ottima salute

L'Azienda USL di Bologna informa :

A Vergato, stamane, mercoledì 6 maggio, poco prima delle 8, è nato un bimbo in ambulanza, in assoluta sicurezza e senza alcuna complicanza. Mamma e bimbo sono alla Maternità dell’Ospedale Maggiore stanno bene e nei prossimi giorni verranno dimessi.

La cronologia dell’intervento



Alle 07.15 di oggi, 6 maggio, la Centrale Operativa 118 riceve la richiesta di intervento da Porretta Terme per una donna con gravidanza alla 40esima settimana, con frequenti contrazioni (segno di parto imminente).
Alle 07.21, 6 minuti dopo la chiamata, l’ambulanza è al domicilio della signora. Alle 07.23 l’infermiere richiede l’intervento dell’automedica, già precedentemente preallertata, che arriva alle 7.30. La donna, di 32 anni alla quarta gravidanza, viene velocemente visitata. Non si rilevano,inoltre, sintomi che possano essere correlati con infezione da Covid-19, neanche il resto della famiglia evidenzia sintomi da Covid-19. Alla signora, per maggiore protezione,viene posizionata mascherina chirurgica.
Alle 07.34 viene caricata sull’ambulanza, assistita da un medico e un infermiere, per essere accompagnata all’Ospedale Maggiore.
Alle 07.50 all’altezza di Vergato, la donna partorisce un bimbo di 3 kg. L’ambulanza prosegue quindi il viaggio verso l’Ospedale Maggiore dove la donna e la neonata, vengono accolte, alle 08.32, dagli operatori del Pronto Soccorso Ostetrico Ginecologico dell’Ospedale Maggiore.
Mamma e bimbo stanno bene e rientreranno a casa nei prossimi giorni.

Pienamente rispettata la procedura per la gestione degli interventi su donne in gravidanza residenti nell’area appenninica del territorio bolognese. La procedura prevede che l’ambulanza attivata dalla Centrale 118 preallerti il medico dell’automedica per un possibile intervento successivo, qualora se ne riscontri la necessità. Sulla base delle informazioni ricevute dell’equipaggio già sul posto.



Una sentita critica per quanto avvenuto arriva da Silvia Piccinini ( nella foto), capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, che in una nota scrive:

Quanto successo a Porretta questa mattina dimostra, per l’ennesima volta, l’estrema necessità e urgenza di riaprire i punti nascita nelle zone montane. Non si può continuare a mettere a rischio la sicurezza delle future mamme e dei loro bambini. Prima dell’emergenza Coronavirus ci sembrava ci fossero tutte le condizioni per riaprirli, a cominciare da quello di Porretta Terme. Adesso chiediamo che dalle parole si passi ai fatti attuando quello che è stato detto anche in campagna elettorale. Per l’ennesima volta dobbiamo ringraziare che tutto sia andato per il meglio ma non possiamo continuare a correre questi rischi. I punti nascita chiusi dal 2014 in poi vanno riaperti al più presto” conclude la capogruppo M5S.





venerdì 15 novembre 2019

Altro parto in ambulanza. Questa volta a Sasso Marconi. Il neonato sta bene

Riceviamo:

Nuovo episodio di parto durante il trasporto in ospedale. Questo pomeriggio una donna di 29 anni ha partorito una bimba di circa 3 Kg e mezzo durante il tragitto da Vergato a Bologna. La piccola sta bene ed è in ottima salute. Secondo quanto ricostruito da Ausl la 29enne si è presentata all'ospedale di Vergato intorno alle 14:30 di oggi con i sintomi di un parto imminente.

Dopo la visita i sanitari hanno deciso per il trasporto in ospedale a Bologna con l'ambulanza -a bordo medico e infermiere- ma, all'altezza di Sasso Marconi, mentre il mezzo era diretto al Maggiore di Bologna, la bimba è nata. A circa un'ora dal primo accesso al nosocomio di Vergato la donna e sua figlia sono state portate al Pronto Soccorso Ostetrico Ginecologico dell’Ospedale Maggiore.

Il parto in itinere è avvenuto dopo il trasporto in elisoccorso di una partoriente avvenuto la scorsa notte. L'accaduto alimenterà certamente il dibattito politico e avvalorerà la pretesa di coloro che chiedono il ripristino del 'punto nascita' in valle del Reno. 

