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domenica 26 novembre 2017

Rifiuti, non solo sbagli sul calcolo della Tari, ma anche “Formule sbagliate per gli incassi dei Comuni per la differenziata della plastica”

Rifiuti, non solo Tari. Studio: “Formule sbagliate anche per gli incassi dei Comuni per la differenziata della plastica”


Secondo l'università della Campania il procedimento usato da Corepla (che paga una quota per la raccolta alle amministrazioni comunali) è pieno di falle: "E' impossibile anche contarle precisamente". E il sistema è "poco trasparente". Il consorzio nega tutto. Ma intanto alcune città potrebbero aver incassato di più e altri meno. E in proporzione i cittadini con le loro bollette

Suggerito da un lettore:

Dopo gli errori di calcolo della Tari, altri conti non tornano. Sempre nella gestione dei rifiuti e sempre con un impatto diretto sulle tasche dei cittadini. Uno studio universitario ha passato ai raggi X il metodo con cui si calcolano gli importi incassati dai Comuni per la raccolta differenziata della plastica, evidenziando più di una criticità. I contributi valgono qualcosa come 1,5 miliardi di euro in cinque anni: sono i soldi che coprono parte dei costi della raccolta, mentre il resto lo paghiamo in bolletta (ancora la Tari). Per la professoressa di Statistica dell’università della Campania Rosanna Verde, il procedimento usato dal consorzio della plastica Corepla, che in base a un accordo con l’Associazione dei Comuni paga a questi una quota per la raccolta, ha più di una falla tecnica. “È basato su analisi campionarie su un numero di rilevazioni troppo esiguo per un fenomeno a così alta variabilità” e risulta “affetto da errori, campionari e non, che si sommano gli uni agli altri, tanto che non è possibile neanche quantificarli con precisione”, spiega la docente a ilfattoquotidiano.it. La conseguenza è che “i risultati ottenuti non sono significativi dal punto di vista statistico. Alcuni Comuni potrebbero aver incassato di più, altri di meno”. E non sono gli unici limiti del sistema, più volte criticato dalla stessa Anci per “mancanza di terzietà e trasparenza nella gestione”. Temi su cui in passato l’associazione aveva sollecitato anche l’attenzione dell’Anac, che in via ufficiosa aveva confermato le criticità.


Con questo metodo ai Comuni 280 milioni all’anno
Lo studio, presentato a
Ecomondo, è stato commissionato da Assosele. È l’associazione degli impianti dove, dopo lo svuotamento dei cassonetti, i rifiuti plastici arrivano per essere suddivisi in base al tipo di materiale. E proprio qui ispettori incaricati da Corepla campionano e analizzano i rifiuti, quantificando la percentuale di imballaggi e quella di frazione estranea, con il metodo oggetto dello studio. Un lavoro cruciale capace di spostare i bilanci comunali: per ogni tonnellata di rifiuti plastici buttati dai cittadini, nelle casse dei Comuni entrano circa 300 euro, che scendono però a zero se i materiali intrusi superano il 20 per cento. Solo nel 2016 il consorzio ha gestito più di 960mila tonnellate di imballaggi dalla raccolta urbana e erogato circa 280 milioni di euro ai Comuni con questo sistema.


