domenica 27 settembre 2026

Marchio Biologico Italiano, il nuovo logo affiancherà quello dell’Ue

 Sarà volontario e potrà essere utilizzato in etichetta insieme al logo europeo del biologico. L’obiettivo è valorizzare i prodotti realizzati con materie prime agricole italiane

Marchio Biologico Italiano


Arriva il nuovo Marchio Biologico Italiano, presentato ufficialmente oggi, 23 settembre, in occasione della Giornata europea del biologico. Il logo affiancherà quello del biologico dell’Unione europea con l’obiettivo di valorizzare le produzioni bio ottenute con materie prime agricole nazionali.

Come ricorda il Masaf, Ministero dell’Agricoltura, il marchio, istituito dalla legge n. 23/2022 e di proprietà esclusiva del Ministero dell’Agricoltura, “nasce per valorizzare la materia prima nazionale e offrire una risposta concreta ai consumatori che cercano la massima garanzia di qualità e tracciabilità”.

Il Marchio Biologico Italiano potrà contrassegnare esclusivamente prodotti biologici realizzati con materie prime agricole nazionali, identificati in etichetta dalle indicazioni ufficiali “Agricoltura Italia” o “Acquacoltura Italia”. L’adesione al marchio è volontaria e il relativo logo potrà essere apposto esclusivamente in aggiunta al logo di produzione biologica dell’Unione europea.

Dal 15 settembre è possibile presentare al Ministero dell’Agricoltura l’istanza per l’utilizzo del marchio, secondo quanto previsto dal decreto ministeriale n. 251972 del 26 maggio 2026.

Il decreto sottolinea “l’esigenza di promuovere e valorizzare i prodotti biologici nazionali attraverso un marchio identificativo specifico e riconoscibile, che contraddistingua i prodotti ottenuti con il metodo biologico, realizzati con materie prime coltivate o allevate in Italia”. Il provvedimento disciplina inoltre le condizioni e le modalità di attribuzione e utilizzo del marchio biologico italiano.

Tra le disposizioni previste, il decreto stabilisce che il marchio italiano non possa in alcun caso sostituire, sovrapporsi o limitare la visibilità del logo biologico dell’Ue, che deve rimanere sempre chiaramente identificabile e conforme alle disposizioni grafiche e dimensionali previste dalla normativa europea.

Il nuovo logo può essere posizionato nello stesso campo visivo del logo di produzione biologica dell’Unione europea, ma non può avere dimensioni superiori a quest’ultimo. I due loghi, europeo e nazionale, devono essere presentati e disposti all’interno dello stesso campo visivo dell’etichetta.

“L’avvio del Marchio Biologico Italiano rappresenta un passo importante per valorizzare le produzioni nazionali e offrire ai cittadini uno strumento immediato per riconoscere il biologico ottenuto da materia prima agricola italiana”, ha commentato Coldiretti Bio.

Secondo l’associazione, il nuovo strumento arriva in una fase delicata per il settore, caratterizzata anche da alcuni segnali negativi. Nel 2025 la superficie agricola biologica ha registrato una riduzione del 5,4%, mentre gli operatori sono diminuiti dell’1,8%, interrompendo un lungo trend di crescita. Nell’arco degli ultimi dieci anni, tuttavia, gli ettari coltivati a biologico sono aumentati del 32,4%, con oltre 580mila ettari in più, anche se le nuove adesioni stanno rallentando.

“Il 23 settembre – ha detto Enrico Amico, presidente di Demeter Italia, associazione privata di produttori, trasformatori e distributori di prodotti agricoli e alimentari biodinamici – è una data importante per tutto il settore biologico europeo e la scelta dell’Italia di celebrarla con il lancio di un marchio a difesa dell’origine italiana va nella direzione giusta: quella della trasparenza, della tutela e del riconoscimento del lavoro di chi produce nel rispetto di disciplinari di certificazione. Ciò significa anche riconoscere il lavoro di tanti agricoltori biologici e biodinamici che rispettano requisiti specifici sulla gestione del suolo e sulla tutela della biodiversità”.

Per Demeter, “l’introduzione del Marchio del Biologico Italiano rappresenta una garanzia concreta per quei produttori che lavorano quotidianamente ai massimi livelli di qualità certificata e uno strumento di tutela per i consumatori”. Secondo l’associazione, il marchio contribuisce inoltre a tutelare le produzioni italiane dal fenomeno dell’Italian sounding, ovvero dall’utilizzo di riferimenti e richiami all’italianità per prodotti che non hanno un’origine italiana.

“Qualità, trasparenza e origine italiana devono essere riconoscibili su ogni scaffale, in Italia e nel mondo. Oggi più che mai difendere il biologico è un atto di responsabilità”, conclude Demeter.

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