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lunedì 30 marzo 2015

Tesseramento in calo, il Pd taglia i circoli: ''Emorragia da fermare''. Meno 25%. Piano di via Rivani per riorganizzare il partito. Ma a Sasso Marconi solo in 50 votano il segretario cittadino. E’ il flop.



Su segnalazione di un lettore.

 di SILVIA BIGNAMI  

Calano di un quarto gli iscritti al Pd nella federazione bolognese. Il tesseramento 2014, che si chiuderà questa settimana, taglia il nastro finale con poco più di 15mila iscritti Pd, circa 4.500 in meno rispetto al 2013. "Un’emorragia che va fermata. Questo è l’anno zero per il Pd di Bologna. Sotto i 15mila non possiamo scendere" è l’allarme che lancia il nuovo responsabile organizzazione di via Rivani Alberto Aitini. Chiudono e si fondono, soprattutto in provincia, anche alcuni dei 138 circoli dem. A Sasso Marconi sono stati uniti in una sola sezione i tre circoli territoriali: nel congresso che ha deciso la fusione, su circa 370 iscritti, hanno votato solo una cinquantina di tesserati. Questo lo stato di salute del partitone che si avvia alle comunali nel 2016.

Un quadro nel quale spicca soprattutto il dato sul tesseramento, di cui il Pd locale parlerà il 12 aprile anche con il vicesegretario nazionale Lorenzo Guerini, a Casalecchio per una iniziativa di autofinanziamento. "I tesserati calano da almeno dieci anni - spiega Aitini - ma quest’anno è andata peggio. Non abbiamo perso le solite 1500 tessere, ma circa 4500". Il 25% in meno. Colpa del nuovo Pd di Renzi? "No, io credo che sia anche un dato fisiologico — spiega Aitini — credo che derivi anche da come lo facciamo, il tesseramento. Ad esempio io sto organizzando delle task force di volontari su ogni territorio, per andare a “cercare” gli iscritti a casa loro. Non possiamo aspettare che la gente venga al circolo".

Anche perché pure i circoli iniziano a calare. Sui 138 che attualmente sono aperti a livello provinciale, in vari comuni si ragiona sulla fusione delle sezioni. A Sasso Marconi l’operazione è già andata in porto, e di tre circoli se n’è fatto uno solo. Come segretario è stato eletto Carlo Sinigaglia, già segretario dell’Unione dei circoli del territorio. Al congresso ha partecipato soltanto il 15% degli iscritti totali: una cinquantina su quasi quattrocento. "Non c’è stata partecipazione perché non c’era gara. Ero candidato solo io. Ma la fusione è necessaria. I tre circoli che sono stati fusi non avevano nemmeno la sede. E si erano riuniti due volte in un anno". Progetti analoghi di fusione dei circoli sono in campo anche in altre province. A Casalecchio il progetto di dimezzare il numero dei circoli, da 8 a 4, è in corso di valutazione, anche se l’opposizione all’idea di tagliare le sezioni non manca. Stessa cosa a Zola Predosa, dove è in corso una faida interna tra i renziani e il gruppo dirigente cuperliano a colpi di ricorsi ai garanti (vinto dai renziani) e autosospensioni.

"Tagliare i circoli, unendoli tra loro, è necessario — spiega l’ex assessore di Zola Alessandro Ansaloni — per motivi economici". Il progetto non convince però la nuova segreteria. Il leader dem Francesco Critelli, che presenterà nelle prossime settimane una riorganizzazione del partito che potrebbe prevedere anche una revisione dei forum (tema lanciato dallo stesso Matteo Renzi) per tornare ai dipartimenti, prende le distanze: "La fusione dei circoli era in corso dalla gestione precedente di Raffaele Donini. E su queste cose decidono i territori". Più duro il responsabile organizzazione Aitini: "È un fenomeno molto limitato, per lo più alla provincia, dove ci sono circoli che esistono sulla carta ma non hanno una sede. In città non taglieremo nessuna sezione. Anche perché l’anno prossimo si volta per il Comune. Abbiamo bisogno del massimo radicamento territoriale".