domenica 28 febbraio 2016

La Microzonazione Sismica per la prevenzione del rischio. Cos'è? A cosa serve? In che modo riguarda l'Emilia-Romagna? Un approfondimento per conoscere tutto quanto c'è da sapere.

Da E.R. Ambiente. 

 
Microzonazione Sismica, ovvero, la suddivisione dettagliata del territorio in base alla risposta sismica locale. Una mappa in grado di rappresentare come reagiranno le varie aree di un territorio in caso di terremoto. In Emilia-Romagna, di Microzonazione Sismica, se ne iniziò a parlare già a seguito del sisma dell’Umbria e delle Marche del 1997, e dal 2007 gli studi di MS sono obbligatori per l'approvazione degli strumenti di pianificazione urbanistica.
Dal 2009 sia la Protezione Civile nazionale sia il Consiglio dei Ministri hanno emesso una serie di ordinanze – e messo a disposizione una serie di risorse – allo scopo di ridurre il rischio sismico, considerando la Microzonazione la base di partenza. La Regione Emilia-Romagna si occupa della gestione dei contributi previsti dalle leggi ed elabora gli indirizzi per gli studi di Microzonazione, che poi saranno realizzati dai Comuni.
Cos’è la Microzonazione Sismica.
Particolari condizioni geologiche e morfologiche del territorio possono modificare il moto sismico in superficie. La Microzonazione Sismica (MS), dunque, è la suddivisione dettagliata del territorio in base al comportamento del terreno durante il terremoto. Il prodotto principale di uno studio di MS è una mappa in cui sono perimetrate in dettaglio le varie zone del territorio caratterizzate dal diverso comportamento e dai possibili effetti ambientali in caso di terremoto: all’interno di ogni zona la risposta sismica è omogenea.
Microzonazione sismica in Emilia-Romagna.
Nella nostra regione si è iniziato a parlare di MS nella seconda metà degli anni ’90, soprattutto a seguito del terremoto dell’Umbria e delle Marche del 1997: un episodio che ha richiamato l’attenzione di tutti – scienziati, amministratori e urbanisti – sull’importanza delle condizioni geologiche locali nella risposta sismica.
Le leggi regionali.
In Emilia-Romagna valutazioni sull’influenza delle condizioni geologiche locali per la definizione della pericolosità sismica erano già richieste sin dalla prima legge regionale sull’urbanistica (n. 47 del 1978) per l’approvazione dei piani urbanistici nei Comuni classificati sismici (allora erano 96 su 341). Tali studi dovevano essere effettuati secondo la circolare applicativa n. 1288 del 1983.
La nuova classificazione.
La nuova classificazione sismica del territorio nazionale pubblicata nel 2003 – dopo il terremoto del Molise del 2002 – ha classificato come sismici tutti i Comuni d’Italia, suddividendoli in 4 classi a pericolosità sismica decrescente. Vale a dire: Classe 1, pericolosità sismica elevata; Classe 4 pericolosità sismica minima. (Per vedere nel dettaglio la classificazione dei Comuni dell’Emilia-Romagna, clicca qui). Questa riclassificazione ha comportato l’obbligo di effettuare gli studi di pericolosità sismica per i piani urbanistici – precedentemente richiesti, come abbiamo visto, nei soli 96 Comuni classificati sismici – in tutti i Comuni della regione.
Il gruppo di lavoro.
Nel 2004, la Regione ha istituito un gruppo di lavoro per la valutazione delle possibilità e delle opportunità di richiedere la MS per l’approvazione degli strumenti di pianificazione urbanistica in tutti i Comuni. Questo gruppo nel 2006 ha consegnato una proposta di linee guida per la realizzazione di studi di MS per la pianificazione urbanistica come atto d’indirizzo previsto dalla legge regionale 20/2000 ‘Disciplina generale sulla tutela e uso del territorio’. Tali indirizzi sono stati approvati definitivamente con delibera di Assemblea legislativa il 2 maggio 2007: dal maggio 2007, insomma, gli studi di MS e la valutazione della sostenibilità delle scelte urbanistiche in funzione della pericolosità sismica locale sono obbligatori per l’approvazione degli strumenti urbanistici in Emilia-Romagna. Questi indirizzi prevedono che la MS sia effettuata dai Comuni in fase di programmazione territoriale e pianificazione urbanistica, nelle aree di interesse urbanistico (abitati consolidati e aree di espansione). Per conoscere gli indirizzi, clicca qui.
Gli studi di Microzonazione.
