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giovedì 2 novembre 2023

Ridurre i rifiuti di plastica: più facile a dirsi che a farsi

 


I legislatori dell’UE sono al momento impegnati a rivedere la normativa dell’UE-27 sugli imballaggi per accrescere la sostenibilità. Il nuovo regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio mira a ridurre i rifiuti grazie a valori-obiettivo di riciclaggio e riutilizzo più ambiziosi. Questa legge controversa, che riguarda molti settori di imballaggio, è considerata una pietra miliare sulla strada della riduzione dei rifiuti di plastica. Una strada accidentata, secondo quanto hanno rilevato gli auditor della Corte dei conti europea nel 2020.

In un’analisi dell’azione dell’UE per affrontare il problema dei rifiuti di plastica, gli auditor hanno messo in guardia circa il rischio considerevole che l’UE non riesca a raggiungere i valori-obiettivo di riciclaggio degli imballaggi in plastica per il 2025 (50 %) e per il 2030 (55 %). Gli imballaggi, come i vasetti di yogurt o le bottiglie d’acqua, costituiscono circa il 40 % dell’utilizzo della plastica e oltre il 60 % dei rifiuti di plastica generati nell’UE. Si tratta anche del tipo di imballaggi con il più basso tasso di riciclaggio nell’UE (di poco superiore al 40 %).

L’analisi ha evidenziato inoltre che gli Stati membri si appoggiano ai paesi non-UE per gestire i propri rifiuti di imballaggio di plastica e raggiungere i rispettivi valori-obiettivo di riciclaggio. Nel 2020 quasi un terzo degli imballaggi di plastica dichiarati come riciclati dai paesi dell’UE veniva in realtà spedita al di fuori dell’UE per essere riciclata. Tuttavia, a causa delle condizioni più severe imposte dalla convenzione di Basilea, queste spedizioni di rifiuti di plastica sono state in gran parte vietate a partire dal gennaio 2021. La Corte avverte che tale situazione, unitamente all’incapacità di trattare questo tipo di rifiuti nell’UE, costituisce un’ulteriore potenziale minaccia per il raggiungimento degli ambiziosi valori-obiettivo dell’UE.

Allo stesso tempo, gli auditor hanno lodato le ambizioni dell’UE, che vuole quasi raddoppiare entro il 2030 i tassi di riciclo dei rifiuti di plastica, e hanno sottolineato le opportunità economiche che offrirebbe una politica simile. Con questo nuovo approccio, infatti, l’UE potrebbe sfruttare il vantaggio di essere all’avanguardia e consolidare la propria posizione di leader mondiale nel riciclaggio degli imballaggi di plastica.

domenica 12 febbraio 2023

La quantità di rifiuti pericolosi nell’UE è ancora in aumento

 


Dubbio segnala: 

 

Nonostante le misure adottate dall’UE per ridurli, la quantità di rifiuti pericolosi prodotti nell’UE è aumentata costantemente dal 2004. In un’analisi pubblicata oggi, la Corte dei conti europea fa luce sulle sfide attuali e future nella gestione dei rifiuti pericolosi: migliorarne la classificazione, assicurarne la tracciabilità, aumentarne il riciclo e contrastarne il traffico illecito, che continua a rappresentare un’attività lucrativa.

“La produzione di rifiuti pericolosi aumenta e l’UE non può non affrontare la questione”, ha dichiarato Eva Lindström, il Membro della Corte dei conti europea responsabile dell’analisi. “I metodi da preferire per occuparsi dei rifiuti pericolosi sono il riciclo e il recupero di energia. Si dovrebbe ricorrere allo smaltimento solo come estrema risorsa.

Ciononostante, oltre il 50 % del totale dei rifiuti pericolosi dell’UE viene ancora smaltito. In questa analisi, abbiamo mostrato che prevenzione e trattamento dei rifiuti pericolosi sono tuttora difficoltosi, ma presentano anche delle opportunità”. Il modo migliore di far fronte alla questione è in primo luogo far sì che i rifiuti pericolosi non vengano prodotti. Questo principio è stato una priorità dell’UE fin dal 1991.

L’azione dell’UE è stata incentrata sull’influenzare il modo in cui gli operatori economici progettano e realizzano i prodotti, sul rendere chi inquina responsabile dei propri rifiuti e sul fornire ai consumatori migliori informazioni. Nonostante tali iniziative, la quantità di rifiuti pericolosi prodotti nell’UE non sta calando.

I rifiuti pericolosi devono essere trattati in appositi impianti, conformemente a regole e requisiti di sicurezza rigidi. L’onere amministrativo e i maggiori costi per gli operatori economici che ne conseguono rendono concreto il rischio di traffico illecito: gli stessi operatori non dichiarano i rifiuti prodotti come pericolosi e li scaricano abusivamente o li spediscono altrove in violazione della normativa.

La Corte sottolinea che classificare e tracciare adeguatamente i rifiuti pericolosi aiuterebbe a prevenire trattamenti impropri e scorciatoie illecite, pur rilevando che i rifiuti pericolosi vengono classificati in modi differenti negli Stati membri. Secondo la Corte, inoltre, la Commissione europea potrebbe intensificare i propri sforzi per armonizzare la normativa UE applicabile.

Allineare i registri elettronici nazionali dei rifiuti pericolosi al registro europeo previsto per la spedizione dei rifiuti aiuterebbe a tracciarli con maggiore efficacia durante tutto il loro ciclo di vita. Idealmente, i rifiuti pericolosi dovrebbero essere preparati per essere riutilizzati o riciclati.

Tuttavia, la maggior parte di tali rifiuti non è adatta al riutilizzo e il riciclo è limitato da impedimenti tecnici e dalla mancanza di opportunità di mercato per i rifiuti riciclati. Nell’analisi, la Corte evidenzia che migliorare le tecnologie e la capacità di riciclo creerebbe diverse possibilità: ad esempio, recuperare le materie prime critiche dalle apparecchiature elettroniche e da altri rifiuti sosterrebbe l’autonomia strategica dell’UE. 2 IT

Il traffico illecito e lo scarico abusivo dei rifiuti pericolosi continuano a essere attività lucrative: secondo alcune stime, i ricavi annuali si attestano tra 1,5 e 1,8 miliardi di euro per il solo traffico illecito. I casi individuati, le indagini e le azioni penali sono rari, e le sanzioni sono modeste. Il ricorso alla digitalizzazione per meglio tracciare i rifiuti pericolosi e contrastare le false dichiarazioni, oltre a un sistema di sanzioni più dissuasivo, potrebbe limitare le possibilità di praticare il traffico illecito.

Anche un divieto su tutte le spedizioni di rifiuti da smaltire, proposto dalla Commissione nel 2021, potrebbe contribuire a contenere tale tipo di traffico. Informazioni sul contesto La normativa dell’UE definisce i rifiuti pericolosi come rifiuti che presentano una o più caratteristiche di pericolo, ad esempio esplosive, irritanti o tossiche. I rifiuti pericolosi sono potenzialmente nocivi per la salute delle persone e per l’ambiente.

