mercoledì 20 settembre 2017
Marzabotto. Parte la 'Festa della Resistenza'.
giovedì 22 settembre 2016
A Marzabotto, FESTA DELLA RESISTENZA non dimenticando il terremoto.
giovedì 10 settembre 2015
Nel Parco Bottonelli di Marzabotto, la festa della Resistenza 2015 ‘NON UN PASSO INDIETRO’.
Anpi di Marzabotto informa:
giovedì 20 giugno 2013
Marzabotto: fine settimana di Festa della Resistenza. Sabato camminata sulle tracce del postino di Monte Sole.
domenica 25 marzo 2012
Marzabotto: 1944, la verità sulla rappresaglia di Cà del Bue.
Pubblichiamo il risultato di una indagine molto interessante di Claudio Evangelisti sui fatti accaduti a Ca’ Del Bue durante l’occupazione tedesca. Il racconto risulta particolarmente importante poiché tratta di tutte le parti coinvolte in modo, ci pare, libero da ogni condizionamento e dimostra, come sapientemente descritto nel film di Giorgio Diritti ‘L’uomo che verrà’, che il conto più salato della guerra lo pagarono gli innocenti civili, colpevoli unicamente di essersi trovati nel luogo sbagliato, nel momento sbagliato . La testimonianza è tratta da una ricerca svolta sui ricordi degli anziani sopravissuti alla 2° guerra mondiale, in particolare dell'unico testimone ancora vivo che racconta l'eccidio avvenuto nel 1944 tra Monte San Pietro e Marzabotto dove vengono svelati alcuni nuovi particolari e l'identità del responsabile dell'attacco alla pattuglia tedesca che scatenò la rappresaglia a Cà del Bue.
1944 La verità sulla rappresaglia di Cà del Bue
“Erano circa le 9 di mattina del 5 agosto del 1944 quando sentimmo delle raffiche di mitra provenire dalla cima di Tramonti dove si era insediata la base partigiana della 63° brigata Garibaldi Bolero. Poco prima erano transitati vicino al nostro podere 4 soldati tedeschi a cavallo che si erano diretti in quella zona”. Così inizia il racconto di Ruggero Neri classe 1936, unico testimone ancora vivente dell’eccidio di Cà del Bue. Ma cosa era successo quella mattina? I soldati tedeschi a cavallo, provenienti dal comando di Montasico si erano incautamente inoltrati nei boschi al confine tra Monte San Pietro e Marzabotto, dove i partigiani erano stati colti di sorpresa, essendo ancora intorpiditi dal sonno o indaffarati nelle quotidiane attività mattiniere. Probabilmente si sarebbero potuti prendere prigionieri i 4 tedeschi, anche perché c’era l’ordine di non sparare ai tedeschi se non costretti, proprio al fine di evitare rappresaglie sulla popolazione e pochi giorni prima a San Chierlo il comandante Marino aveva ottenuto una tregua con i tedeschi. Ma con i se e con i ma non si fa la storia e quindi, il partigiano di guardia non ci pensò più di tanto: sparò “al tòdasch” più vicino che cadde fulminato con il suo povero cavallo ferito alla coscia mentre gli altri tre tedeschi riuscirono a fuggire, dando l’allarme al comando. Nel frattempo Attilio Neri, che aveva udito le raffiche di mitra, capì subito che era successo quello che non avrebbe dovuto succedere e ordinò a suo figlio Ruggero di quasi 9 anni, protagonista di questo racconto, d’andare a mettersi di guardia sul prato sopra casa per vedere se dall’altra parte della collina i Buganè stendevano alla finestra il lenzuolo bianco. Quello era il segnale convenuto tra le due famiglie per avvisare dell’imminente arrivo di soldati tedeschi. Alle 11 e 30 Ruggero vide il lenzuolo appeso alla finestra dei Buganè e corse ad avvisare la sua famiglia che si apprestava a pranzare: “Il nonno Dionigio si rifiutò di uscire di casa- racconta Ruggero- non aveva mica paura dei tedeschi lui, mentre mio padre mi prese sotto braccio e di corsa andammo a Cà Corticelli dal nostro vicino Francesco Betti per avvisarlo del pericolo”. Mentre i due correvano nel campo dei Betti, videro alla loro sinistra la colonna dei tedeschi provenienti da Montasico a mezz’ora di cammino da loro e il Betti che era nell’orto: “ Francesco!- urlò il papà di Ruggero - arrivano i tedeschi!”. Francesco Betti era un soldato del dissolto Regio esercito proveniente dalla campagna militare di Croazia e aveva ottenuto il congedo perchè era rimasto l’unico della sua famiglia a poter coltivare il podere. A casa Betti c’era la moglie che aveva appena partorito una bella bimba di 12 giorni e altri due figli piccoli. I tedeschi non se la sarebbero presa con donne e bambini, sarebbe bastato che lui si nascondesse ma non se la sentiva di lasciar sua moglie e i suoi figli in balia dei soldati. Ci pensò Attilio Neri a convincere Betti: “Te Ruggero – disse mio papà- và da tua madre e dille di venir qui a badare la moglie di Betti”. Mentre Ruggero si precipitava giù a casa per riferire il messaggio alla mamma, il Betti perse tempo prezioso nel voler andare a prendere la giacca in casa “perché non si può mica sapere per quanto tempo si sta alla macchia”. Quella decisione costò molto cara al Betti: mentre Attilio Neri lo aspettava ai margini del podere, vide che la casa veniva accerchiata