Gli studi di MS sono svolti secondo 3 livelli di approfondimento in funzione delle finalità, delle condizioni geologiche locali e delle risorse disponibili. Il primo livello consiste nell’acquisizione di tutte le informazioni geologiche, geofisiche e geotecniche necessarie per individuare le zone in cui è necessario effettuare la MS e un’analisi dei dati al fine di fornire indicazioni sulle aree che necessitano di approfondimenti di secondo o terzo livello: si tratta, quindi, di un’analisi geologica propedeutica allo studio di MS vero e proprio. Il secondo livello consiste in una stima speditiva, tramite l’acquisizione di dati da prove geotecniche e geofisiche di tipo corrente, dell’amplificazione del moto sismico, mediante formule e abachi, allo scopo di classificare il territorio urbanizzato e urbanizzabile in zone a maggiore o minore pericolosità sismica. Il terzo livello va effettuato nelle zone in cui i livelli di approfondimento precedenti hanno individuato la presenza di particolari criticità geologiche che, in caso di terremoto, potrebbero comportare instabilità. Qualche esempio? I pendii potenzialmente instabili, le aree potenzialmente liquefacibili, le aree con terreni poco consolidati. Questo livello di approfondimento prevede che l’analisi della risposta sismica locale e i valori degli indici di rischio siano valutati sulla base di dati da indagini più approfondite, di sito e di laboratorio.
I contributi nazionali per la MS.
Il tema della Microzonazione Sismica è stato affrontato anche a livello nazionale. Nel 2008 sono stati approvati dalla Conferenza delle Regioni e P.A. gli ‘Indirizzi e criteri per la Microzonazione Sismica’ redatti da un gruppo di esperti coordinato dal Dipartimento della Protezione Civile a cui hanno partecipato anche le Regioni. Dopo il terremoto che ha colpito L’Aquila nel 2009, gli studi degli effetti e il confronto con le caratteristiche geologiche locali hanno reso ancora più evidente l’importanza degli studi di MS come strumento di conoscenza e prevenzione del rischio sismico. Perciò con l’art. 11 del decreto legge n. 39 del 2009 – convertito dalla l. 77/2009 – il governo ha reso disponibili risorse economiche per 7 annualità da destinare alle Regioni per studi finalizzati alla riduzione del rischio sismico, tra i quali anche la MS. Questo atto ha dato un notevole impulso agli studi di MS in Italia. In Emilia-Romagna, grazie anche a questi contributi, gli studi di MS finora effettuati riguardano circa il 65% delle aree urbanizzate e di potenziale espansione urbanistica. La realizzazione di numerosi studi di MS, in particolare quelli effettuati per la ricostruzione post sisma di L’Aquila 2009 e dell’Emilia 2012, ha permesso anche la revisione e l’aggiornamento degli indirizzi nazionali e regionali. Dal 2012 le ordinanze attuative contenute nella legge 77/2009 prevedono che, in occasione degli studi di MS, sia realizzata anche l’analisi della condizione limite per l’emergenza (CLE), vale a dire la valutazione della vulnerabilità delle strutture, in funzione anche delle condizioni di pericolosità locale delle aree in cui tali strutture sorgono. Valutazioni necessarie per la gestione dell’emergenza in caso di terremoto, per far sì che l’insediamento urbano conservi l’operatività nella maggior parte delle funzioni strategiche per il superamento della fase di emergenza sismica. Per gli studi di MS e CLE con i contributi della 77/2009 la Regione Emilia-Romagna fornisce i criteri per la realizzazione degli studi, assegna i contributi ai Comuni e coordina gli studi.
I nuovi indirizzi regionali per la MS.
L’esperienza maturata in circa 8 anni di studi conferma l’impianto degli indirizzi regionali, ma le numerose ricerche effettuate, le nuove conoscenze sismologiche e geologiche acquisite, la pubblicazione degli indirizzi nazionali e della nuova Normativa Tecnica delle Costruzioni (DM 14/1/2008) hanno evidenziato la necessità di aggiornare gli indirizzi regionali approvati nel 2007. L’aggiornamento è stato approvato con delibera di Giunta Regionale n. 2193 del 21 dicembre 2015 e pubblicato sul BURERT n. 4 dell’8 gennaio 2016 parte seconda. Questi nuovi indirizzi sono già operativi per i nuovi studi di MS: innanzitutto, è confermato che gli studi di MS devono essere effettuati dai Comuni in fase di pianificazione urbanistica, secondo i 3 livelli di approfondimento già previsti dalla precedente direttiva. L’aggiornamento consiste sostanzialmente nella revisione, grazie ai numerosi nuovi dati, degli abachi per la stima dell’amplificazione del moto sismico (secondo livello di approfondimento) e nell’indicazione di procedure di analisi di terzo livello in accordo con le più recenti pubblicazioni scientifiche di settore.
Un incontro in Regione.
Di microzonazione sismica si parlerà il prossimo 4 marzo in Regione (Terza Torre, viale della Fiera, 8) in un incontro di presentazione dell'aggiornamento degli indirizzi regionali per gli studi di microzonazione sismica (MS) per la pianificazione urbanistica, approvati dalla Giunta Regionale il 21 dicembre 2015 (DGR 2193/2015).


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