Sorprendente comunicato della gruppo consiliare Dimmi di Sasso Marconi dal titolo: IL COMUNE NON CONFERMA PIÙ UN PROPRIO DIPENDENTE DOPO NOVE ANNI DI LAVORO.
Il
lavoratore è ricorso alla tutela legale e la vertenza si è conclusa con una proposta
conciliativa che prevede il versamento del Comune a favore del ricorrente di circa 21.000 euro. Proposta che il Comune ha
accettato e deliberato la spesa.
Nel Comunicato si legge:
Di
fronte alla richiesta del lavoratore di avere gli arretrati di oltre 90mila euro (oltre
ad un danno forfettario non meglio quantificato), gli riconosce solo 21.213,52 euro,
(più 1.000 euro di spese legali).
È una differenza davvero notevole che andrebbe chiarita
davanti al Tribunale del Lavoro
La possibile condizione di difficoltà
contingente del lavoratore, che dopo molti mesi senza stipendio probabilmente non
può permettersi di aspettare anni per veder riconosciuti i propri diritti in
tribunale, potrebbe aver influito concretamente nel determinare questo
importo.
Per noi non è
corretto, da parte del Sindaco e dell’amministrazione comunale, trattare i
lavoratori in questo modo a nostro avviso deprecabile.
Aver proposto un indennizzo inferiore di oltre quattro volte rispetto a quanto
il lavoratore avrebbe maturato, è un modo a nostro parere inaccettabile di
trattare un proprio dipendente dopo averlo tenuto alle proprie dipendenze per
nove anni in una condizione molto simile al “precariato” per poi non
confermarlo.
Potremmo sbagliare, allora se il Sindaco ritiene che
l’Amministrazione abbia agito correttamente, non dovrebbe riconoscere alcunché
al lavoratore, ma se concorda un indennizzo anche solo di 21mila euro (soldi
dei cittadini di Sasso Marconi) evidentemente è consapevole che al lavoratore questi diritti
vanno riconosciuti.
I diritti di chi lavora sono mercanteggiabili?
Tutti
i dettagli nel testo dell’interrogazione e nel verbale
di deliberazione qui sotto:
IL TESTO
DELLA NOSTRA INTERROGAZIONE
VERBALE DI DELIBERAZIONE
ORIGINALE
