Qui in Appennino la terra — seppur limitata — continua
a offrire prodotti d’eccellenza. Un patrimonio che potrebbe contribuire, almeno
in parte, a compensare la diminuzione delle produzioni provenienti dagli ettari
di pianura, messi a dura prova dalle alluvioni e dalle nuove perimetrazioni.
Queste ultime, infatti, rischiano di escludere molte aziende dai contributi in
caso di future calamità naturali, salvo che gli imprenditori agricoli non
sostengano personalmente i costi assicurativi — sempre ammesso che riescano a trovare
compagnie disposte a offrire copertura e supporto.
In questo contesto, diventa fondamentale un’azione
politica concreta, capace di rafforzare il sistema agricolo e zootecnico
attraverso lo sviluppo di filiere locali, che valorizzino l’intero ciclo produttivo:
dalla coltivazione alla trasformazione sul territorio.
Eppure, a fronte di queste esigenze,
emerge una contraddizione evidente. Oggi a Vergato, in occasione della Fiera
Agricola — giunta alla sua 39ª edizione — manca proprio uno degli attori principali:
i venditori di macchinari agricoli. Un’assenza che rappresenta, con ogni
probabilità, un caso unico nella storia della manifestazione.
Il rischio è che, al di là delle
dichiarazioni e delle presentazioni formali, si resti fermi a parole scritte o a
diapositive proiettate, senza un reale riscontro operativo.
Nel frattempo, sulle tavole
continuano ad arrivare prodotti di provenienza europea ed extraeuropea, spesso
ultra-processati. Parallelamente, cresce il numero di locali — più simili a
“mangifici” — che propongono calici di alcol accompagnati da alimenti surgelati
o da basi per pizze e focacce realizzate con farine di origine incerta.
Una
distanza sempre più marcata tra le potenzialità del territorio e le scelte
concrete del mercato.
(Inviato da Dubbio)
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