 
L'Azienda USL di Bologna precisa

Alle 14.29 di oggi, venerdì 15 novembre, all’Ospedale di Vergato si presenta una donna di 29 anni, in gravidanza alla 41esima settimana, con frequenti contrazioni (segno di parto imminente).
La donna viene velocemente visitata e alle 14.38 caricata sull’ambulanza, assistita da un medico e un infermiere, per essere accompagnata all’Ospedale Maggiore.
Alle 15.05, all'altezza di Sasso Marconi, la donna partorisce una bimba di 3,460 kg.
L’ambulanza prosegue quindi il viaggio verso l’Ospedale Maggiore dove la donna e la neonata, vengono accolte, alle 15.42, dal Pronto Soccorso Ostetrico Ginecologico dell’Ospedale Maggiore
Mamma e bimba stanno bene e rientreranno a casa nei prossimi giorni.

giovedì 27 febbraio 2014

Intervista a Errani in occasione delle amministrative del 2012 - La Regione per l'ospedale di Porretta Terme.

 A seguito dell'articolo di ieri sul 'punto nascite' dell'Ospedale di Porretta Terme, un lettore ci ha inviato la segnalazione di un video girato in occasione della campagna elettorale per le amministrative di Porretta del 2012, video che giriamo agli interessati:



                                       

mercoledì 26 febbraio 2014

Interrogazione di Galeazzo Bignami sulla chiusura del Punto Nascite di Porretta Terme.


Riceviamo e pubblichiamo l'interrogazione del consigliere regionale Galeazzo Bignami sul 'punto nascite' dell'Ospedale di Porretta Terme, e il video con la risposta:


  
                                                 

Con riguardo all’Ospedale di Porretta Terme e in particolare del Punto Nascita del medesimo;


Premesso
che per poter valutare adeguatamente la questione occorre muovere dalla preliminare considerazione che il basso numero di parti è sempre stato  il suo punto debole per via dei costi, per il discorso legato alla
sicurezza e per lo scarso management dei professionisti ivi impiegati
portando, per tali ragioni, sul finire degli anni ’90, a decretarne la
chiusura.


Le continue sollecitazioni della  popolazione che si vedeva ingiustamente penalizzata dalla privazione di  tale servizio, l’impegno dei sanitari impegnati nel Punto Nascita e il  coinvolgimento dell'allora Assessore alla Sanità Bissoni, consentirono  una rivalutazione della situazione in oggetto.


Si decise pertanto di dare mandato  all’allora Primario di ostetricia dell’ospedale di Porretta dott. Marcacci, perché studiasse una soluzione adeguata attivando un Tavolo di studio, composto dal dott. Marcacci stesso e dal dott. Melega, Primario della Maternità dell’Ospedale Maggiore, il cui compito era quello di
rendere la struttura efficiente e sicura.


Questa soluzione ottenne il plauso dell’allora Assessore alla Sanità Bissoni e il Punto Nascita venne riattivato.


Giova ancora ricordare che presso il  punto nascita di Porretta è presente una stanza da parto con la vasca  per il parto in acqua e si ritiene di poter dire che non solo il sito è  sicuro, ma offre un tipo di assistenza (di fatto la de medicalizzazione  di un evento fisiologico cioè naturale) che è sempre più richiesta dalle partorienti.


Inoltre, occorre sottolineare che in  diverse occasioni gestanti inviate da Porretta sono state dirottate  altrove per la mancanza di posti letto.


Da ultimo si ritiene dover aggiungere,  per completezza di informazione, che oltre all’assistenza durante la  gravidanza con corsi di preparazione al parto condotti presso la piscina termale, è attivo un percorso dedicato al puerperio con la promozione  ed il sostegno all’allattamento al seno.


Questo è quanto viene fatto da un management di tutto rispetto sia dal punto di vista clinico che socio assistenziale.


