Ex Saga Coffee, conclusa la procedura per Gaggio Tech. Resta un presidio industriale con circa 40 posti di lavoro, ma per chi è rimasto fuori dalla riorganizzazione il futuro è ancora incerto
di Emanuela
Cioni
La procedura
per Gaggio Tech si è formalmente conclusa, ma la chiusura della vertenza non
coincide, per tutti, con la fine delle difficoltà. Nel percorso di
riorganizzazione della ex Saga Coffee, infatti, circa 40 posti di lavoro sono
stati salvaguardati, mentre 79 lavoratrici e lavoratori hanno perso il posto
e altrettante famiglie si trovano ora a fare i conti con un futuro
occupazionale incerto.
Il
mantenimento di una parte dell’attività industriale a Gaggio Montano
rappresenta certamente un elemento importante per il territorio. La definizione
del piano di riequilibrio e l’impegno dei soggetti coinvolti hanno consentito
di preservare un presidio produttivo sull’Appennino bolognese, seppure
fortemente ridimensionato rispetto alla situazione originaria.
Ma parlare
di “parziale salvataggio” non può far dimenticare ciò che è accaduto a chi non
è rientrato nel nuovo assetto occupazionale. Dietro i numeri ci sono persone
che per anni hanno lavorato nello stabilimento e che oggi devono affrontare la
ricerca di una nuova occupazione in un territorio dove le opportunità non sono
sempre facilmente accessibili.
È proprio su
questo fronte che, una volta conclusa la fase della vertenza, dovrebbe
concentrarsi l’attenzione delle istituzioni. Perché la chiusura formale di una
procedura non significa necessariamente la soluzione dei problemi sociali e
occupazionali che quella procedura ha lasciato sul territorio.
Per questo,
sarebbe ora necessario che la Regione Emilia-Romagna passasse dalle
dichiarazioni alle misure concrete, mettendo rapidamente in campo un intervento
a sostegno del ricollocamento delle persone rimaste senza lavoro. Tra le
ipotesi, quella di un bando che riconosca un incentivo di 15 mila euro alle
aziende per ogni lavoratore disoccupato assunto potrebbe rappresentare uno
strumento diretto per favorire nuove assunzioni e sostenere le imprese
disponibili a investire in nuova occupazione.
Un incentivo
di questo tipo, se adeguatamente strutturato, potrebbe contribuire a
trasformare una situazione di crisi in un'opportunità di reinserimento
lavorativo, sostenendo contemporaneamente le persone espulse dal processo di
riorganizzazione e il tessuto produttivo locale.
L’Appennino
bolognese non ha bisogno soltanto di comunicati che raccontino ciò che è stato
salvato. Ha bisogno anche di politiche attive e risorse immediate per chi il
lavoro lo ha perso, affinché il ridimensionamento di uno stabilimento non
si trasformi in un impoverimento permanente del territorio.
La vicenda Gaggio Tech può dunque considerarsi chiusa sul piano procedurale, ma sul piano occupazionale resta ancora aperta. Per i 79 lavoratori rimasti fuori dal nuovo assetto, il problema non finisce con la chiusura della vertenza: comincia adesso.
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