Il comparto manifatturiero (metallurgico in particolar modo), il trattamento delle acque e dei rifiuti, l’edilizia e il settore estrattivo sono responsabili complessivamente di oltre il 75 % dei rifiuti pericolosi prodotti nell’UE. Questi ultimi possono essere anche generati nelle case delle famiglie (ad esempio, lo sono certi medicinali, le batterie usate, i prodotti per la pulizia e le apparecchiature elettroniche). Nell’ambito della gestione dei rifiuti, a essere responsabili dell’attuazione delle disposizioni giuridiche dell’UE a livello nazionale sono gli Stati membri.

La Commissione ha avviato numerose procedure di infrazione nei confronti di quegli Stati che non hanno recepito la normativa dell’UE nella legislazione nazionale o non l’hanno rispettata. La Commissione dispone di una panoramica dei fondi dell’UE per il trattamento dei rifiuti in generale, con 4,3 miliardi di euro di fondi stanziati per il periodo di programmazione 2014-2020, ma non ne ha una simile per i rifiuti pericolosi nello specifico.

I dati disponibili indicano che tali finanziamenti sono stati erogati principalmente tramite Orizzonte 2020 per ricerca e sviluppo di capacità. I fondi che costituiscono l’altro maggiore contributo al finanziamento della gestione dei rifiuti pericolosi sono il Fondo di coesione e il Fondo europeo di sviluppo regionale. A integrazione del bilancio dell’UE, sia il dispositivo per la ripresa e la resilienza, sia la Banca europea per gli investimenti forniscono finanziamenti per la gestione dei rifiuti, inclusi quelli pericolosi. Dall’adozione del regolamento sulla tassonomia nel 2020, l’UE ha smesso di finanziare l’incenerimento dei rifiuti pericolosi e il conferimento in discarica, attività ritenute non sostenibili, mentre ne ha promosso il riciclo.

Il presente documento non è una relazione di audit, bensì un’analisi basata prevalentemente su informazioni di dominio pubblico o su materiale raccolto appositamente a tal fine. Pubblicazioni precedenti della Corte dei conti sull’argomento riguardano il principio “chi inquina paga”, i rifiuti elettrici ed elettronici e i rifiuti di plastica. L’analisi della Corte intitolata “Azioni dell’UE per fare fronte ai volumi sempre crescenti di rifiuti pericolosi” è disponibile sul sito Internet della Corte (eca.europa.eu).

domenica 2 agosto 2020

Corpo Forestale, la Corte europea boccia l’Italia sulla riforma Madia: ora si punta alla polizia ambientale

Dubbio segnala:


Daniele Tissone, segretario generale del Silp (Sindacato Italiano Lavoratori Polizia) non aveva nascosto le sue perplessità riguardo alla proposta di legge sui sindacati militari, confezionata dalla Commissione Difesa e approvata pari pari dalla Camera dei deputati. Intervistato il 25 maggio ai microfoni di Radio Radicale per la rubrica “Cittadini in divisa”, non usa mezzi termini: “Più democrazia in caserma corrisponde a una maggiore trasparenza, efficienza e sicurezza per i cittadini […] In Europa si va nella direzione di una estensione dei diritti per chi veste la divisa, in Italia si va indietro perché, dopo la militarizzazione del Corpo Forestale, si nega la libertà sindacale per chi porta le stellette, con buona pace della Costituzione e dei trattati europei”.
Ma per fortuna proprio dall’Europa è arrivata una buona notizia sul fronte dei diritti dei lavoratori. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha infatti bocciato l’Italia sulla riforma del Corpo forestale. Nello specifico, il decreto legislativo n. 177 del 2016, in esecuzione della legge Madia, aveva previsto la soppressione del Corpo forestale dello Stato e l’assorbimento nell’Arma dei carabinieri. La norma, seppur ispirata da una apprezzabile volontà di accorpare le diverse forze di polizia del nostro Paese, si era tradotta nel pasticcio della militarizzazione di un corpo altamente specializzato a ordinamento civile, con inevitabili conseguenze in termini di compressione di diritti fondamentali.


Certo il nostro legislatore avrebbe potuto evitare facilmente questa figura barbina: più ragionevole sarebbe stato l’accorpamento del Corpo forestale alla Polizia di Stato, forza di polizia civile e sindacalizzata. I forestali avrebbero percepito la trasformazione – che avrebbe comunque comportato la perdita del diritto di scioperare – come meno traumatica, ne sono certo.
Su questo tema, i lavori parlamentari sono adesso orientati a scorporare i forestali dall’Arma e a creare una moderna e snella polizia ambientale. È apprezzabile la proposta di legge presentata dal deputato Maurizio Cattoi (M5S) nel marzo 2019 e da qualche giorno in esame presso le commissioni Difesa e Affari costituzionali (abbinata ad altre due proposte). Lo scopo è quello di istituire la Polfor (Polizia forestale, ambientale e agroalimentare) nell’ambito dell’Amministrazione della pubblica sicurezza.

giovedì 2 gennaio 2020

La cattiva burocrazia costa alle pmi 57 miliardi l’anno.

La nostra Pubblica Amministrazione ha livelli di soddisfazione tra i piu’ bassi d’Europa

Il suo cattivo funzionamento frena l’economia e i cittadini si sono ormai arresi: il grado di fiducia e di soddisfazione è tra i più bassi di tutta Europa. Stiamo parlando della nostra Pubblica Amministrazione (PA) che, secondo l’Ufficio studi della CGIA, da risorsa sta diventando il vero problema del Paese.

Secondo uno studio presentato qualche mese fa – segnala il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo - il costo annuo sostenuto dalle aziende per la gestione dei rapporti con la PA ammonta a 57 miliardi di euro. Pari a 3 punti di Pil, questa spesa costituisce un freno allo sviluppo, agli investimenti e all’occupazione, penalizzando soprattutto le Pmi” 
1.  Nonostante l’impegno profuso in questi ultimi anni, la nostra PA continua a registrare un debito commerciale nei confronti dei propri fornitori di 53 miliardi di euro 
2. Una cifra che rimane tra le più elevate di tutta Europa:La nostra PA – sostiene il segretario della CGIA Renato Mason - non solo paga con un ritardo del tutto ingiustificato, ma quando lo fa non
versa più l’Iva al proprio fornitore. Pertanto, le imprese che lavorano per lo Stato, oltre a subire tempi di pagamento spesso irragionevoli, scontano anche il mancato incasso dell’Iva che, pur rappresentando una partita di giro, consentiva alle imprese di avere maggiore liquidità per fronteggiare i pagamenti correnti. Questa situazione, associandosi alla contrazione degli impieghi bancari nei confronti delle imprese avvenuto in questi ultimi anni, ha peggiorato la tenuta finanziaria di moltissime Pmi”.
Dall’Ufficio studi della CGIA tengono comunque a precisare che sarebbe sbagliato non riconoscere anche i livelli di eccellenza che caratterizzano molti settori del nostro pubblico impiego, come, ad esempio, il servizio sanitario presente in molte regioni centrosettentrionali, il livello di insegnamento e di professionalità riscontrabile in molte scuole superiori/ Università/enti di ricerca e la qualità del lavoro effettuato dalle forze dell’ordine. Tuttavia, rimane un fatto; mediamente la nostra PA presenta livelli di efficienza abbondantemente insufficienti, soprattutto nel Mezzogiorno.