Tale premessa di carattere “storico” si è resa necessaria per far meglio comprendere come sia particolare e  delicata la situazione di Porretta, sia per la questione organizzativa  sia per (elemento non secondario) le distanze ed i collegamenti dal  Capoluogo, sito ad oltre 75 km di distanza dall'attuale Punto Nascite ed anche a quasi 90 Km da alcune zone che dovrebbero afferire all’Ospedale Maggiore di Bologna;


Considerato
che nelle scorse settimane si è lungamente discusso in merito al
mantenimento in attività del Punto Nascite di Porretta Terme, il quale
garantisce, dati alla mano, standard di qualità ed efficienza che
garantiscono una piena tutela delle partorienti e neonati, affidati a
professionisti in grado di affrontare nel migliore del modo le
situazioni che si vengono a presentare come dimostrano i seguenti dati:


Immagine 1


Considerato
che se si valutano le percentuali di complicanze e di parti cesarei
dell’Ospedale di Porretta rispetto a quelle degli altri ospedali, si
scopre che la media negli ultimi cinque anni premia Porretta Terme, la
quale registra solo il 2,5% di complicanze e il 4,8% di cesarei rispetto
ad una media rispettivamente del 5,1% e del 37,5%. In particolare
presso l’Ospedale Maggiore, dove dovrebbe essere assorbito il punto
nascite di Porretta, si registrano complicanze per il 8,7 % dei casi e
del 27,5% dei cesarei. A dimostrazione che il lavoro di miglioramento
dei servizi offerti deve essere compiuto più su Bologna che sulle realtà come Porretta, ma evidentemente non a discapito di Porretta;


Rilevato infatti
che d’altronde è noto ed evidente che l’esigenza di procedere alla
chiusura del Punto Nascite non ha nulla a che fare con le affermate
esigenze di tutela e di sicurezza delle partorienti, risiedendo
prevalentemente nelle difficoltà organizzative e gestionali
dell’Ospedale Maggiore di Bologna, il quale non è adeguatamente dotato  di personale rispetto agli obiettivi che si intendono imporre al
medesimo oltre che in esigenze di contenimento della spesa pubblica;


Rilevato
che la presenza di un Punto Nascite in un territorio montano come
quello di Porretta Terme costituisce un elemento qualificante per il
territorio, soprattutto sotto il profilo della tutela della partoriente e
del nascituro,


Rilevata
quindi la necessità di garantire i migliori livelli di cura e di
assistenza su tutto il territorio, specie in quelle aree che sono
caratterizzate da peculiarità geografiche e logistiche tali da
richiedere strutture in loco, quali il territorio dei comuni di
Porretta, Vergato, Castel di Casio, Lizzano, Camugnano, Granaglione,
Gaggio Montano e Grizzana Morandi.


Tenuto conto
che l’Ospedale di Porretta, oltre ai Comuni succitati, funge da punto
di raccolta della domanda sanitaria per alcuni Comuni ulteriori della
Toscana.

Considerato
il documento “Profilo degli Ospedali di prossimità, progetto per gli
ospedali di Porretta e Vergato”, recante la data del 28/06/2013, a
modifica del precedente datato 01/10/2010, il quale prevede la
soppressione del Punto Nascita dell’ospedale di Porretta.


Evidenziato
che le motivazioni per tale soppressione sono, secondo il succitato
documento, da ricercarsi in problematiche di sicurezza delle
partorienti, dato il numero di parti/anno inferiori ai 500, soglia
questa indicata dall’OMS come minima per il mantenimento dei requisiti  professionali delle strutture ostetriche, oltre che all’assenza della  terapia intensiva neonatale.


Evidenziato altresì
come nel documento di cui sopra si faccia riferimento alle “Reti
Regionali di assistenza ospedaliera”, il che farebbe supporre che
l’Ospedale di Porretta non vada considerato come struttura a sé, ma come parte di un sistema che fa perno sull’Ospedale Maggiore, di cui il  punto nascita è parte integrante, nonché de facto considerabile come
sede distaccata dell’ostetricia del Maggiore stesso, in quanto il
personale operante è il medesimo a rotazione.





Sottolineato
che quanto affermato al punto precedente rientrerebbe nelle linee guida dell’OMS, che prevedono un’organizzazione strutturata sul sistema “Hub - Spoke”, quali di fatto sono rispettivamente l’Ospedale Maggiore e  l’Ospedale di Porretta.


Rilevato
come la nuova organizzazione preveda nell’ospedale di Porretta 0
posti-letto di competenza ostetrico-ginecologica con presenza di
personale addestrato dal lunedì al sabato dalle 8 alle 14, mentre il
precedente assetto prevedeva 4 posti-letto. 2 ostetriche in orario
mattutino, 1 in orario pomeridiano e 1 + 1 reperibile in orario
notturno.