da una squadra di tedeschi provenienti da Vedegheto e prontamente si nascose riuscendo a scivolare dentro il bosco. Francesco Betti fu prelevato insieme a moglie e figli, così come furono presi tutti quelli della famiglia di Ruggero Neri ad eccezione del papà Attilio che era riuscito a nascondersi: “Il nonno Dionigio fu portato via mentre stava dando la prima forchettata alla sua tagliatella, - racconta Ruggero- così come furono prelevate la mamma e la nonna. La zona era piena di tedeschi e i partigiani se ne erano andati”. Tutti i rastrellati furono portati nel vicino podere di Cà del Bue e gli uomini furono separati dalle donne. “Il comandante Tedesco ci portò a vedere il cadavere del tedesco al quale avevano appuntato sulla divisa la foto della moglie e dei figli mentre il cavallo ferito si dimenava agonizzante tra nitriti spaventosi; Francesco Betti prese la sua bimba di 12 giorni in braccio per vedere se i tedeschi lo risparmiavano, ma la bimba gli venne strappata dalle mani e riconsegnata a sua moglie. Il Betti doveva aver già vissuto questi rastrellamenti come soldato là in Croazia perché aveva già capito come sarebbe andata a finire”. Infatti quando il comandante di Montasico che voleva assolutamente vendicare il suo camerata prelevò i sei uomini destinati alla fucilazione, Betti si mise come capofila, pronto ad approfittare della prima circostanza favorevole. Quando arrivarono al limite del castagneto, l’uomo scappò verso il bosco e una prima raffica lo mancò ma la seconda lo prese alla testa uccidendolo quando si era già addentrato nella macchia. “Gli altri 5 con il nonno Dionigio furono fatti allineare tra il castagneto e il campo arato di Cà del Bue e mentre la mamma mi copriva gli occhi furono uccisi”. Subito dopo Ruggero insieme alla mamma, la nonna con le altre donne e bambini rastrellati in zona, furono portati a Montasico e rinchiusi nella stalla di Cà Comastri insieme ad altri ostaggi che erano stati catturati da una terza squadra tedesca proveniente da Luminasio. Sarebbero dovuti essere disponibili come ostaggi da sacrificare nel caso in cui i successivi rastrellamenti (che andarono avanti per una settimana) avessero avuto delle vittime tedesche. “Per fortuna il comandante tedesco era in buoni rapporti con mio zio che era l’oste di Montasico e dopo che l’ufficiale seppe d’aver fatto fucilare suo padre Dionigio, fece liberare per prima mia nonna e due giorni dopo liberarono anche me insieme a mia madre. Dopo qualche giorno furono liberati anche tutti gli ostaggi provenienti da Luminasio”. Alla fine della guerra Ruggero venne a sapere da suo zio che il giovane tenente tedesco Heinrich Losk, comandante di Vedegheto, che già in precedenza aveva salvato degli ostaggi a Sibano aveva ricevuto l’ordine di eliminare 13 civili: 10 per il tedesco morto e 3 per il cavallo. L’ufficiale riuscì a limitare la condanna e a suo rischio si limitò a verbalizzare che erano stati uccisi 13 ostaggi anziché i 6 di Cà del Bue. Successivamente il biondo tenentino tedesco, che in uno di quegli uomini uccisi gli parve di vedere suo padre, rimase così sconvolto e disgustato da chiedere di tornare al fronte dove trovò la morte a Pianoro. Quello che non è mai stato accertato ufficialmente è chi fu il partigiano che uccise il soldato tedesco, ma dai racconti e dalle testimonianze raccolte, il nome che circola con insistenza è ben noto agli abitanti di quelle zone che ancora oggi ne discutono, sostenendo che quel gesto poteva essere evitato. Don Dario Zanini nel suo celebre “Marzabotto e dintorni” tenne volutamente celato per cristiana riservatezza, con la sigla P.R., il nome dell’uomo che provocò la rappresaglia. Per amore della verità e della storia, senza nessun becero revisionismo di sorta e con tutta la solidarietà alla nostra Resistenza che scrisse pagine gloriose e tragiche comunico che Vox Populi afferma sia stato Preci Ruggero di Monte Pastore a ferire mortalmente il tedesco e a permettere agli altri tre suoi camerati di fuggire, dando così l’allarme al comando germanico di Montasico. Il Preci che fu prima repubblichino e che poi si diede alla macchia con i partigiani della “Bolero” fu sentito più volte vantarsi dell’uccisione del tedesco, salvo poi ricusare tale azione. A Don Zanini disse: <”Eravamo nascosti in mezzo al bosco, sopra Cà di Bue. All’improvviso vidi sbucare un tedesco a cavallo e istintivamente sparai a ripetizione. Io e i miei compagni poi scappammo e ci salvammo. Di tedeschi ce ne dovevano esser altri, ma io vidi solo quello”. Il Preci fu visto anche partecipare qualche volta alla commemorazione dei defunti, ma fu vero pentimento o era lì solo per accompagnare una figlia delle vittime che per ironia della sorte sposò? Un particolare commovente che fotografa la tragedia di quel 5 agosto del ‘44 è quel tavolo con il piatto di tagliatelle del nonno Dionigio ormai ammuffite su cui la nonna di Ruggero Neri pianse al ritorno da Montasico.