Dicevamo, in precedenza, che il grado di fiducia e di soddisfazione della nostra Pubblica Amministrazione (PA) è tra i più bassi d’ Europa. I risultati, elaborati dall’Ufficio studi CGIA sulla recente indagine campionaria condotta dall’Ocse 3, ribadiscono ancora una volta l’inadeguatezza, secondo gli italiani, di servizi pubblici essenziali indispensabili per il buon funzionamento del Paese: come la giustizia, la sanità, la scuola e la sicurezza.
Per quanto concerne il sistema giudiziario, solo il 31 per cento degli italiani intervistati ha dichiarato di averne fiducia. La media UE è pari al 56 per cento. Ci collochiamo desolatamente al 21 posto assieme alla Slovenia tra i 23 paesi europei presi in esame da questa indagine. Solo la Lettonia registra un livello di fiducia inferiore al nostro.

Rispetto al risultato registrato nel 2007 abbiamo perso ben 8 punti percentuali (vedi Tab. 1). 

 
Altrettanto negativo è l’esito riferito al grado di soddisfazione nella nostra assistenza sanitaria. Ci piazziamo al 20 posto con il 49 per cento degli italiani che ha dichiarato di usufruire di un buon servizio sanitario. La media Ue si è attestata al 68 per cento. Con livelli di soddisfazione inferiori al nostro scorgiamo solo l’Ungheria, la Grecia e la Lettonia. Anche in questo caso, il nostro grado di soddisfazione rispetto all’esito emerso nel 2007 è inferiore di 7 punti percentuali (vedi Tab. 2). 

 
Va leggermente meglio quando analizziamo il livello di soddisfazione della nostra scuola che, per il 58 per cento degli italiani, è più che positivo, contro una media UE del 67 per cento. Rispetto ai 23 paesi europei monitorati da questa indagine ci collochiamo al 18° posto appaiati alla Slovacchia. Rispetto alla rilevazione realizzata 11 anni fa, il livello di soddisfazione in Italia è aumentato di 2 punti percentuali (vedi Tab. 3). 

 
Infine, per quanto concerne il grado di fiducia nella sicurezza e nel lavoro della polizia locale, il 75 per cento degli italiani ha dichiarato di essere molto elevato. La media UE si è attestata al 78 per cento. In Europa ci collochiamo al 15° posto. Se compariamo il nostro risultato con quello emerso nel 2007, scorgiamo che il grado di fiducia è salito di 1 punto percentuale (vedi Tab. 4). 

 


Tab. 1 - Grado di fiducia nel sistema giudiziario Dati in percentuale e punti % di variazione dal 2007 Rank 2018 Sistema giudiziario 2007 2018 Punti % di variazione (11 anni) 1 Danimarca 84 87 +3 2 Finlandia 77 76 -1
Lussemburgo 76 76 +0 4 Germania 51 71 +20
Paesi Bassi 65 71 +6 6 Austria 74 70 -4 7 Regno Unito 55 69 +14 8 Irlanda 65 68 +3 9 Svezia 68 66 -2 10 Francia 48 56 +8 11 Belgio 52 54 +2
Lituania 23 54 +31 13 Grecia 47 52 +5
Repubblica Ceca 32 52 +20 15 Estonia 43 49 +6 16 Portogallo 40 45 +5 17 Polonia 38 44 +6
Ungheria 49 44 -5 19 Slovacchia 30 43 +13 20 Spagna 44 40 -4 21 ITALIA 39 31 -8
Slovenia 30 31 +1 23 Lettonia 35 28 -7 Media (*) 51 56 +5
Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati OCSE (Government at a Glance 2019)
(*) Calcolata sui 23 paesi dell’Unione Europea appartenenti all’OCSE
Nota: i dati sono espressi come la percentuale di intervistati (circa mille in ogni Paese) che hanno dichiarato di avere fiducia del sistema giudiziario e dei tribunali.

venerdì 23 novembre 2018

Prodi: “Operai guadagnano 200 volte in meno dei manager e nessuno dice niente. Europa è impopolare perché non fa nulla”

L'ex presidente del Consiglio parla di politica e globalizzazione: "Accettiamo cose che 30 anni fa non avremmo minimamente accettato". Sull'Unione Europea: "Quando faceva politica, la gente non era contro. Il problema di governare la globalizzazione è enorme e non si risolve tornando alle nazioni, alla sovranità nazionale. C'è bisogno di più Europa, altrimenti Cina e Usa ci massacrano"

Prodi: “Operai guadagnano 200 volte in meno dei manager e nessuno dice niente. Europa è impopolare perché non fa nulla”Sollecitato da Marco


La delega all’autorità e la deriva autoritaria, le differenze di stipendio accettate passivamente, l’Europa che non fa nulla. Romano Prodi interviene alla presentazione del libro “Il valore di tutto” di Mariana Mazzucato e traccia uno scenario a 360 gradi della situazione politica attuale dagli Stati Uniti all’Unione Europea fino a una delle misure simbolo del governo Lega-M5s. “Accettiamo cose che 30 anni fa non avremmo minimamente accettato”, come ad esempio la differenza di stipendio fra chi guida la società e l’operaio standard.
È di 200 volte e nessuno dice niente”, dice l’ex presidente del Consiglio e della Commissione europea. “Per questo – ha spiegato Prodi usando l’esempio della differenza di retribuzione – nascono posizioni come quelle di Corbyn, nate più da uno sdegno che da un disegno”. Così, spiega, “stiamo gioiosamente andando” verso una deriva autorità e il problema è che “il popolo vuole andarci”, spiega Prodi.






Un freno potrebbe essere l’Unione Europea? “Si accusa l’Europa perché l’Europa non fa nulla. Quando faceva politica la gente non era contro l’Europa – argomenta l’ex presidente del Consiglio – La possiamo salvare se le prossime elezioni saranno elezioni politiche” e non l’occasione per “mandare i ‘trombati’ delle elezioni nazionali”. Il Partito Popolare Europeo, osserva, è “il partito più ampio” e quindi “può nascere una bellissima battaglia politica se gli altri, i liberali, i socialisti e i Verdi si mettono insieme”. Se ci saranno elezioni europee con una battaglia politica, ha aggiunto Prodi, “chi vince ha una delega europea, non nazionale”. C’è “bisogno di Europa”, ha aggiunto, “perché Cina e Usa ci massacrano: torniamo alla politica”.
A giudizio dell’ex presidente della Commissione europea, ancora, “l’Ue è diventata impopolare perché il potere è passato dalla Commissione al Consiglio che rappresenta i singoli Paesi. E – ha spiegato – quando si passa ai singoli Stati chi comanda è il più grosso”. In ogni caso a maggio, i movimenti nazionalisti contano di fare il pieno nelle urne. “Il problema di governare la globalizzazione è enorme e non si risolve tornando alle nazioni, alla sovranità nazionale – dice – viviamo una contraddizione drammatica in tutto il mondo. Trump, ad esempio, è stato la risposta a un desiderio di autorità. C’è una autentica delega all’autorità”.