Ricordato
come in sede di inaugurazione del nuovo Ospedale di Porretta, proprio il punto nascita sia stato considerato quale ambiente di eccellenza e  innovazione per tutto il territorio e che l’Assessore Lusenti stesso, in risposta all’interrogazione 3035/2012 abbia sottolineato sia il  carattere di eccellenza del nosocomio in oggetto, che di “complementarietà fra Ospedali”.


Tenuto conto
infine delle preoccupazioni emerse in molteplici relazioni e documenti
prodotti dagli amministratori locali delle aree interessate e da
numerose associazioni di cittadini.


Considerate
le proposte dell’Asl di assicurare un servizio 8-14, a seguito del
quale l’assistenza ostetrica si azzererebbe (si pensi al giorno
prefestivo e il seguente festivo con un vuoto assistenziale quindi di 34
ore) e di far alloggiare le partorienti presso una struttura
alberghiera con buoni pasto da consumare presso la mensa del Maggiore in attesa dell’inizio del travaglio, entrambe soluzioni oggettivamente peggiorative del servizio precedentemente offerto;


Considerato che
appare a dir poco ridicola, per non dire penosa, la soluzione elaborata
da qualche sedicente manager pubblico il quale, per far fronte alle
esigenze delle partorienti, ha ritenuto che il problema si potesse
risolvere affittando un solo  appartamento presso un
residence, tra l’altro per un solo anno, alla cifra di 7.500,00 euro.
Ciò vuole dire che non è nemmeno assicurata la continuità ma,
soprattutto, che nel caso di più partorienti in concomitanza non si sa chi avrà la priorità;


Rilevato
che la inadeguatezza di questi manager risulta ancor più evidente ove
si consideri che analoga soluzione è individuata per l’assistenza alle
partorienti ROM, il che dimostra la considerazione che si ha nei
confronti degli abitanti delle zone montane, trattati alla stregua di
nomadi senza casa che, nel caso di parto, devono “migrare” verso la
Città per poter mettere al mondo un figlio;


Considerato
che i cittadini italiani pagano tasse, servizi, prestazioni e quindi si
assiste ad una vera e propria discriminazione anche sotto questo punto
di vista ai danni dei residenti della montagna, considerati veri e
propri cittadini di serie C;


Considerato
che neppure sono mai stati resi noti i presunti benefici che si
otterrebbero dalla chiusura del Punto Nascite e neanche si sono resi
noti gli effettivi costi e gli effettivi risparmi che si intendono
ottenere dalla sua chiusura;


Rilevato
che infatti che la decisione di chiudere il Punto Nascite si inserisce
nel quadro di sistematico depauperamento dei servizi dell’Ospedale di
Porretta Terme il quale è concretamente a rischio di chiusura
sostanziale, se non formale, nonostante il costo di oltre 10.000.000 di € sostenuto per la sua recente realizzazione (precisamente 10.530.502,97  aggiornata al 31 marzo 2013) a dimostrazione della scarsa capacità di programmazione che ha guidato questa Amministrazione Regionale che governa ininterrottamente la Regione da 15 anni e che quindi aveva ed ha il dovere di assumersi la responsabilità di scelte schizofreniche come quella in questione;

Rilevato
che appare a dir poco sorprendente che il PD, SEL, IDV e tutte le forze di maggioranza si siano dimenticate così in fretta dell’Ospedale di Porretta, il quale fu invece oggetto di due (!!!) inaugurazioni durante scorse campagne elettorali per consentire ad Errani e compagni di incensarsi pubblicamente;


Rilevato
che il sottoscritto consigliere, dopo la disponibilità a parole di
tutti i consiglieri regionali, ha presentato la risoluzione n. 4846 su
sollecitazione degli Amministratori locali al fine di garantire tutela e
salvaguardia al Punto Nascite, affermando fin da subito la propria
disponibilità a ritirarla qualora la maggioranza di governo regionale
avesse ritenuto di presentarne una propria purchè in essa si garantisse
la tenuta del Punto nascite;


Rilevato
che nonostante la disponibilità a condurre una battaglia senza colori e
senza bandiere, MAI nessuno della maggioranza ha ritenuto di
sottoscrivere la risoluzione o di prendere ufficialmente posizione in
sostegno del Punto Nascite;


Considerato
che a questo punto è necessario affermare con chiarezza chi è
responsabile di questa scelta sciagurata, indicando con nome e cognome i responsabili di questa decisione nelle persone di Vasco Errani, Carlo Lusenti, Tiziano Carradori, Francesco Ripa di Meana;


