Sarà
volontario e potrà essere utilizzato in etichetta insieme al logo europeo del
biologico. L’obiettivo è valorizzare i prodotti realizzati con materie prime
agricole italianeMarchio Biologico Italiano
Arriva
il nuovo Marchio Biologico Italiano, presentato ufficialmente oggi, 23
settembre, in occasione della Giornata europea del biologico. Il logo
affiancherà quello del biologico dell’Unione europea con l’obiettivo di
valorizzare le produzioni bio ottenute con materie prime agricole nazionali.
Come
ricorda il Masaf, Ministero dell’Agricoltura, il marchio, istituito dalla legge
n. 23/2022 e di proprietà esclusiva del Ministero dell’Agricoltura, “nasce per
valorizzare la materia prima nazionale e offrire una risposta concreta ai
consumatori che cercano la massima garanzia di qualità e tracciabilità”.
Il
Marchio Biologico Italiano potrà contrassegnare esclusivamente prodotti
biologici realizzati con materie prime agricole nazionali, identificati in
etichetta dalle indicazioni ufficiali “Agricoltura Italia” o “Acquacoltura
Italia”. L’adesione al marchio è volontaria e il relativo logo potrà essere
apposto esclusivamente in aggiunta al logo di produzione biologica dell’Unione
europea.
Dal
15 settembre è possibile presentare al Ministero dell’Agricoltura l’istanza per
l’utilizzo del marchio, secondo quanto previsto dal decreto ministeriale n.
251972 del 26 maggio 2026.
Il
decreto sottolinea “l’esigenza di promuovere e valorizzare i prodotti biologici
nazionali attraverso un marchio identificativo specifico e riconoscibile, che
contraddistingua i prodotti ottenuti con il metodo biologico, realizzati con
materie prime coltivate o allevate in Italia”. Il provvedimento disciplina
inoltre le condizioni e le modalità di attribuzione e utilizzo del marchio
biologico italiano.
Tra
le disposizioni previste, il decreto stabilisce che il marchio italiano non
possa in alcun caso sostituire, sovrapporsi o limitare la visibilità del logo
biologico dell’Ue, che deve rimanere sempre chiaramente identificabile e
conforme alle disposizioni grafiche e dimensionali previste dalla normativa
europea.
Il
nuovo logo può essere posizionato nello stesso campo visivo del logo di
produzione biologica dell’Unione europea, ma non può avere dimensioni superiori
a quest’ultimo. I due loghi, europeo e nazionale, devono essere presentati e
disposti all’interno dello stesso campo visivo dell’etichetta.
“L’avvio
del Marchio Biologico Italiano rappresenta un passo importante per valorizzare
le produzioni nazionali e offrire ai cittadini uno strumento immediato per
riconoscere il biologico ottenuto da materia prima agricola italiana”, ha
commentato Coldiretti Bio.
Secondo
l’associazione, il nuovo strumento arriva in una fase delicata per il settore,
caratterizzata anche da alcuni segnali negativi. Nel 2025 la superficie
agricola biologica ha registrato una riduzione del 5,4%, mentre gli operatori
sono diminuiti dell’1,8%, interrompendo un lungo trend di crescita. Nell’arco
degli ultimi dieci anni, tuttavia, gli ettari coltivati a biologico sono
aumentati del 32,4%, con oltre 580mila ettari in più, anche se le nuove
adesioni stanno rallentando.
“Il
23 settembre – ha detto Enrico Amico, presidente di Demeter Italia,
associazione privata di produttori, trasformatori e distributori di prodotti
agricoli e alimentari biodinamici – è una data importante per tutto il settore
biologico europeo e la scelta dell’Italia di celebrarla con il lancio di un
marchio a difesa dell’origine italiana va nella direzione giusta: quella della
trasparenza, della tutela e del riconoscimento del lavoro di chi produce nel
rispetto di disciplinari di certificazione. Ciò significa anche riconoscere il
lavoro di tanti agricoltori biologici e biodinamici che rispettano requisiti
specifici sulla gestione del suolo e sulla tutela della biodiversità”.
Per
Demeter, “l’introduzione del Marchio del Biologico Italiano rappresenta una
garanzia concreta per quei produttori che lavorano quotidianamente ai massimi
livelli di qualità certificata e uno strumento di tutela per i consumatori”.
Secondo l’associazione, il marchio contribuisce inoltre a tutelare le
produzioni italiane dal fenomeno dell’Italian sounding, ovvero dall’utilizzo di
riferimenti e richiami all’italianità per prodotti che non hanno un’origine
italiana.
“Qualità, trasparenza e origine italiana devono essere riconoscibili su ogni scaffale, in Italia e nel mondo. Oggi più che mai difendere il biologico è un atto di responsabilità”, conclude Demeter.
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