Parlando di politica interna, invece, il professore si è soffermato sul reddito di cittadinanza. Una tipologia di misura che, a suo avviso, “non risolve problemi economici ma problemi politici”. Una tendenza, quella della scelta di misure di questo tipo, che “non mi piace: può andare bene in emergenza, in casi speciali ma è il ritorno alla grande carità”. A giudizio dell’ex presidente del Consiglio e della Commissione europea, “queste innovazioni sono la rassegnazione alle disuguaglianze, usate per catturare voti”, una cosa, ha concluso, “che può anche funzionare”.

martedì 20 novembre 2018

Casalecchio di Reno. Per un'Europa accogliente

Oggi, un dibattito, in Casa per la Pace, sulle sfide delle migrazioni con la campagna "Welcoming Europe"

Il Comune di Casalecchio di Reno informa: 

Le prossime elezioni europee saranno con ogni probabilità segnate dal tema delle migrazioni nel Mediterraneo, rispetto al quale si proporranno quasi come un referendum: la scelta per i muri, il respingimento dei migranti e il rifiuto dei loro diritti sanciti dagli accordi internazionali, oppure per i flussi programmati, l'accoglienza e l'integrazione degli stranieri? La seconda opzione è quella sostenuta dalla campagna "Welcoming Europe", che presenta le proprie proposte martedì 20 novembre alle 20.45 presso la Casa per la Pace "La Filanda" a Casalecchio di Reno, nell'incontro pubblico "Per un'Europa accogliente".
A discutere saranno il giornalista Abou Bakr 'Ndia, l'avvocato Nazzarena Zorzella, per ASGI – Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione ed Elisabetta Cammelli e Guido Armellini, esponenti del comitato bolognese di "Welcoming Europe" e della Chiesa metodista di Bologna, la quale da molti anni promuove la scuola "By-Piedi" di italiano per stranieri.

L'incontro, promosso dal Gruppo Nonviolenza di Percorsi di Pace, è a ingresso libero.



mercoledì 24 gennaio 2018

L'Università Bologna è la 'più bella d'Europa'

Su Times Higher Education, premiati palazzi storici e musei


Da ANSA

L'università di Bologna non è solo la più antica: è al primo posto nella top 10 di Times Higher Education, dedicata agli atenei più belli d'Europa. Lo segnala la stessa Alma Mater: la classifica si concentra sul valore culturale, artistico e estetico degli edifici e degli spazi universitari, e che vede Bologna in testa. "E' una delle più belle università d'Europa e forse del mondo", spiegano gli autori. Un primato che deriva dai tanti palazzi storici che ospitano le diverse sedi, dai suoi musei e dai suoi spazi verdi, come l'orto botanico.
    Assieme a Unibo, unica italiana, la classifica premia altri storici atenei europei: l'Università di Salamanca, il più antico ateneo spagnolo è al secondo posto, mentre sul terzo gradino del podio c'è l'Università di Coimbra, in Portogallo, con le sue facciate bianche e architetture barocche.

giovedì 4 gennaio 2018

Sacchetti della frutta a pagamento, l'Europa non ci ha chiesto un bel nulla

Dall'Ue nessun obbligo di applicare un prezzo alle buste per prodotti alimentari sfusi. Bruxelles, semmai, chiede agli Stati membri misure per ridurre l'uso dei normali shopper di plastica 'leggera'. Ma il nostro Paese è all'avanguardia: le ha già applicate nel 2011

Inviato:

Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: l'Europa in tutta questa vicenda c'entra poco. E di sicuro, non ha imposto all'Italia di mettere un prezzo sui sacchetti di plastica ultraleggeri. Già, perché la polemica che sta infuriando sui social e nei supermercati italiani, dove dal 1 gennaio di quest'anno i sacchetti per i prodotti alimentari sfusi come la frutta sono a pagamento, riguarda una legge promossa in piena autonomia dal nostro governo. 
La norma è contenuta in un emendamento inserito nel decreto legge Mezzogiorno e prevede che si applichi un prezzo ai sacchetti sotto i 15 micron. Tale prezzo, secondo i dati raccolti finora da Adoc, è di 3 centesimi a busta. Il che, sempre secondo l'Adoc, non dovrebbe condurre a “stangate” vere e proprie: la media di buste di questo tipo consumate in Italia è di 200 pro capite e dunque il costo annuale di aggirerebbe sui 6 euro.
Stangata o meno, resta il fatto che gli italiani non sembrano aver gradito quella che considerano una tassa occulta. E come avvenuto per altre normative “spinte” da Bruxelles, hanno puntato il dito contro l'Unione europea. Ma come dicevamo, stavolta l'Ue c'entra poco. 

Lo strano caso degli ultraleggeri

Per capire meglio lo strano caso, va fatta subito una distinzione tra i sacchetti di plastica “di materiale leggero” (le comuni buste in Italia sono da anni a pagamento) e i sacchetti ultraleggeri per i prodotti sfusi, fino all'anno scorso gratuiti. 
La direttiva europea sui cui si fonda la norma italiana è la 720 del 2015. In questa direttiva, Bruxelles chiede agli Stati membri di ridurre il consumo di buste di plastica “normali” in due modi: o facendo in modo che “l'utilizzo annuale non superi 90 borse di plastica di materiale leggero pro capite entro il 31 dicembre 2019 e 40 borse di plastica di materiale leggero pro capite entro il 31 dicembre 2025”, o “strumenti atti ad assicurare che, entro il 31 dicembre 2018, le borse di plastica in materiale leggero non siano fornite gratuitamente nei punti vendita di merci o prodotti, salvo che siano attuati altri strumenti di pari efficacia”.

Cosa ci chiede (davvero) l'Ue

In sostanza, Bruxelles chiede agli Stati di attuare misure per ridurre l'uso di sacchetti di plastica “di materiale leggero” e non ultraleggero. E tra l'altro, non chiede che si applichino per forza dei costi. Ma attenzione: questo in Italia già avviene da più di un lustro. Il nostro paese, infatti, è stato tra i primi in Europa a introdurre un costo obbligatorio per i normali sacchetti di plastica, con una legge del 2010 entrata in vigore nel 2011. Senza nessuna imposizione.
Inoltre, la nostra legge ha messo al bando i sacchetti non biodegradabili, misura che ci pone tra i paesi più avanzati nell'Ue in materia. Più avanzati persino della stessa Ue, tanto che la Commissione aveva aperto una procedura d'infrazione contro l'Italia perché il divieto sui sacchetti non biodegradabili rischiava di limitare la libera concorrenza nel mercato unico.

La "bufala" della procedura d'infrazione Ue

Questa procedura, dunque, andava in senso totalmente opposto a quanto diversi media e politici sostengono in questi giorni, ossia che il prezzo sui sacchetti ultraleggeri sia una misura volta a evitare una eventuale multa di Bruxelles. L'errore è triplice: uno, perché la procedura diceva altro. Due, perché questa procedura è stata chiusa nel 2016. E terzo, e qui sta il nocciolo della questione, perché la direttiva Ue del 2015 dice espressamente che “le borse di plastica in materiale ultraleggero possono essere escluse dagli obiettivi di utilizzo nazionali” e che quindi possono essere esentate da sovraccosti. 


domenica 19 novembre 2017

Battistini in Molise per ricordare una tappa della nascita dell'Europa.

di Morris Battistini

in Molise per il 60esimo dei Trattati di Roma.


