
Riportiamo il racconto-testimonianza, sul ‘parcheggio di Vergato’ di Paolo Giuffrida perché, come si suol dire, ‘persona informata sui fatti’:
Premessa: Ho ritenuto, in qualità di persona parzialmente informata sui fatti oggetto dell'attuale sequestro, ricostruire la vicenda del parcheggio in costruzione a Vergato nell'area tra la stazione ferroviaria e i fiumi Reno e Vergatello. Purtroppo, infatti, me ne occupai con scarsissimo successo, visto che le mie intenzioni erano quelle di salvare gli orti dei cittadini (magari tenuti meglio di come lo erano) presenti in quell'area e di recuperare un'area verde che doveva, però, continuare a rimanere a disposizione del fiume Reno per quando aveva voglia di "stiracchiarsi un po'. Fu un'esperienza molto faticosa e che mi insegnò anche molto su come funzionano le cose dalle nostre parti.
Non ricordo volentieri quei momenti, ma viste le tante inesattezze apparse sulla questione, mi è sembrato utile raccontare quanto mi capitò.
Una mia amica, infatti, mi ha segnalato, l’altro giorno, questa notizia apparsa sulla stampa e, dopo essermi un po’ informato, leggendo anche i vari commenti apparsi sul blog di Fabbriani sulla Valle del Reno, ho pensato utile un mio intervento in qualità di persona informata sui fatti.
Ho constatato, infatti, che nei vari interventi letti sono state riportate alcune inesattezze, mentre, non sono state affrontate alcune cose, a mio avviso, molto importanti.
Prima di entrare nel merito delle questioni, però, vorrei chiarire brevemente la mia posizione. Alcuni interventi sul blog sopra citato, che non vengono firmati, recano il logo di Altro Appennino, cioè della lista civica omonima che si presentò alle ultime elezioni amministrative del comune di Vergato, senza ottenere alcun eletto. Di questa lista, io fui il candidato sindaco e, dopo l’insuccesso elettorale, non mi risulta che la stessa lista abbia continuato ad esistere e ad operare a Vergato. In ogni caso, io non ne faccio più parte e gliinterventi riportanti il logo di A.A. non devono, quindi, essere riferiti alla mia persona.
Della vicenda del parcheggio oggetto del sequestro di questi giorni ebbi occasione di occuparmi alcuni anni fa in qualità di segretario del locale circolo di Rifondazione Comunista, partito che era nella maggioranza che sosteneva la maggioranza di allora (si parla della precedente amministrazione di cui era già sindaco Sandra Focci.
La questione del parcheggio “esplose” nella discussione del circolo, e successivamente anche pubblicamente, grazie alla nostra volontà di farne conoscere i termini alla popolazione di Vergato, quando il Sindaco informò i nostri rappresentanti nell’amministrazione (un assessore e un consigliere comunale) dell’intenzione di realizzare un progetto di “valorizzazione” delle aree ferroviarie e di quelle ad esse limitrofe. L’intenzione, più precisamente, era quella di costituire una S.T.U. (Società di Trasformazione Urbana), insieme a ferrovie e a privati per realizzare: tre alti palazzi, un supermercato e un parcheggio nell’area tra la ferrovia e i fiumi Reno e Vergatello, collegato con la stazione attraverso un sottopassaggio.
I soldi già disponibili, infatti, non erano sufficienti a realizzare le due opere: parcheggio e sottopassaggio e l’operazione, quindi, doveva servire, attraverso la valorizzazione delle aree, a trovare quelli mancanti. Ma dall’operazione, si ventilava anche la speranza che l’amministrazione potesse trovare anche i soldi per fare la famosa piscina che tutti gli amministratori vergatesi hanno promesso e che mai sono riusciti a realizzare (questa possibilità si sarebbe potuta verificare nel caso di una “valorizzazione” delle aree particolarmente riuscita e redditizia per le casse comunali).
L’operazione, piuttosto ardita (i tre palazzi erano stati immaginati, all’inizio, con molti piani, che venivano, però, via via tagliati man mano che la cosa si ridimensionava) e complicata, veniva immaginata in periodi di speculazione edilizia pagante (e Vergato porta indelebili i segni deturpanti della disinvoltura con cui si è costruito, spesso in deroga allo stesso piano regolatore) e,immagino che si sia arenata con la crisi immobiliare che da qualche anno ha colpito l’edilizia.
Diciamo che oggi, di quell’ipotesi ben poco rimane in piedi, mentre rimane in tutta la sua cruda realtà che la stazione di Vergato versa nelle pessime condizioni attuali che tutti possono constatare. La stazione di Vergato è, infatti, l’unica della linea a non essere stata ammodernata e la ragione sta proprio in questa follia del progetto di cui parlavo prima.