Formule sbagliate e campione troppo piccolo
Per la professoressa Rosanna Verde, “il
numero di rilevazioni mensili è troppo esiguo e il campione è troppo piccolo per garantire la rappresentatività statistica dei risultati”. Non è tutto: “L’uso iniziale di formule erronee ha un effetto a cascata: così, partendo da dati non ricavati in maniera corretta si genera un effetto di propagazione dell’errore anche difficile da quantificare”. Questi dati servono anche per quantificare gli imballaggi in ingresso negli impianti di selezione: Corepla raffronta la stima delle quantità entrate con quelle uscite e se ci sono differenze sanziona gli stabilimenti. E casi di rifiuti in più o in meno ci sono. “I casi di scostamento, come dimostra lo studio, derivano dai limiti tecnici del metodo di calcolo, che le società di analisi si limitano ad applicare. Il materiale infatti non si crea né si distrugge, ma non riuscendo a contabilizzare in maniera corretta gli imballaggi che entrano ed escono, è il metodo stesso a creare gli sbilanci”, spiega a ilfatto.it il presidente di Assosele Marco Ravagnani. “Non accetteremo che le cause di questi scostamenti siano attribuite a una nostra gestione scorretta”, aggiungono da un impianto pubblico messo sotto accusa.
Il sistema terzo ma non troppo
Alle criticità tecniche si aggiungono quelle
gestionali. Nell’accordo sulla raccolta differenziata sottoscritto da Anci e il sistema Conai, cui fa capo il consorzio Corepla, si fa riferimento alla “trasparenza, l’oggettività delle analisi e il contraddittorio”, insieme con “la garanzia della terzietà dei soggetti preposti allo svolgimento dei campionamenti e delle analisi”. Nella realtà le analisi vengono svolte da società scelte e pagate dallo stesso Corepla, che poi deve erogare i soldi ai Comuni in base all’esito di quegli esami. Senza nulla togliere alla professionalità di questi soggetti, delle imprese incaricate delle stime non esiste nemmeno un elenco pubblico, nonostante il loro lavoro incida direttamente sui conti dei Comuni. Aspetti discussi anche nella commissione Ambiente dell’Anci e poi oggetto di un confronto tra questa e l’Anac, nonché ipotizzati anche nella commissione parlamentare Ecomafie. “C’è un minimo di conflitto di interesse tra chi deve valutare la qualità della plastica raccolta e voi stessi?”, chiede durante un’audizione il deputato dei Cinquestelle Alberto Zolezzi al presidente di Corepla Antonello Ciotti, che risponde: “Sono cinque società terze, che cerchiamo di ruotare nel tempo e nella geografia, in modo che non si possano formare dei legami ‘chimici’ – chiamiamoli così – nel territorio”.


L’Anci: “Serve più trasparenza”
“Le analisi merceologiche che vengono affidate a delle aziende direttamente dal Conai presentano un problema, nel senso che devono essere fatte da
enti terzi”, ha denunciato alla stessa commissione Ecomafie il delegato Anci ai Rifiuti Ivan Stomeo. “È inaccettabile che un sindaco debba sottostare a un sistema che vede determinare la qualità dei propri rifiuti dallo stesso soggetto che poi gli eroga i contributi”, ha detto Stomeo a settembre intervenendo a Ischia al forum organizzato da Polieco. E partecipando alla presentazione dello studio della professoressa Verde alla fiera Ecomondo, ha aggiunto: “Il tema della terzietà delle analisi riguarda da vicino i bilanci dei nostri Comuni. La trasparenza sarà uno dei punti più importanti da affrontare nelle trattative con Conai per il nuovo accordo quadro sulla differenziata”. Il delegato Anci, in carica da marzo 2017, oggi fa molte promesse, ma un documento per risolvere il problema era previsto fin dal 2014 e in tre anni gli organi che monitorano l’accordo non sono riusciti a passare ai fatti. Per questo, rivela il presidente di Assosele Ravagnani, “ad aprile abbiamo messo in mora sia Anci che Corepla. Anci ci ha risposto dando disponibilità, mentre dal consorzio nessun riscontro. È inaccettabile che gli effetti di inerzie di altri ricadano sui nostri impianti”.
Corepla: “Chi vuole critichi pure, ma il sistema funziona”
“Non ho visto lo studio. In base a cosa il nostro metodo non è rappresentativo dal punto di vista statistico?
Tutti i metodi sono criticabili, ma noi di campionamenti ne facciamo una marea. Il nostro è previsto dall’accordo tra Anci e Conai e non mi pare che i Comuni si siano lamentati”, ribatte il presidente di Corepla Antonello Ciotti, contattato da ilfatto.it. Se il metodo messo in discussione dallo studio della professoressa Verde fosse corretto, gli squilibri tra i rifiuti che entrano e quelli che escono dai centri di selezione potrebbero addirittura far pensare non a errori statistici, ma piuttosto a gestioni illecite, con risvolti anche ambientali. Ciotti però tranquillizza: “Niente di tutto ciò, altrimenti saremo stati i primi ad avvisare le Procure. Il sistema funziona, visto che il problema è limitato solo a pochi casi. In questi impianti è successo qualcosa, stiamo ancora valutando le ragioni. Le cause sono gestionali e non riguardano il metodo di calcolo che usiamo”. E rispetto alle critiche sulla trasparenza e la terzietà, il presidente di Corepla replica: “Sono estremamente sereno, poi chi vuole criticare lo faccia. Facciamo molta attenzione alla scelta delle società, perché queste fanno le analisi per nostro conto”. Ma per Anci, probabilmente, il problema sta proprio in quest’ultimo aspetto.