È stato un bell’evento quello che si è tenuto ieri a Cerro al Volturno in Molise. Uno dei 21 eventi a carattere nazionale che ha visto l’amico Gabriel Paolone,nominato Ambasciatore d’Europa per il Molise, organizzatore di un incontro intitolato NATIVI EUROPEI! Appena mi hanno contattato chiedendomi di presenziare all’evento ho subito reso la mia disponibilità all’amico Molisano con cui da diversi anni condivido molti incontri in giro per tutta la Nazione insieme ad ANCI GIOVANI. Questo per il rispetto che nutro verso di lui, questo perché il Molise è una terra che amo particolarmente. Sono stato onorato che fra 21 regioni sia stata scelta la mia attraverso la mia persona nell’analogo titolo di Ambasciatore d’Europa dell’Emilia Romagna per portare un punto di vista alternativo in chiave Europea. Giunto al bellissimo castello in cui si è tenuto l’evento ho avuto modo di palesare la fierezza di avere a capo dell’Europarlamento un uomo come il Presidente Antonio Tajani. Sono poi intervenuto con il pensiero che vi lascio di seguito, rimarcando a termine dello stesso, la mia fierezza patriota che da vero Europeista non mi fa venir meno però nel rimarcare che ancora prima viene la mia Italianità!
Questo il mio intervento:

Credo che, in un momento così solenne, sia necessario riflettere sul significato dell'Unione europea.
I sessant'anni trascorsi dalla firma del trattato di Roma rappresentano il più lungo periodo di pace, democrazia e nella storia del nostro continente.
Uno sforzo eclatante, che i padri fondatori dell'Unione Europea, hanno compiuto in uno spirito di concordia.
Sono giovane, e ricordo quando solo ieri studiavo sui libri di storia che a metà del secolo scorso, gli eserciti in Europa si combattevano l'uno contro l'altro. Oggi i nostri militari partecipano a missioni umanitarie e di pace, in tutto il mondo.
Quando sono stati firmati i Trattati di Roma esistevano ancora le dogane, ogni Stato aveva la propria moneta e studiare all'estero, o viaggiare in aereo, per molti, era un lusso. Oggi sappiamo che il mercato interno ha reso possibile una crescita economica straordinaria. L'euro è la moneta della maggior parte degli Stati membri dell'Unione. La generazione Erasmus e i voli "low-cost" sono la norma e non l'eccezione.
Mi preme però sottolineare che l'Unione europea non è soltanto una questione di banche e non è soltanto l'euro. Tutt’altro! 
E’ soprattutto la difesa dei nostri valori: la libertà, la democrazia, l'uguaglianza, il rispetto dello Stato di diritto e la difesa dei diritti umani, per citarne solo alcuni.
Quando qualcuno alimenta la discordia ignorando deliberatamente le leggi, credo sia necessario ricordare l'importanza del rispetto dello Stato di diritto.
Adesso noi europei non discutiamo con le armi: lo facciamo intorno a un tavolo, negoziando in base a regole condivise da tutti, dialogando entro i limiti del diritto. 
Nell'Unione europea nessuno penserebbe di eludere le norme approvate di comune accordo tra tutti. Ovviamente i trattati possono essere modificati, come è stato fatto varie volte con il trattato di Roma, che è poi divenuto il trattato di Lisbona. Tuttavia, fino a quando il diritto non sarà modificato, il suo rispetto non è una possibilità ma un obbligo.
L'Unione è inoltre sinonimo di solidarietà.
E’ un aspetto che merita di essere rammentato in un periodo in cui gli egoismi nazionalisti tornano a galla. Il valore del consenso costituzionale ed europeo rappresenta di per sé un bene che non possiamo mettere in pericolo.
Signori,  la concordia consiste nel tendere sempre la mano alla comprensione, nell'essere disposti a trovare un accordo, nella ricerca del bene comune, nel rendersi conto che la difesa della nostra unità nella diversità ci rende più forti.
Questo è il cammino europeo.
Bisogna che guardiamo con lungimiranza nel futuro, noi giovani lo dobbiamo fare. È un dovere che abbiamo. 
La scelta che abbiamo dinnanzi a noi non è tra Europa sì o Europa no, ma è piuttosto in quale misura contribuire al futuro dell'Unione europea.
A mio avviso, occorre basarsi su due pilastri.
Il primo, è difendere sempre i valori europei. Bisogna farlo senza timidezza all'interno e all'esterno delle nostre frontiere, senza timore di denunciare situazioni inaccettabili come, ad esempio, quella che vive adesso il popolo venezuelano.
Il secondo è mettere molto di più i cittadini al centro di ogni azione politica. L'Unione europea non è un progetto elitario. Al contrario, è nata e si è evoluta per garantire il benessere di tutti i cittadini.
Stiamo uscendo da una delle peggiori crisi mai affrontate, ma ne verranno altre.
Alcuni in Europa, come i populisti e i nazionalisti, sprecano le loro energie e le loro risorse per separarci. Farebbero meglio invece ad adoperarsi per la concordia.

Dico questo perché noi Italiani crediamo nell’Europa, perchè come disse qualcuno più importante di me, non c’è Italia senza Europa ma non c’è Europa senza Italia.”



martedì 10 ottobre 2017

I primi passi di Morris Battistini verso l' Europa.


Morris Battistini, ospite dell’europarlamentare Elisabetta Gardini a Bruxelles, dove resterà per alcuni giorni, scrive: 

E' un onore per me essere stato invitato a Bruxselles assieme ad una delegazione di colleghi di Forza Italia provenienti da diverse province emiliano-romagnole. Avrò così modo modo di dar voce al territorio del Medio Reno.

È stato un invito che non mi aspettavo, che mi ha stupido e lusingato allo stesso tempo. Presenziare e varcare la soglia dell’Europarlamento è un’esperienza importante che ogni politico sogna di fare almeno una volta nella vita. 

L’Onorevole Elisabetta Gardini è conosciuta per la qualità del lavoro che svolge nel Parlamento europeo, per il suo impegno e per la sua competenza. 

Grazie a questa opportunità cercherò di porre in essere le basi per un collegamento, un primo ponte, che mi porti ad essere, in chiave Europa, più incisivo per il mio territorio e per le aziende ad essa legate. Fondi europei, meccanismi, opportunità, ma anche normative, vedi la discussa Bolkestein. Competenze che, oggi, chi vuole amministrare in modo efficace deve  conoscere e attenersi”.

martedì 6 settembre 2016

Prodi: "Le riforme servono sempre, ma serie. Non si è mai saputo farle".L'ex premier all'assemblea di Unindustria Bologna: "Questa Europa? Un disastro".

Segnalato

Prodi: "Le riforme servono sempre, ma serie. Non si è mai saputo farle"




"Le riforme servono sempre, dipende da cosa si intende per riforme. Quando una riforma vuol dire produrre meglio, innovare, allora va bene. Ma ci vuole pazienza, tempo, ci vogliono le riforme serie, che danno frutti dopo anni. Ed è questo che non si è mai saputo fare". Lo ha detto l'ex premier Romano Prodi, a margine dell'assemblea pubblica di Unindustria Bologna, Farete, rispondendo a chi gli ha chiesto se per risollevare la situazione economica bastano le riforme.

"Dal punto di vista dell'economia, ci sarebbero gli Stati Uniti e la Cina che sono pronti a spingere e poi abbiamo questa Europa che è un disastro, la gestione tedesca lavora solo col freno. E quindi quando si lavora solo col freno non si può pensare di andare veloce. Non credo che neanche il segnale d'allarme delle elezioni nel Meclemburgo possano cambiare le cose" ha aggiunto poi l'ex premier. "Siamo in quei periodi storici in cui l'unica cosa che ci rimane è la speranza".

