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lunedì 24 settembre 2012

Il lavoro a Sasso Marconi: ne parla il sindaco Mazzetti.



Stefano Mazzetti (nella foto), sindaco di Sasso Marconi parla di LAVORO per dare un quadro della situazione del comune da lui amministrato. La struttura produttiva soffre come quella del resto di tutta la nazione, ma qualche spiraglio di possibile assestamento al meglio si intravvede. Le speranze sono affidate alla ripresa della Kemet, una delle ultime presenze industriali nell’Appennino bolognese.
Gli abbiamo chiesto:

Quante sono le aziende in difficoltà e quanti coloro che rischiano il posto di lavoro a Sasso Marconi?

“ Un quinto degli addetti su un totale di 4800 usufruisce di ammortizzatori sociali. Il dato comunque è poco affidabile poiché c’è una continua oscillazione della realtà occupazionale. Il dato vero è che, pur essendo molte le aziende che soffrono il momento di congiuntura generale negativa,  poche rischiano la chiusura.  Non è formalmente chiusa neppure la Cat di Borgonuovo che rappresenta l’esempio di azienda storica in difficoltà . Poi c’è la realtà delle aziende con meno di 15 dipendenti che sfuggono alle statistiche e ai monitoraggi”.

Dal suo punto di osservazione privilegiato come  immagina il futuro della Kemet, una delle poche grandi realtà industriali nella valle del Reno?

“L’accordo sottoscritto fra azienda e sindacato si articolava su tre temi: la riutilizzazione  a scopo industriale dello stabilimento di Monghidoro, l’attuazione del piano industriale sottoscritto e la realizzazione del nuovo stabilimento di Pontecchio Marconi. Il primo punto, che pareva il più complicato e una scommessa difficile, registra la concreta offerta di un imprenditore del nord Italia, che opera nel settore collaterale a quello della Kemet. La riutilizzazione ormai è una realtà e prevede l’assunzione di un numero importante di operatori. C’è da verificare la concretezza dell’offerta e  la solidità della proposta. Il sindacato è impegnato a questo fine”.

Sì, però il piano industriale e il nuovo stabilimento segnano il passo e il futuro, si sa, non sempre si concretizza con gli impegni annunciati. In molti sono scettici.

“La costruzione dello stabilimento procede e non ho segnali né richieste di dilazione della fine dei lavori. Sul piano industriale è in atto una discussione  e un confronto sindacale. Sono abbastanza fiducioso”.

Kemet è stata beneficiaria di una concessione piuttosto vantaggiosa di trasformazione edilizia  dell’area dove ora è insediato lo stabilimento di Sasso Marconi. Il tutto era condizionato dal trasferimento nel nuovo stabile di Borgonuovo della produzione 
 Kemet,  nei termini e con la pianta organica stabilita nell’accordo. Se ciò non avverrà cosa succede della concessione?

“Se gli accordi non saranno rispettati da Kemet  il Comune ritirerà le concessioni. La validità di queste ultime è condizionato dall’accordo sindacale”.

Allora a Sasso la crisi è meno profonda?

“Nel 2009 già dissi che avremmo avuto un mandato caratterizzato dal problema della crisi. Non a caso abbiamo istituito già nei primi mesi del 2010 il fondo di solidarietà a favore dei lavoratori che è servito a dare un aiuto concreto a parecchi di loro. La soluzione della crisi non pare comunque vicina. Qualche segnale positivo lo si intravvede. Rimane il peso  della mancanza di liquidità che blocca il sistema a effetto domino”.

Le opposizioni La criticano per  la scarsa informazione sulle dinamiche che coinvolgono il mondo del lavoro e che la vedono impegnato di prima persona.

“Ho sempre dato tutte le informazioni nelle sedi opportune. Per ciò che riguarda l’incontro di venerdì scorso in Regione, non ho informato il consiglio comunale di Sasso Marconi perché il confronto verteva sullo stabilimento di Monghidoro e ho ritenuto opportuno informare solamente dei contenuti della riunione successivamente”.

Cosa pensa di fare ?

“Il momento è delicato. La crisi morde ancora. Quindi è opportuno cercare soluzione possibilimende condivise da tutte le forze politiche e abbandonare i toni di propaganda che possono dare anche un momento di notorietà, ma non sono utili ai lavoratori”.