Da Il FattoQuotidiano.it

venerdì 3 novembre 2017

Rifiuti, il riciclo non decolla anche per i decreti mancanti. Il ministero: “Prima dobbiamo pensare alle infrazioni Ue”

Le luci e le ombre dell'ultimo rapporto dell'Ispra secondo il quale in discarica vanno sempre meno scarti non trattati, ma nel frattempo si brucia sempre più plastica. Di certo l'impulso non arriva dalle misure (blande) del governo: "Dobbiamo occuparci dei deferimenti"

Rifiuti, il riciclo non decolla anche per i decreti mancanti. Il ministero: “Prima dobbiamo pensare alle infrazioni Ue”


Marco invia:

Troppe procedure d’infrazione dell’Unione Europea perché in alcuni settori della gestione dei rifiuti l’Italia non fa il suo dovere. E per questo il ministero dell’Ambiente non riesce a lavorare bene per alimentare e far sviluppare il sistema di riciclo. A dirlo sono gli stessi uffici del ministero, in particolare il direttore generale del settore rifiuti, Mariano Grillo. “In questa fase purtroppo dobbiamo stare appresso alle infrazioni europee – dice – che ci distolgono dal lavoro più interessante di far crescere il sistema del riciclo”. Grillo ne parla durante la presentazione del rapporto annuale sui rifiuti urbani dell’Ispra, alla quale il ministero è arrivato dopo che da mesi sono attesi vari decreti. Dal rapporto Ispra emergono aspetti anche positivi, ma il punto resta valorizzare al massimo l’industria del riciclo, che in un Paese povero di materie prime come l’Italia dovrebbe essere come la cosa più intelligente da fare. E invece il rischio è che appunto non si riesca a fare sistema, a collegare i diversi elementi virtuosi in un disegno unico.

I decreti sul cosiddetto end of waste che continuano a mancare sono almeno 4: riguardano il riciclo di pannolinipneumatici esaustifresatura delle stradepolverino di piombo. In alcuni casi il decreto è atteso da un paio d’anni. Ma tutto, dice il ministero, è reso farraginoso dalle tre procedure di infrazione sui rifiuti aperte dall’Ue. In una l’Italia è stata deferita dalla Commissione europea alla Corte di giustizia per la mancata bonifica o chiusura di 44 discariche, una seconda riguarda i Piani regionali di gestione dei rifiuti (qui c’è un parere motivato di Bruxelles), la terza riguarda il mancato rispetto degli obblighi di informazione in materia di rifiuti (qui l’Italia è stata messa in mora).
Le luci (ma si brucia sempre di più)
Sullo sfondo, appunto, i dati dell’
Ispra, che delineano uno scenario di luci e ombre: da una parte, in discarica vanno sempre meno scarti non trattati e aumenta il riciclo di alluminiolegno e acciaio; ma dall’altra parte lievita la plastica bruciata e pare già trasformato in un abbaglio il virtuoso “disaccoppiamento” tra crescita dei rifiuti e crescita del Pil. Un quadro insomma in cui gli interventi ministeriali attesi per agevolare l’economia circolare servirebbero come il pane.