Per questo, bisognava correre ai ripari e realizzare almeno l’ammodernamento della stazione e il famoso parcheggio, approvato (tre amministrazioni fa) e in parte già finanziato.
Ma le ferrovie avevano altri progetti e avrebbero voluto lasciare a Vergato un solo binario, e con un solo binario non ci sarebbe stata più la necessità di un sottopassaggio. Ma il sottopassaggio doveva servire anche il parcheggio e grazie a questa confusione di idee e progetti, le cose sono state ferme ancora per un po’ di anni.
Adesso, come tutti possiamo ben vedere, i lavori per il parcheggio sono iniziati e non ci sarà nessun sottopassaggio a collegare questo con la stazione ma, penso, una scala, e una pericolosissima passerella che porterà al marciapiede dove poter prendere i treni.
Fatta questa lunga premessa, veniamo al merito del progetto.
Il progetto non va bene perché viene costruito in un’area di naturale espansione del fiume in caso di piena.
Questa fu la più importante nostra obiezione al progetto che avanzammo all’Amministrazione comunale e il Sindaco ci rispose che esso era stato approvato dall’Autorità di Bacino, anche se per farlo, aveva chiesto opere importanti a protezione delle piene del fiume. Queste opere facevano sì che il parcheggio, alla fine, costasse molto di più del valore rappresentato in sé dal parcheggio.
Rispetto a questa questione, devo rilevare che il Sindaco usa oggi degli argomenti che all’epoca della nostra contrapposizione non vennero usati. A sentire il Sig. Sindaco oggi, sembra che l’opera venga fatta a protezione della stazione e di quell’area e che i costi siano del tutto plausibili proprio per questa ragione: si spendono tanti soldi, non perché abbiamo deciso di fare un parcheggio in un’area dove non si dovrebbe, ma perché dobbiamo mettere in sicurezza una parte di città, e incidentalmente viene protetto anche un parcheggio.
Ho riflettuto su questo modo di argomentare la questione e mi sembra che sia un maldestro tentativo di trovare giustificazioni a qualcosa che da solo difficilmente si poteva dare una giustificazione.
Ma veniamo all’autorizzazione dell’Autorità di Bacino. Effettivamente, questa autorizzazione, con la richiesta di opere costosissime aggiuntive, venne data, ma quello che nessuno dice e che non emerge sinora da tutta la discussione è un dato. Dopo l’autorizzazione dell’Autorità di bacino, quest’ultima realizzò un Piano di prevenzione del rischio idraulico del fiume Reno che venne approvato, effettivamente, dopo la concessione dell’autorizzazione dell’Autorità di Bacino, ma parecchi anni prima dell’avvio dei lavori.
Ma cosa diceva questo Piano? Molte cose interessanti e tra queste una che in tutta questa vicenda dovrebbe avere una sua rilevanza: nel punto in cui si sta costruendo il parcheggio c’era un bel segno rosso ad indicare il massimo rischio idraulico. E che cosa bisognava fare, secondo L’Autorità di Bacino, in quel punto? Non solo non si dovevano costruire manufatti di alcun genere, ma bisognava eliminare quelli eventualmente costruiti.
Per intenderci: se ci fosse stato il parcheggio, bisognava smontarlo, abbatterlo, ripristinare, cioè, la possibilità che il fiume si espandesse liberamente in quella parte golenale.
Capisco che oggi la discussione sembra essere diventata un’altra e che le opere di contenimento non si facciano più a protezione del parcheggio, ma dell’area della stazione. Ma un’amministrazione responsabile, di fronte, ai risultati dello studio degli esperti, non avrebbe modificato la propria decisione di costruire un manufatto come quello ipotizzato, visto, tra l’altro, che i lavori erano ancora ben lungi dall’essere iniziati?
E’ un argomento ammissibile e minimamente decente quello di dire: “ma ormai era stato autorizzato”? e l’Autorità di Bacino , di fronte ai propri esperti che consigliano di fare altrimenti, non è in grado di modificare una propria decisione, ritirando un’autorizzazione? O ci si accontenta delle opere costosissime richieste e che i cittadini contribuenti, ignari, pagheranno?
A suo tempo, a me questa questione apparve di una gravità enorme e cercai di approfondire la questione e con alcuni amici provammo anche a lanciare un “laboratorio di urbanistica partecipata” per coinvolgere i cittadini di Vergato su questa questione di grande rilevanza.