"Il G20 - ha concluso - rappresenta tutto il mondo, ma non ha poteri decisionali, però crea un'atmosfera, quindi ci sono alcuni aspetti positivi come la firma dei trattati per la conservazione del pianeta".


giovedì 24 marzo 2016

Un ebook sul nuovo Regolamento europeo in materia di privacy.

Da ER. Segnalato.



Sul sito di informazione giuridica Altalex è accessibile e liberamente scaricabile l’ebook “Privacy: cosa cambia con il nuovo regolamento europeo”, a cura di Michele Iaselli. Il volume illustra i principi fondamentali del Regolamento Europeo in materia di protezione dei dati personali, le figure soggettive del Regolamento, le principali conferme e le ultime novità.
Di seguito l’indice dei contenuti:
Capitolo I - I principi fondamentali del Regolamento Europeo in materia di protezione dei dati personali1. Introduzione
2. Il principio di trasparenza
3. Il diritto all’oblio
4. Il principio di accountability
5. La privacy by design e la privacy by default

Capitolo II - Le figure soggettive del Regolamento
1. Introduzione
2. L’interessato
3. Il responsabile del trattamento
4. L’incaricato del trattamento
5. Il responsabile della protezione dei dati (c.d. data protection officer)
6. L’Autorità di controllo
7. Il Comitato europeo per la protezione dei dati

Capitolo III - Le principali conferme del Regolamento Europeo 1. Introduzione
2. Principi da applicare al trattamento dei dati personali
3. Informativa e consenso
4. Le categorie di dati personali
5. Diritto di accesso dell’interessato
6. Il diritto di opposizione
7. Processo decisionale automatizzato
8. Misure di sicurezza
9. Codici di condotta
10. Trasferimento dei dati personali verso paesi terzi
11. Reclamo e ricorso giurisdizionale
12. Risarcimento del danno

Capitolo IV - Le novità del Regolamento
1. Introduzione
2. Diritto alla portabilità
3. Data breach
4. La valutazione d’impatto sulla protezione dei dati
5. Registri delle attività di trattamento
6. Consultazione preventiva
7. Certificazione
8. Campo di applicazione territoriale
9. Sanzioni.




mercoledì 23 dicembre 2015

La Casa dei Risvegli Luca De Nigris, un modello per l’Europa.

Asl informa:

Undici anni fa, il 7 ottobre 2004, veniva inaugurata all’interno dell’Ospedale Bellaria di Bologna la Casa dei Risvegli Luca De Nigris, una nuova tipologia di struttura neuroriabilitativa per persone con esiti di grave cerebro-lesione acquisita, nata dalla collaborazione tra l’Azienda USL di Bologna e l’Associazione Onlus “Gli Amici di Luca”.

In questi anni la Casa dei Risvegli Luca De Nigris ha fatto da traino per la definizione di un percorso innovativo di assistenza alle persone con grave cerebro-lesione acquisita. Un percorso unico, in Italia e in Europa, recentemente segnalato dal Consiglio d’Europa come buona pratica nell’ambito della riabilitazione delle disabilità. A partire dalla accuratezza diagnostica, assicurata dalle più avanzate risorse cliniche e tecnologiche. Esiste, infatti, una zona grigia fra stato vegetativo e stato di minima coscienza, riconoscibile solo attraverso indagini particolarmente raffinate, che possono essere rafforzate, in taluni casi, da studi di potenziali cerebrali stimolo ed evento-correlati, di stimolazione trans-cranica e di neuroimmagine funzionale. Saperne individuare i confini può cambiare la diagnosi di stato vegetativo in almeno un caso su quattro e aprire, quindi, la possibilità di nuove opportunità di assistenza e relazione.

Sul versante della ricerca, l’impegno della Casa dei Risvegli è testimoniato dai numerosi progetti nazionali ed internazionali nel campo delle gravi cerebro-lesioni, oltre che dalle collaborazioni ormai consolidate con l’ISNB e altri centri di ricerca italiani ed europei. Tra le ricerche più recenti lo studio Vesta, promosso dall’Azienda Usl di Bologna assieme a 24 Ordini dei medici di tutta Italia, che ha coinvolto 22 centri di 17 province italiane, che ha evidenziato una percentuale di diagnosi imprecise del 40% e, per contro, miglioramenti del livello di coscienza nelle persone ritenute in condizioni irreversibili.


L’abridged evalutation report, che contiene le raccomandazioni del Consiglio d’Europa per promuovere i diritti e la piena partecipazione delle persone con disabilità, individua  la Casa dei Risvegli tra le best practice nell’ambito della disabilità e della riabilitazione. 

Un modello, si legge nel rapporto, di “struttura pubblica di neuro-riabilitazione che promuove il progetto Coma to community, il cui team multidisciplinare è composto “da professionisti in ambito sanitario, educativo, artistico e relazionale, che provvedono ai trattamenti, all’approccio educativo, all’utilizzo del teatro e della musica, alla formazione di chi si prende cura della persona con disabilità e della sua famiglia, affrontando la sfida a lungo termine del rientro a casa”.

Il percorso clinico-assistenziale per le gravi e gravissime cerebrolesioni acquisite
Ogni anno sono 350 le persone con traumi assistite a Bologna dalla rete del Trauma Center dell’Ospedale Maggiore (Pronto Soccorso e Medicina Urgenza, Chirurgia d’urgenza e del trauma, Ortopedia-Traumatologia, Rianimazione-118, Neurochirurgia d’urgenza e del trauma, Radiologia, Chirurgie specialistiche toracica e vascolare, Servizio Trasfusionale, Anestesia e Terapia Intensiva). Di queste, circa 200 entrano in coma  per lesioni cerebrali. Per 1 su 5 si apre un percorso ospedaliero complesso, prolungato nel tempo e dagli esiti incerti. Nella provincia di Bologna, attualmente, circa 160 persone si trovano in stato vegetativo o di coscienza minima.

La Casa dei Risvegli Luca De Nigris è inserita nella rete metropolitana del trauma. Accoglie ogni anno, in media, 27 persone provenienti dagli ospedali della rete Bolognese e Regionale, giovani e adulti in fase di riabilitazione intensiva con un potenziale di evoluzione verso il risveglio. Sono più di 200 le persone che si sono avvalse, sino ad oggi, dell’opportunità di cura della Casa dei Risvegli Luca De Nigris, con ritorno a casa in oltre il 75% dei casi.
Una persona colpita da una grave e gravissima cerebrolesione acquisita richiede percorsi clinico-assistenziali dedicati e competenze tecnico-professionali altamente specializzate, in grado di operare in coordinamento stretto durante tutte le fasi del percorso.

Dopo la fase acuta in rianimazione, o dopo un intervento neurochirurgico, è necessario procedere rapidamente alla fase di osservazione riabilitativa. Il percorso di osservazione e di riabilitazione acuta viene condotto in aree a più elevata intensità clinica. A Bologna la Medicina Riabilitativa del Trauma Center dell’Ospedale Maggiore dispone di 8 posti letto dedicati a questa  fase.

La successiva riabilitazione post-acuta richiede tempi più lunghi, aree più vicine al funzionamento di un domicilio ed un elevato livello di collaborazione fra professionisti e familiari. È proprio questo uno degli aspetti più innovativi della Casa dei Risvegli Luca De Nigris, nella quale l’intervento riabilitativo è rivolto al paziente, ma anche alla sua famiglia, attraverso un percorso di sostegno e di apprendimento, in modo da affrontare consapevolmente, sia sul piano tecnico che su quello emotivo, i diversi momenti di un cammino complesso e articolato il cui traguardo è il rientro a casa.