Claudio Evangelisti
martedì 14 giugno 2011
La Festa della Resistenza e della Costituzione questo fine settimana a Marzabotto

Giovedì 16 giugno nella sede dell’ANPI Provinciale di Bologna sarà illustrato il programma della Festa della Resistenza e della Costituzione, che si svolgerà a Marzabotto sabato 18 e domenica 19 giugno.
Alla presentazione interverranno:
Lino “William” Michelini – Presidente ANPI Provinciale di Bologna
Romano Franchi – Sindaco di Marzabotto
Alessandro Baldini – Presidente Comitato per la difesa della Costituzione
Federico Sandrolini – Segretario ANPI Marzabotto
La Festa della Resistenza e della Costituzione, giunta alla terza edizione, si svolgerà a Marzabotto,nella piazza del comune il 19 e 20 prossimi.
Quest'anno il tema principale sarà la conoscenza e difesa della Costituzione.
Inizierà sabato prossimo,18 giugno, alle 16 con il concerto in onore delle vittime di Monte Sole affidato all’Accademia Corale Reno che si esibirà all'interno del Sacrario.
In seguito nelle sale del Municipio si terrà il convegno"Resistenza e Costituzione" con Alessandro Baldini presidente dei comitati per la difesa della Costituzione, Raniero La Valle presidente comitati Dossetti, Andrea Marchi presidente Isrebo, Romano Franchi sindaco di Marzabotto, Libero Mancuso ex magistrato, William Michelini presidente provinciale Anpi, Giorgio Diritti regista e Vauro disegnatore e scrittore.
In entrambe le serate, alle 19 e domenica dalle ore 12, funzionerà un ricco stand gastronomico
con crescentine,borlenghi,polenta,salsiccia, porchetta. La musica sarà affidata a band giovanili locali.
Domenica 19, in collaborazione con Emergency, alle 17 nella sala consigliare del municipio si parlerà dell’ art.11 della Costituzione con Giulio Cristoffanini co-fondatore di Emergency,
Valentina Cuppi consigliere comunale Marzabotto per la pace e Carlo Alberto Canobbi fotoreporter che presenterà anche una mostra fotografica inedita sull'ospedale di Emergency in Sudan.
Alle 21 in piazza, spettacolo con Ivano Marescotti.
martedì 15 giugno 2010
Festa della Resistenza a Marzabotto
La proiezione in piazza del film ‘L’uomo che verrà’ di Giorgio Diritti che affronta per la prima volta i fatti di Monte Sole con l’occhio e i sentimenti delle vittime sarà fra gli appuntamenti de La Festa della Resistenza a Marzabotto. La festa parte venerdì prossimo (18 giugno), alle 17,30 con una deposizione di una corona al Sacrario dei Caduti, cui seguirà, nella sala consiliare del municipio, un dibattito sull’impegno politico delle donne e sulla Costituzione. La serata sarà accompagnata dall’ esibizione del gruppo musicale ‘I Talco’. Sabato (19 giugno) il programma prevede, alle 17.30, all’interno del Sacrario una esibizione dell’Accademia Corale Reno, cui seguirà un dibattito sull’Armadio della Vergogna’, l’armadio in cui erano stati nascosti i plichi dell’avvio delle procedure su molte delle stragi nazifasciste rinvenuto solo recentemente. Alle 21.30, proiezione del film di Diritti. Per tutta la durata della festa saranno attivi stand gastronomici (venerdì dalle 18.30, sabato dalle 12 alle 14 e dalle 18.30 in poi) e sarà visitabile una mostra dedicata alla Brigata Stella Rossa collocata all’interno del municipio.