Ma Vergato e soprattutto la sua amministrazione non amavano la partecipazione e si preferì proseguire con i progetti senza parlarne troppo in giro e delegittimando persone scomode come il sottoscritto che dopo alcuni mesi, infatti, si dimise dalla carica di segretario politico di Rifondazione Comunista, occupandosi della questione all’interno della breve esperienza del “Laboratorio della Sinistra” e successivamente della lista Civica Altro Appennino.
C’è, poi, anche la questione del vincolo paesaggistico. Anche in questo caso, pur tra mille difficoltà (malgrado richiesta scritta da parte di alcuni cittadini, non ottenemmo nemmeno l’accesso agli atti), ebbi la consapevolezza che un’autorizzazione di questo tipo non era stata chiesta e non esisteva. A tal proposito, mi ricordo come, nel corso di un incontro ufficiale con il Sindaco, venne fuori che ad una mia specifica richiesta, mi veniva risposto, provocatoriamente, che non si sapeva cosa fosse la legge Galasso. Feci anche dei tentativi presso la Soprintendenza, per cercare di coinvolgerla nella questione, ma capii che la Sovrintendenza autorizza o non autorizza, ma se nessuno chiede nulla, non c’è pericolo, poiché non ci sono le risorse per svolgere alcun controllo sui territori.
In ogni caso, il Sindaco ci dice che, ben prima della legge Galasso, molti palazzi erano stati costruiti a ridosso del fiume e che quindi, anche con la Galasso, si poteva ormai considerare tutta quella zona “autorizzata”, o meglio, sarebbe stato del tutto inutile chiedere, per altre nuove opere, come il parcheggio, qualsiasi autorizzazione. Anzi, secondo il piano dell’Autorità di Bacino, quei palazzi dovrebbero essere abbattuti, ma noi, dopo aver scritto qualcosa di simile, ci limitiamo a dire che ormai non ci resta che “mettere in sicurezza i manufatti”: palazzi e, oggi, anche il parcheggio.
In tutta onestà, credo che il Sindaco abbia ragione e che, forse, a questo punto, anche moltissime altre costruzioni – e anche quelle dell’America, costruite non molti anni fa sotto il comune di Grizzana – sono abusive, cioè prive delle autorizzazioni necessarie (ma potrei sbagliarmi, ovviamente).
Ma rischio idraulico e vincolo paesaggistico sono due cose che si possono emendare e si può andare in deroga.
Credo, infatti, che non sarà con qualche timbro e certificato in più che renderemo “paesaggisticamente, urbanisticamente e civilmente” migliori gli abitati di Vergato. Basta guardarsi in giro e osservare qual è il risultato. Quando me ne occupavo, qualche anno fa, Vergato era il comune che aveva consumato più suolo nella provincia di Bologna (dopo Bologna, ovviamente).
E fu anche per questo che Altro Appennino mise al primo posto del suo programma la fine del consumo di suolo e un piano regolatore (PSC, oggi) a “Crescita Zero”.
Ma i nostri voti non furono sufficienti ad eleggere alcun consigliere. E su questa questione, anche le altre liste e gli altri programmi parlavano tutti di crescita edilizia, qualcuno, addirittura, parlava di costruire in destra Reno, in territorio grizzanese, individuato quale nuovo polmone di espansione edilizia.
Mi ricordo che facemmo anche un bel volantino e mettemmo a confronto due foto: una attuale e una di molti decenni fa, che reclamizzava Vergato quale stazione turistica. Noi scrivemmo: “Vergato: da stazione turistica a stazione edilizia …” e, a quanto pare, non è finita.
Infine, vorrei far notare che accanto all’ingresso della stazione, dove sorge l’ex magazzino merci, c’è un’ampia area ferroviaria già in disponibilità del comune che potrebbe essere attrezzata a parcheggio con costi irrisori (basta fare il confronto con quanto fatto a Marzabotto). Ma non si è fatto e non lo si fa; poiché, in questa area, al posto del magazzino, doveva sorgere uno dei palazzi e, quindi, non si poteva impegnare con un’altra destinazione. Eppure, se i parcheggi, come tutti ci dicono, sono urgentissimi ed importantissimi, perché non si realizzano quelli possibili a costi assolutamente bassissimi?
Sarebbe interessante, per chi fosse curioso, interpellare, come io feci, l’urbanista che progettò e firmò il piano regolatore tutt’ora vigente di Vergato.
Chiedetegli cosa pensi del suo piano, di come è stato realizzato e cosa pensi dell’amministrazione comunale di Vergato. Potrebbe essere illuminante. Per me lo fu, e fu anche molto disperante.
Paolo Giuffrida
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