Nella fase di cronicità, per le persone in condizione di estrema gravità sono previste strutture di accoglienza idonee (3 centri dispongono di 39 posti letto dedicati alle gravissime disabilità) da affiancare, in alternativa o per sollievo, ad un sostegno efficace alle famiglie che accolgono il loro caro a domicilio, con presa in carico da parte delle équipe distrettuali.

domenica 8 novembre 2015

IN ARRIVO LA NUOVA BANCONOTA IN EURO INNOVATIVA E PIÙ SICURA.

Mario Draghi, Presidente della Banca centrale europea (BCE), ha presentato il nuovo biglietto da €20 in occasione di una conferenza stampa tenuta presso la nuova sede della BCE a Francoforte sul Meno (Germania). La banconota, rinnovata nella sua veste grafica e dotata di caratteristiche di sicurezza più avanzate, inizierà a circolare nell’area dell’euro il 25 novembre 2015.


La nuova banconota, terzo taglio della serie “Europa”, segna un importante avanzamento nel campo della tecnologia delle banconote poiché introduce un’ulteriore e innovativa caratteristica di sicurezza: la finestra con ritratto integrata nell’ologramma. Guardando la banconota in controluce,
la finestra rivela in trasparenza, su entrambi i lati del biglietto, il ritratto di Europa, figura della mitologia greca da cui il nostro continente prende il nome. Il ritratto appare anche nella filigrana.
Inoltre il nuovo biglietto da €20, come quelli da €5 e da €10, include un numero verde smeraldo.
Tutte queste innovazioni rendono ancora più difficile la falsificazione delle banconote in euro della seconda serie, rafforzando la fiducia nella nostra moneta.
L’Eurosistema, formato dalla Banca centrale europea (BCE) e dalle banche centrali nazionali (BCN) dei paesi dell’area dell’euro, ha il dovere di salvaguardare l’integrità delle banconote in euro perfezionando
regolarmente le loro caratteristiche di sicurezza, in modo da rendere più difficile la falsificazione. Il nuovo biglietto da €20, come i tagli da €5 e da €10 della serie “Europa”, è stampato su carta di cotone per
offrire la tradizionale consistenza al tatto della moneta cartacea, che i cittadini mostrano di preferire1 .
Oggi l’euro accomuna 19 paesi del continente e 338 milioni di cittadini, uniti e più forti grazie alla fiducia riposta nella loro moneta, che ha dimostrato la propria affidabilità su scala mondiale.
In futuro l’Eurosistema procederà alla graduale sostituzione della prima serie delle banconote in euro.
Il nuovo biglietto da €5 è stato emesso il 2 maggio 2013, seguito dal taglio da €10 il 23 settembre 2014.
La nuova banconota da €20, presentata presso la sede della BCE il 24 febbraio 2015, entrerà in circolazione in tutta l’area dell’euro il 25 novembre dello stesso anno.
Per maggiori ragguagli si invita a contattare gli uffici stampa della BCE o delle BCN dell’Eurosistema (cfr. pag. 12).
Informazioni dettagliate su tutte le banconote in euro sono disponibili nel sito Internet www.nuove-banconote-euro.eu.


domenica 28 dicembre 2014

Proposte di lavoro per 'linguisti' in Svizzera, per neo laureati in Europa.

Linguisti in Svizzera

PAL (Svizzera)Aperte le candidature per il Pal (Programma di Assistenza Linguistica) che offre l'opportunità di lavorare in Svizzera per un anno. Le figure richieste sono assistenti di lingua inglese, francese, tedesca, spagnola o italiana.
L'offerta di lavoro è rivolta a studenti e laureati tra i 21 e i 30 anni che siano in possesso dei seguenti requisiti: una laurea in lingua e letteratura tedesca, inglese, francese, italiana o spagnola o nelle materie tedesco, inglese, francese, italiano o spagnolo come lingua straniera; o altri indirizzi di studi, preferibilmente in lingua tedesca, inglese, francese, italiana o spagnola o letteratura come materia secondaria; oppure studenti o laureandi delle altre scuole pedagogiche e delle scuole universitarie professionali. I candidati devono avere lingua madre tedesca, inglese, francese o spagnola, buone conoscenze di tedesco, francese o italiano e inoltre una buona cultura generale e conoscenze in ambito pedagogico.
Le domande devono pervenire alla Fondazione ch entro io 27 febbraio 2015. Altre informazioni sul sito dedicato

  

Agenzia ferroviaria europea propone stage

Agenzia Ferroviaria EuropeaL'Agenzia Ferroviaria Europea offre opportunità di tirocinio per giovani laureati che intendano approfondire la conoscenza dell'Agenzia e il ruolo che questa svolge nell'Unione Europea. Possono partecipare anche i candidati di Stati non facenti parte dell'UE, in base alle risorse disponibili e a seconda delle decisione operative dell'Agenzia.
I tirocini sono retribuiti e hanno una durata dai 3 ai 5 mesi e sono organizzati in due cicli: uno a marzo e uno ad ottobre. Le candidature devono essere inviate entro il 4 gennaio 2015 attraverso la compilazione del form online

Segnalato da un lettore.

L'Europa è un continente inventato. Non si possono shakerare i paesi che la compongono.




Soddisfiamo la richiesta di un lettore di riportare l’intervista a Ida Magli, antropologa, che fu la prima, 17 anni fa, a scrivere un libro contro l'euro.

