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mercoledì 26 dicembre 2012

“Il veterinario ha ucciso il mio gatto...”. Medico abusivo denunciato dai Carabinieri.



L’altra sera, i Carabinieri della Stazione di Bologna San Ruffillo, hanno denunciato un 44enne bolognese per esercizio abusivo di una professione.
La vicenda è iniziata lo scorso settembre quando un cittadino si era rivolto alla locale Stazione dei Carabinieri per denunciare la morte del proprio gatto, attribuendone la responsabilità al medico veterinario che aveva eseguito un intervento di “detartrasi”.
Dalle indagini è emerso che il medico indicato dal denunciante, oltre ad avere precedenti di polizia specifici, non era più abilitato a esercitare la professione dal 2005, perché era stato cancellato dall’Albo dei Medici Veterinari della Provincia di Bologna. Il depennamento era avvenuto perché lo stesso non aveva pagato l’iscrizione annuale all’Albo.
Così, gli investigatori dell’Arma di Bologna San Ruffillo si sono recati a casa del sospettato per una perquisizione domiciliare. All’interno dell’appartamento gli hanno trovato diversi documenti e strumenti attinenti alla professione abusiva che l’uomo continuava a svolgere, nonché il timbro utilizzato per la prescrizione dei farmaci con tanto di numero di iscrizione all’albo. 
Ulteriori approfondimenti investigativi hanno accertato che  lavorava con visite a domicilio o appoggiandosi anche presso ambulatori privati della zona, i cui titolari erano ignari della sua posizione professionale.
Foto e notizia dal Comando Provinciale Carabinieri di Bologna

venerdì 18 febbraio 2011

Sani loro, sani noi.... la leishmania fuori di casa.


RICEVIAMO e PUBBLICHIAMO:

Al via la campagna delle Aziende USL di Bologna e dell’Ordine dei Medici Veterinari di Bologna

La leishmaniosi canina è una grave malattia trasmessa dagli insetti. Colpisce il cane e in alcuni rari casi anche l’uomo, ma può essere tenuta sotto controllo. Per questo i Dipartimenti di Sanità Pubblica delle Aziende USL e l’Ordine dei Medici Veterinari, hanno realizzato una campagna di informazione sulla prevenzione e il controllo della leishmaniosi canina.

Bastano pochi accorgimenti per prevenire questa malattia. Innanzitutto è consigliabile rivolgersi al proprio veterinario, perché un esame del sangue del cane, da effettuarsi una volta all’anno da febbraio ad aprile, può consentire un trattamento idoneo in caso di positività alla malattia. La diagnosi precoce permette, infatti, di ottenere i migliori risultati terapeutici e la limitazione della diffusione della malattia. I cani possono essere protetti mantenendo pulite le aree esterne da accumuli di foglie, erba e immondizie, tenendo il cane al chiuso nelle ore notturne, applicando antiparassitari a effetto repellente e insetticida nel periodo di trasmissione della malattia, da maggio a ottobre. Al momento non esistono vaccini. Se si ha intenzione di recarsi in aree a rischio, è sufficiente consultare il veterinario prima di partire per sottoporre il cane nel corso della vacanza a trattamento preventivo e prevedere un ulteriore controllo al ritorno.

La leishmaniosi canina generalmente ha un andamento cronico e può anche causare la morte dell’animale. E’ provocata da un parassita microscopico, un protozoo denominato Leishmania infantum, trasmesso con la puntura di un piccolo insetto, il flebotomo o pappatacio, attivo nel periodo estivo e presente nelle aree verdi della nostra Provincia, in particolare in collina. Il pappatacio è un insetto notturno e il suo volo è in genere breve e ostacolato dal vento. Durante le ore di luce riposa in luoghi freschi e umidi e predilige rintanarsi in abitazioni, fessure dei muri e buchi degli alberi. La leishmaniosi canina è presente in alcuni Stati dell’America Latina e in tutti i Paesi del bacino del Mediterraneo. In Italia è molto diffusa nel centro e nel sud del Paese, e dagli anni ’90 ha cominciato ad espandersi anche alle regioni settentrionali. In Emilia-Romagna è presente principalmente nelle aree collinari a sud della via Emilia.

La convivenza e il contatto fisico con un cane ammalato non costituiscono un pericolo di trasmissione della leishamniosi canina all'uomo, che ospita il parassita occasionalmente e può infettarsi solo attraverso la puntura del pappatacio. La trasmissione all’uomo, in Italia, è estremamente rara e interessa prevalentemente persone immunodepresse. A fronte di centinaia di migliaia di cani infetti, in Italia si registrano annualmente solo 100-200 casi di contagio dell’uomo, nelle aree nelle quali la malattia è più diffusa. Non esistono, inoltre, evidenze scientifiche che dimostrino che i proprietari di cani infetti corrano maggiori rischi di ammalarsi di leishmaniosi.