Considerato che
per il sottoscritto consigliere qualsiasi disponibilità al confronto e
al dialogo, dimostratisi una vera e propria presa in giro da parte degli
esponenti politici della maggioranza, è subordinata all’annullamento
della decisione di chiudere il Punto Nascite;


Considerato che
ogni volta che si è affrontata la questione in Commissione, Riunioni,
Assemblee, Consigli Regionali il Sig. Lusenti ha sistematicamente
evitato di incontrare cittadini, amministratori, comitati a
dimostrazione della qualità della sua conduzione politica e
amministrativa;

Rilevato
che, come già affermato nel corso della interrogazione con risposta
immediata n. 4961 con cui si rilevava come nei territori montani manchi anche l’assistenza di emergenza medico sanitaria tanto che un’auto medica o un’ambulanza impiegano decine e decine di minuti prima di intervenire concausando con ogni probabilità eventi mortali, a dimostrazione, se mai ve ne fosse bisogno, che l’organizzazione
sanitaria regionale nei territori della montagna è tale da rendere
difficile nascere, ma assai semplice morire, dimostrando la
considerazione che i vertici della sanità regionale hanno per le
popolazioni delle zone montane;


INTERROGA


1.      la Giunta chiedendo se valuti la possibilità di riaprire il punto nascita di Porretta Terme, indicando le ragioni della scelta.

sabato 15 febbraio 2014

Patrizia Gentilini: "chiudere un punto nascita è come chiudere le porte alla vita.”



Patrizia Gentilini, conduttrice di Radio Dimensione Musica di Gaggio Montano, dopo aver precisato. “Ho seguito da vicino, e dall’inizio, la questione del ‘punto nascite’ dell’ospedale di Porretta Terme, fino all’epilogo amarissimo della chiusura.  Ho scritto una lettera di protesta perchè chiudere un punto nascita è come chiudere le porte alla vita,” ha inviato il suo  sfogo  per la scelta fatta di privare la montagna di un importantissimo servizio. Ecco il testo:

Sono una giovane donna di Porretta Terme.
Vi scrivo per dirvi che oggi è per me e per tutta la comunità della montagna bolognese un giorno triste: avete deciso di chiudere una eccellenza della nostra sanità, un luogo familiare e pieno di figure professionali altamente preparate, un reparto con grande attenzione alla donna e al nascituro …  avete chiuso il nostro punto nascita di Porretta.
Chiudere un punto nascita è chiudere le porte alla vita ed è peggiorare notevolmente la qualità di chi abita in montagna.
E’ vero, c’erano pochi parti negli ultimi anni a Porretta: questo trend, a mio avviso, poteva essere invertito; si potevano incentivare le donne  del distretto e della cintura bolognese a scegliere il nostro accogliente ospedale, a fare il parto naturale o in acqua, piuttosto che indirizzare le future mamme verso i grandi ospedali della città, dove spesso ci si sente un numero più che un paziente.

Potevate scegliere di investire su un ospedale nuovo, costato 30 milioni di euro, con una sala parto degna dei migliori ospedali cittadini, inaugurata appena 4 anni fa. Potevate scegliere di dare un futuro al nostro territorio, di far nascere nuove vite ancora qui, dove sono nata io, i miei cugini, le mie amiche, le mie colleghe di lavoro.
Invece avete scelto la strada più facile: avete tolto il punto nascita e dirottato a Bologna le future mamme, con la consolazione di avere stanze in affitto pagate dalla Ausl vicino al Maggiore.
Ma questo non ci da sollievo, ci mette solo grandi paure e tristezze: la paura che in caso di urgenze la statale Porrettana sia troppo lontana dalla città, che la neve e il ghiaccio ci impediscano di arrivare in tempo, che una frana blocchi la statale o che qualcosa vada storto.

Infine rimane l’amarezza: prima si costruisce un ospedale nuovo, lo si dota di tutte le strutture più moderne e belle, poi lo si abbandona e lo si lascia morire così… è assurdo… è tutto assurdo… e non capisco la logica di questa chiusura.
E’ mancata la volontà politica di investire sul mio territorio e la chiusura del punto nascita rimarrà per me una ferita aperta.

Questa lettera non servirà a nulla ma almeno posso dire di non aver subito passivamente le vostre scelte.