 di Goffredo Pistelli  

Fanno 20 anni esatti che Ida Magli (nella foto), antropologa culturale assai nota, tuona contro l'Europa. Sono infatti del 1994 i suoi primi articoli su Il Giornale, dai quali emergevano posizioni contrarie al processo di unificazione. Interventi duri e documentati che diventarono, tre anni dopo, un saggio che fece scalpore: Contro l'Europa (Bompiani).
Secondo alcuni un moderna Cassandra, secondo altri una visionaria capace solo di invettiva, certo il pensiero di questa studiosa che compirà 90 anni l'anno prossimo, non può certo essere ignorato, anche perché Magli continua ad approfondirlo.
Con la passione che si sente dalla voce squillante con cui risponde al telefono, dalla sua casa romana.
Domanda. Professoressa, sull'Europa qualcuno si sta ricordando dei suoi appelli accorati a fermare l'unificazione.
Risposta. Oggi è difficile. A causa dell'ignoranza tecnica dei politici che, mi creda, è brutale.
D. In che senso?
R. C'è un'indifferenza a qualsiasi fatto che possa far ripensare a quello che hanno progettato. Sento citare di nuovo Romano Prodi...
D. Come candidato alla presidenza della Repubblica...
R. Il responsabile del nostro ingresso nella moneta unica.
D. L'altro giorno Edward Luttwak, che abbiamo intervistato, ci ha detto: «Prodi dovrebbe ammettere d'aver sbagliato sull'euro».
R. Ah, questi se ne infischiano di quello che accade in conseguenza delle loro decisioni. Non vogliono ripensare a niente. E oggi, con l'euro, siamo tutti più poveri. Ci arrabattiamo.
D. Lei però, prima ancora che con la moneta unica, ce l'aveva col concetto stesso di Europa unita.
R. Certo, perché era un progetto sbagliato. L'Europa è giunta a essere quella che è per la storia delle varie nazioni che la compongono, che è storia di civiltà, di arte, di lingua. C'è un itinerario di identità dei singoli popoli e non si può sommare l'Italia con la Francia, l'Inghilterra con il Belgio. Ogni popolo la propria letteratura, la propria arte, la propria lingua. E che facciamo? Buttiamo Goethe?
D. Non sia mai...
R. Ah ecco. Perché Goethe non è europeo, è tedesco! Scrive in tedesco!
D. Qual è il punto, professoressa?
R. Il punto è che non esisteva un'idea di Europa. Guardi, ho fatto tante ricerche ma non ho mai trovato il delinearsi di un popolo europeo. Fin dalle origini. Nemmeno nell'Impero romano che era lo stesso a Parigi, a Londra, a Francoforte come a Roma, c'era questa idea. Semmai, appunto, potrebbe essere l'Italia a rivendicare qualcosa in questo senso. È che siamo governati da gente che ci disprezza e che è veramente fuori dalla storia.
D. E dunque unificare è stato un errore...
R. Per questo motivo non era possibile farlo se non perdendo tutte le ricchezze europee. Quale lingua parleremo negli Stati uniti d'Europa? Nella testa dei politici sarà l'inglese, cioè l'americano. E allora perderemo la ricchezza delle letterature nelle varie lingue del Vecchio continente, da Voltaire a Cervantes, da Kafka a Pirandello.
D. Una lingua, un popolo...
R. Si pensa di poter fare l'unità così. Così come si è pensato di fare lo stesso con la moneta unica, dimenticando che la moneta è lo strumento di un popolo e non la si può imporre fuori dall'economia dei singoli Stati. Lo dicevo da antropologa ma l'hanno detto anche molti economisti.
D. L'obiezione è che questo processo lo hanno fatto gli Americani, certo con meno storia sulle spalle...
R. Gli Americani non avevano storia letteralmente, erano tutti immigrati e gli indigeni sono stati annientati quasi subito. Annientati con la violenza di chi conquista. E poi avevano un territorio immenso.
D. Lei ha spesso detto che quello dell'unificazione è un progetto massonico.
R. Certo, e ora c'è un libro di un massone, Gioele Magaldi, che lo conferma (Massoni, società a responsabilità illimitata, Chiarelettere). L'ho letto e riletto.
D. Un libro paradossale, dicono....
R. A volte. Ma è anche un'operazione intrigante. La tesi è la seguente: la massoniera ha vinto, tutti i suoi progetti sono stati realizzati, ora esca allo scoperto e lavori con trasparenza.
D. Secondo quel libro tutti sarebbero massoni...
R. Certo fa dei nomi: Romano Prodi, Enrico Letta, Mario Monti.
D. Che non hanno neppure sentito il bisogno di replicare, tanto pare paradossale la tesi. È il solito pensiero che lega le conferenze del Bilderberg alle logge...
R. Lei dice? Si saranno messi d'accordo per non reagire in alcun modo. Comunque, prescindendo da questo, noto che Prodi torna in un momento in cui lo si dava per politicamente finito. E Matteo Renzi è al servizio della Commissione. Le sue riforme, come ammette Pier Carlo Padoan, sono dettate dai commissari.
D. In che cosa, queste riforme «europee» sarebbero un male?
R. Le faccio un esempio, tratto dalla Legge di stabilità: la depenalizzazione di alcuni reati.
D. Professoressa, si tratta di sanzionarli in altro modo, ché penalmente aveva poco senso, se non quello di ingolfare i tribunali...
R. Ma, vede, il reato di omissione di soccorso in Congo non c'è. La coscienza individuale sta anche in un codice. Avere valori significa avere un codice. Depenalizzare i piccoli furti che opprimono le persone (ipotesi che il Guardasigilli nega, ndr), rubare la borsetta dove ci sono gli affetti più cari sarebbe un limpida conquista? Se la giustizia è intasata che si aumenti il numero dei magistrati. Depenalizzare, amnistiare non è una giustificazione delle civiltà ma mancanza dello Stato. Si vuole l'imbarbarimento degli Italiani, dei Belgi, degli Inglesi.
D. Perché?
R. Per avvincinarsi alla sensibilità degli immigrati. Si vuole un'omogeneizzazione verso il basso, visto che verso l'alto è impossibile. Si vuole avvicinare tutti a chi è meno civile.
D. Qui si arriva a un altro pezzo della sua critica all'Europa è il multiculturalismo. E lei da sempre mette in guardia contro i pericoli dell'immigrazione. Dà la colpa al Trattato di Schengen
R. C'è un enorme flusso di immigrazione che prima non c'era. È un fatto.
D. Anche chi crede alla necessità di una forte regolazione, fa un'obiezione umanitaria: non si può lasciare che la gente muoia in mare.
R. È io le obietto che uno Stato non ha l'obbligo di essere umanitario. Deve difendere i cittadini, il territorio, l'indipendenza.
D. Che cosa avremmo dovuto fare, come Italiani?
R. Far vedere qual era il confine e schierare le navi militari: gli scafisti sarebbero stati dissuasi. E con tutti i soldi risparmiati, fare in Africa, sopratutto nel Nord, campagna di informazione.
D. Come fanno gli Australiani, che persino sui loro siti governativi scrivono: «Non partite»?
R. Certo. Così non abbiamo avuto compassione per noi stessi e nemmeno per loro. Se avessimo fatto così sarebbe morta la centesima parte di quelli che sono annegati. Siamo un po' come le suore missionarie che, nell'Ottocento, curavano la lebbra in Africa non sapendo niente di quella malattia. E morivano di lebbra. Non si può essere umanitari senza ragionare.
D. Uno sguardo pessimista...
R. Sono convinta che gli Italiani siano all'ultima fase. Perché nessuno li difende.
D. In politica certi suoi giudizi si trovano nelle posizioni del M5s e della Lega e qualcosa in Forza Italia.
R. Non mi interessano molto i partiti quanto le persone.
D. Ecco, parliamo delle persone...
R. Beh, Silvio Berlusconi vuol salvare se stesso e s'è messo a praticare le larghe intese, che sono la fine della democrazia. Ha portato alla fine del suo partito, benché all'interno di Forza Italia ci fosse chi lo metteva sull'avviso.
D. Passiamo a Beppe Grillo...
R. All'inizio ci contavo e invece...
D. Invece?
R. Invece si barcamena pure lui: oggi dice una cosa, domani un'altra. Ecco su di lui mi sono sbagliata...
D. Lei non fa come i politici, ammette gli errori. E Grillo quali sbagli ha commesso?
R. La selezioni fatta sul web. Errore clamoroso, mettendo insieme gente che non sa quello che fa, trapiantati dal nulla si trovano serviti e riveriti, con stipendi incredibili.
D. E Matteo Salvini?
R. Forse ha delle idee, forse. Ma ha anche una presunzione tale che ralizzarle sarà difficile...
D. Del tipo?
R. Lo conquista del Sud, l'uscita dall'euro. E poi di Salvini ho avuto la misura quando si è emsso a nudo...
D. Su Oggi?
R. Una cosa strumentale e stupida, per adeguarsi alla moda, per catturare la simpatia dei gay.