I dati positivi nel rapporto Ispra, si diceva, non mancano. A partire appunto dal trattamento dei rifiuti prima del conferimento in discarica, dove continua ad andare comunque un quarto della monnezza italiana. Un passaggio che permette di non interrare la spazzatura piena di percolato, il liquido responsabile in molti casi dell’inquinamento delle falde. Secondo i dati del rapporto Ispra, infatti, nel 2016 la quota di rifiuti trattati prima dello smaltimento ha raggiunto l’89 per cento per le discariche e il 48 per cento per gli inceneritori, per un totale di circa 10 milioni di tonnellate. Sempre in tema discariche, l’altra notizia positiva è la diminuzione della immondizia interrata (meno 5 per cento), in linea con la normativa europea che punta a una progressiva riduzione dei rifiuti smaltiti. Nel 2016 sono diminuiti anche i rifiuti inceneriti (meno 3 per cento), ma il motivo, spiega l’Ispra, è legato ai diversi impianti fermi per rinnovamento: c’è da aspettarsi che nei prossimi anni le quantità bruciate nei forni vadano invece a crescere. Considerando anche quanto confermato dal dirigente del ministero, Grillo: “L’Italia ha bisogno di altri otto inceneritori, come previsto dallo Sblocca Italia.
L’altra buona notizia del rapporto 2016 è che continua ad aumentare la raccolta differenziata dei rifiuti organici, da cui si ricavano fertilizzanti naturali e biogas: dopo il più 6 per cento registrato nel 2015, infatti, l’umido e il verde valorizzati aumentano di oltre il 7 per cento, superando i 6,5 milioni di tonnellate. Mentre rimane la carenza di impianti: in Campania, per esempio, a fronte di 708mila tonnellate raccolte, solo 67mila vengono compostate in stabilimenti della regione.
Le ombre (si brucia sempre più plastica)
Le performance positive dell’organico, invece, non si replicano per gli
altri tipi di rifiuti: senza considerare l’umido, infatti, solo il 26 per cento degli scarti vengono rigenerati. Se si analizzano gli imballaggi, che rappresentano il grosso della differenziata urbana, l’aumento del riciclo di alluminio, legno e acciaio oscilla tra il +4 e il +5 per cento nel 2016, ma è sempre più evidente l’anomalia della filiera della plastica, dove a una crescita del riciclo del 2 per cento corrisponde un aumento dell’incenerimento del 6. E infatti su dieci imballaggi in plastica, solo quattro vengono avviati a nuova vita.

Numeri che quest’anno arrivano in un clima schizofrenico. Dove non solo il ministero dell’Ambiente si dice prima di tutto impegnato a fronteggiare le procedure di infrazione europee, ma dall’altro lato gli ambientalisti lamentano il ritardo delle misure che servirebbero a dare impulso al riciclo e le imprese che paventano una nuova emergenza rifiuti, dopo gli allarmi già lanciati quest’estate da Anci e nelle scorse settimane da Regione Lombardia e Assorecuperi e poi anche dall’Unione Nazionale Imprese Recupero e riciclo maceri cartari (Unirima).
L’economia circolare che non circola
L’
economia circolare, quella cioè che dovrebbe trasformare i rifiuti in nuove risorse reimmesse nel ciclo produttivo, in Italia appare insomma frenata dalla mancanza di misure ad hoc. Stretta nell’immobilismo di chi dovrebbe occuparsi di facilitare il riciclo e prevenire la produzione di imballaggio difficili da riciclare e non sempre riesce a farlo. Il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani denuncia “i molti ostacoli che ancora oggi persistono sul percorso dell’economia circolare. Un esempio è la mancanza dei decreti cosiddetti end of waste per facilitare il riciclo di molti materiali o la mancanza del decreto ministeriale sul biometano. Tutti provvedimenti che aspettiamo da tempo e sui quali il ministero ancora latita”. E al dicastero di Gian Luca Galletti, preso dalle emergenze, lanciano l’allarme anche le imprese di servizi ambientali. “Potremmo essere alla vigilia di un’emergenza rifiuti nazionale, perché il mercato delle materie prime seconde non cresce quanto la raccolta differenziata”, lamenta il presidente di Fise Assoambiente Roberto Sancinelli. Giorgio Quagliuolo, a capo del Conai, Consorzio nazionale degli imballaggi, propone sanzioni per i Comuni che non si impegnano abbastanza per la raccolta differenziata e continuano a mandare in discarica materiali preziosi.

L’imballaggio imballa parecchio
Se è vero che gli sforzi dei Comuni non bastano mai e che le dinamiche economiche di questi tempi non incoraggiano l’uso di materiali riciclati da parte dell’industria, a intasare gli
stabilimenti di scarti della raccolta – come denunciato da più parti negli ultimi mesi – è soprattutto il proliferare di imballaggi sempre più difficili da riciclare. Che vanno nella differenziata, ma poi nelle discariche o negli inceneritori rientrano dalla finestra perché al momento non se ne può fare altro. Le aziende che li producono, raccolte nella struttura di consorzi che fa capo a Conai, potrebbero cercare di ridurre l’impatto ambientale dei contenitori, ma ad oggi gli investimenti per questo obiettivo rimangono limitati. E così l’economia circolare italiana a volte corre e a volte invece arranca.